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Var'ka

Davide Giromini
Language: Italian

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L'intero album Delirio e castigo. Var'ka (registrazione originale da studio) è la traccia n° 11 a 33'35" del video.


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apm
[2005]
Apuamater Indiesfolk: Delirio e Castigo [2006]
Davide Giromini e la Maledizione: Ostalghia [2016]
Testo e musica / Lyrics and music / Paroles et musique / Sanat ja sävel: Davide Giromini
Davide Giromini: Voce, clavicembalo
Luca Rapisarda: Chitarra, mandolino
Michele Menconi: Violino
Matteo Procuranti: Clarinetto, cori
Gabriele Dascoli: Basso, xilofono
Micaela Guerra: Cori

spatxocetsja


"Var'ka è una ragazzina di tredici anni che deve svolgere tutte le faccende del negozio dei suoi padroni. La storia inizia con Var'ka che fa da bambinaia al figlio dei padroni, il quale si ostina a non voler dormire, mentre Var'ka non desidererebbe altro. Dopo avergli cantato più volte una ninna nanna, si addormenta, e ricorda in sogno la morte del proprio padre. Viene risvegliata dalla padrona venuta ad allattare il bambino, dopodiché si riaddormenta e riprende il sogno fino all'alba, quando le viene comunicato il suo primo ordine del giorno. Il giorno seguente fu invariato rispetto al precedente, e Var'ka, a questo punto, vorrebbe cadere definitivamente nel sonno per entrare nel suo sogno,però percepisce che c'è un ostacolo che non le permette di fare ciò che desidera; alla fine scopre che ciò che la bloccava era proprio il bambino, e allora decide di soffocare definitivamente il bambino in modo da poter dormire tranquillamente e ricominciare a sognare."

Questa, ripresa sommariamente da Wikipedia, la trama deLa voglia di dormire (in russo: Спать хочется /Spať xočetsja/, lett. “Ha voglia di dormire”), racconto di Anton Čechov del 1888. Nel 2005, Davide Giromini vi impianta sopra una delle sue più tipiche trasposizioni, scrivendo questa che è -a mio parere- tra le sue canzoni più belle e presentandola come “una canzone contro il centralismo burocratico”: “La follia del potere centralizzato che dimentica volutamente di assorbire storico-culturalmente le periferie”. Così dal libretto dell'album Delirio e Castigo, del 2006 e a nome di uno dei non pochi progetti musicali cui Davide Giromini ha dato vita, gli “Apuamater Indiesfolk” (ma la canzone è presente nel sito fin da poco la sua composizione: Davide ce la aveva inviata un anno prima che uscisse l'album). Rifacendo l'introduzione a questa canzone (primo atto di un “progetto Giromini” che manderò avanti d'ora in avanti sul sito), occorre puntualizzare la trasposizione proprio nell'ottica di quanto Davide Giromini ebbe a scrivere nella sua breve presentazione. La vicenda, o meglio il sogno, della ragazzina Var'ka viene spostato sia durante la “grande Rivoluzione”, sia durante l'assedio di Stalingrado; e Var'ka non canta più una "canzoncina" o una ninna-nanna, ma un ritornello partigiano. Ma sono una rivoluzione lontana, un assedio lontano, rivoluzionari e partigiani lontani che non spostano le immobili vicende delle periferie -e si tratta di periferie non soltanto geografiche, ma di periferie temporali, sociali, economiche. Una canzone complessa nella sua brevità, come del resto è caratteristica di praticamente tutte le canzoni storiche di Davide Giromini. Gli elementi della trasposizione sono volutamente onirici, in quella che -in ultima analisi- è un'aderenza estrema al racconto di Čechov. E' una canzone, questa, che parla della dimenticanza degli ultimi, in qualsiasi epoca, sotto qualsiasi regime, durante qualsiasi rivoluzione o battaglia epocale. Le vittime, appunto, del centralismo burocratico.

Una canzone che Davide Giromini, peraltro, non ha più lasciato; non è mai mancata nei suoi concerti, con vari arrangiamenti (anche se, personalmente, continuo a preferire il delizioso valzerino dell'incisione originale del 2006), ed è stata riproposta nel 2016 nell'album Ostalghia assieme al gruppo La Maledizione. Davide Giromini ha a volte effettuato, in concerto, una “variatio” di un verso: al posto della “gravidanza” ha cantato non di rado “grave danza”. Ma nelle versioni incise c'è sempre la “gravidanza”. [RV, 18-3-2021]



La versione da Ostalghia (2016)
[La ballata di Yury Strogoff.]

Sotto un cielo bianco bianco
Io cullavo la tua casa tutto il giorno...
Sotto un'isba color fango
Il mio sonno mi chiamava: Var'ka...!

Ti cantavo un ritornello partigiano...
Ti cantavo un ritornello partigiano...

Non guardarmi gli occhi
Mentre affondo il dito in questa gravidanza,
Ma da Stalingrado arriva lenta
La tua carovana di speranza...

Ti cantavo un ritornello partigiano...

Da lontano
La grande Rivoluzione
Portava il suo nome
E gonfiava le arterie del Don. [1]

Dentro un sogno
privo di conclusione,
Una nuova canzone:
La ballata di Yury Strogoff.

Sotto un cielo di metallo
Io chiedevo al sonno di aiutarmi,
Ma il padrone lo picchiava
E non restava altro che alienarmi

Dentro un sogno,
Ebbro di confusione,
Con mio padre che muore
E mia madre che batte la via.

Da lontano,
La grande Rivoluzione,
Portava il suo nome
E nel vento nemmeno la scia

Dei soldati
In fuga da Stalingrado,
Mentre io mi drogavo
E il tuo collo col dito schiacciavo...
[1] Variante originaria del testo: Ma i fucili restavano là.

Contributed by Riccardo Venturi - 2005/11/10 - 21:10




Language: Russian

(Il tentativo di) Versione russa di Riccardo Venturi.

Con questa versione torno ad occuparmi attivamente del sito dopo oltre due mesi di stop dovuto a varie vicissitudini che non sto a spiegare, anche di natura tecnica. E torno con una versione in una lingua che, certamente, non è tra quelle che posso dire di conoscere, sebbene sia in grado di leggere il russo abbastanza speditamente. Ma, a volte, esistono dei veri e propri misteri. Per questa canzone degli Apuamater Indiesfolk e dell'amico Davide Giromini, ad esempio; proprio nel periodo di stop che termina oggi mi è capitato, specialmente in macchina, di provare a cantarmela non so quante volte in una specie di "pseudo-russo" che poi non ha retto all'effettivo tentativo di traduzione che qui propongo; ma russo, e non altro che russo, doveva essere. Va da sé che la correttezza formale di quanto segue non è garantita, e per mettere le mani avanti dico subito che ogni correzione da parte di chi il russo lo conosce davvero sarà sempre ben accetta e immediatamente accolta. Segue una trascrizione in caratteri latini. [RV, 8-4-2008]
ВАРЬКА [1]

[Баллада Юрия Cтрогова.]

Под белым, белым небом
Я баюкал твой дом весь день,
Под избой грязного цвета
Moй coн звал меня: Bapька!

Я тебе пел партизанскую песенку…
Я тебе пел партизанскую песенку…

Hе смотри мне глаза
Пока вбиваю пальцами в эту беpeменность...
Ho из Cталингpaда идёт
Твой караван надежды...

Я тебе пел партизанскую песенку…

Издалека
Beликая Рeволюция
Cвое имя переносила
И надувала артерии Дона.

Bнутpи cона
Без заключения,
Oдна новая пеcня,
Баллада Юрия Cтрогова.

Под металлическим небом
Я просил coну o помощи,
Ho хозяин eго удаpял
Hичего не oсталоcь, как чуждатся

Bнутpи cона
Пьяного путаницой,
C моим отцом умирающим
И моей матерью продавающойcь.

Издалека
Beликая Рeволюция
Cвое имя переносила
Ho в ветре также не кильватepa

Coлдат
B бегствo из Cталингpaда,
Пока я усыплялcя
И тебе душил шею пальцами.
[1] Vaŕka

[Bałłada Jurija Strogova]

Pod běłym-bělym něbom
Ja bajukał tvoj dom věś děń,
Pod izboj grjaznogo cvěta
Moj son zvał měnja: Vaŕka!

Ja těbě pěł partizanskuju pěsěnku…
Ja těbě pěł partizanskuju pěsěnku…

Ně smotri mně głaza
Poka vbivaju palcami v ätu běrěměnnosť...
No iz Stalingrada idët
Tvoj karavan naděždy...

Ja těbě pěł partizanskuju pěsěnku…

Izdalěka
Vělikaja Rěvoljucija
Svoě imja pěrěnosiła
I naduvała artěrii Dona.

Vnutri sona
Běz zaključenija,
Odna novaja pěsnja,
Bałłada Jurija Strogova.

Pod metalličeskim něbom
Ja prosił sonu o pomošći,
No xozjain ěgo udarjał
Ničego ne ostałoś, kak čuždatsja

Vnutri sona
Pĭjanogo putanicoj,
S moim otcom umirajušćim
I moěj matěŕju prodavajušćojś.

Izdalěka
Vělikaja Rěvoljucija
Svoě imja pěrěnosiła,
No v větrě takže ně kilvatěra

Soldat
V běgstvo iz Stalingrada,
Poka ja usypljałsja
I těbě dušił šeju palcami.

2008/4/8 - 19:16




Language: English

English version / Versione inglese / Version anglaise / Englanninkielinen versio:
Riccardo Venturi, 17-3-2021 19:36

xoxet
Var'ka

[The Ballad of Yury Strogoff.]

Under a milk-white sky
I cradled your house all the day long...
Under a mud-coloured isbah
My sleep called me: Var'ka...!

I sang for you a partisan refrain...
I sang for you a partisan refrain...

Don't look at my eyes
While I sink a finger into your pregnant belly,
But, slow from Stalingrad is coming
Your caravan of hope...

I sang gor you a partisan refrain...

From far away
The great Revolution
Carried its name
And swelled the arteries of Don.

In a dream,
A dream unfinished,
A new song is heard:
The ballad of Yury Strogoff.

Under a metallic sky
I asked my sleep for help,
But the master beat him
And I couldn't but estrange myself

Into a dream,
Drunk with confusion,
Where my father is dying
And my mother is walking the streets.

From far away
The great Revolution
Carried its name
And in the wind, not even the trail

Of the soldiers
Fleeing from Stalingrad,
While I was taking drugs
And pressing a finger into your neck...

2021/3/17 - 19:37




Language: French

Version française de Riccardo Venturi
2 avril 2009

J'aime tellement cette chanson, que c'est la seule que j'ai essayé de traduire en russe, une langue que je ne connais pas trop bien (et je reste dans l'attente que quelqu'un en fasse une meilleure, parce que cette chanson gogolienne-stalingradienne la mérite). Je me débrouille vachement mieux avec le français, ma langue sœur.
VAR'KA

[La ballade de Yury Strogoff.]


Sous un ciel tout blanc, tout blanc
Je berçais ta maison toute la journée,
Sous une isba couleur de boue
Mon sommeil m'appelait: Var'ka...!

Je te chantais un refrain partisan...
je te chantais un refrain partisan...

Ne me regarde pas dans les yeux
Quand je perce mon doigt dans ton gros ventre,
Mais, lentement, de Stalingrad
Arrive ta caravane d'espérance...

Je te chantais un refrain partisan...

Bien de loin
La grande Révolution
Marçait en apportant son nom
Et gonflait les artères du Don.

Dans un rêve,
Un rêve infini
Une nouvelle chanson:
La ballade de Yury Strogoff.

Sous un ciel métallique
J'implorais le sommeil qu'il m'aide,
Mais son patron le battait,
Il ne me restait autre chose que m'aliéner

Dans un rêve
Ivre de confusion,
Où mon père meurt
Et ma mère arpente le trottoir.

Bien de loin,
La grande Révolution
Marçait en apportant son nom,
Mais pas la moindre trace de vent

Des soldats
En fuite de Stalingrad,
Tandis que je me droguais
Et j'écrasais ton cou de mes doigts...

2009/4/2 - 18:30



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