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La bomba in testa

Fabrizio De André
Language: Italian


Fabrizio De André

List of versions



fabfuma
[1973]
Parole di Fabrizio De André e Giuseppe Bentivoglio
Musica di Fabrizio De André e Nicola Piovani
Nel disco “Storia di un impiegato”

Storia di un impiegato


Direi non soltanto perché è l' “introduzione”, o l'antefatto, del “Bombarolo”. Si tratta di una canzone che rappresenta, probabilmente, la presa di coscienza di un'intera generazione a contatto con gli avvenimenti del Maggio francese; una generazione fino a allora statica, uscita dagli anni del “boom”, inserita nei miti borghesi e piccolo-borghesi (il lavoro, la famiglia) ma comunque piena di inquietudini e insoddisfazioni. Non a caso il protagonista dell'album è un trentenne: di età leggermente superiore ai ragazzi che “lottavano così come si gioca”, ancora giovane ma già inquadrato sui binari della “vita adulta”. Ci sarebbe da ragionare sul fatto della costante identificazione della “vita adulta”, ora come allora, con i parametri borghesi; ripensandoci, ad esempio, il celeberrimo “futuro” di cui ci riempiono la testa adesso (e non solo la testa), quello che mancherebbe ai “giovani” (o “giovani senza futuro”), altro non che l'eterna riproposizione di tali parametri, accettati adesso passivamente e senza alternativa: per il “futuro” borghese, e non per altro, si va via, si fugge, e quant'altro. Questa canzone spinge invece a misurarsi con una prospettiva di lotta; certo, tutto l'album di De André è incentrato su una presa di coscienza individuale, la dimensione collettiva può essere la molla che spinge l'Impiegato a tutta una feroce riconsiderazione del suo ambiente e della sua vita (in particolare, la visione della famiglia borghese che ne scaturisce è, e deve essere, distruttiva; e qui può darsi che vi siano accenni autobiografici, dato il milieu altoborghese da cui proveniva De André), però l'Impiegato si incanala, nella sua ribellione, ad un gesto individuale (o da anarchico individualista). In tutto questo – e il “Bombarolo” ne è la perfetta teorizzazione-, tuttavia, i ragionamenti sui meccanismi del potere sono esatti; per la dimensione collettiva da cui tutto era nato, bisogna aspettare il carcere, che è la vera presa di coscienza collettiva dell'Impiegato, col suo fondamentale passaggio dal singolare al plurale (“non mi va” / “non ci va”) di Nella mia ora di libertà. Questa canzone è quella del “tarlo”, quella del cambio di strada. Il suo inizio. [RV]






... e io contavo i denti ai francobolli
dicevo "grazie a Dio" "buon Natale"
mi sentivo normale
eppure i miei trent'anni erano pochi più dei loro
ma non importa adesso torno al lavoro.

Cantavano il disordine dei sogni
gli ingrati del benessere francese
e non davano l'idea
di denunciare uomini al balcone
di un solo maggio, di un unico paese.

E io ho la faccia usata dal buonsenso
ripeto "Non vogliamoci del male"
e non mi sento normale
e mi sorprendo ancora a misurarmi su di loro
e adesso è tardi, adesso torno al lavoro.

Rischiavano la strada e per un uomo
ci vuole pure un senso a sopportare
di poter sanguinare
e il senso non dev'essere rischiare
ma forse non voler più sopportare.

Chissà cosa si trova a liberare
la fiducia nelle proprie tentazioni,
allontanare gli intrusi dalle nostre emozioni,
allontanarli in tempo e prima di trovarsi solo
con la paura di non tornare al lavoro.

Rischiare libertà strada per strada,
scordarsi le rotaie verso casa,
io ne valgo la pena,
per arrivare ad incontrar la gente
senza dovermi fingere innocente.

Mi sforzo di ripetermi con loro
e più l'idea va di là del vetro
più mi lasciano indietro,
per il coraggio insieme non so le regole del gioco
senza la mia paura mi fido poco.

Ormai sono in ritardo per gli amici
per l'odio potrei farcela da solo
illuminando al tritolo
chi ha la faccia e mostra solo il viso
sempre gradevole, sempre più impreciso.

E l'esplosivo spacca, taglia, fruga
tra gli ospiti di un ballo mascherato,
io mi sono invitato
a rilevar l'impronta dietro ogni maschera che salta
e a non aver pietà per la mia prima volta.

Contributed by Bernart Bartleby - 2014/8/20 - 19:22




Language: English

La versione inglese di Dennis Criteser [2014]
Dal blog Fabrizio De André in English

According to the liner notes, after having listened to "Canzone del Maggio" with new ears, the worker compares his life of good sense, individualism and fears with the lives of the students who had the courage to rebel against the system that oppressed them. His doubts increase and he feels like the students were right. But he realizes he can't really unite with them given his conditioning and situation. He decides to act independently and alone, to throw a bomb into a masked ball where the myths and cultural values of the bourgeois powers are on display, and he imagines the results (hence, "the bomb in the head"). - Dennis Criteser
THE BOMB IN THE HEAD

. . . and I was counting the teeth on the postage stamps,
I was saying, “Thanks be to God,” “Merry Christmas,”
I was feeling normal.
And yet my thirty years
were few more than theirs.
But it doesn’t matter, now I return to work.

They were singing the messiness of their dreams,
the ingrates of French affluence,
and they weren’t giving me the idea
of denouncing men at the balcony
of one single May, of one single country.

And I have a face worn by good sense,
I repeat “Let’s not have ill feelings for each other,”
and I don’t feel normal.
And I surprise myself still
to measure myself against them,
and now it’s late, and now I return to work.

They risked it on the streets, and for a man
it just takes one sense to endure,
to be able to bleed.
And the sense doesn’t have to be risking,
but maybe no longer wanting to endure.

Who knows what one tries to liberate?
The confidence in one’s own attempts,
pushing away the intruders
from our emotions,
warding them off in time
and before you find yourself alone
with the fear of not returning to work.

Risking liberty street by street,
forgetting the tracks back to home,
I’m worth it,
to arrive to encounter people
without having to pretend I’m innocent.

I force myself to repeat myself with them,
and the more the idea goes over there through the glass,
the more they leave me behind
for their courage together.
I don’t know the rules of the game,
without my fear I trust myself little.

Now I'm late for my friends.
For the hatred I could give it a try on my own,
illuminating with TNT
anyone who has the look and shows only his face,
always agreeable, always more vague.

And the explosion splits, cuts, ransacks
among the guests of a masked ball.
I invited myself
to note the imprint
behind every mask that jumps,
and to have no mercy for my first time.

Contributed by Gaspard De La Nuit - 2016/2/17 - 04:38




Language: French

La versione francese di Riccardo Venturi e Joëlle Iannicelli
Bruay sur l'Escaut /59/, 15 settembre 2002
Version française de Riccardo Venturi et Joëlle Iannicelli
Bruay sur l'Escaut /59/, 15 septembre 2002


La traduzione è dedicata a Oreste Scalzone
La traduction est dédiée à Oreste Scalzone
LA BOMBE DANS LA TÊTE

Et moi, je comptais les crans des timbres,
Je disais "Dieu Merci", "joyeux Noël",
Je me sentais comme tous les autres.
Pourtant j'avais trente ans,
Je n'étais pas beaucoup plus âgé qu'eux,
Mais peu importe, maintenant
Faut que je rentre au boulot.

Ils chantaient le désordre des rêves
Ces ingrats du bien-être français
Et n'avaient point l'air
De dénoncer des hommes au balcon
D'un seul mai, d'un seul pays.

Et moi, d'un air toujours si raisonnable,
Je disais : " Ne nous faisons pas de mal ",
Mais je ne me sens pas comme les autres.
Et je me surprends encore
A me mesurer à eux,
Mais il est tard, maintenant
Faut que je rentre au boulot.

Ils se risquaient à descendre dans les rues,
Il faut avoir de bonnes raisons pour supporter
Qu'on puisse verser son sang,
Et la raison, ça n' doit pas être le risque même
Mais, peut-être, ne plus vouloir subir.

Qui sait ce qu'on trouve quand on délivre
La confiance en nos tentations,
Quand on écarte les intrus
De nos émotions,
Quand on les écarte à temps,
Avant de se retrouver seul
Et effrayé de ne pas rentrer au boulot.

Risquer sa liberté de rue en rue,
Oublier le tram pour chez soi,
Ça vaut la peine
Pour arriver à rencontrer les gens
Sans faire semblant d'être innocent.

Je m'efforce de me répéter avec eux,
Mais plus l'idéé dépasse la fenêtre,
Plus ils me laissent en arrière…
Je ne connais pas les règles du courage collectif,
Sans ma peur je me méfie.

Je suis déjà en retard pour mes copains,
J' pourrais me débrouiller, avec ma haine,
Et éclairer à la dynamite
Ceux qui ont la tête et ne montrent que leur figure,
Toujours agréables, de plus en plus imprécis.

Et l'explosif casse, coupe, fouille
Parmi les invités à un bal masqué,
J'y suis, moi aussi
Pour prendre l'empreinte de chaque masque qui saute
Et je n'ai plus peur, pour la première fois.

Contributed by Gaspard De La Nuit - 2016/2/17 - 04:47





Versione occitana dei Lou Tapage

2010
Storia di un impiegato (in occitano)

LT storia di un impiegato

Testo fornitoci direttamente dai Lou Tapage
LA BOMBA IN TESTA

..e mi contavo lhi dent a lhi francobol
Disio grasie a Dio bon Deineal
Me sentio normal
Epura i miei trent’an eren pochi mai de lhi lor
Ma emporta pas, aüra torno al travalh

Chantaven lo desordin de lhi suenh
Lhi engrat de lo benesser français
E lhi donaven pas l’idea
De denoncear lhi òme a lhi correor
D’en mai solet, de en pais solet

E lo morre senhat dal bon sens
Repeto, volense pas de mal
Me sento pas normal
E me sorpreno encara
A misurame sus a lor
E aüra es tard, aüra torno al travalh

Rischiaven la via e per un òme
Ilh vol pei pro de sens a soportar
De poisser sagnar
E lo sens deu pas esser rischiar
Ma forse pas voler pus sopportar.

Chissà ço que se provo a liberar
La fiducia dind les nostres tentasion
Mandar via qui volem pas
Dins es nostres emosion
Ilh mandar via per temp
E dran de te trobar solet
Ambè la por de pas tornar ai travalh

Rischiar la libertat via per via
Dementiar les rotaies vers maison
Mi ne sento la pena
Per arribar a encontrar la gent
Sensa besonh de se far creire innocent

Me sforço de me repeter ambè lor
E mai l’idea vai pus en lai dal veire
Mai me laissen areire
Per lo corratge ensema
Sai pas les regles de lo juec
Sensa la mia pour me fido ren

Aura siu en retard per lhi amis
Per l’òdio ilh arribo da solet
En aviscont ambè lo fuec
Qui a lo morre e mostra mac lo vis
Sempre joli e sempre mai precis

E la bomba disfai talha e chercha
Tra lhi invitat a en bal embarboirat
Mi me siu invitat
A recherchar lo senh
Dreire a tutes es barboires que sauten
A ren aver pietat per lo miu prim bot

2017/8/6 - 21:06


Cristiano De André
"DeAndré#DeAndré Storia di un impiegato"
(2024 )
Impiegato



Dq82 - 2024/3/26 - 09:16




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