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La ballata dell'Ardizzone

Ivan Della Mea
Language: Italian (Lombardo Milanese)

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Ivan della Mea, Ballata per l'Ardizzone


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Dopo Ardisun
(Collettivo Ticino Riva Sinistra)
Cosa resta
(Africa Unite)
Chi non vuol chinar la testa
(Canzoniere delle Lame)


idmea
[1962]
Testo e musica di Ivan Della Mea
Inserita in vari album, da Ballate della violenza (1962) a Ringhera (1974)
Giovanni Ardizzone, 1941-1962.
Giovanni Ardizzone, 1941-1962.



GIOVANNI ARDIZZONE
da una scheda di Gianfranco Ginestri, del Canzoniere delle Lame
ripresa da Reti Invisibili

Milano 27 ottobre 1962. - Giovanni Ardizzone nacque nel 1941 a Castano Primo, a nord di Milano; era figlio unico di una famiglia titolare di una farmacia. Quando fu ucciso aveva 21 anni, era iscritto al secondo anno della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Milano, e frequentava il collegio universitario Fulvio Testi, alle porte della città operaia di Sesto San Giovanni, alla periferia nord di Milano. Nell'ambiente studentesco e proletario apprese a conoscere e condividere gli ideali del movimento operaio ed arrivò ad essere un attivo militante comunista. Come in tante altre città italiane, sabato 27 ottobre 1962, in piena “crisi dei missili”, la Camera del Lavoro di Milano organizzò una grande manifestazione pacifista e di protesta contro l'aggressione imperialista degli Stati Uniti a Cuba. Dopo il discorso del segretario della CGIL, si formò un corteo che sfilò nelle vie del centro storico milanese. I manifestanti alzavano cartelli e striscioni, scandivano parole d'ordine e canzoni politiche: "Indipendenza per Cuba", "Cuba sì, yankee no", "Pace, Pace", "Disarmo", "Fuori le basi nordamericane"... Dopo l'arrivo del corteo in piazza del Duomo, il Comando della Polizia dette l'ordine di disperdere i manifestanti pacifisti. Il Terzo Battaglione della Celere, corpo speciale di intervento anti-manifestazioni, giunto appositamente da Padova, iniziò i caroselli con le jeep. Le camionette cariche di poliziotti si gettarono deliberatamente contro la testa del corteo, investendo lo studente Giovanni Ardizzone (davanti alla Antica Loggia dei Mercanti, di fronte al Duomo di Milano) e poco dopo altri due manifestanti: il muratore Nicola Giardino di 38 anni, e l’operaio Luigi Scalmana, di 57 anni. Giovanni Ardizzone morì nello stesso pomeriggio in ospedale; gli altri due feriti restarono in fin di vita per alcuni giorni, poi si salvarono. La popolazione milanese reagì all'aggressione poliziesca con lanci di pietre e bastoni, obbligando varie volte le jeep a ritirarsi. Durante gli scontri e specialmente nella caccia all'uomo attuata dalla polizia nelle vie adiacenti, ci furono altri feriti e arrestati. Nella notte tra il sabato e la domenica, gruppi di manifestanti giunsero alla spicciolata nel luogo dove era stato ucciso Giovanni Ardizzone, e dettero vita a un sit-in-non-stop. Domenica 28 ottobre 1962 una moltitudine sempre più impressionante di persone si concentrò in Piazza Duomo e dintorni, depositando fiori e cartelli che denunciavano gli autori dell'assassinio. Assurdamente, il ministero dell'interno e la stampa governativa e padronale cercarono di nascondere e mistificare l’assassinio, facendolo passare come “banale incidente stradale”. Lunedì 29 ottobre 1962 gli operai delle fabbriche milanesi entrarono in sciopero e furono sospese le lezioni nelle università e nelle scuole superiori al fine di potere partecipare alla protesta collettiva contro l’assassinio di Giovanni Ardizzone. Nella notte tra lunedì e martedì una immensa manifestazione collocò il ritratto del giovane caduto e molte corone di fiori nel vicino Sacrario dedicato ai Caduti della Resistenza, dove continuò il pellegrinaggio della popolazione milanese e lombarda. Una grande partecipazione vi fu pure al funerale di Giovanni Ardizzone, nel suo paese natale, Castano Primo, dove giunsero per l'estremo saluto oltre 5 mila persone. Anche in molte altre città italiane, dove nei giorni precedenti furono realizzate manifestazioni contro l’aggressione imperialista Usa a Cuba, ci furono scioperi nelle scuole superiori e nei posti di lavoro, e il popolo italiano scese ancora per le strade protestando contro l'assassinio dello studente di medicina ucciso a soli 21 anni per la libertà di Cuba e della Rivoluzione Cubana…

A Cuba Giovanni Ardizzone è molto amato e ricordato: a lui da molto tempo è dedicata la Facoltà Universitaria di Medicina ospitata presso l’ospedale dell'Isola della Gioventù, e una sua foto è esposta nell’aula magna di Nueva Gerona.



Un ricordo di Giovanni Ardizzone
di Sergio Marinoni
dal sito della Associazione Nazionale di amicizia Italia-Cuba

Nella seconda metà di ottobre del 1962 in Italia, come nel resto del mondo, si stavano vivendo momenti d’ansia, momenti di paura per quanto stava accadendo a Cuba. Non era in gioco solo il destino di questa piccola nazione, in quel momento se fosse scoppiata una guerra avrebbe coinvolto anche noi che ci troviamo distanti, a diverse migliaia di chilometri.

Da una decina di giorni la gente ascoltava la radio, guardava il telegiornale delle ore 20 – l’unico che c’era e in bianco e nero – leggeva i giornali pieni di titoli a nove colonne. C’era veramente molta preoccupazione.
La Camera del Lavoro di Milano aveva indetto per sabato 27 ottobre uno sciopero generale – allora si lavorava anche in questo giorno della settimana – e una manifestazione con comizio finale, nel centro della città, per la pace e in solidarietà al popolo cubano.
Quel sabato 27 ottobre era una giornata molto piovosa, ma questo inconveniente non aveva impedito a centinaia di migliaia di lavoratori, studenti, semplici cittadini, di recarsi all’appuntamento con striscioni e cartelli ricavati artigianalmente da pezzi di cartone con le scritte "Sì alla pace, no alla guerra", "Cuba sì, yankee no" e molte altre ancora, più o meno con gli stessi contenuti. L’adesione delle fabbriche allo sciopero era stata impressionante, con percentuali d’astensione al lavoro che andavano dal 70 all’80 %. Alcune erano arrivate addirittura al 100%.
Giovanni Ardizzone era uno dei tanti. Era un ragazzo di Castano Primo, un paese a una trentina di chilometri a nord-ovest di Milano. Figlio di un farmacista, era iscritto all’università al terzo anno di medicina. Durante la settimana viveva a Sesto San Giovanni in un collegio per studenti, per essere più comodo a raggiungere l’università. Era un comunista, un intellettuale. Discuteva spesso con gli altri studenti del collegio per convincere i pavidi, gli indolenti, gli scettici, per fare capire loro l’importanza della mobilitazione delle masse per ottenere l’uguaglianza e la giustizia.
Sotto la pioggia sferzante, in via Mengoni - la via intitolata all’architetto che ha costruito la Galleria e che sbuca in Piazza del Duomo - stava gridando con gli altri "Pace, pace, pace", quando all’improvviso le jeep della polizia si sono scagliate con i fari accesi contro la folla per disperderla, subito seguite dalle cariche degli agenti a piedi con manganelli e lacrimogeni.
Giovanni è stato investito in pieno da una jeep, alle spalle, mentre correva a cercare un riparo. E’ rimasto lì, a terra, con il giubbotto di fustagno marrone lacerato, il volto sporco e gli occhi sbarrati in un ultimo "perché?".
Più in là quella che prima era una bicicletta, ridotta a due tronconi informi e contorti, testimoniava il passaggio di tanta furia. Quel ciclista rimase poi in ospedale tra la vita e la morte per diversi giorni. Anche molti altri manifestanti vennero feriti, sia dagli automezzi lanciati a folle velocità contro di loro sia dalla inaudita e ingiustificata violenza delle cariche di polizia. Il grido di "Pace, pace, pace" si tramutò subito in "Assassini, assassini, assassini", con i dimostranti che lanciavano contro le jeep e contro i poliziotti quello che in quel momento avevano in mano: le aste di legno che sorreggevano gli striscioni e gli ombrelli che avevano portato per ripararsi dalla pioggia.
In mezzo al fumo dei lacrimogeni e ai lamenti dei feriti, la gente costernata non riusciva a concepire come si potesse morire così, a poco più di vent’anni, semplicemente gridando "pace".
Questo fatto suscitò una grande emozione non solo a Milano e in provincia, ma anche nelle altre regioni italiane. Numerosi messaggi di cordoglio giunsero alla famiglia Ardizzone e alla Camera del Lavoro di Milano da molti Comuni e da molte fabbriche italiane. Riveste un particolare significato il messaggio, scritto personalmente a mano, dall’allora Sindaco di Marzabotto, il piccolo paese emiliano vittima della ferocia nazista.
Venne proclamato un altro sciopero e tutta Milano si fermò ancora una volta, in segno di lutto e di protesta per la morte del giovane, caduto per la pace e per la libertà di Cuba.

Oggi a Cuba, precisamente all’Isola della Gioventù, dove hanno studiato gratuitamente decine di migliaia di giovani ragazzi venuti dal Terzo Mondo, c’è una scuola per infermieri che porta il nome di Giovanni Ardizzone. Lo storico cantautore della sinistra, Ivan Della Mea, ha scritto una canzone in dialetto milanese dal titolo "La ballata dell’Ardizzone", nella quale racconta la violenza della polizia contro i manifestanti e la morte del giovane studente. Recentemente, a metà degli anni ’90, il Comune di Castano Primo ha voluto intitolare la grande piazza del paese, dove ogni settimana si tiene il mercato, alla memoria del suo cittadino. Anche i Circoli lombardi della nostra Associazione, gemellati con la Provincia di Las Tunas, hanno voluto dare il nome di Giovanni Ardizzone alla piccola brigata di lavoro volontario che ogni anno si reca in quella provincia cubana.
E’ giusto che Giovanni sia stato ricordato in questi diversi modi. E’ ancora meglio se tutti noi lo ricordiamo attraverso un nostro maggiore impegno per rendere concreti gli ideali per i quali è caduto perché, dopotutto, sono anche i nostri.

Giovanni Ardizzone:
Dopo Ardisun
Quatr'asüs par l'Ardizôn
M'han dit che incö la pulisia
a l'ha cupà un giuvin ne la via;
sarà stà, m'han dit, vers i sett ur
a cumisi dei lauradur.

Giovanni Ardizzone l'era el so nom,
de mesté stüdent üniversitari,
comunista, amis dei proletari:
a l'han cupà visin al noster Domm.

E i giurnai de tüta la téra
diseven: Castro, Kennedy e Krusciòv;
a lü 'l vusava: " Si alla pace e no alla guerra!"
e cun la pace in buca a l'è mort.

In via Grossi i pulé cui manganell,
vegnü da Padova, specialisà in dimustrasiun,
han tacà cunt i gipp un carusel
e cunt i röd han schiscià l'Ardissun.

A la gent ch'è andà inséma la vista,
per la mort del giuvin stüdent
e pien de rabia: "Pulé fascista -
vusaven - mascalsun e delinquent".

E i giurnai de l'ultima edisiun
a disen tücc: " Un giovane studente,
e incö una gran dimustrasiun,
è morto per fatale incidente,
è morto per fatale incidente,
è morto per fatale incidente".



Language: Italian

Il testo italiano
Da: Canzoniere della Protesta 4
Edizioni Bella Ciao, Milano 1976
BALLATA PER L'ARDIZZONE

M'hanno detto che oggi la polizia
ha ammazzato un giovane per la via;
sarà stato, m'han detto, verso le sette,
a un comizio di lavoratori.

Giovanni Ardizzone, era il suo nome,
di mestiere studente universitario,
comunista, amico dei proletari,
L'hanno ammazzato vicino al nostro Duomo.

E i giornali di tutta la terra dicevano:
Castro, Kennedy e Kruscev;
e lui gridava: Si alla pace e no alla guerra;
e con la pace in bocca è morto.

In via Grossi i poliziotti coi manganelli,
venuti da Padova specializzati in dimostrazioni,
hanno attaccato, con le jeep, un carosello
e con le ruote han schiacciato l'Ardizzone.

La gente ha cominciato a non vederci più dalla rabbia
per la morte del giovane studente
e, rabbiosa: Polizia Fascista -
gridava - Mascalzoni, delinquenti!

I giornali dell'ultima edizione dicono tutti:
" Un giovane studente, oggi,
durante una grande manifestazione,
è morto per un fatale incidente".

Contributed by Riccardo Venturi




Language: Spanish

Versione spagnola di Riccardo Venturi

Ne faccio pochissime di traduzioni in spagnolo; ma per questa canzone mancava, e non poteva mancare. Ogni correzione e integrazione è ovviamente gradita.
BALADA POR ARDIZZONE

Me han dicho que hoy la policía
ha matado a un joven por la calle;
debe haber sido, me han dicho, hacia las siete
en una manifestación de trabajadores.

Giovanni Ardizzone era su nombre,
era un estudiante universitario
comunista y amigo de los proletarios,
le han matado cerca de nuestra Catedral.

Y los diarios del mundo entero decían:
Castro, Kennedy y Jrushchov;
y él gritaba: Sí a la paz y no a la guerra,
y murió con la paz en su boca.

En la calle Grossi los policías con porras
llegados de Padua, especialistas en manifestaciones
han atacado con las camionetas, un carusel
y con las ruedas han atropellado a Ardizzone.

La gente ha empezado a enfurecerse
por la muerte del joven estudiante
y llena de rabia: ¡Policía fascista!,
gritaba, y ¡asesinos delincuentes!

Los diarios de la última edición dicen todos:
"Hoy un joven estudiante
durante una gran manifestación
murió por un fatal accidente".

2008/5/30 - 02:43




Language: English

English Version by Riccardo Venturi
May 17, 2006
BALLAD FOR GIOVANNI ARDIZZONE

I was told that today the police
has killed a young man in the street;
it must be happened about seven o’ clock
at a meeting of workers.

Giovanni Ardizzone was his name,
he was a universitary student,
a Communist, a friend of proletariate,
they have killed him near our Cathedral.

The news throughout the world said :
Castro, Kennedy and Chruscev ;
and he cried : We want peace, not war ;
and he died crying out Peace.

In Grossi Street the cops with their truncheons,
the special anti-riot troops coming from Padua
attacked with their jeeps like in a carousel
and they ran over Ardizzone.

The people in the street fled into a rage
for the death of a young student,
then they started crying furiously : Fascist police,
they cried : band of rogues, criminals !

And all the latest news says in choir :
« Today on a great demonstration
a young universitary student
was killed in a fatal accident. »

2006/5/17 - 22:53




Language: Greek (Modern)

Μετέφρασε στα Ελληνικά ο Ρικάρντος Βεντούρης
11-05-2017 04:14
ΜΠΑΛΑΝΤΑ ΓΙΑ ΤΟΝ ΑΡΝΤΙΤΣΟΝΕ

Μου είπαν πως σήμερα η αστυνομία
σκότωσε ένα αγόρι μές στην οδό,
θά 'χει συμβέι, μου είπαν, γύρω στις εφτά
σε μια πορεία εργαζομένων.

Τζιοβάννι Αρντιτσόνε αυτόν το λέγανε,
για επάγγελμα φοιτητής στο πανεπιστήμιο,
κομουνιστής και φίλος των προλετάριων,
τον σκότωσαν κοντά στο Ντουόμο μας.

Και γράφανε οι εφημερίδες σ' όλον το κόσμο
για Κάστρο για Κέννεντυ και Χρουστσόφ,
κι αυτός εφώναζε, Ναι στην ειρήνη, όχι στον πόλεμο,
και πέθανε με την ειρήνη στο στόμα του.

Στην οδό Γκρόσσι οι μπάτσοι με τα γκλομπ
από την Πάντοβα, ειδικευμένοι σε διαδηλώσεις
κάναν' επίθεση κάνοντας ζιγκ-ζαγκ με τα τζιπ,
με τους τροχούς συνέθλιψαν τον Αρντιτσόνε.

Άρχισ' ο κόσμος να φωνάσει με θυμό
για τον θάνατο του νέου φοιτητή,
φώναζαν όλοι, Αστυνομία, φασίστες!
Φώναζαν, Μασκαράδες, εγκληματίες!

Όλοι οι εφημερίδες λένε στη τελευταία έκδοση:
“ Σήμερον εἰς τὸ Μιλάνον εἷς νέος φοιτητὴς
κατὰ τὴν διάρκειαν μίας μεγάλης διαδηλώσεως
ἀπέθανε λόγῳ μοιραίου δυστυχήματος.”

2017/5/11 - 04:15




Language: Spanish

ANGEL AUGIER: ELEGIA A GIOVANNI ARDIZZONE

La Elegía a Giovanni Ardizzone del poeta cubano Angel Augier. Testo ripreso da questa pagina del Partido Obrero Rojo de México (PORM).
Elegía a Giovanni Ardizzone.

Cable de Prensa Latina. "Milán, Italia, Oct. 27:
Una persona resultó muerta y varias lesionadas
al intentar las fuerzas de carabineros disolver
violentamente una manifestación de apoyo a Cuba.


Tus 21 años, Giovani Ardizzone,
estudiante de Química,
se disolvieron de repente
allí en Milán, cerca del Duomo

Ibas junto a tu pueblo
y la luz del otoño se llenaba de gritos:
"¡Manos fuera de Cuba!"
"¡Fuera piratas yanquis!"

Sabías que acá, lejos de Italia,
pero de ti tan cerca,
en tu clamor a la justicia
un pequeño país erguíase heroico
ante un nuevo crimen "made in USA"
Allí viste en el mapa
el contorno de Cuba
y el tamaño del crimen contra un pueblo
fiero en sus anhelo de ser libre.

En tu sangre sentiste levantarse oleajes
como de tormentas tropicales,
pasó por tu mirada
una luz Garibaldi de relámpagos
y siguieron tus pasos de patriota italiano
el caudaloso río
abierto por los tuyos en las calles,
ríos de protesta contra el yanqui opresor
enemigo de los pueblos

Allí, cerca del Duomo,
en una flor de sangre
se disolvieron de repente
tus generosos 21 años,
Giovani Ardizzone,
estudiante de Química

Justo una bala de carabinero
quizá también "made in USA"
cortó tu camino por las calles
Pero hasta aquí has llegado
querido camarada,
ya estás en Cuba para siempre
vivo en la sangre de este pueblo,
Giovanni Ardizzone

Contributed by Riccardo Venturi - 2006/5/17 - 23:11


Articolo di Radio Progreso, La Habana, Cuba
31 ottobre 2002, 40° anniversario dell'assassinio di Giovanni Ardizzone

Artículo de Radio Progreso, La Habana, Cuba
31 octubre 2002, 40° aniversario del asesinato de Giovanni Ardizzone

Durante la Crisis de Octubre. Sangre italiana por Cuba
A cuarenta años del asesinato de Giovanni Ardizzone, el joven estudiante de Medicina sigue uniendo a italianos y cubanos en la lucha por fortalecer la obra de la Revolución

Por Eugenio Suárez Pérez

En octubre de 1962, la paz mundial estaba amenazada por una guerra de consecuencias imprevisibles para la humanidad. Cuba vivía momentos de tensión y estaba preparada para enfrentar la invasión de las fuerzas armadas estadounidenses. La compleja situación de la denominada Crisis de Octubre se agudizaba. En todo el planeta fueron organizados actos de solidaridad con Cuba y de condena al gobierno de Estados Unidos. En Italia, numerosas ciudades se incorporaron a este justo reclamo y cientos de hombres y mujeres salieron a las calles pidiendo el cese de las amenazas contra Cuba y el fin del bloqueo. El 27 de octubre de 1962, en una manifestación en defensa de la Revolución cubana, fue asesinado en Milán Giovanni Ardizzone.

¿QUIÉN ERA GIOVANNI ARDIZZONE?

En Castano Primo, pequeña ciudad de la región de Lombardía situada al norte de Milán, nació en 1941 Giovanni Ardizzone. Hijo único de un matrimonio de especialistas en Farmacia, sus padres le prodigaron una esmerada educación. Creció dentro de un sano ambiente estudiantil y proletario, en el cual comenzó a conocer los ideales del movimiento obrero y llegó a ser un activo militante comunista.

Cuando lo asesinaron, Giovanni solo tenía 21 años de edad y estudiaba en el segundo año de la Facultad de Medicina y Cirugía en la Universidad de Milán.

El sábado 27 de octubre de 1962, uno de los días más peligrosos dentro de la Crisis de Octubre, la Cámara del Trabajo de Milán organizó una pacífica manifestación de protesta por la agresión del gobierno norteamericano contra Cuba. Después de las palabras de uno de los dirigentes obreros, comenzó el desfile por el centro histórico de la ciudad de Milán. Los manifestantes portaban carteles, coreaban himnos y marchas y gritaban consignas: "Independencia por Cuba", "Cuba sí, yankis no", "Paz, Paz", "Desarme", "Fuera la base norteamericana"...

Al arribar a la Plaza de la Catedral, el desfile fue interceptado por un comando de carabineros en un intento por dispersarlo. El Tercer Batallón de la Célere —cuerpo especial de intervención—, comenzó con sus vehículos militares a dar vueltas en torno a los manifestantes. Mientras que fuerzas de carabineros, armadas de bastones, tendieron un fuerte cordón alrededor de ellos. Primero, los conminaron a retirarse; después, cargaron violentamente contra la multitud, golpeando indiscriminadamente a los hombres y mujeres que marchaban pacíficamente.

Uno de los vehículos, deliberadamente, se lanzó contra los que encabezaban la manifestación, allí estaba Giovanni Ardizzone, quien fue atropellado junto a otros dos manifestantes: Nicola Giordino, de 38 años, y Luigi Scalmana, de 57 años. Giovanni Ardizzone murió un rato después, a causa de los golpes recibidos. De esta forma se convertía en la primera víctima, en las decenas de manifestaciones que, en los últimos días, habían demostrado la repulsa del pueblo italiano a los actos agresivos del gobierno estadounidense contra Cuba.

La población milanesa reaccionó a la agresión de la policía y se lanzó a la calle con piedras y palos, obligando a varios vehículos a retirarse. En horas de la noche y el domingo 28, grupos de manifestantes denunciaron el asesinato del joven. Este día, una multitud impresionante de pueblo se concentró en la Plaza de la Catedral, depositando flores y carteles que denunciaban a los autores del asesinato. El Ministerio del Interior y la prensa reaccionaria trataron de ocultar las causas reales de la muerte, informándolo como un simple accidente de tránsito.

El lunes 29, los obreros de las fábricas de Milán se declararon en huelga, al tiempo que las clases en las universidades y escuelas de enseñanza media también se interrumpían. El martes 30, una inmensa manifestación colocó el retrato del joven asesinado junto a una corona de flores en el Sagrario dedicado a los Caídos por la Resistencia, donde continuó la peregrinación popular con personas procedentes de toda Lombardía.

Un gran cortejo acompañó el funeral de Ardizzone desde Milán hasta su suelo natal. Al llegar a Castano Primo, el pueblo los estaba esperando para sumarse a la peregrinación que iba por las calles protestando contra el asesinato del estudiante de Medicina muerto y dando vivas a la Revolución cubana.

El recuerdo de Giovanni Ardizzone

La memoria del estudiante de Medicina se ha convertido en símbolo de la imperecedera amistad entre italianos y cubanos. En Cuba, desde su fundación en 1979, el Politécnico de la Salud en la Isla de la Juventud lleva el nombre de Giovanni Ardizzone y es depositario del recuerdo del joven italiano

Durante los años 1994 y 1995, el museo Marcha del Pueblo Combatiente, del capitalino municipio de Playa, contó con la ayuda solidaria de la brigada de trabajo voluntario Giovanni Ardizzone, organizada por Así-CUBA. Brigadistas procedentes de Verona, Perugia y otras ciudades italianas de las regiones de Umbría y Emilia Romagna, trabajaron en la remodelación del museo y de otros centros del municipio. El museo atesora retratos y documentos de Ardizzone, como parte de la memoria histórica de nuestro pueblo.

Desde Lombardía, hermanada con Las Tunas, miembros de los círculos de amistad de la Asociación de Amistad ItaliaÄCuba, AAIC, viajan cada año con una brigada de trabajo voluntario que también lleva por nombre Giovanni Ardizzone. En julio del 2002, los brigadistas, encabezados por Roberto Nessi, presidente de la AAIC en Lombardía y organizador en Italia del primer Comité por la Liberación de los Cinco Héroes Prisioneros del Imperio, trabajaron en el Hogar de Impedidos Físicos y Mentales de Las Tunas. En esta jornada de solidaridad y trabajo, italianos y cubanos se unieron en la Facultad de Ciencias Médicas de esa provincia para colocar una tarja que recordará para siempre las siguientes palabras:

El 27 de octubre de 1962, en Milán (Italia), en una manifestación en defensa de la Revolución cubana, cae asesinado el estudiante de Medicina de 21 años Giovanni Ardizzone.

En el aniversario 40 de su muerte, la Asociación de Amistad Italia-Cuba de la región de Lombardíayel Instituto Cubano de Amistad con los Pueblos de Las Tunas recuerdan a este joven, que no llegó a ser médico, aquí donde nacen y se forman los médicos del futuro.

En aquellos gloriosos días de 1962, el poeta Ángel Augier, en un poema dedicado a Giovanni Ardizzone, el 29 de octubre, escribió: Pero hasta aquí has llegado,/ querido camarada,/ ya estás en Cuba para siempre/ vivo en la sangre de este pueblo.

Agradecemos la colaboración de los periodistas italianos Gianfranco Ginestri y Gioia Minuti en la redacción de este artículo.

Granma, 31 octubre del 2002.

Riccardo Venturi - 2006/5/17 - 23:05




Language: Italian

A LÜ 'L VUSAVA: " SI ALLA PACE E NO ALLA GUERRA!"
E CUN LA PACE IN BUCA A L'È MORT.
Milano, 28 ottobre 1962. Manifestazione dopo l’assassinio di Giovanni Ardizzone.
Milano, 28 ottobre 1962. Manifestazione dopo l’assassinio di Giovanni Ardizzone.


Milano, 28 ottobre 1962. Cartelli e fiori sul luogo dell’assassinio di Ardizzone.
Milano, 28 ottobre 1962. Cartelli e fiori sul luogo dell’assassinio di Ardizzone.


Castano Primo, 29 ottobre 1962. I funerali di Giovanni Ardizzone.
Castano Primo, 29 ottobre 1962. I funerali di Giovanni Ardizzone.

Contributed by Riccardo Venturi - 2006/5/17 - 13:54


BALLATA PER GIOVANNI ARDIZZONE
Una poesia di Gian Luigi Nespoli
dal sito dell'Associazione di Solidarietà Internazionalista con Cuba (pagina segnalata da Adriana).

La sera scendeva su Milano
e non finiva, non finiva
quella voce immensa, quel sospiro,
quel gesto di pugni alzati,

quel rosso navigare di bandiere,
quel volo di colombe, finchè l'urlo,
come l'inarrestabile marea,
si alzò al cielo, e il silenzio,

il silenzio improvviso della morte
penetrò negli occhi e nei cervelli
e un torrente di lacrime
e di rabbia sommerse la città.

E un nome, un nome di giovane uomo,
comunista, silenzioso straripò
e tutti noi con le labbra
e con il cuore lo gridammo:

Giovanni. Giovanni Ardizzone
era quel nome, un nome
d'un qualsiasi ragazzo
che alzava una bandiera

con la stella solitaria,
un nome di studente, un combattente
per la libertà d'un popolo lontano
ma a noi così vicino

al cuore ed alla mente.
Un nome che ora vedo
scritto in un giardino di palme
in un lucido mattino della primavera

tropicale, un nome accanto
a un altro nome, un giovane cubano,
un miliziano, caduto una mattina
azzurra e calda come questa.

Ora, amico mio, in questo tempo
la rabbia mi basta e la memoria,
tu che mi dici cosa fu questo giardino,
cosa fu questa casa nell'ottanta,

cosa vide questo prato, cosa videro
le palme, tu che mi mostri le foto
d'una massa di uomini e di donne,
di ragazzi e di ragazze che serrati

marciano sul malecón, nell'aria vibrante
dell'oceano tu, amico, che mi dici,
anche per lui, per loro, per quei nomi,
abbiamo fatto tutto questo.

Non rispondo: delle cose
che ho imparato dalla vita
una ho capito, definitivamente,
che un gesto, un silenzio

valgono più delle parole.
E la mano che ti tendo, amico,
non è solo la mia, è la mano
d'un ragazzo che una sera di Milano

alzava una bandiera, la tua,
la nostra, amico.

Adriana e Riccardo - 2006/7/3 - 13:15


Alessio Lega, Rocco Marchi, Francesca Baccolini, Guido Baldoni: La ballata dell'Ardizzone
Sesto Fiorentino, Istituto Ernesto De Martino, 16 giugno 2019
Concerto collettivo a dieci anni dalla scomparsa di Ivan Della Mea, e a un mese da quella di Paolo Ciarchi.

Riccardo Venturi - 2019/6/18 - 12:00


"Resta l’unico luogo dove canto le canzoni di Ivan Della Mea e sbaglio le parole delle mie. Viva Piazza Alimonda. Viva Ivan Della Mea. Viva Carlo Giuliani." (Alessio Lega, Genova, 20 luglio 2019)

2019/7/21 - 17:42



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