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I fascismi, ora.

BandaJorona
Language: Italian



Quando si parla di fascismo spesso si parla di un fenomeno politico:
dagli anni venti, fino a quelli con le teste rasate e il saluto romano dei giorni nostri. Quella è sublimazione di un fenomeno che prima che politico, è sociale; prima che sociale, è interpersonale.

Il fascismo come dottrina politica è la trasposizione su un piano pubblico di un rapporto basato sulla coercizione e la violenza,
sull'identificazione in un gruppo, sulla trasformazione da leader a capo.

Il fascismo è corporativismo, è l'idealizzazione della gerarchia, della verticalità nelle relazioni, del prevalere del più forte sul più debole.
Il fascismo sta nell'imporre la propria idea sugli altri con la violenza,
a non metterla mai in discussione.

Il fascismo è assenza di diversità, è omologazione, è branco, è maschilismo, è un colore a tinta unita, è il mio muretto è meglio del tuo e siamo nemici per questo.

Il fascismo è spersonalizzazione dell'individuo e la sua identificazione in un gruppo. E' il nemico che è qualsiasi cosa fuori dal proprio steccato. E' la divisione degli esseri umani in categorie.

Il fascismo è il germe della violenza che fiorisce in idea politica e di società. Il fascismo è incapacità di amare, di immedesimarsi nel prossimo, di vedere nelle differenze unità.

Il fascismo è esaltazione della spirale di distruzione insita in ognuno di noi. Pasolini scrive: "Non occorre essere forti per affrontare il fascismo nelle sue forme pazzesche e ridicole: occorre essere fortissimi per affrontare il fascismo come normalità, come codificazione, direi allegra, mondana, socialmente eletta, del fondo brutalmente egoista di una società."


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