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Armenian Persecution

Integrity
Language: English


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Related Songs

L'affiche rouge
(Léo Ferré)
Մարտիկի Երգը
(Ashot Satyan / աշոտ սաթյան)


[1996]
Lyrics by Dwid Hellion
Testo di Dwid Hellion

Armenia, 1915. Հայաստան, 1915.
Armenia, 1915. Հայաստան, 1915.


Sperando che anche questo sito non abbia prima o poi a ricevere le consuete vibrate proteste del governo turco, dato che in Turchia la questione è tuttora pressoché tabù, o quantomeno ridotta ai minimi termini, inseriamo nelle CCG/AWS la prima canzone che siamo riusciti a reperire sul massacro, o meglio sul genocidio, degli armeni perpetrato a partire dal 1915 nella Turchia prima del morente Impero Ottomano, e poi dei "Giovani Turchi". Per una storia più dettagliata di tale avvenimento si rimanda a questo sito in italiano, davvero ben fatto nella sua sinteticità. Sul genocidio armeno ricercheremo ovviamente altre canzoni, soprattutto per l'appena istituito (e doveroso) percorso concernente tale terribile e vergognoso e dimenticato episodio. A tale riguardo si rimanda anche al completissimo lemma di en.wikipedia sul genocidio armeno, che contiene preziose indicazioni al riguardo. [RV]
All I can think about is revenge
The slaughhter inside my head never ends
And to all who deny this sin
baba eed janed cach-men
Ethnic genocide
On million died
Cries went unheard in 1915
No one remembers, no one believes
Some Turks deny, but they fucking lie
America knew, but as usual
They just stood by and listened to the cries...
Why interfere? There`s no money here
Who are the Armenians...fucking cares if they`re alive
Who cares if they sucking survive?
Forced in the desert and into sandy graves
Children were murdered while their mothers were raped
Babies were thrown in the air and impaled on swords
Nothing but death from the Turkish hordes
Dispersal took place some Armenians escaped
Most met a cruel end
Now we are few but we`ll always be true
To the Armenians that we will defend
First they were bound, then split with an axe
They juggled their heads and the Turks laughed
Set on fire like human torch
Many were nailed alive to the floor.

Contributed by Riccardo Venturi - 2006/8/22 - 11:34




Language: Italian

Versione italiana di Riccardo Venturi
22 agosto 2006
LA PERSECUZIONE DEGLI ARMENI

Tutto quel che so pensare è vendetta,
il massacro non finisce mai nella mia testa
e a tutti coloro che negano questo peccato
baba eed janed cach-men
genocidio etnico
su milioni di morti
le grida non furono udite nel 1915
nessuno ricorda, nessuno ci crede
qualche turco nega, ma è uno stronzo bugiardo
l’America lo sapeva, ma come sempre
si mise là soltanto a ascoltare le grida…
Perché interferire ? Laggiù non c’è denaro,
chi sono gli armeni… ? Cazzo ce ne frega se sono vivi,
e chi cazzo se ne frega se sopravvivono ?
Spinti a forza nel deserto e in tombe di sabbia
i bambini furono uccisi mentre le madri erano stuprate
i neonati erano lanciati in aria e infilzati con le spade
soltanto morte dalle orde turche
si ebbe la diaspora, degli armeni sfuggirono
i più trovarono una tragica morte
ora siamo pochi ma resteremo sempre fedeli
agli armeni che noi difenderemo
prima erano legati, poi squartati con un’ascia
i turchi giocavano con le loro teste e ridevano
li bruciavano come torce umane
molti furono inchiodati vivi al pavimento.

2006/8/22 - 12:03




Language: French

Version française de Riccardo Venturi
22 août 2006
LA PERSECUTION DES ARMENIENS

Tout ce que j’arrive a penser, c’est la vengeance,
le massacre n’a jamais fin das ma tête
et à tous ceux qui nient ce péché
baba eed djaned catch-men
génocide ethnique
sur des millions de morts
les cris ne furent pas entendus en 1915
personne ne se souvient, personne n’y croit
quelques turcs nient, mais ce n’est que des sales menteurs
l’Amérique le savait, mais comme d’habitude
elle ne fit qu’écouter les cris…
Pourquoi se mêler ? Il n’y a pas d’argent là-bas,
qui sont-ils, ces arméniens ? on s’en fout s’ils sont vivants,
on s’en fout carrément s’ils survivent…
Poussés dans le désert, dans des fosses de sable,
les enfants furent tués tandis que leurs mères étaient violées
les bébés étaient lancés dans l’air et enfilés d’un coup d’épée
ce n’était que la mort qui venait des hordes turques
il y eut la diaspora, des arméniens échappèrent
la plupart d’eux périrent tragiquement
nous sommes peu nombreux maintenant
mais nous resterons toujours fidèles
aux arméniens que nous allons protéger
d’abord, ils étaient liés, puis écartélés à la hache
les turcs jouaient avec leurs têtes et riaient
et les brûlaient comme des torches vivantes
beaucoup d’eux furent cloués vivants au sol.

2006/8/22 - 12:18


Perche' un percorso sul genocidio armeno ???
Anomalo direi...
(DuoSiciliano)

Anomala mi sembra piuttosto questa domanda...[RV]

2008/1/16 - 00:28


Beh...gli armeni sono stati uccisi da un neogoverno "laico"
per la loro fede religiosa. Perche' non uno sui 50.000 massacrati in Vandea ?
(DuoSiciliano)

Il genocidio armeno è iniziato nel 1915, quando ancora era in piedi l'Impero Ottomano e i "Giovani Turchi" di Kemal Atatürk ancora non avevano preso il potere (lo avrebbero preso nel 1922/23). Le motivazioni del genocidio armeno, ad ogni modo, sono soltanto superficialmente riportabili a motivi "religiosi", ma capisco che questo fa comodo a chi non vuol perdere un'occasione per dare una lucidatina allo "scontro di civiltà".

Questo per quanto riguarda il genocidio armeno. Purtroppo il riferimento alla Vandea mi ricorda un po' troppo da vicino certe argomentazioni di una persona che qui dentro, e da un po' di tempo, non è più minimamente gradita. La stessa persona che si permetteva di scrivere cose del genere su Indymedia, facendo nomi e cognomi. Ad ogni modo, questo sito ospita fin dai suoi primissimi inizi una canzone la cui origine risale proprio alla repressione dei moti di Vandea: Vive la République, Vive la Liberté. [RV]

Riccardo Venturi - 2008/1/16 - 20:51


A parte il fatto che non ho il piacere di conoscere la persona sopra riportata e non voglio nessuno scontro di civilta', condivido a pieno il tuo commento della canzone. Ricordo anche che una delle rare testimonianze giuntaci su quel massacro fu' il precomunista Babeuff che si schiero' in difesa degli insorti contro la convenzione con l'opera "La Vandea e il sistema di spopolamento". Saluti allo staff
(DuoSiciliano)

La notizia che non hai nulla a che fare con quella persona mi rende sinceramente felice, e ti chiedo altrettanto sinceramente scusa per aver nutrito qualche sospetto. Il problema è che, a volte, questo sito si è trasformato in una specie di "palestra" per follie varie, e quindi abbiamo ed ho la propensione ad un un minimo di accortezza. Tutto qui e "incidente" chiuso. Per quanto riguarda la Vandea, devo dire: non esiste nessuna strage più "accettabile" delle altre, nessun genocidio che non sia altro che un genocidio. Armeno o vandeano che sia. Il problema della presenza maggiore di certi argomenti, qui dentro, rispetto ad altri è un problema strettamente inerente alle canzoni. Se trovi per caso delle canzoni che parlano della Vandea senza che questa sia presa ad alcun pretesto, saranno senz'altro inserite. Non abbiamo avuto nessun problema nel trattare la rivolta ungherese, l'occupazione del Tibet, le stragi staliniste, il genocidio cambogiano; siamo diventati una specie di punto di riferimento per le discussioni sulla "guerra al brigantaggio" nell'Italia postunitaria, argomento quasi "tabù"; non vedo quindi perché dovremmo averne nel parlare della Vandea. Però con una precisazione onesta e necessaria: qui dentro non sono più accettate canzoni provenienti da aree e gruppi di estrema destra. L'obiettività totale è impossibile, non siamo la neutrale Wikipedia, abbiamo un orientamento generale che intendiamo rispettare (nonostante le differenze ideologiche anche forti tra i vari amministratori) e non desideriamo creare confusioni né con gli altri, né con noi stessi. Le confusioni non fanno mai bene. Saluti! [RV]

2008/1/17 - 00:34


ciao sono beatrice a me piace molto questa canzone xk trasmette tanto e soprattutto ti fa riflettere. beh io vi invito anche solo a leggere le parole xk sono molto forti, ma è quello che realmente è successo in Armenia, che non ha mai ottenuto l'indipendenza xk i turchi ritenevano l'Armenia una città sviluppata sotto il profilo economico. E vi invito a vedere la "MASSERIA DELLE ALLODOLE" xk è un film molto forte, ma ti fa riflettere molto a cosa è successo in Armenia, xk io non ho mai sentito parlare del genocidio armeno, ma da una parte grazie al film ho capito realmente cos'è. bea

bea - 2010/6/1 - 17:44


Here is a list of musical works dedicated to the Armenian Genocide and related events:

Alexander Spendiaryan, "Take, O Armenia", opus 27, concert aria (1915, words by H. Hovhannisian)
Komitas, "Children's Prayer" (1915),
Romanos Melikian, "Zmrukhti", song cycle, (1916-1918),
Alexander Arutiunian, "Poem about the Armenian People", (1961, words by Gevork Emin),
H. Stepanian, "The Great Crime", oratoria (1964, words by Paruyr Sevak),
G. Hakhinyan, "II symphony" (1975, words by Paruyr Sevak),
Harutiun Dellalian, "The Death", symphonic poem (1978),
"A Memorial to the Martyrs", requiem cantata, by Harutiun Dellalian, Georges Garvarentz and Gostan Zarian (1984),
Yervand Yerkanyan, "The Voice of Victims", symphony (1984),
Loris Tjeknavorian, "Requiem on Memoriam of Perished People", symphonic work (1974),
E. Hayrapetyan, "Oratoria - 1915" (1977),
Aram Khachaturian, "Vorskan akhper", arrangement for the II Symphony (by Avetik Isahakian),
H. Berberian, "Requiem aeternam" (by Yeghishe Charents),
Scott Giles, Symphony No. 81, "1915"
Alan Hovhaness, "Khorhurd Nahatakats",
Petros Ovsepyan, "Down below" (2008)
Artin Poturlyan, "A handful of ash from your ashes..." for harp (2000),
Charles Aznavour, "Ils sont tombés", song (1976),
Eduard Baghdasaryan, Soundtrack for the "Dzori Miro" movie (ArmenFilm),
Krematorij, "Sebastia", song (by Armen Grigoryan), 1986,
Scars On Broadway, "Exploding/Reloading" Scars on Broadway (album)
System Of A Down, "PLUCK", rock composition (1998),
System Of A Down, "Holy Mountains" Hypnotize (album)
System Of A Down, "Deer Dance" toxicity (album)
Integrity, "Armenian Persecution" Systems Overload (album)
Daniel Decker and Ara Gevorgyan, "Adana", composition (2005),
Diamanda Galás, "Defixiones, Will and Testament: Orders from the Dead", album (2003).


http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_m...

DonQuijote82 - 2011/10/15 - 18:05


ARMENI E CURDI UNITI PER L'AUTODETERMINAZIONE

(Gianni Sartori)

Capita ancora ogni tanto. Meno spesso di prima, ma capita.

Qualcuno “che ha studiato” – non avendo evidentemente altri argomenti per screditare la strategia adottata dai curdi in Rojava – tira fuori dal cappello la questione degli Armeni. Ed è anche capitato che mi venissero a citare una vecchia intervista del 2006 a Baykar Sivazliyan, armeno, docente universitario autore di numerosi libri sia sugli armeni che sui curdi (con cui è in ottimi rapporti da sempre).

Peccato che nell’intervista in questione le affermazioni di Baykar non andassero esattamente in quella direzione. Al contrario, intendeva riconoscere al Parlamento curdo in esilio – che aveva espresso un rammarico sincero – il merito storico di aver denunciato le responsabilità di alcuni curdi (una conseguenza indiretta dell’organizzazione feudale curda dell’epoca) nel genocidio degli armeni. Fornendo, quantomeno, una conferma delle ben più pesanti responsabilità turche (una “chiamata in correo” diciamo). Del resto -spiegava Baykar Sivazliyan – non è che agli armeni interessi condannare tutti i turchi odierni “a prescindere” per quello che hanno fatto i loro antenati. Si tratta invece di riconoscere, ammettere una buona volta le responsabilità dello Stato e dei dirigenti turchi dell’epoca.

E magari chiedere anche scusa, già che ci siamo.

Come lo so? Semplicemente perché conosco Baykar da anni e l’intervista citata a sproposito era una delle mie.*

La questione ora rischia di riproporsi e quindi mi sembra opportuno anticipare eventuali rimostranze.

Mentre gli armeni del Nagorno-Karabakh sono costretti ad abbandonare le loro case e mentre si profila il pericolo concreto di un ennesimo etnocidio (culturale, ma non solo) per mano degli azeri con il sostegno di Ankara, da più parti vengono lanciati appelli per “salvare gli Armeni di Artsakh”.

Ottimo, anche se tardivo. Purché non rimanga solo un benevolo auspicio.

Altri, i curdi per esempio, non avevano aspettato tanto per esprimere la loro concreta solidarietà al popolo armeno. Coerentemente con la pacifica convivenza sperimentata sia in Anatolia che nel Caucaso per millenni. Una convivenza incrinata soltanto all’epoca delle guerre turco-russe, propedeutiche agli eventi del 1915. Se ancora oggi qualche armeno rinfaccia ai curdi (o meglio, a una parte dei curdi) il ruolo di collaborazionisti nel genocidio non ha tutti i torti. Così come qualche curdo non dimentica altre ingiustizie subite – magari di minor gravità  – per mano degli armeni (e degli azeri ovviamente). Ossia la deportazione di centinaia di migliaia di curdi dal “Kurdistan Rosso” quando si spartirono la regione.

Ribadisco. Attualmente i curdi, la stragrande maggioranza dei curdi, si rammarica profondamente per il ruolo di alcuni esponenti del loro popolo nel genocidio ordito dal regime ottomano. Collaborazione che comunque avvenne in aperto contrasto con quanto richiesto dai notabili curdi riuniti nel Movimento Xoybun (di cui facevano parte anche molti armeni) che auspicava un Kurdistan indipendente a fianco di uno Stato armeno.

Curdi e armeni, due popoli perseguitati, forzatamente minorizzati, sia massacrandoli direttamente, sia frantumandoli tra vari stati. Come i curdi vengono perseguitati (principalmente da Ankara, ma anche Teheran non scherza) sia in Bakur che in Rojava e Rojhilat (e anche in Bashur naturalmente, talvolta con la colpevole complicità di altri curdi), così gli armeni oggi si ritrovano sottoposti alla doppia persecuzione di Turchia e Azerbajian.

Per quanto riguarda i curdi, un caso limite è quello di Afrin, il cantone curdo contro cui nel 2018 si erano scatenate le milizie mercenarie siriane e jihadiste alleate dell’esercito turco. Specularmente all’odierna tragedia del Nagorno-Karabakh, così da Afrin si snodavano altre interminabili colonne di profughi scacciati dalle loro case. Oggi Afrin è completamente sotto il controllo turco e le bande jihadiste vi impongono la sharia, esautorando completamente il Confederalismo democratico (pluralista,femminista , ecologista) che i curdi avevano applicato.

Un modello, per inciso, valido universalmente, non soltanto per i curdi.

Su chi possono contare ora come ora curdi e armeni? Soltanto su loro stessi probabilmente, dato che gli stati (quelli europei compresi) non manifestano particolare allarme per quanto sta avvenendo (almeno finché gli eventi non dovessero turbare i loro interessi). E’ comunque altamente auspicabile che al fianco di armeni e curdi si vadano schierando quanti credono ancora nell’autodeterminazione dei popoli. Così come è auspicabile che dalla comune lotta contro l’oppressione, rinasca una forte, sincera alleanza tra curdi e armeni. Un’alleanza in grado di lenirne, rimarginarne definitivamente le reciproche ferite.

Gianni Sartori

* nota 1.http://www.arivista.org/riviste/Arivis...

Gianni Sartori - 2020/11/22 - 09:09


TU QUOQUE, ARMENIA ?

Gianni Sartori

Cosa dire? Semplicemente uno schifo.

Il mese scorso (ma la conferma è solo di questi giorni) l’Armenia ha estradato Leheng e Alişer, due esponenti delle HPG (Forze di Difesa del popolo, braccio armato del PKK), verso la Turchia. Falsamente Ankara l’aveva mascherato come il risultato di un’operazione del MIT (i servizi segreti turchi) nel campo per rifugiati di Makhmour (nel Kurdistan del sud).

Nel comunicato delle HPG si legge che “i compagni Leheng et Alişer avevano incontrato i soldati dello Stato armeno nella zona di frontiera con l’Armenia nell’agosto del 2021 e avevano agito con prudenza per evitare situazioni negative”.

Quindi i due curdi venivano arrestati e imprigionati. A seguito di un contenzioso giuridico davanti alla Corte d’appello avevano ottenuto un verdetto favorevole alla loro rimessa in libertà il 23 febbraio 2022. Ma invece di essere liberati venivano prima prelevati e trattenuti dai servizi segreti armeni e poi, circa un mese fa, estradati in Turchia.

Secondo le HPGl l’Armenia avrebbe “violato le norme giuridiche internazionali e le stesse proprie leggi”.

Il comunicato prosegue denunciando che trattare in questo modo “dei rivoluzionari che lottano per l’esistenza e la libertà del loro popolo, consegnandoli allo Stato turco è una vergogna per l’Armenia”.

In precedenza, il 14 settembre, l’ufficio stampa delle HPG aveva già segnalato l’estradizione di altri due curdi dall’Irak verso la Turchia. Smentendo anche in questo caso la versione ufficiale di Ankara, ossia che si trattava di “brillanti operazioni esterne” del MIT a Makhmour.

Tali episodi risultano particolarmente disgustosi se pensiamo allo stillicidio di prigionieri politici curdi che in carcere perdono o si tolgono direttamente la vita. In molti casi ritengo si dovrebbe parlare di “suicidio indotto” se, come confermano diverse testimonianze, dopo aver subito maltrattamenti e torture, quando rientrano in cella i prigionieri rischiano di trovare un cappio già pronto.

A volte può sembrare una via d’uscita (o anche una forma estrema di protesta, l’unica consentita) per sfuggire alle sofferenze.

L’ultimo caso, per ora, è quello del venticinquenne Barış Keve, rinchiuso da una settimana in una cella di isolamento del carcere di tipo T di Malatya Akçadağ. Condannato a sei anni e tre mesi per “appartenenza a un’organizzazione terrorista”, Keve era stato arrestato a Edirne. Trasferito nella prigione di Malatya Akçadağ, veniva immediatamente posto in isolamento per “sanzione disciplinare”. Alla notizia della morte per presunto suicidio (arrivata dall’amministrazione penitenziaria nel cuore della notte il 18 settembre) il fratello del giovane defunto, ha dichiarato di avergli parlato per l’ultime volta (per telefono presumo) venerdì 16 settembre e di non aver colto nessun intento negativo in Barış.

Gianni Sartori

Gianni Sartori - 2022/9/25 - 11:54


IL TRADIMENTO DELL’ARMENIA NEI CONFRONTI DEI CURDI DURAMENTE STIGMATIZZATO ANCHE DA MOLTE ORGANIZZAZIONI ARMENE
Gianni Sartori


La notizia che l’Armenia aveva consegnato ai servizi segreti turchi (MIT) due militanti curdi arrestati nel 2021 è stata accolta prima con stupore e poi con indignazione da numerose organizzazioni armene, sia in Armenia che nella diaspora.

Per il deputato armeno Gegham Manukyan (esponente della Federazione Rivoluzionaria Armena) non si sarebbe “mai visto un tradimento di tale portata negli ultimi trent’anni”.

Parlando dei due curdi estradati ha detto che essi “avevano combattuto a Dersim, la regione dove molti nostri compatrioti sono stati soccorsi dai curdi all’epoca del genocidio armeno e hanno in seguito preso parte all’insurrezione di Dersim. Ora i due curdi si trovavano nel territorio della Repubblica di Armenia e sono stati prelevati e consegnati alle autorità assassine della Turchia. Uno stato - ha voluto sottolineare Manukyan - che ha attivamente preso parte alla guerra di 44 giorni contro di noi e sostiene tuttora l’aggressione dell’Azerbaigian”.

Protesta anche il Consiglio di coordinamento delle organizzazioni armene in Francia (CCAF). In un comunicato del 25 settembre si legge che il CCAF “ha preso conoscenza con stupore della consegna da parte dell’Armenia alla Turchia di due militanti curdi delle HPG che erano stati arrestati un

anno fa e poi rimessi in libertà per una decisione della Corte di cassazione”. Continua sostenendo che “niente può

giustificarequesta misura” e di attendere spiegazioni dalle autorità armene per questo atto definito “vergognoso”.

Ricorda anche che “le organizzazioni curde hanno fatto il loro dovere nei confronti della memoria storica riconoscendo e condannando il genocidio degli Armeni (a cui sotto la spinta dei Turchi parteciparono alcune tribù curde, come a suo tempo aveva onestamente riconosciuto il parlamento curdo in esilio nda) e hanno sempre manifestato la loro solidarietà nei confronti dell’Armenia e dell’Artsakh”.

Aggiungendo che le organizzazioni armene della Francia hanno sempre dato il loro sostegno “alla resistenza del popolo curdo e alla sua lotta contro lo Stato fascista turco”.

Non potrebbero inoltre mai “approvare delle misure così contrarie ai principi democratici, al diritto dei popoli e alla solidarietà che deve esistere tra popoli oppressi”.

Anche perché è facile prevedere quali conseguenze potrebbero esserci sul piano della violazione dei diritti umani, un terreno in cui la Turchia spesso si è resa responsabile di violazioni nei confronti dei prigionieri politici.

In conclusione il CCAF riafferma con forza il suo “sostegno totale alla lotta del popolo curdo”.

Da segnalare anche, da parte curda, la dura presa di posizione del KCK (Koma Civakên Kurdistanê - Unione delle comunità del Kurdistan) che qualifica la misura presa dal governo armeno di Pashinyan come “tradimento”, esortandolo a interrompere immediatamente i suoi rapporti di collaborazione con lo Stato turco, presentando le proprie scuse sia al popolo armeno che al popolo curdo.

Questo il comunicato del KCK:

“I nostri amici Leheng (Atilla Çiçek) e Alişer (Hüseyin Yıldırım) sono stati recentemente consegnati alla Turchia dallo Stato armeno. (…) Leheng et Alişer, nuovamente imprigionati dal governo armeno dal novembre 2021 (dopo che in primo tempo erano stati liberati nda) sono stati consegnati allo Stato turco con il tradimento. Con notizie false si è cercato di mascherare l’operato dello Stato armeno (inventando una cattura operata dal MIT in un campo profughi del Kurdistan del sud nda). E’ significativo che il governo armeno abbia consegnato due rivoluzionari curdi - che combattono per la libertà del popolo curdo e che si erano recati in Armenia all’interno di una operazione della resistenza - allo Stato turco nel momento in cui il territorio armeno è occupato con il sostegno della Turchia. Questo rivela chiaramente che il governo Pashinyan collaboracon lo Stato turco colonialista e genocida e con il governo fascista AKP-MHP.

Come Movimento curdo per la libertà, condanniamo fermamente il governo Pashinyan per il suo comportamento collaborazionista”.

Infatti appare evidente che - mentre le terre armene sono sotto occupazione anche grazie alla Turchia -invece di sostenere chi combatte la Turchia il governo armeno si rimette alla volontà di Ankara.

Questo gesto rappresenterebbe anche “un tradimento della lotta del popolo armeno contro il genocidio”.

In sostanza il governo Pashinyan avrebbe tradito sia la causa dei popoli in generale, sia quella del popolo armeno in particolare. Oltre a quella dei curdi ovviamente.

“La lotta per la liberazione del Kurdistan - prosegue il comunicato del Koma Civakên Kurdistanê - non è soltanto per la libertà del popolo curdo, ma anche per la libertà di tutti i popoli della regione, in particolare per quella del popolo armeno. Il popolo curdo considera il popolo armeno come suo prossimo e il paese in cui vive come una patria comune e sostiene la loro causa”.

Dopo aver evocato i reciproci “sentimenti positivi” tra i due popoli, il KCK garantisce che comunque l’operato dei collaborazionisti non potrà danneggiare l’amicizia e la fraternità tradizionali tra i due popoli. Al contrario consentiranno ai popoli curdo e armeno di “impegnarsi in una lotta comune ancora più vigorosa”.

Gianni Sartori

Gianni Sartori - 2022/9/26 - 20:40



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