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Lettera dalla barricata

Michele Gazich
Language: Italian



L'arte dopo Auschwitz [1], l'arte dopo Obama
Uomini e animali morti, coperti con i giornali
Interminabili silenzi della propaganda
Tabernacoli di plastica, edicole domestiche
Computer, contrafforti, archi rampanti del petrolio
Costerà caro ogni petalo calpestato
Ai piedi della barricata

Banalità del male [2], ottusità del bene
Radio santa vergine, radio vendita di catene
Di chiodi, di mordacchie, le solite torture
Operazioni a cuore aperto
Guerre a cuore chiuso, a pugno chiuso
Il maestro cattivo guida all'arrembaggio
Dalla casa di Parigi mai costruita
Nel deserto questa barricata

La prossima volta il fuoco, ma forse è ancora l'acqua
La torre è più alta, il paradiso è più lontano
Apri la finestra e guarda il mare
Le barche dei folli in preghiera
I morti, ma anche i vivi, che porta la corrente
Alla riva, agli argini più alti
Di questa barricata

L'ultimo albero è sradicato, questo violino scarnificato
Le puttane multinazionali ci volevano annientati
Ma io li ho presi questa notte, li ho chiusi dentro il mio violino
Questo violino, questo cuore, batte forte
Salteranno i loro timpani, rimangeranno la sentenza
Noi correremo, liberi e nudi
Lontano da questa barricata

Accetta questi stracci e le smorfie dell’idiota
Queste macerie piene di grazia, questi avamposti
Le rovine del mio amore strappate alla notte
Mentre il ponte cade, io ti canto la canzone
Visione, inno, gioia, filo d’erba
Perché un giorno, un giorno possa rimarginarsi
Questa barricata
[1] Theodor Adorno: "Scrivere una poesia dopo Auschwitz è un atto di barbarie"

[2] «Eichmann a Gerusalemme: resoconto sulla banalità del male», il libro è sostanzialmente il diario dell'autrice, inviata del settimanale New Yorker, sulle sedute del processo ad Adolf Eichmann. Questi, gerarca nazista rifugiato nel 1945 in Argentina, fu ivi prelevato dagli israeliani nel 1960, processato per genocidio nel 1961 a Gerusalemme e condannato a morte per impiccagione. La sentenza fu eseguita il 31 maggio 1962


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