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Trio Lescano: Maramao, perché sei morto?

GLI EXTRA DELLE CCG / AWS EXTRAS / LES EXTRAS DES CCG
Language: Italian

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(GLI EXTRA DELLE CCG / AWS EXTRAS / LES EXTRAS DES CCG)


[1939]
Parole di Mario Panzeri (1911-1991), milanese, grande paroliere e compositore italiano.
Mario Consiglio (1907-1975) musicista torinese.
Interpretata dal Trio Lescano con un’esordiente Maria Jottini (1921-2007) che proprio quell’anno vinceva la “Gara nazionale per gli artisti della canzone” indetta dall'Eiar.
Ripresa in seguito da Rita Pavone (1969), da Nicola Arigliano e persino da Beppe Starnazza e i Vortici (1981).



Il ritornello di questa celebre canzonetta è in realtà molto antico, tant’è che lo ritroviamo citato, per esempio, dal Belli nel suo Er canto provìbbito ma anche in dedica al brigante Giuseppe Nicola Summa, detto Ninco Nanco, catturato e giustiziato sommariamente il 13 marzo 1864 a Lagopesole, frazione di Avigliano di Potenza, dalla Guardia Nazionale:

“Ninghe Nanghe, peccé sì muerte?
Pane e vino nan t'è mancate
La 'nzalate sté all'uerte
Ninghe Nanghe, peccé sì muerte?”


Secondo alcune fonti, la filastrocca potrebbe addirittura derivare dalla popolare abruzzese “Mara maje” (“Amara me”), canzone d’amore e di morte d’origine medievale che ritroviamo interpretata da Anna Melato in “Film d'amore e d'anarchia” della Wertmüller (1973)… Oppure potrebbe trattarsi di un canto di saluto al Carnevale, intonato all’ingresso della Quaresima… Oppure ancora riferirsi a Fabrizio Maramaldo, soldato di ventura napoletano passato alla storia per l’assassinio del capitano fiorentino Francesco Ferrucci, rimasto ferito nel corso dell’assedio di Firenze del 1530 (“Vile, tu uccidi un uomo morto!”, disse costui prima di spirare sotto la lama del napoletano)…



Quel che è certo è che la filastrocca fu spesso intonata a scherno dei potenti, come fece lo storpio del Belli che la intonò in morte di un Papa. E Mario Panzeri, secondo me, non poteva non saperlo quando nel 1939 ne fece uno dei suoi maggiori successi (insieme ad altri brani storici come “Casetta in Canadà”, “Lettera a Pinocchio”, “Nessuno mi può giudicare”, “Fin che la barca va”, “Grazie dei fiori”,…). Eppure si disse stupito quando la censura fascista colpì il suo “Maramao”, convinta che si trattasse di dileggio nei confronti del gerarca livornese Costanzo Ciano, consuocero di Mussolini (il figlio Galeazzo ne aveva sposato la sorella Edda) e presidente della Camera dei Fasci e delle Corporazioni, che aveva appena appena tirato le cuoia… Insomma, una cosiddetta “canzone della fronda”, quel genere di canzoni solo apparentemente innocenti che invece celavano la satira contro il regime e i suoi potenti…




D’altra parte Mario Panzeri della fronda fu maestro: si pensi anche alla successiva, e strafamosa pure questa, Pippo non lo sa (1940), accusata di prendere per il culo addirittura il borioso gerarcone Achille Starace;




o a “Il tamburo della banda d'Affori” (1943), marcetta che nei versi “E’ lui, è lui, sì, sì, è proprio lui! E’ il tamburo principale della Banda d’Affori che comanda cinquecento e cinquanta pifferi” sembrava alludere niente popò di meno che al Dvce e ai 550 deputati della Camera dei fasci e delle corporazioni... E anche dopo la guerra Mario Panzeri non smise la fronda: si pensi a “Papaveri e papere” (1952, cantata da Nilla Pizzi) che pareva prendere per il culo il piccolo Amintore Fanfani, leader della DC, nella sua lotta senza quartiere contro i papaveri rossi simbolo degli avversari comunisti…

(fonti: Il mondo del Belli; Galleria della Canzone; it.wikipedia)
Quando tutto tace
e su nel ciel la luna appar,
col mio più dolce e caro miao,
chiamo Maramao.

Vedo tutti i mici
sopra i tetti a passeggiar,
ma pure loro senza te
sono tristi come me.

Maramao perché sei morto?
Pane e vin non ti mancava,
l'insalata era nell'orto,
e una casa avevi tu.

Le micine innamorate
fanno ancor per te le fusa,
ma la porta è sempre chiusa
e tu non rispondi più.

Maramao... Maramao...
fanno i mici in coro:
Maramao... Maramao...
mao, mao, mao, mao, mao...

Maramao perché sei morto?
Pane e vin non ti mancava,
l'insalata era nell'orto,
e una casa avevi tu.

Anche la nonnina
triste e sola al focolar,
seguita sempre a brontolar
e non vuol filar.

L'ultimo gomitolo
con cui giocavi tu
sul suo grembiule bianco e blu
non si muove proprio più.

Contributed by Bernart Bartleby - 2014/7/15 - 13:25


il brano fu lanciato pochi mesi dopo la morte di Costanzo Ciano, in onore del quale si stava erigendo un monumento a Livorno. Sul basamento che doveva ospitare la statua, alcuni studenti affissero nottetempo le prime parole della canzone, ormai famosa. Panzeri fu convocato d'urgenza dal capo della censura che gli contestò l'accaduto L'autore se la cavò asserendo di aver scritto le parole incriminate prima della dipartita del potente fascista.
hitparadeitalia.it

Dq82 - 2017/1/6 - 17:53


Si tratta del famigerato Mausoleo di Ciano.

Era stato progettato in onore e come tomba del "ras di Livorno" Costanzo Ciano, morto il 26 giugno 1939 e padre di Galeazzo Ciano. Costanzo Ciano era detto dai livornesi "Ganascina" per i suoi formidabili appetiti (gastronomico, sessuale, pecuniario).

Nel progetto, il gigantesco "mausoleo" sarebbe dovuto essere così, sito in una posizione che domina tutta Livorno:

cianoprog


"La costruzione del mausoleo ebbe inizio dopo la morte di Costanzo Ciano, avvenuta nel 1939. Secondo il progetto il monumento avrebbe dovuto essere costituito da un grande basamento sormontato da una statua marmorea, alta 12 metri, dello stesso gerarca alla guida del suo "mas" ("motoscafo armato silurante") e da un colossale faro a forma di fascio littorio alto più di 50 metri. Il mausoleo fu finanziato da una sottoscrizione pubblica aperta dal Podestà di Livorno; i lavori furono affidati a Gaetano Rapisardi per la parte architettonica, e allo scultore Arturo Dazzi per quella monumentale.

La costruzione procedette rapidamente, tanto che, malgrado lo scoppio della guerra, nei primi anni quaranta era già stato parzialmente realizzato il faro, che con la sua luce avrebbe dovuto ricordare lo spirito immortale di Ciano. Tuttavia, con la caduta del fascismo i lavori furono sospesi e del mausoleo rimase solo la forma di un massiccio torrione alto circa 17 metri, mentre il faro fu minato dai guastatori tedeschi e abbattuto.

La statua di Ciano, incompleta, non fu mai posta in opera, ma giace ancora sull'Isola Santo Stefano nell'arcipelago della Maddalena, in Sardegna, presso la cava nella quale era in lavorazione al momento della sospensione del cantiere (in particolare restano la grande testa e parti del corpo). Altre tre statue minori (due marinai e un balilla), che avrebbero dovuto ornare l'opera, si trovano invece sul lungomare di Forte dei Marmi."


Attualmente, il corpo centrale è totalmente abbandonato e in rovina, sommerso dalla vegetazione (la vegetazione è fattivamente antifascista).

cianorov


La scritta "CC AE 217" che si vede nella foto, è la targa del blindato "Defender" sul quale si trovava il carabiniere Mario Placanica al momento in cui ammazzò Carlo Giuliani, a Genova in piazza Alimonda il 20 luglio 2001. Non si è mai saputo chi la abbia tracciata.

Tra le più originali proposte di recupero, che tra le altre cose testimonierebbe perfettamente la figura del fascistone livornese, quella fatta qualche tempo fa da Daniele Caluri, il "babbo" dell'indiano Fava di Lesso, di Don Zauker e tanti altri personaggi del "Vernacoliere". Trasformare il mausoleo di Ciano nel Deposito di Zio Paperone:

cianopap


Lo stesso Daniele Caluri, in un suo intervento sullo Huffington Post dell'ottobre 2015, fa presente la storia della targa del Defender. Ignoro se al momento la scritta sia stata rimossa, o se sia ancora presente.

Nel frattempo, alcuni livornesi, hanno deciso di utilizzare le rovine del "mauseoleo" per un omaggio alla Repubblica di Cuba, apponendovi uno smisurato bandierone cubano:

cianocuba


L'episodio è accaduto il 26 luglio 2013, 6O° anniversario dell'Attacco alla caserma Moncada. La foto ha fatto il giro del mondo.

L'Anonimo Toscano del XXI Secolo - 2017/1/6 - 20:24



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