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Ar chas doñv 'yelo da ouez

Alan Stivell
Language: Breton

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(Alan Stivell)
Negro Song
(Alan Stivell)
Gouel hollvedel IV
(Alan Stivell)


[1976]
Pozhioù: Yann-Bêr Piriou
Sonerezh: Alan Stivell
Testo: Yann-Ber Piriou
Musica: Alan Stivell

Paroles: Yann-Ber Piriou
Sonerezh: Alan Stivell
Album: Trema'n inis (Vers l'île)

tremaninis


Questo era ancora l'Alan Stivell che faceva sobbalzare, prima di sdilinquirsi in quel mix di "new age" e "world music" altresì noto come "musica celtica", in cui è caduto dai primi anni '80 solo con rari risollevamenti. Come ho avuto modo di dire non di rado durante questo rifacimento e ampliamento della "Sezione Bretone", una Bretagna che rinasceva anche attraverso la sua musica, che era in gran parte musica di lotta di una terra che sembrava risvegliarsi da un lunghissimo torpore sociale e culturale. Al presidente francese Georges Pompidou, che nel 1972 preconizzava addirittura lo sradicamento totale della lingua bretone, rispondevano in dieci, in cento, in mille attaccandogli code d'asino come questa canzone, che Alan Stivell mise in musica e interpretò nell'album Trema'n inis / Vers l'île del 1976. Il testo è dello scrittore, poeta, studioso e ricercatore Yann-Ber Piriou; fu pubblicato per la prima volta presso l'editore Pierre-Jean Oswald. Nato nel 1937 a Lannion (Côtes-d'Armor), Yann-Ber Piriou passa la sua infanzia in Nuova Caledonia, a Nouméa, dove però sua madre continua a parlargli in bretone. Specialista di letteratura bretone, sia antica che moderna, la fama di Yann-Ber Piriou ha travalicato rapidamente l'ambito locale e specialistico; per la sua attività in prosa e poetica ha ricevuto nel 1986 il premio Imram e, nel 2002, il Grand Prix des Écrivains Bretons.

Yann-Ber Piriou è comunque, e resta, un letterato militante (cosa che, del resto, si vede perfettamente anche da questo breve testo musicato da Alan Stivell). La sua antologia bilingue pubblicata da Oswald (nel 1971) reca l'emblematico titolo di Défense de cracher par terre et de parler breton. Nella lunga e minuziosa prefazione, Piriou vi spiega la sua scelta di poeta militante a partire dal 1950; secondo Francis Favereau, tale prefazione "rimane uno dei migliori approcci alla problematica culturale relativa alla lingua bretone". Yann-Ber Piriou si interessa particolarmente alla "letteratura perduta", in particolare popolare e di tradizione orale; sue sono, ad esempio, numerose ricerche sul gwerz. Articoli e cronache letterarie di Piriou compaiono su Les Lettres françaises, Le Peuple breton, Al Liamm, Klask; scrive anche saggi e studi come l'importantissimo articolo sintetico intitolato Usage spontané et usage littéraire du breton, pubblicato nel 1973 da Les Temps modernes, la rivista diretta da Jean-Paul Sartre.

Di pari passo a quello linguistico, letterario e culturale va l'impegno politico di Yann-Ber Piriou, che non può essere certamente separato dal primo. Già nel 1954 (all'età di 17 anni!) pubblica due articoli sul quotidiano La France Australe, intitolati Les Bretons et la Nouvelle-Calédonie e Une âme qui ne veut pas mourir, nei quali insorge contro la situazione riservata alla lingua bretone. Il suo lungo soggiorno in Nuova Caledonia (tutta la sua infanzia e adolescenza) è del resto alla base di tutta la sua profondissima avversione verso il razzismo e il colonialismo. Tornato in Bretagna, Yann-Ber Piriou diviene, al pari di Erwan Evenou, Paol Keineg o Sten Kidna, una delle figure-chiave della nuova tendenza Kleiz ha Breizh ("Sinistra e Bretagna"). Tale tendenza politica segnerà, a partire dalle posizioni anticolonialiste e progressiste formatesi ai tempi della guerra d'Algeria, la fine degli anni '60 e tutti gli anni '70. Nel 1964, Yann-Ber Piriou è uno dei fondatori dell'UDB (Unione Democratica Bretone); nel 1977 Piriou dichiara apertamente che lo scrittore deve essere immerso nella sua epoca. Accanto ai temi della Bretagna e della sua situazione economica e sociale, Yann-Ber Piriou affronta quindi argomenti come la guerra nel Vietnam o il razzismo negli Stati Uniti.

Ed è così che questo brano trova il suo posto in un album di Stivell dove, peraltro, di brani militanti ce ne sono più di uno, come ad esempio la Negro Song scritta da Per Denez o Hommes liges des talus en transe scritta da Paol Keineg; come se, in pratica, Alan Stivell avesse messo in musica la famosa antologia di Yann-Ber Piriou, o qualcosa del genere. Non moltissimo tempo dopo, Alan Stivell si orienterà verso altri lidi, ma queste sono cose che restano e che debbono restare. [RGw]
Brewet dindan yew an dud uhel
Leun a fae hag a lorc'hentez
Hon eus bewet lent hag uvel
E pad kantvedoù a vezh.

Dre hor c'hoadoù hag hol lanneier
Awel an Ankoù ra he reuz
C'hwezhañ a ra eus ar Reter
Bez'zo lod a devo keuz.

Rag ma tarzh an deiz higortozet
Ha ma tihun ar bobl a-bezh
Eus Menez Are d'an Naoned
Ar chas doñv yelo da ouez.

Rag ma tarzh an deiz higortozet
Ha ma tihun ar bobl a-bezh
Eus Menez Are d'an Naoned
Ar chas doñv yelo da ouez.

Contributed by Richard Gwenndour - 2016/1/15 - 23:59



Language: Italian

Traduzione italiana di Riccardo Venturi
16 gennaio 2015

I CANI DOCILI RIDIVENTERANNO SELVAGGI

Schiacciati dal giogo dei potenti
gonfi di sdegno e di orgoglio
abbiamo vissuto timidi e umili
per secoli di vergogna.

Per le nostre foreste e le nostre lande
il vento della morte infuria,
il suo soffiare viene dall'est,
ci sarà chi se ne pentirà.

Ché se scoppierà il giorno tanto atteso
e il popolo intero si sveglierà.
dai monti d'Arrée fino a Nantes
i cani docili ridiventeranno selvaggi.

Ché se scoppierà il giorno tanto atteso
e il popolo intero si sveglierà.
dai monti d'Arrée fino a Nantes
i cani docili ridiventeranno selvaggi.

2016/1/16 - 00:16


Una volta me sembrava un sito di traduzioni. Oggi come oggi pare che soltanto er Grande Rick, ogni tanto ancho mua, fammo qualche translascion. E 'nnamo porca miseria, ci vuol er cor per certe cose (anonimi comodi).
Saludatissimo
(Cri Cri)

Beh, non è mica vero: c'è l'instancabile Marco Valdo col suo alter-ego Lucien Lane, e ci sono parecchi altri che traslèsciano e faciunt quod possunt. Quanto a muà, continuerò a traslesciare finché avrò un millesimo di fiato, due millesimi di caffè, tre millesimi di vino, quattro millesimi di sigarette e venti millesimi di insonnia cronica. Salud!

2016/1/16 - 00:25


Ecco, appena ho postato mi son accorto di gran sfreggio fatto a Marco er Valdo e Lussien Lejn, ma dopo Voi... eh, la mia anima irreverente e scontrosa. Uno dei paradossi delle CCG.
Uno sfogo, sicuramente inutile, da "inbranato" un po'.
& vino

Ci saludamos

krzyś - 2016/1/16 - 01:15


Anche questo testo mi risulta composto da Yann-Ber Piriou, non capisco perchè Riccardo lo attribuisca a Maodez Glanndour e lo invito cortesemente a rivelarmelo (la faccenda mi incuriosisce non poco!)....anni dopo, Stivell, nel 1998 inciderà un altro testo di Yann-Ber "Ever (A-viskoazh ha da viken)" nel cd 1 Douar, assieme, ahimè, a John Cale......

Flavio Poltronieri - 2017/3/6 - 14:53


Prima di tutto Flavio, tanti saluti e tanti auguri: come sta procedendo? Devo però scusarmi con te e con tutti per la specie di "vacanza" che mi sono preso da questo sito per qualche giorno: ogni tanto, come dire, mi si "spegne la luce" e ho bisogno di un breve stop. Luce che, va detto, a volte mi si spegne anche in corso d'opera, e questo ne è un esempio...luminoso. Non so dirti, sinceramente, io abbia a suo tempo attribuito questo testo a Maodez Glanndour, forse semplicemente perché mi ero confuso con An eur-se ken tost d'ar peurbad, presente pure in Trema'n Inis (e questa sì effettivamente e incontestabilmente di Maodez Glanndour), o forse ancora perché si era confusa qualche mia fonte e io la avevo seguita pedissequamente, o forse chissà quale altra confusione o black-out ivi compreso il fatto che avevo attribuito il testo a una raccolta poetica di Glanndour del 1937, e che Yann-Ber Piriou è nato nel 1937. Fatto sta che, naturalmente, grazie alla tua segnalazione ho dovuto rifare -ovviamente- metà dell'introduzione e correggere ogni cosa: menomale. Come sempre, con tutta probabilità mi sono fidato della mia memoria cosiddetta "proverbiale"; ma, come è noto, non di rado i proverbi dicono gran cazzate... (e sarà meglio che d'ora in poi ricontrolli quattro o cinque volte le cose che scrivo, per evitare simili & pessime figure).

Richard Gwenndour - 2017/3/6 - 20:23


Procede benino ma lentissimamente, grazie. Comunque i miei ricordi bretoni e te mi siete stati di compagnia, seppur tra mille difficoltà: ti ho lanciato parecchi messaggi in giro per il sito, quando hai voglia guarda i miei interventi degli ultimi tempi...adesso mi riposo, mebay 'vo glaw, kenavo. F.

Flavio Poltronieri - 2017/3/6 - 20:52


Non solo me li guarderò, ma ho in programma di rispondere ad ogni cosa. Riposati e un abbraccio, ti si vuole in forma! :-)

Richard Gwenndour - 2017/3/6 - 21:54



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