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Ora è ‘mpiraturi

Giuseppe Schiera
Language: Sicilian


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[1936]
Versi di Giuseppe “Peppe” Schiera (1898-1943), detto “Muddichedda” per la sua minuscola statura, palermitano, poeta di strada.
Furono da lui scritti in occasione della proclamazione di Vittorio Emanuele III ad Imperatore d’Etiopia…
Negli anni 60 le poesie di Giuseppe Schiera vennero riprese e cantate dal comico e cabarettista Giorgio Li Bassi, che si esibiva in applauditi spettacoli presso il locale de “I Travaglini” a Palermo.



Chi era Giuseppe Schiera? Sostanzialmente uno sbandato, un vagabondo, uno stravagante che visse nella Palermo della prima metà del secolo scorso, un uomo quasi incolto, un illetterato figlio del popolo, che di fame visse e con essa convisse, “senza arte né parte“, si potrebbe dire.
Egli invece un’arte professò, ed era quella di improvvisare rime.
Si dice che Giuseppe Schiera fosse nato a Palermo nella borgata di Tommaso Natale nel 1898. Figlio di un bracciante, Ciccio Schiera (“che andò tre volte a nozze”) e di una casalinga Maria Marino (soprannominata “‘a cunigghia” - la coniglia - per la sua prolificità), egli visse in una famiglia eccezionalmente numerosa e disastrosamente povera.
Mise a frutto le sue capacità istrioniche di “abballavirticchiu” [letteralmente finta disputa di uomini per una donna, qui nel significato di provocatore, agitatore, piantagrane, ndr] e quelle di scatenato improvvisatore di rime.
Si esibiva prevalentemente vicino ai mercati popolari della Città, nei pressi del Teatro Biondo o del teatro Finocchiaro, a Piazza Sett’Angeli o all’angolo di Porta Carini.



Quella sua attività “poetica” era anche nota in tutti i commissariati di polizia della città, dai quali di tanto in tanto giungeval’ordine di trarlo in arresto, soprattutto quando la Palermo del regime si vestiva in camicia nera e si apprestava a ricevere con tutti gli onori la visita di alti gerarchi o addirittura - come nel 1937 - quella dello stesso Mussolini.



Giuseppe Schiera, poeta di strada, insubordinato, antiautoritario, anarchico e antifascista (senza nemmeno saperlo), morì tragicamente sotto un bombardamento alleato il 9 maggio del 1943.
La sua aperta e coraggiosa avversione al regime, gridata incessantemente nei vicoli e nelle piazze, fu una rara scuola di libertà e di dignità umana.
(fonti: BlogSicilia e Palermo nascosta)
Quannu u re era re
Mancava u cafè.

Ora è ‘mperaturi
e manca u caliaturi (*).

E si pigghiamu n’atru statu
manca puru u surrogatu.
Nota

(*) caliaturi: credo si tratti dell’aggeggio per tostare il caffè…

Contributed by Bernart Bartleby - 2014/8/14 - 14:44



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