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E se i tedeschi

Anonymous
Language: Italian (Veneto)

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Le sorti de un pianeta
(Pitura Freska)
Un posto chiamato Libertà
(Quelli di Anarres)
Ladri parché?
(Gualtiero Bertelli)


Sull'aria di "Là sul Cervino"
Testo riportato in "Canti della Resistenza italiana", a cura di Savona A. Virgilio e Straniero Michele L., Milano, Rizzoli, 1985.
(fonte delle informazioni: Il Deposito)
Sull'aria di "Vinassa vinassa" canzone della prima Guerra mondiale

(B.B.)
E se i tedeschi ne ciapa di giorno,
aiora boiorno, aiora boiorno!
E se i tedeschi ne ciapa di giorno,
aiora boiorno, aiora boiorno!

E se i tedeschi ne ciapa di notte,
Madonna che botte, Madonna che botte!
E se i tedeschi ne ciapa di notte,
Madonna che botte, Madonna che botte!

E se i tedeschi ne ciapa in del treno,
vedemo, spetemo, vedemo, spetemo!
E se i tedeschi ne ciapa in del treno,
vedemo, spetemo, vedemo, spetemo!

Contributed by dq82 - 2016/10/14 - 10:39



Language: Italian

2015
Gualtiero Bertelli e Moira Mion
Un Papavero Rosso Ogni Tre Metri De Gran
Isepetto




Romeo Isepetto
Romeo Isepetto


Chi era Romeo Isepetto? Un "Robin Hood" del Dopoguerra o un semplice pescatore di frodo morto durante una delle sue azioni predatorie? Forse nessuno dei due o forse entrambi. Di certo è stata una figura centrale nella vita del Pci della Resistenza e dell'immediato Dopoguerra. Ma, al contempo, anche un personaggio controverso, che lo stesso Partito Comunista Italiano ha cercato di relegare nell'oblio. Ma ora il suo nome torna prepotente sulla scena mirese, a seguito della costituzione di un comitato, i cui portavoce sono Gianni Malerba e Luigi Dalla Costa, che insieme a Gualtiero Bertelli e Moira Mion, hanno intrapreso un percorso per portare il nome di Romeo Isepetto ad essere ancora ricordato e valorizzato.

Romeo Isepetto è nato a Burano, isola della laguna di Venezia. Famiglia di pescatori. Socialisti del primo Novecento. Il padre è fra gli organizzatori dello sciopero dei braccianti che lavoravano come schiavi per i frati Armeni nella loro isola. Una storia che fece scalpore in quel 1919.
Romeo si batte contro il fascismo. Ora vive a Mira, in terraferma. Terra di laguna e di frutteti delle famiglie Grasselli-Rocca. I grandi proprietari di terre, i padroni delle valli da pesca e della Mira Lanza puntellano e arricchiscono le loro fortune appoggiando il fascismo. I paesi del Brenta sono occupati dal potere fascista. Romeo, in quei decenni duri, milita nel partito Comunista clandestino. Nei mesi della guerra di liberazione è partigiano. L’8 settembre del 1943, gli antifascisti di Mira occupano il comune della loro città. E’ un’illusione. Romeo viene arrestato, la libertà del Veneto è ancora lontana, mezza Italia è occupata dai nazisti. Nel 1944 viene deportato a Mauthausen. Sopravvive. Torna a casa alla fine della guerra.

Troppe le ferite ancora aperte. I proprietari delle terre hanno semplicemente cambiato camicia e sono ancora il potere nella piana del Brenta. I contadini sono alla miseria. Romeo, segretario del Pci, conosce un solo modo per aiutare la sua gente: va a pesca, pesca di frodo, con esplosivi, nelle acque dei padroni. Il suo era una sorta di "esproprio proletario", verso quei personaggi che avevano fiancheggiato il Fascismo e dal quale avevano ricevuto grossi privilegi. Poi passa per le case dei compaesani e lascia quel pesce sulle tavole chi non aveva da mangiare, in particolare delle vedove di guerra.
Romeo muore nell’agosto del 1947 pescando in barena a Giare assieme al compagno Giuseppe Fabbian. Viene ucciso da una carica esplosiva. Muore da pescatore di frodo.
Il Partito lo omaggia di un funerale di primissima classe, dopodiché il suo nome e la sua storia sono inghiottiti dall’oblio. È un personaggio di alto livello per il Nordest antifascista, oltre a essere una persona di grande umanità, eppure di lui si trova traccia solo in qualche libro di memorie. La sua vita generosa viene cancellata dalla storia di Mira.
Isepetto, segretario comunale del Pci e punto di congiunzione del partito tra Veneto e Friuli, fu presto dimenticato, proprio per i suoi modi che mal si conciliavano con l'ortodossia e il "perbenismo" del partito d'allora. Solo ad Oriago si cercò di tenere vivo il suo ricordo, intitolandogli la locale sezione del Pci. Isepetto è stato anche il fondatore della cooperativa di pesca Ranieri Rampin, tuttora esistente a Lova di Campagna Lupia.
il gazzettino.it
nuovavenezia.it
erodoto108.com


La ballata di Romeo Isepetto - "El matrimonio xe el sogno": Vilote veneziane / Dormi amor / El soldà che va a la guera (Recitato) - Il general Cadorna - "Romeo a sedes'ani": Tiorte i remi e voga / Sta note anema mia (Recitato) - Amor se el mare -"Hai un'idea di che aria tirava" (Recitato) - La pignata de fasioi - Benito, Benito - Quando un giovane veniva chiamato alle armi (Recitato) - E se i tedeschi - Noi vogliam dio in camicia rossa - Mauthausen ist nicht ein walden! -(Recitato) - Canto dei Deportati - Mi avete incatenato - 46 chili el xe tornà (Recitato) - Se buta ciaro - Romeo more (Recitato) -
Ladri parché? - La spiaggia di Giare - Ogni istà la Romana Isepetto (Recitato) - Vusto meter

Nota. I testi sono trascritti all'ascolto. Per i brani in Veneziano, la grafia sicuramente è approssimativa



E se i tedeschi ne ciapa di giorno,
aiora boiorno, aiora boiorno!
E se i tedeschi ne ciapa di giorno,
aiora boiorno, aiora boiorno!

E se i tedeschi ne ciapa di notte,
Madonna che botte, Madonna che botte!
E se i tedeschi ne ciapa di notte,
Madonna che botte, Madonna che botte!

E se i tedeschi me cerca sul treno,
vedemo, spetemo, vedemo, spetemo!
E se i tedeschi me cerca sul treno,
vedemo, spetemo, vedemo, spetemo!

E se i tedeschi me cerca in barena,
tornemo par cena, tornemo par cena!
E se i tedeschi me cerca in barena,
tornemo par cena, tornemo par cena!

Contributed by dq82 - 2016/10/14 - 10:44


Per la serie"A volte ritornano"....

VICENZA: I DISCENDENTI POLITICI DEI COLLABORAZIONISTI REPUBBLICHINI REVISIONANO LA STORIA

(Gianni Sartori)

Nel mio articolo in memoria di Sarà Gesses (la bambina ebrea di Padova, prima segregata nel campo di Vò Vecchio, transitata poi per la Risiera di San Sabba e infine assassinata all’arrivo nel campo di Auschwitz) avevo stigmatizzato quanto sta scritto – inciso – nella lapide di Villa Contarini Venier in memoria dei deportati ebrei che non fecero ritorno a casa, ossia un generico: “…durante l’occupazione tedesca…”.

Sostanzialmente un modo per stendere un velo poco pietoso sulle responsabilità dei fascisti e della polizia nostrani.

Il 10 novembre la cosa si è ripetuta a Vicenza, città medaglia d’oro della Resistenza, ma da qualche mese sotto un’amministrazione di destra, tanto di destra.

L’eccidio dei “Dieci martiri” (1944) viene ricordato ogni anno proprio dove sorge il piccolo monumento costruito sul luogo della fucilazione. Vicino al ponte della ferrovia, tra i fiumi Bacchiglione e Retrone. Qualcuno che all’epoca era ragazzino mi ha raccontato con emozione di aver assistito al macabro rito. I dieci giovani, prelevati dal carcere di Padova (una “concessione” alle richieste del vescovo Carlo Zinato che aveva chiesto ai nazifascisti di non infierire ancora sui vicentini, già provati, per non esasperarli!), vennero trascinati a forza lungo i binari. Aveva potuto anche assistere ai vani tentativi di alcuni di loro per sottrarsi alla stretta degli aguzzini. E poi le grida, gli spari…il colpo di grazia e infine silenzio.

Tra i fucilati, anche alcuni sinti che si erano integrati nel movimento partigiano. Una triste pagina di storia vicentina, città e provincia che hanno pagato un forte tributo di sangue alla causa della Liberazione (Torquato Fraccon, Dino Carta, Toni Giuriolo, Chilesotti, Ismene Manea…e poi i martiri di Grancona, di malga Zonta, gli impiccati di Bassano…).

Bene. Anzi, male, molto male. Ieri i manifesti del Comune – per la prima volta – non riportavano la tradizionale dicitura “i nazifascisti fucilavano per rappresaglia” bensì una rilettura l’edulcorata dell’eccidio “compiuto dalle truppe di occupazione”.

Stesso stile – e medesima ipocrisia da “italiani brava gente”- della lapide di Vò Vecchio.

Non solo. Nel manifesto adottato dall’amministrazione comunale i valori “della Costituzione” hanno sostituito quelli “della Resistenza” delle precedenti versioni.

Il vicesindaco, Matteo Tosetto, presente alla cerimonia di ieri (obtorto collo, si presume) ha ribadito che la scelta dei termini non era casuale, ma una scelta precisa in quanto si voleva agire ” in ottica di memoria condivisa”.

Memoria condivisa tra vittime e aguzzini? No, grazie.

Danilo Andriollo, presidente dell’ANPI, ha voluto esprimere la sua disapprovazione per l’accaduto.

Soprattutto perché “introdurre queste modiche in un momento in cui il sindaco riceve Forza Nuova e il MIs e il presidente del consiglio comunale incontra Casa Pound, rappresenta un tentativo di revisionismo storico».

Gianni Sartori

Gianni Sartori - 2018/11/12 - 16:34



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