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Pamjatnik
[1973]
Testo e musica di Vladimir Vysotskij
Lyrics and music by Vladimir Vysotsky
Музыка и стихи: Владимир Семёнович Высоцкий

Mosca, cimitero di Vagańkovo. La tomba monumentale di Vladimir Vysotskij. / Москва, Москва, Ваганьковское кладбище. Могила В.С. Высоцкого.
Mosca, cimitero di Vagańkovo. La tomba monumentale di Vladimir Vysotskij. / Москва, Москва, Ваганьковское кладбище. Могила В.С. Высоцкого.


...Resolvez-vous, messieurs, si pensateci voi, io intanto guardo il vento strappar le foglie alle betulle, lo seguo attraverso il mio bicchiere, resolvez-vous, messieurs, a voi la soluzione, a voi vocabolari, trattati o altre invenzioni, je suis fatigué, messieurs, la vita che fatica infinita, scansare il metro quotidiano per inciampare in una bottiglia subito finita. Io sono ancora vivo, messieurs, perché la gente canta le mie canzoni... (Mario Mantovani, Cremona 2002)

...fosse stato per me non sarei qui a sentire cantar di me, le canzoni che scrissi un dì, sarei con voi a passare la notte ad ascoltare la musica e magari chissà avrei visto cadere i muri e nascondere le bandiere, altri santi e altri re, altri lacchè, le parole mi cercano e le voci mi abbracciano... (David Riondino, Nibionno 2009)

25 Gennaio: Buon compleanno dall'Italia, Vladimir Vysotskij o Wysocki come scrive Krzysiek in Polonia o Владимир Семёнович Высоцкий come si scrive nella tua Terra o in tutte le altre mille maniere. Buon compleanno da chi ama le tue canzoni. Nemmeno loro hanno una grafia definitiva, come tutta la poesia scritta sulla neve, ognuno le traduce come vuole ma restituiscono sempre molto più del tempo che hanno preso. Esattamente il contrario di tutte le orrende statue che sono state erette in tuo ricordo, a cominciare da quella in bronzo dorato, marziale e arrogante simbolo del realismo socialista, che la tua modestia e semplicità mai rappresentarono. Colpa di tuo padre che ha voluto nel 1985 sulla tomba nel cimitero di Vagańkovo, il tuo corpo circondato da una bandiera fluttuante e la tua testa sovrastata da una chitarra che si prolunga attraverso un profilo di cavalli. Inutilmente Marinočka si batté per un rettangolo di terra dove affiorasse una grezza roccia di color antracite con sulla parte levigata il meteorite conservato nel Museo Geologico di Mosca, frammento di stella caduto in mezzo alla Siberia dopo un viaggio nello spazio di milioni di anni e metafora della tua ardente, troppo breve vita. E allora, sai che ti dico, meglio rivolgersi ai Cieli: in quello stesso 1985 gli astronomi dell'Osservatorio di Crimea hanno battezzato Vladvissotskij un nuovo pianeta scoperto tra le orbite di Marte e Giove. Porta il n° 2374 nel catalogo internazionale dei pianeti: un piccolo punto luminoso che naviga in movimento perpetuo nell'immensità. Buon compleanno, Poeta di cui non fu mai pubblicato un verso, di fronte a quest'altra statua che Vladimir Nesterenko creò quindici anni fa, alta più di otto metri, dieci tonnellate di ghisa fusa proprio nell'acciaieria Kamaz, a Nabereznye Celny, sul grande fiume Kama, dove anche in mezzo alla sperduta provincia del Tartastan, ogni operaio sfiancato di fatica conosceva le parole delle tue canzoni. Come nel resto dell'immensa Unione. Niente effigi, il palcoscenico, la campana rotta e la chitarra con le corde che scendono, scie di cometa, in questa piazza che adesso porta anche il tuo nome. Ma chi se ne frega, tanto tu lo sapevi e di tutto questo ci avevi spaventosamente preavvisati già nel 1973 con il tuo MONUMENTO, vero Volodja?! (Flavio Poltronieri, Verona 2018)

J'aimerais tenir l'enfant de salaud
Qui a fait graver sous ma statue
"Il est mort comme un héros
Il est mort comme on ne meurt plus" (Jacques Brel, La Statue, 1961)


Vorrei tenere il figlio di puttana
Che ha fatto incidere sotto la mia statua
“E' morto come un eroe
E' morto come non si muore più”


Oggi è anche il compleanno di Giorgio Gaber, nato esattamente un anno dopo Vysotskij.
(Micaela Bonavia, Roma 2018)
Я при жизни был рослым и стройным,
не боялся ни слова, ни пули
и в привычные рамки не лез,
но с тех пор, как считаюсь покойным,
охромили меня и согнули,
к пьедесталу прибив ахиллес.

Не стряхнуть мне гранитного мяса
и не вытащить из постамента
Ахиллесову эту пяту,
и железные ребра каркаса
мертво схвачены слоем цемента, -
только судороги по хребту.

Я хвалился косою саженью -
нате, смерьте! -
Я не знал, что подвергнусь суженью
после смерти.

Но в обычные рамки я всажен, -
на спор вбили,
а косую неровную сажень -
распрямили.

И с меня, когда взял я да умер,
живо маску посмертную сняли
расторопные члены семьи,
И - не знаю, кто их надоумил, -
только с гипса вчистую стесали
азиатские скулы мои.

Мне такое не мнилось, не снилось,
и считал я, что мне не грозило
оказаться всех мертвых мертвей, -
но поверхность на слепке лоснилась,
и могильною скукой сквозило
из беззубой улыбки моей.

Я при жизни не клал тем, кто хищный,
в пасти палец,
подходившие с меркой обычной -
опасались,

но по снятии маски посмертной -
тут же в ванной -
гробовщик подошел ко мне с меркой
деревянной...

А потом, по прошествии года, -
как венец моего исправленья -
крепко сбитый литой монумент
при огромном скопленье народа
открывали под бодрое пенье -
под мое - с намагниченных лент.

Тишина надо мной раскололась -
из динамиков хлынули звуки,
с крыш ударил направленный свет,
мой отчаяньем сорванный голос
современные средства науки
превратили в приятный фальцет.

Я немел, в покрывало упрятан, -
все там будем!
Я орал в то же время кастратом
в уши людям.

Саван сдернули - как я обужен,
Нате, смерьте!
Неужели такой я вам нужен
после смерти?!

Командора шаги злы и гулки.
Я решил: как во времени оном -
не пройтись ли, по плитам звеня?
И шарахнулись толпы в проулки,
когда вырвал я ногу со стоном,
и осыпались камни с меня.

Накренился я - гол, безобразен,
но и падая - вылез из кожи,
дотянулся железной клюкой,
и, когда уже грохнулся наземь,
из разодранных рупоров всё же
прохрипел я: «Похоже, - живой!»

И паденье меня и согнуло,
и сломало,
но торчат мои острые скулы
из металла!

Не сумел я, как было угодно, -
шито-крыто.
Я, напротив, ушел всенародно
из гранита.

Contributed by Flavio Poltronieri - 2018/1/25 - 00:11




Language: Italian

Traduzione italiana di Flavio Poltronieri

IL MONUMENTO

Durante la mia vita ero alto e svelto
non temevo parole né pallottole
non seguivo i soliti canoni
ma da quando sono considerato un defunto
mi hanno azzoppato e piegato
e sul piedistallo è scritto: Achille.

Ho addosso questa carne di granito
non riesco a tirar fuori dal basamento di pietra
questo mio tallone d’Achille
le costole di ferro della carcassa
sono imprigionate nel cemento gelato
solo la spina dorsale ancora mi rabbrividisce.

Menavo vanto delle mie spalle larghe
provate a misurarmi adesso
non immaginavo mi avrebbero schiacciato in tal modo
dopo la morte
invece mi hanno obbligato nei soliti canoni
e le spalle larghe e curve
me le hanno raddrizzate

E quando mi sono deciso a morire
una maschera funeraria fu subito preparata
dai miei odiosi familiari
e non so proprio chi abbia dato loro l'idea
di limare sul gesso
i miei pronunciati zigomi d'asiatico

Non l'avevo mai immaginato o sognato
non credevo di correre il rischio
di ritrovarmi più morto di un cadavere
la superficie del calco tutta liscia
dal mio sorriso sdentato
traspirava una noia mortale

Da vivo non ho mai messo le dita in bocca
a creature carnivore
e nessuno osava adoperare con me
il metro comune
ma nel bagno, tolta la maschera
il becchino per prendermi le misure
mi si avvicinò
con un metro di legno

Inoltre, un anno era passato
a coronamento della mia correzione
un monumento compatto e solido
davanti a un sacco di gente
inaugurarono e vai con la musica
le mie canzoni, la mia voce da un nastro registrato

Si ruppe il silenzio su di me
dall'alto degli altoparlanti scesero i suoni
dai tetti i riflettori puntarono le luci
la mia voce esausta dalla disperazione
grazie ai moderni sistemi tecnologici
si addolcì in un gradevole falsetto

Avvolto nel mio sudario rimasi ammutolito
ma ci ritroveremo tutti là!
e contemporaneamente urlavo con voce da castrato
nelle orecchie dei passanti
mi si ruba il sudario, mi sono ristretto
provate a misurarmi adesso
è dunque così che mi volete
dopo la morte?

I passi del comandante sono secchi e rumorosi
come una volta ho deciso
di camminare sulle lapidi rimbombanti
la folla si è dispersa per le strade
quando con un lamento staccai il piede
e le pietre mi si scrollarono di dosso

Mi sono chinato sul fianco, orrido e nudo
cadendo, la pelle l'ho lasciata
ho piegato il mio gancio d'acciaio
e infine sono crollato per terra
ma ho avuto il tempo, dai megafoni danneggiati
di urlare “Sembra che io sia ancora vivo”

La caduta mi ha piegato
e spezzato
i miei zigomi non sporgono
fuori dal metallo
non riuscii, come avrei voluto
ad uscirmene dal granito di soppiatto
ma al contrario
lo feci sotto gli occhi di tutti

2018/1/25 - 08:57




Language: Polish

Traduzione polacca di Michał B. Jagiełło
Tłumaczenie: Michał B. Jagiełło
Tekstowo

Nota. A proposito di grafie, Vladimir Vysotskij si chiama esattamente Włodzimierz Wysocki in polacco. La traduzione che segue sembra essere stata effettuata da uno Jagellone in persona: probabilmente la prima traduzione nel sito effettuata da qualcuno di stirpe regale. [RV]
POMNIK

W życiu zawsze mierzyłem wysoko,
nie lękałem się słowa, ni kuli,
mocny miałem charakter i głos,
lecz po śmierci zrobili mi cokół
i za piętę do niego przykuli,
oblekając mnie w marmur i brąz.

Chciałbym strząsnąć to mięso kamienne,
kopniakami rozrzucić stos wieńców,
wyrwać z nogi raniący ją pręt -
ale stoję, zalany cementem,
i nie mogę poruszyć się z miejsca,
tylko dreszcz mi przebiega przez grzbiet.

Byłem twardy i żyłem naprawdę,
pełną piersią,
nie wiedziałem, że w łapy im wpadnę
tuż po śmierci,
upychali mnie w trumnie na siłę,
byle prędzej,
by mieć pewność, że już nie ożyję
nigdy więcej.

Krewni gipsu kupili zawczasu,
pośpieszyli się z maską pośmiertną,
zanim jeszcze zatrzymał się puls,
moją twarz, wykrzywioną grymasem,
przerobili na gładką i piękną,
przykleili mi uśmiech do ust.

Póki żyłem, tępiłem i podłość,
i łajdactwo,
zwykłą miarą mnie zmierzyć nie mogli,
zwłaszcza własną,
i dopiero gdy zmarłem na amen -
odetchnęli.
Przyszli do mnie z calówką drewnianą
miarę zdjęli...

A po roku stanąłem na skwerze -
nieszkodliwy, pokorny baranek,
dzieci kwiatki zaczęły mi kłaść,
ze ślepaków strzelili żołnierze,
i dla licznie zebranych wybranych
moje pieśni rozległy się z taśm.

I patrzyłem ze swego pomnika,
jak wzruszenie ogarnia słuchaczy,
jak ze łzami błagają o bis;
tylko ktoś coś przerobił w głośnikach -
głos mój zdarty, ochrypły z rozpaczy,
w melodyjny zamienił się pisk.

Pod całunem leżałem bez ruchu -
ja, nieboszczyk -
i śpiewałem falsetem eunucha -
publiczności,
wpasowałem się w ramy trumienne -
chodźcie, zmierzcie!
Teraz dumni możecie być ze mnie -
no, nareszcie!

Nie, nie dla mnie piedestał i cokół,
Komandora wezwałem na pomoc
i zrobiłem to samo co on -
tłumy gapiów uciekły w popłochu,
kiedy stopy wyrwałem z betonu,
aż spiżowy posypał się złom.

I na ziemię zwaliłem się z hukiem,
marmurowe strząsnąłem ostatki,
każdy mięsień napiąłem i nerw
krzesząc iskry popełzłem po bruku,
i w głośniki strzaskane upadkiem
wychrypiałem: "Ja żyję, psiakrew!"

Contributed by Riccardo Venturi - 2018/1/25 - 10:25


E oggi sarebbe anche l'anniversario della nascita di Virginia Woolf. Lo dice anche Google. Più che altro, però, per me è un anniversario più importante, nella mia vita, anche di Vladimir Vysotskij, di Virginia Woolf e di Giorgio Gaber (Gaberscik, dallo sloveno gaberščik "carpineto, carpaneto"). Chi ha da intendere, che è una persona sola, intenderà...

firif

Riccardo Venturi - 2018/1/25 - 09:26


Però, fra tanti monumenti più o meno orrendi, almeno questo mi sembra bello. Chissà che non si metta a cantare per davvero, prima o poi...

vyspoet

Riccardo Venturi - 2018/1/25 - 10:16



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