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Mappe della libertà

Assalti Frontali
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[2008]
Album: Un'intesa Perfetta
intesa
Stavo in macchina ascoltando la mia radio preferita
Pensando al mio prossimo caso e ai casi della vita
Insomma agli affari di un rapper militante
Quando la mia city mi appare devastante
E la notte io andavo adelante
Un cavaliere errante col mio passo di elefante
Ogni incrocio nutrito d’ostacoli mura camion frigoriferi e destini che mettono paura
Prendi assalti “reggi questa band hip hop”
La mafia si è mossa per metterci uno stop
Che facciamo che intrecci oscuri
Qui come lavori incontri ritorsioni
“Ma bisogna avere fede”
E allontanare il prete
dietro ogni vicario c’è sempre porno minorile in rete
“ di chi fidarsi qua”
e quella guardia con quella paletta in mano chi è sua santità
via veloce vago
c’è tanto di quel sangue da formare un lago
su queste mappe i passanti
quanto sono brutti
io sto in guerra contro quasi tutti
ma non ho paura di essere in minoranza
mi sento estraneo alle menzogne della maggioranza
non temo il sentimento di allontanamento
sempre in sintonia col zero cinque percento


La libertà,la libertà, la libertà, è tutto, è tutto

Lì ci sono chiese, macerie, moschee e questure
Lì frontiere, prezzi inaccessibili e freddure
Lì paludi, minacce, cecchini coi fucili, documenti, file notturne e clandestini
Qui incontri, lotte, passi sincronizzati, colori, capannelli non autorizzati, uccelli migratori, reti, informazioni, piazze di tutti i like pazze di passioni

Si che si esce di qua
Si chi si esce da queste mappe della città
Si chi si esce
Cerca di stare in gruppo
la tranquillità è importante ma la libertà è tutto

Strade, piazze, luci sfocate, segni sui muri, basi occupate
Solo qui in quartiere ce ne saranno venti
Un po' di ossigeno per vivere le vite differenti
Chi alza la testa lo sa che non è un gioco
Bisognerebbe conformarsi prima o dopo
Anche sulla terra si può fare naufragio
A volte sto bene, a volte male ma coraggio
Questo è niente a volte si entra e non si esce
Stai qui con i tuoi: l’erba, la carbonella e il pesce
Ti sbattono in galera che sei un anima bella
Diventi un corpo inanimato in cella
Ricordo Aldo Bianzino era un falegname
Nel suo casolare a chi faceva del male (a chi?)
Come lui qui c’è gente non è che t’accompagni
Questa è gente che io voglio come compagni
Con una forza dentro contro ogni potere
Qualcosa che nemmeno immaginavo di avere

E quando ci incontriamo non c’è segno di resa
E in strada ogni volta si rinnova l’intesa
E quando ci incontriamo non c’è segno di resa
E in strada ogni volta si rinnova l’intesa

Lì ci sono chiese, macerie,moschee e questure
Lì frontiere, prezzi inaccessibile e freddure
Lì paludi, minacce, cecchini coi fucili, documenti, file notturne e clandestini
Qui incontri, lotte, passi sincronizzati, colori, capannelli non autorizzati, uccelli migratori, reti, informazioni, piazze di tutti i like pazze di passioni

Si che si esce di qua
Si chi si esce da queste mappe della città
Si chi si esce
Cerca di stare in gruppo
la tranquillità è importante ma la libertà è tutto

La libertà dove sta, la trovi nella mappa
Non restare tra la gente distratta
Vuoi cercare, trovare la connessione
Che ti lega a tutte le altre persone
La libertà dove sta, la trovi nella mappa
o resti tra la gente distratta
la città ogni giorno si rinnova: chi cerca, chi trova
chi ti metterà alla prova

Contributed by adriana - 2008/12/16 - 19:38


"... Ti sbattono in galera che sei un anima bella
Diventi un corpo inanimato in cella
Ricordo Aldo Bianzino era un falegname
Nel suo casolare a chi faceva del male (a chi?)..."

aldobianzino

Lettera di Claudio Bianzino, fratello da Aldo, al presidente della repubblica Giorgio Napolitano.

Signor presidente,
nonostante la grande stima che ho nei suoi confronti, mi perdonerà se, seguendo l'esempio dei miei genitori, volutamente non uso le lettere maiuscole nel rivolgermi a lei ed alle istituzioni in genere, nel tentativo di riavvicinarvi un po', almeno simbolicamente, alla popolazione italiana.



Leggo sui giornali, con immensa gioia, che é stata finalmente presentata all'ONU la moratoria internazionale sulla pena di morte. Credo che sia una grande battaglia di civiltà portata avanti dal nostro Paese.

La vicenda di cui vorrei informarla, però, è un'altra.

Non so se ha sentito parlare di quell'uomo di 44 anni, trovato morto nel carcere di Capanne, nei pressi di Perugia, la mattina del 14 ottobre scorso.

Quell'uomo era un falegname che viveva nelle campagne dell'Umbria, nel cuore del nostro Paese, e conduceva una vita fatta di duro lavoro, amore per la propria famiglia ed i suoi tre figli, di preghiera ed amore per la natura. Quell'uomo costruiva mobili, mensole, porte, finestre, soppalchi. Era una delle persone più tranquille del mondo, quell'uomo, ed era circondato da centinaia di persone che gli volevano bene. Era un nonviolento, un "gandhiano", e, come me, avrebbe apprezzato moltissimo l'iniziativa per l'abolizione della pena di morte in tutto il mondo.

Quell'uomo la sera del 12 ottobre è stato arrestato ...

... perché nel suo orto è stata trovata qualche piantina di canapa indiana per uso personale.

La canapa, come è noto, è quella pianta che i nonni dei nostri nonni hanno coltivato e utilizzato per centinaia di anni, fino all'introduzione in Europa del tabacco, pianta che, a differenza della canapa, provoca dipendenza e causa milioni di morti in tutto il mondo.

Va da sé che se in un Paese aumentano le cose considerate illegali, il mondo dell'illegalità trova nuova linfa per alimentarsi e diventare sempre più forte. Ecco probabilmente perché, venendo incontro alla mafia, alla camorra, alla 'ndrangheta, alle multinazionali del tabacco, nonché alla malavita in genere, la canapa è stata equiparata alle droghe ed inserita tra le sostanze illegali.

Fermo restando, comunque, che il problema della droga, quella vera, quella che si trova con gran facilità in tutte le discoteche, o quella di cui fanno uso molti uomini d'onore che siedono sui banchi di Montecitorio e Palazzo Madama, sia un problema molto serio. Ma torniamo al nostro uomo, un problema ancor più serio.

L'arresto è avvenuto al termine di una giornata di perquisizioni, a seguito delle quali, oltre alle piantine, si è scoperto che il falegname aveva soldi in casa per un valore di 30 (trenta) euro, e nessun conto in banca o in posta. E' stato quindi deciso di mettere l'uomo, totalmente incensurato, in una cella di isolamento, e lasciare a casa, per un tempo indeterminato, un ragazzino di 14 anni in compagnia della nonna ultranovantenne in precarie condizioni di salute.

C'è chi dice che l'uomo sia stato scambiato per qualcun altro, forse per uno spacciatore, forse per un anarchico o chissà chi.

I fatti ci raccontano che dopo l'arresto, sono state effettuate le consuete ed accurate visite mediche e psichiatriche, attestanti che l'uomo era in perfette condizioni psico-fisiche, con pressione arteriosa e battito cardiaco ottimali. La mattina del 14 l'uomo è stato trovato morto.

I medici legali, la voce della scienza, ci dicono che dopo la prima autopsia sul corpo dell'uomo sono state riscontrate delle lesioni. Lesioni compatibili con l'omicidio. Compatibili con la tortura. Tortura che, se confermata, è stata certamente compiuta da professionisti, gente addestrata ad uccidere con metodi che non lasciano segni esteriori, ma svariate lesioni interne, riscontrabili solo tramite esami autoptici.

Ovviamente c'è un'indagine in corso, che potrà confermare o meno queste ipotesi. Ed a proposito dell'indagine, essendo lei anche il presidente del Csm, vorrei informarla di alcuni particolari. Si sa che un carcere di "sicurezza" è tenuto ad essere videosorvegliato ed a fornire le immagini di tutto ciò che succede al suo interno, 24 ore su 24. Ma le attese immagini chiarificatrici non hanno ancora chiarito nulla.



Si sa anche che quando un magistrato fissa l'incidente probatorio è obbligato a convocare tutte le parti in causa. Ma anche questo non è successo. Ultima precisazione, poi, che potrebbe apparire alquanto bizzarra: il magistrato che sta conducendo le indagini è la stessa persona che ha ordinato l'arresto dell'uomo.

E' ovvio, comunque, che in un Paese civile come il nostro, un Paese che diffonde democrazia, pace e giustizia in tutto il mondo, ci si aspetterebbe che, se ci fosse qualcuno sospettato per aver commesso un simile assassinio, costui fosse quanto meno sospeso dal proprio incarico. Beh, non ci crederà, signor presidente, ma questo non è successo.

Un Paese come il nostro, che porta alta la fiaccola dei diritti umani ed urla al resto del mondo di abrogare la pena di morte, consente a propri dipendenti, sospettati di simili atrocità, di continuare ad esercitare la loro "professione" indisturbati, magari nei confronti di altri uomini o donne. Magari proprio in questo momento, mentre le sto scrivendo.

Sabato 10 novembre a Perugia c'è stata una grande manifestazione, piena di giovani e con oltre duemila persone, che chiedevano verità e giustizia per quell'uomo. Chiedevano di poter vivere in un Paese migliore, signor presidente.

Ho la speranza, signor presidente, che un giorno qualche nazione, ancora più civile della nostra, vada all'ONU a chiedere che venga fatta piena luce sulle centinaia di morti che avvengono all'interno delle carceri italiane.

Questo per sperare di poter vivere in un mondo un po' più giusto, un po' più libero, un po' più vivibile. Così come avrebbe voluto anche quell'uomo. Quell'uomo che si chiamava Aldo. E che era mio fratello.

Distinti saluti.

Claudio Bianzino, 17 dicembre 2007.

(Si veda anche il sito Sicuri Da Morire - Comitato Verità e Giustizia per Aldo dove apprendo che è stato sventato il rischio di un'archiviazione del caso ma, al tempo stesso, a più di due anni dall'assassinio di Aldo, c'è solo un "capro espiatorio": infatti, al momento, una sola guardia carceraria è stata rinviata a giudizio per omissione di soccorso e falsificazione dei registri della prigione...)

Alessandro - 2009/11/9 - 17:36



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