Language   

L'Ammucchiata

Riccardo Marasco
Language: Italian (Toscano Fiorentino)

List of versions


Related Songs

Ottave in rima per Lorenzo Bargellini detto "Mao"
(Anonimo Toscano del XXI secolo)
La mia battaglia l'è al sabato sera
(I Gufi)
Serge Gainsbourg & Jane Birkin: Je t'aime... moi non plus
(GLI EXTRA DELLE CCG / AWS EXTRAS / LES EXTRAS DES CCG)


[1975]
Dal disco "L'Ammucchiata"
[Birba Records]
L'ammucchiata

Riccardo Marasco e la sua incredibile e celebre chitarra-lyra.
Riccardo Marasco e la sua incredibile e celebre chitarra-lyra.


Un altro episodio un po' fuori tema con questa lunghissima canzone di quel geniaccio fiorentino che è Riccardo Marasco.

Con tono goliardico, ma con una conoscenza invidiabile e un amore per la storia della propria città che traspare in ogni verso, Marasco descrive un'ineguagliabile orgia a cui partecipano tutti i più grandi nomi del potere fiorentino e della cultura rinascimentale.

E il contro la guerra? Beh guardate come son definite le crociate, e mettete da parte ogni falso pudore ed ogni ipocrisia "ben sapendo che qua in Terra/ chi non ama poi fa guerra" (vista la difficoltà di trovare altri argomenti che giustificassero l'inserimento, il testo è stato successivamente spostato tra gli "Extra"...)

Il testo è trascritto all'ascolto. Le parti tra parentesi sono parlate.

(Lorenzo Masetti)
Quant'è bella giovinezza
che si fugge tuttavia
chi vuol'esser lieto, sia
del doman non v'è certezza [1]

Udite, udite, madonne e messeri
l'istoria faceta che accadde l'altr'ieri.
Due freschi virgulti di nobil casata
per vincer la noia t'inventonno l'ammucchiata

A nord di Firenze, in quel di Mugello
gli è sport diffuso chiappare l'uccello
(c'era molta selvaggina a' que' tempi)
e i bimbi d'i' Medici, gaudenti per schiatta
correvano i' rischio di chiapparlo, sì, ma nella chiappa

"Fratello Giuliano" [2], diceva Lorenzo,
"su, diàmci da fare co' un po' di buon senso
bisogna trovare de' modi ben scaltri
per metterlo in locum
ma... in un locum che sia d'altri

Allora bisogna, perché il gioco riesca,
che sia contorta, confusa la tresca
così chi lo prende, ossia il ricevente
non possa dir niente, quod ignorat offerentem [3] "

"Che cosa geniale, che grande trovata
ma questo, fratello, lo sai, è l'ammucchiata
i' babbo è a Firenze, pe' far mercanzia
facciamo la prova, si chiama bimbi e bimbe più la zia."

La cosa doveva restare segreta
e invece si seppe anche all'Impruneta [4]
perché babbo Piero pe' 'un perde' i' Carosello [5]
fe' prima ritorno, e, aperto l'uscio, ritrovossi ni' bordello

Madonne, a Ser Piero per quella visione
di ciocce [6] straziate, di lombi in azione
gli venne un'idea, e in più un coccolone [7]
e disse spirando: "Schiaf.. schiaf... schiaf...
schiaffatemi sei palle in su i' blasone [8]"

Osanna, trionfi, onori ad oltranza
ai bimbi d'i' Medici offerse Fiorenza
da Piazza del Duomo alla Signoria
si andava berciando: "a i' mucchio...
a i' mucchio... sia icchè sia..."

I Ciompi [9], le Arti, maggiori, minori
i nobili tutti, i saggi, i priori
e poi i' gonfalone co' i' gruppo degli otto [10]
correvan pensando "io sopra, te sotto"

Lorenzo da un lato palpava un paggetto
che intanto al Giuliano porgeva il culetto
Dall'altro, solingo, il buon Poliziano [11]
se lo trastullava con sua lesta mano

L'Alberti [12] palpava Marsilio Ficino [13]
seppur come chierico odiasse Plotino [14]
a donna Lucrezia [15] il bel Buonarroti
diceva: "Va meglio se prima lo scuoti"

Il gran Squarcialupi [16] con l'organo in mano
faceva prodigi al di là dell'umano
e terrorizzava l'Andrea del Castagno
che pure avea indosso mutande di stagno

(Lo Squarcialupi era un grande organista del Quattrocento
e appunto a' que' tempi si usarono degli organi portatili, detti portativi,
che, grazie alle loro modeste proporzioni, si potevano tranquillamente tenere in mano durante processioni, feste, cortei
così con la sinistra si manipolava il mantice, e colla destra si poteva compiere dei grandi virtuosismi)

Vedendo quei nudi a buco ponzone
pensò l'Ammannati [17] di fare il Biancone [18]
frattanto Leonardo col suo acuto ingegno
pensò di inventare l'Hatù [19] di buon legno.

I' mucchio pareva talmente attraente
che dall'aldilà ritornava la gente
e tutto era fatto in stile sì puro
che molti venivan perfin dal futuro

Messer Pier Capponi [20], esperto in campane
se la spassicchiava con sette puttane
ma quando alle trombe ricorse Re Carlo
gli strinse i' campano, si mise a tirarlo
(eh, per la Patria si fa questo e altro...)

Messer Galilei tagliavasi il fallo
con lama Gillette per meglio studiarlo
(scienziati si nasce)
Ne' mentre Cellini [21] scolpivalo a spillo
con duro bulino per metterlo a un grillo
(oh... preziosità dell'orefice)

Qua e là saltellava il Pier Soderini [22]
privato dei panni, coi soli calzini
che, ebbro di gioia, frugava n'i' mucchio
gridando all'intorno "in do' succhio succhio"

Il Duca d'Atene [23] con la sua brigata
ingordo, sperava in un'altra cacciata
Francesco Petrarca strusciandolo a un rovo
tentava la strada di un dolce stil nuovo

Messer Boccaccio in veste di gala
faceva con arte il maestro di sala
gridando consigli a dritta ed a manca
perché l'ammucchiata non fosse mai stanca

Andrea Della Robbia con Filippo Lippi
andavan tramando terribili inghippi
perché inchiappettato coi lanzi tedeschi [24]
da tre ciuchi matti fosse il Brunelleschi
(primo esempio di resistenza al nazismo in Italia)

Confuso e avvilito piangea Cimabue
che, essendo normale, ne avea solo due
e in ciò era battuto dal suo allievo Giotto
che come sapete ne avea sessantotto

Su tutti si ergeva Guido Cavalcanti
co' un giovin di dietro e un giovin davanti
"È un gioco", diceva, "che proprio l'altr'ieri
con due cherubini facea l'Alighieri"

Smarrito piangeva Pietro l'Aretino:
"Di fronte a 'ste scene mi sento piccino.
Son tanto complessi quest'accoppiamenti
che son da bambini i miei ragionamenti." [25]

Con l'occhio voglioso ruggiva Masaccio:
"Qui più non lo reggo, lo metto a casaccio!"
ed agile spicca un salto a piè pari
cadendo rubizzo in groppa al Vasari [26]

Partì di gran corsa l'illustre studioso
portando in arcione quel genio focoso
e il palio sottrasse a Pier della Francesca
che ad arte montava gentile fantesca

Nel mezzo alla mischia, sopra un piedistallo
vedevi solerte Giulian da San Gallo
che per il progetto di un suo campanile
prendea le misure di un fallo maschile

Al Dante, grifagno [27], vedendo quell'orgia
tornò nella mente il concetto di bolgia
e telefonò in via delle Burella [28]
"Accorri, Beatrice, e porta Casella [29]"

In quell'ammucchiarsi, direi psichedelico
spiccava serafico Fra' Beato Angelico
che intinto il pennello nelle porporine
dorava le chiappe a dami e damine

Infin dall'Oriente arrivò Rucellari
con panni viola, onori, denari,
e il tutto dovendo ad una pisciata
con nobile orina bagnò l'ammucchiata.

(perché non tutti sanno che i Rucellari diventarono famosi, potenti, ricchi e nobili per un caso fortuito.
Uno di loro, tornando dalle Crociate, che eran queste grandi gite di massa che si facevano allora in Medio Oriente, vero...
organizzate dalla famosa agenzia di viaggi, la Pontificia Pax Domini,
preso da corporal bisogno, ebbe in sorte sul ponte della nave di bagnare una pianticella che portava come souvenir un lichene e si accorse che questa... questo lichene fermentando nell'orina, che poi in seguito scientificamente sarebbe stata definita piscio, produceva la tinta viola.
E così arrivati a Firenze cominciarono a coltivare su larga scala questa pianticella e alla fin dell'anno la famiglia era convocata per dare l'obolo per farla fermentare, ecco... però gli rimase la deformazione professionale) [30]

Del fatto lagnossi il grande Verrocchio [31]
che tutto quel piscio avea preso in un occhio
Ma pronto Leonardo propose un canale
che in Arno portasse quel piscio regale

(eh era un patito del progetto, Leonardo, una cosa incredibile, progettava sempre tutto tutto tutto
e poi, insomma, poi 'un faceva niente, vero... dire... è morto, c'ha lasciato du' quadri e tutti schizzettini
in disordine perché lui era un genio.
Un fiorentino che nel Quattrocento inventa la bicicletta e poi va a piedi l'è un bischero!) [32]

Vedendo ammucchiarsi miriadi di palle
il musico Isacco [33] pensò immortalarle
co' un inno mediceo di note sì belle
che fu nominato Magister Cappellae [34]

(perché lo Squarcialupi ormai in là cogli anni, vero,
non ce la faceva più con quest'organo in mano
e a un certo punto tirò il calzino.
Allora i Medici pensarono:
qui va sostituito con uno che ce l'abbia duro, il nome,
e lo fecero venire dai Paesi Bassi, che si chiamava Isaac.
Il Maestro Isacco arrivato a Firenze, per ingraziosirsi i nuovi padroni
compose subito un inno polifonico che cominciava "palle, palle"
così, a iosa, senza dir quante.
I Medici, entusiasti, lo fecero subito Maestro di Cappella.)

Ohibò, mi direte, fu un vero bordello
lo so, ma regista fu Paolo l'Uccello
che dopo quel giorno, a giusta ragione
dai posteri detto fu pur "l'Uccellone".

Si sa ch' avrìa giunto ben altri orizzonti
quell'orgia, l'avesse diretta il Visconti
Ma in ciò fu Fiorenza che l'ebbe nel dietro
essendo impegnato Luchino a Spoleto [35]

In disparte solo i Pazzi
disdegnaron giochi e lazzi
e nel grande baccanale
affilarono il pugnale

per opporsi ai tristi intenti
di que' Medici potenti
manutengoli e strozzini
tenutari di casini

cosicché a tutte l'ore
si potesse fa' l'amore
ben sapendo che qua in Terra
chi non ama poi fa guerra

Poi al grido "pista, pista"
giunse un sadomasochista
quel bon Fra' Savonarola
scrutatore di lenzuola

che venendo da Ferrara
non comprese quella gara
e a Fiorenza negò il gioco
per finire lui sul rogo.

La città gridava "Palle!"
tra le fiamme rosse e gialle
e il beato: "Brucio, brucio
che godìo questo caldùcio!"

Cosicché tra palle e fiamme
si concluse quel bailamme
o se vuoi, in una vampata
ebbe fine l'ammucchiata.
Dichiarandomi...totalmente spiazzato, stavolta, da questo inserimento, ho comunque apportato qualche necessaria correzione al testo (che conosco a memoria fin dalla sua oramai lontana pubblicazione), e ne ho approfittato per stilare alcune NOTE che risulteranno senz'altro utili ai non fiorentini:


[1] Sono, come tutti sanno, i versi iniziali del « Lamento di Bacco e Arianna » di Lorenzo dei Medici detto il Magnifico.

[2] Il quale rimase vittima della Congiura dei Pazzi, il giorno di Pasqua dell’anno 1478.

[3] Latino : « Poiché ignora chi glielo ha offerto », « poiché ne ignora l’offerente ».

[4] Per i non fiorentini : l’Impruneta è un comune dell’immediato circondario, in direzione del Chianti. Ora ci si va con gli autobus urbani in venti minuti, ma all’epoca era lontana campagna.

[5] La celebre trasmissione pubblicitaria che ha segnato un’epoca nell’Italia degli anni sessanta e settanta. Ricordiamo che fu trasmessa per l’ultima volta nel 1977. Era il limite massimo di orario per i bambini : « A letto dopo Carosello » !

[6] Tette, seno

[7] Colpo apoplettico. Oggi si direbbe « un ictus ».

[8] Lo stemma della famiglia Medici consisteva appunto in sei palle. Da qui il nome dato ai suoi seguaci nella lotta contro il Savonarola : « Palleschi » (i savonaroliani vennero invece detti « Piagnoni »).

[9] Cardatori dell’Arte della Lana, protagonisti della prima rivolta operaia della storia : il Tumulto dei Ciompi del 1378.

[10] Il « Gruppo degli Otto », ovvero gli « Otto di Guardia e di Balìa », vero e proprio consiglio di polizia e ordine pubblico attivo a Firenze fin verso il XVIII secolo. Ancora adesso, a Firenze, facendo attenzione è possibile vedere delle antiche targhe murate contenenti gli editti degli Otto di Guardia e di Balìa, del tipo « Qui è vietato severamente giocare alla palla »…

[11] Agnolo Poliziano, noto poeta e umanista nato, come dice il suo nome stesso, a Montepulciano (Mons Politianus).

[12] Leon Battista Alberti, celeberrimo architetto del Rinascimento. Considerato l’inventore del disegno a prospettiva.

[13] Filosofo e umanista restauratore del Platonismo.

[14] Filosofo greco fautore di una decisa libertà di costumi.

[15] Poteva mancare Lucrezia Borgia, anche se non direttamente coinvolta nella storia fiorentina ?

[16] Antonio Squarcialupi è veramente il grande organista descritto da Marasco nell’inciso, e veramente inventò un organo portatile detto « portatìle », considerato l’antenato della fisarmonica.

[17] Bartolommeo Ammannati, scultore e architetto del Rinascimento

[18] Il « Biancone » è la statua del Nettuno in piazza Signoria. La statua meno amata dai fiorentini di tutti i tempi, per la sua eclatante bruttezza e disarmonia (da cui il detto "Ammannato, Ammannato, che bel marmo hai rovinato!"). Spesso oggetto di atti vandalici, l’ultimo dei quali, recentissimo, ha avuto come protagonista un cuoco empolese.

[19] Il « Settebello » prodotto dalla ditta Hatù di Bologna, il più noto preservativo made in Italy. Da notare (e lo si vede benissimo passando per l’autostrada del Sole), che immediatamente adiacente alla fabbrica Hatù si trova la Giordani, produttrice di carrozzine e passeggini per bambini. Della serie: se fallisce la prima fabbrica, c’è già pronta la seconda…

[20] Eroe dell’assedio di Firenze del 1530. Celeberrima la sua frase rivolta al re di Francia Carlo VIII, che stava assediando : « Se Carlo suonerà le sue trombe, noi soneremo le nostre campane ». Questa la versione storica ufficiale. Probabile che il suo vero tenore fosse un po’ più colorito.

[21] Benvenuto Cellini, sommo orafo e scultore, ancor più sommo attaccabrighe e rissaiolo, e sparaballe di professione. La sua « Autobiografia », seppure, e a ragione, uno dei capolavori della letteratura rinascimentale, è un concentrato di menzogne e di invenzioni che hanno dovuto attendere Silvio Berlusconi per essere uguagliate e superate…

[22] Pier Soderini, gonfaloniere della Repubblica di Firenze, fu costretto alla fuga nel settembre del 1512.

[23] Gualtiero di Brienne, Duca d’Atene, esercitò una breve tirannia a Firenze nell’anno 1342. Fu cacciato da alcuni signorotti di campagna, provenienti dal Mugello, che stavano acquisendo una certa importanza : tali Medici…

[24] Ovvero i Lanzichenecchi, protagonisti nel 1527 del famoso sacco di Roma. Il termine è la resa fiorentina dell’impronunciabile parola tedesca « Landsknecht » (« soldato di fanteria »).

[25] Pietro Aretino fu scrittore e poeta (specialmente di sonetti) considerato licenzioso. Ancora nel XX secolo la sua lettura era vivamente sconsigliata alle fanciulle, specialmente quella dei « Ragionamenti Amorosi ».

[26] Giorgio Vasari fu mediocre artista, ma ha dato il suo decisivo contributo al Rinascimento scrivendo le biografie, generalmente molto precise e attendibili, dei suoi più valenti colleghi.

[27] « Dallo sguardo rapace », « di grifo ».

[28] Antichissima via del centro storico di Firenze, nel quartiere di Santa Maria Novella. Le « burella » (singolare : « burello ») erano delle profonde cantine che servivano da ghiacciaie.

[29] Paolo Casella, sommo musicista e organista.

[30] Riccardo Marasco non è uno che improvvisa. La storia di Bernardo Rucellai (Rucellari, Oricellari) e della sua fortuita invenzione della tinta porpora a partire da un lichene irrorato con l’orina, è assolutamente autentica.

[31] Andrea del Verrocchio, sommo scultore.

[32] Direi che solo a Firenze è possibile trattare così Leonardo da Vinci...

[33] Maestro Isacco, olandese di nascita (si chiamava Isaac van Schereberge), fu un sommo polifonista e musicista quattrocentesco. La sua storia, pur narrata « alla Marasco », è vera così come l’inno « Palle, palle » che egli compose.

[34] Latino : « Maestro di Cappella », termine perpetuato nel tedesco « Kapellmeister ». Ma, ovviamente, in questo testo il termine « cappella » è volutamente ambiguo…

[35] Il grande regista Luchino Visconti, reale discendente della nobile e regale famiglia milanese, è « impegnato a Spoleto » con ovvio riferimento al festival teatrale che si tiene ogni anno nella città umbra.

Contributed by Lorenzo Masetti - 2005/11/11 - 15:48


via... eh... lo so, è fuori tema... ma non ho resistito. Sai che? si sposta negli extra!

P.S.
All'Impruneta coll'autobus in venti minuti? sie... ti garberebbe (torno or ora, e dalla stazione ce ne ho messi più di quaranta) ;)

Lorenzo - 2005/11/11 - 19:59


Beh, direi che lo spostamento negli extra è in questo caso la cosa migliore :-)
E devo dire che hai anche ragione sul tempo necessario per raggiungere l'Impruneta...si vede che sto diventando sempre meno pratico...
Su, ora torniamo a fare i "cicciggiatori seri", ché qui oramai ci conoscono in mezzo mondo e se ci vedono fare 'sti scambi ci pigliano a tutt'e due pe' bischeri :-)
(La definizione scientifica è "il necessario momento ludico").

Riccardo Venturi - 2005/11/11 - 22:10


Veramente un genio della canzone toscana. Grande Marasco!!!

Alessandro - 2006/11/27 - 15:26


Grazie papà , il tuo sito mi ha fatto ricordare tutto cio che mi rende felice sapendo di avere un padre come te !

Vincenzo Marasco - 2007/5/30 - 14:38


Grandissimo Riccardo MArasco, ma perché proprio tu vincenzo marasco chiami i'ttu babbo, "papà"?

Saluti

Giovanni Gordiani

2008/1/26 - 21:24


sei veramente un grande da salvatore marasco

2011/1/1 - 20:11


credo che il riferimento a Donna Lucrezia non sia quello a Lucrezia Borgia ma alla piu' fiorentina Lucrezia Tornabuoni, poetessa del 1400

Luca

Luca Innocenti - 2017/10/2 - 11:26


L' Ammucchiata tolta dagli "Extra"

29 dicembre 1479: L'ultimo congiurato de' Pazzi, Bernardo Bandini Baroncelli, appeso per il collo in vesti ottomane dal loggiato del Palazzo del Bargello (Firenze). Disegno di Leonardo da Vinci, che assistette all'impiccagione.
29 dicembre 1479: L'ultimo congiurato de' Pazzi, Bernardo Bandini Baroncelli, appeso per il collo in vesti ottomane dal loggiato del Palazzo del Bargello (Firenze). Disegno di Leonardo da Vinci, che assistette all'impiccagione.


Dopo matura riflessione ingenerata senz'altro dall'età che avanza inesorabile, ed anche contraddicendo quel che io stesso avevo scritto su questa pagina nell'oramai lontanissimo 2005, ho deciso (sic statui) di togliere questa immortale canzone dagli “Extra”.

In realtà, l' “Ammucchiata” possiede ogni cosa per essere considerata non solo una vaga “canzone contro la guerra”, ma, altresì, un vero e proprio inno alla vita ed alla pace (dei sensi): orsù, trovatemi un po' in questo sito un'altra canzone nella quale si inneggia per quasi quattordici minuti (!!!) ad ogni sorta, genere & declinazione di copule, di pigia-pigia, di leva e metti, di metti e leva...sarebbe anche fin troppo ovvio ricordare il moderno “fate l'amore e non la guerra”, che assume ancor più valore se riferito ad epoche -come quelle evocate nella canzone- dove, perlopiù, tre quarti e mezzo del tempo veniva impiegato in conflitti con durate mostruose (la guerra dei cent'anni, dei trent'anni, degli ottant'anni e via discorrendo).

Ma non solo. Nella canzone, le svariate figure ed eventi bellici & conflittuali di cui vi si fa menzione sono costantemente sbeffeggiati con salace ironia fiorentina: i Ciompi del tumulto, Pier Capponi (eh, per la patria si fa questo ed altro...), il Duca d'Atene, la congiura dei Pazzi...

Tutto quanto giunge a compimento nel mirabile finale (sottolineato da uno dei frequenti cambiamenti di linea musicale nella lunghissima composizione), nel quale viene preso di mira fra' Girolamo Savonarola.

E' pur vero che, sovente, nella storiografia il frate ferrarese viene considerato un “campione della libertà”; certamente, non si può dire che, come tutte le signorie italiane dell'epoca, la Firenze medicea fosse un modello di virtù democratiche. Susseguentemente ad una delle ripetute cacciate dei Medici, la Firenze che si ritrovò in mano del Savonarola fu repentinamente trasformata in una delle solite grigie e cupe teocrazie sotto la sovranità di Cristo e della Madonna (chissà se Gesù Cristo e Maria Vergine si sarebbero immaginati in Palestina, circa 1500 anni prima, di essere messi a capo di un'oscura città in riva all'Arno, non al fiume Giordano, che all'epoca era stata fondata da appena una sessantina d'anni su un terreno alluvionale paludoso che, nella sua storia, avrebbe provocato costantemente qualche piccolo problema). Cristo, la Madonna, roghi di libri e di opere d'arte, orde di ragazzini che scorrazzavano a fare da pasdarân ante litteram, prediche infuocate contro la lascivia de' costumi...alla fine, il Savonarola ed alcuni suoi sodali furono messi sul rogo e abbruciati.

Con finezza psicologica, il Marasco pone l'accento su una componente estrema di godimento (per non dire proprio di eccitazione sessuale) che tutti, e sottolineo tutti, i repressori dei più elementari e giojosi istinti della razza umana provano nella Morte. Persino nella propria. Morte a vagonate. Morte a gogò. Ci ricordano sempre che dobbiamo morire, questi signori; solo che, prima che ciò inevitabilmente accada, si prodigano non soltanto a distribuire morte a rondemà, ma nel trasformare la vita in un inferno di precetti demenziali basati perlopiù su favolette in confronto alle quali Biancaneve e i Sette Nani fa la figura di un serio e documentato resoconto storico.

Nell'Ammucchiata tutto questo è ben presente; e così, mentre in una giocosa sarabanda che coinvolge anche i più grandi artisti di varie epoche, un irresistibile girotondo di trombate e inchiappettate senza nessuna preoccupazione e senza nessun accenno di discriminazione che sia uno, Firenze (ma si potrebbe dire: qualsiasi altro luogo sulla terra) si avvia al termine del suo periodo aureo, alla decadenza, al declino e, naturalmente, alla serie di guerre, occupazione e massacri che di solito tutto ciò comporta.

Si è detto assai seriamente, e condivido tale punto di vista storico, che il vero e proprio punto debole di Firenze e della casata de' Medici fu lo scarso interesse che essi riponevano nell'educare il popolo alle cosiddette virtù militari; prova ne sia che, quasi sempre (perlomeno con poche eccezioni) si affidavano, per le campagne belliche, a condottieri professionali e ben prezzolati. L'interesse precipuo dei Medici era il seguente: fare soldi, soldi a palate, contando assai di più sulla forza del denaro che su quella delle spade e de' cannoni, e sul prestigio ed il potere politico che tutto ciò dava loro. Finché durò. E il famoso “popolo”? Com'ebbe a dire e ad esporre compiutamente un celebre analista del tardo XX secolo, il chiarissimo prof. Ascanio Celestini, il popolo è un bambino.

Ogni tanto, ma proprio ogni tanto, fa pure la rivoluzione. Andando magari dietro ai primi Savonarola che arrivano, ai talebani, ai dittatori (col monobaffo o del proletariato, oscuri o illuminati), ai fautori dei mondi e degli uomini “nuovi”, agli dèi che sono sempre mit uns, anzi mit ihnen.

Mi spingo troppo oltre? Può darsi. Però questa canzone apparentemente giocherellona certi problemi li pone, li pone eccome. Aveva visto giusto il webmaster, Lorenzo Masetti, nel metterla sedici lunghi anni fa nel sito con geniale e giovanile intuizione; non avevo visto giusto io nel rifiutarle lo status di canzone contro la guerra. Rimedio in questa domenica mattina di settembre. Lunga è la strada verso l'Anarchia, una strada che, probabilmente, non menerà mai da nessuna parte. Ma, alla fine, rimane l'unica strada degna di essere percorsa, dentro se stessi e al di fuori. Diffidando costantemente dagli apostoli di turno che apprezzano il martirio. Mi fosse dato in potere di eliminare una parola dal vocabolario, la prima che eliminerei sarebbe proprio “martire”. Che significa, come è noto, “testimone”. Testimone sì, ma dell'imbecillità umana. Testimone della Morte. Testimone dell'autodistruzione in nome del Nulla. Quant'è bella giovinezza che si fugge, tuttavia... tuttavia ripenso ai milioni, miliardi di volte in cui è fuggita per niente, o peggio, in cui per niente è stata fatta fuggire.

Per questo e per altri motivi, oltre a togliere l'Ammucchiata dagli Extra, mi auguro che essa venga prima o poi tradotta in altri idiomi dai vari e valenti traduttori del sito. Offro naturalmente assistenza, se richiesta, per intendere correttamente i non pochi termini arcaici, vernacolari e d'altro genere presenti nel lungo testo. Saluti cari a tutt*.

Riccardo Venturi - 2021/9/5 - 11:49


Felicissimo di questa scelta, ho anche inserito la canzone nell'apposito percorso. Ecco anche "Palle, palle", la composizione rinascimentale citata nella canzone.



Sembra però che il compositore si chiami Heinrich Isaac e non Isaac van Schereberge.

Lorenzo - 2021/9/5 - 13:25



Main Page

Please report any error in lyrics or commentaries to antiwarsongs@gmail.com

Note for non-Italian users: Sorry, though the interface of this website is translated into English, most commentaries and biographies are in Italian and/or in other languages like French, German, Spanish, Russian etc.




hosted by inventati.org