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Bosenn Langolen

Tri Yann
Language: Breton

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(Tri Yann)


1348. Nella frazione di Langolen arriva implacabile la peste. I Tri Yann interpretano solennemente questo canto a più voci con accompagnamento di organo. E' la quarta traccia di Rummadoù - 2010

yuppidou


La peste che nel 1348 arrivò anche nel paesino bretone di Langolen, altro non è che la celeberrima e terribile Peste Nera che, secondo le stime, tra il 1347 e il 1353 fece quasi trenta milioni di morti nella sola Europa (nell'Europa di quell'epoca, significò circa un terzo dell'intera popolazione). E', come è noto, la pestilenza descritta anche dal Boccaccio nel Decamerone: la popolazione di Firenze si ridusse di due terzi. L'area di origine della Peste Nera sembra essere stata l'Asia centrale; si dice che la peste sia portata dai topi, ma la causa scatenante sembra essere stata proprio una moria di topi per le rigide condizioni climatiche. Questo fece sì che le pulci, vettori del bacillo, affamate attaccassero l'uomo. Nel 1338/39 la Pestilenza arriva nell'odierno Kirghizistan, presso il lago Issyk-Kul che rappresentava una tappa obbligata sulla Via della Seta; nel 1345 è a Sarai sul Volga.

La Peste Nera arriva in Europa grazie a uno (stupido e crudele) atto di guerra: nel 1347 l'Orda d'Oro mongola, guidata da Ganī Bek ed impestata già a dovere, assediava Caffa, la ricca colonia genovese sullo scalo della via dell'Oriente (si trova nell'odierna Crimea). Secondo una cronaca anonima, ma probabilmente redatta dal frate francescano Michele Da Piazza, gli assedianti mongoli si misero a gettare con le catapulte i cadaveri dei soldati appestati entro le mura di Caffa. Gli assedianti gettarono immediatamente in mare i cadaveri, ma la pestilenza era avviata. A bordo delle navi commerciali che partivano da Caffa, la Peste Nera si diffuse in tutta Europa per la rotta da Costantinopoli a Messina; arrivò fino in Polonia e in Scandinavia. Da Genova, la madrepatria di Caffa, arrivò facilmente a Marsiglia e in tutta la Linguadoca. Niente poté una scienza medica ancora in gran parte basata sull'astrologia; dalla pestilenza restarono immuni solo una certa parte della Germania, e la città di Praga.

Una conseguenza della Pestilenza fu l'aggravarsi della stigmatizzazione che già abbondantemente colpiva gli Ebrei, considerati gli “untori” per eccellenza; ugualmente colpite in massa furono le “streghe”. [RV]
En iliz emañ bodet an holl wazed:
Erru eo un droug nevez, ur c'hleñved
Dirak an aoter bras emaint o pediñ
Sant Yann ha Sant Sebastian d'hon frezerviñ.

En ur ober un devezh pe zaou pe dri,
Mervel a ra kalz a dud, mui ouzh mui
Hag an holl re-se lazhet gant ar c'hleñved
A rankomp bemdez kas dillo d'ar vered.

Ul lizher 'oa an Aotrou Person o Lenn:
« Anv ar c'hleñved-se eo ar vosenn »,
Ul lizher bet kaset din gant hon eskob:
« Tud paour, pinijet e vezimp evel Job! »

Allas! Erru eo ar vosenn er vro-mañ.
Doue, petra hon eus graet eneptañ
Ma tag ac'hanomp en un doare ken kriz,
Ma venn dezhañ kas un ken taer a gastiz?

Teir sizhun zo tremenet pan erruas.
Ne chom nemet va mab ha me bey c'hoazh:
« Kuitaomp hon ti ha chomomp barzh ar vered,
Benn ma varvimp hon daou en douar benniget. »

Contributed by Flavio Poltronieri - 2017/2/20 - 00:06




Language: French

Traduction française tirée de cette page-ci
RgW 20-02-2017 18:31
[LA PESTE DE LANGOLEN]

Dans l'église sont rassemlés tous les hommes;
Il est arrivé un nouveau mal, une maladie.
Devant le grand autel ils sont en train de prier
Saint Jean et Saint Sébastien de nous préserver.

En une journée ou deux ou trois,
Il meurt beaucoup de gens, de plus en plus,
Et tous ceux-là tués par la maladie
Que nous devons vite envoyer chaque jour au cimetière.

Monsieur le curé était en train de lire une lettre:
« Le nom de cette maladie, c'est la peste »,
Une letrre qui nous a été envoyée par notre évêque:
« Pauvres gens, nous serons punis comme Job! »

Hélas! La peste est arrivée dans ce pays-ci.
Qu'avons-nous fait contre Dieu
Pour qu'il nous attaque de façon si cruelle,
Qu'il veuille nous envoyer une si dure épreuve?

Trois semaines sont passées quand elle arriva.
Il ne reste que mon fils et moi encore vivants:
« Quittons notre maison et restons dans le cimetière,
Pour que nous mourions tous les deux en terre bénite. »

Contributed by Richard Gwenndour - 2017/2/20 - 18:32




Language: Italian

Traduzione italiana di Flavio Poltronieri
LA PESTE DI LANGOLEN

In chiesa sono ammassati tutti gli uomini:
è arrivato un nuovo male, una malattia.
Davanti al grande altare stanno pregando
San Jean e San Sébastien di salvarci.

In una giornata o due o tre
ne muoiono tanti, sempre di più.
E tutti quelli uccisi dalla malattia
dobbiamo in fretta mandarli ogni giorno al cimitero.

Il signor curato stà leggendo una lettera:
"Il nome di questa malattia è la peste".
Una lettera che ci è stata inviata dal nostro vescovo:
"Povera gente, saremo puniti come Giobbe"

Ahimè! La peste è arrivata in questo paese.
Cosa abbiamo fatto contro Dio
per venire attaccati in modo così crudele,
da averci mandato una prova così dura?

Tre settimane sono passate da quando è arrivata.
Non restiamo che mio figlio ed io ancora vivi:
"Lasciamo la nostra casa e restiamo al cimitero
così moriremo tutti e due in terra benedetta"

Contributed by Flavio Poltronieri - 2017/2/20 - 18:33


Però, Flavio, mi devi togliere un'altra curiosità. Mi spieghi come hai fatto a inserire originariamente in approvazione la sola traduzione italiana, impostando però il francese come lingua e scordandoti che la canzone è in bretone...? :-) E' grandioso: nemmeno il grande e compianto Gian Piero Testa riusciva a combinare arrosti del genere, eppure ce la metteva sempre tutta :-)))

Un'altra cosa: comunque, quando inserisci una canzone, non importa che ripeti il titolo nello spazio testo: il titolo va solo nelle traduzioni eventuali. Grazie ancora!

Richard Gwenndour - 2017/2/20 - 18:38


Certo di interpretare anche le intenzioni di Flavio Poltronieri e prevedendo qualche...obiezione all'inserimento di una canzone che parla della Peste Nera del 1348 in un paesino bretone, pregherei di leggere l'estensione all'introduzione che ho preparato.

Richard Gwenndour - 2017/2/20 - 19:07


Pare che tutti si sono trasferiti a spotify.



Doppio Salud :)

Krzysiek - 2017/2/20 - 19:12


E' curioso che questa dei Tri Yann non sia stata inserita nell'orribile "Canzoniere del Coronavirus". Comunque nel "Barzhaz Breizh" de La Villemarqué se ne trova un'altra altrettanto importante scritta nel dialetto della Cornovaglia e dal titolo "Bosenn Elliant" ovvero "La peste d'Elliant". Narra della devastante pandemia che rase al suolo appunto la cittadina di Elliant, uccidendo 7100 persone. Si salvarono una anziana donna di 60 anni e il suo figliolo. Nel cimitero i morti ammassati superavano l'altezza delle mura di cinta e anche la chiesa ne era colma, si dovettero benedire i campi per sotterrarli tutti. Era la stessa peste descritta dal Manzoni ne "I promessi sposi", la seconda delle quattro pandemie (questa compresa) che nei secoli hanno colpito l'umanità. Una leggenda aleggia su questa canzone secondo la quale il giorno del pardon nel borgo di Elliant un giovane mugnaio mentre passava il guado con i suoi cavalli vide seduta una bella donna tutta vestita in bianco, con una bacchetta in mano e che gli chiese di aiutarla ad passare sull'altra sponda, desiderio che lui prontamente esaudì. Allora lei disse: Giovanotto, io sono la Peste, vengo a fare il giro della Bretagna e vado in chiesa dove suonano la messa. Tutti quelli che toccherò con la mia bacchetta moriranno immediatamente, ma non preoccuparti, tu non avrai alcun male e neppure tua madre, non più. In Bretagna molti sostengono che per far fuggire la peste bisogna cantarla, perchè solo vedendosi scoperta lei si allontana.

Un estratto del testo completo (precisamente le strofe 3-4-7-8-9-10-18-19-20) venne interpretato nel 1977 da Patrick Ewen, nel bellissimo disco "Ker Ys".

Tre Langolen hag ar Faouet
Ur barzh santel a vez kavet
Hag eñ Tad Rasian anvet

Laret en deus d'ar Faouediz :
Lakaet un oferenn bep miz
Un oferenn en hoc'h iliz

Aet eo ar vosenn a Elliant
Hogen n'eo ket aet hep forniant
Aet zo ganti seizh mil ha kant

E bro Elliant, hep laret gaou,
Emañ diskennet an Ankou
Marv an holl dud nemet daou

Ur c'hwregig kozh tri-ugent vloaz
Hag ur mab hepken he devoa

"Edi ar vosenn penn ma zi :
Pa garo Doue 'teui en ti
Ni yey 'maez pa deui", emezi

E kreiz Elliant, er marc'hallec'h,
Geot da falc'hat e kavfec'h

Nemet en hentig eus ar c'harr
A gas re varv d'an douar

Kriz vije 'r galon na ouelje
E bro Elliant, neb a vije :

Gwell't triwec'h c'harr tal ar vered
Ha triwec'h all eno tonet

Lec'h oa nav mab en un tiad
Aent d'an douar en ur c'harrad
Hag o mamm baour oc'h o charrat

O zad a-dreñv o c'hwibannat
Kollet gantañ e skiant-vat

Hi a yude, galve Doue
Reustlet e oa korf hag ene

"Lakaet ma nav mab en douar
Ha me roy deoc'h ur gouriz koar

A rey teir zro en-dro d'ho ti
Ha teir en-dro d'ho minic'hi

Nav mab em boa em boa ganet
Setu gant an Ankou int aet

Gant an Ankou e toull ma dor
Den da hul din ul lommig dour !"

Leun er vered rez ar c'hleunioù
Leun an iliz rez an treuzoù
Ret eo benniget ar parkoù
Da lakaat enno ar c'horfoù

Me wel er vered un dervenn
Hag en he beg ul liñser wenn
Aet an holl dud gant ar vosenn







 

Flavio Poltronieri - 2020/5/26 - 09:50


Rimediato immediatamente. Salud!

Riccardo Venturi - 2020/5/26 - 10:10



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