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Storie dell’Altra Italia

Daniele Biacchessi
Lingua: Italiano



La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una sua fine.

Così scriveva Giovanni Falcone.

Ma per accelerare la sua fine c’è bisogno di impegno civile, pazienza, volontà, conoscenza, e tanto coraggio.

L’Italia è il paese delle mille leggi buone ma poco applicate.

C’è n’è solo una che fa più paura ai boss di Cosa Nostra, della Camorra, della n’drangheta, della sacra Corona Unita.

Si chiama legge n. 109/96 sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie.

Si perché la mafia la colpisci certamente con gli arresti, ma soprattutto colpendola nel conto corrente. La legge prevede l’assegnazione dei patrimoni e delle ricchezze di provenienza illecita a quei soggetti – associazioni, cooperative, Comuni, Province e Regioni – in grado di restituirli alla cittadinanza, tramite servizi, attività di promozione sociale e lavoro.

A oggi sono oltre 28mila i beni sequestrati alle mafie per un valore complessivo di 15miliardi di euro.

Almeno 11 mila i beni confiscati.

La maggior parte si trovano in Sicilia, Campania, Calabria, Puglia, ma anche in Lombardia e nel Lazio.

Il lavoro sui terreni confiscati ha portato alla produzione di olio, vino, pasta, taralli, legumi, conserve alimentari e altri prodotti biologici realizzati dalle cooperative di giovani e contrassegnati dal marchio di qualità e legalità Libera Terra.

Ogni anno su questi terreni si svolgono i campi di volontariato internazionale con giovani provenienti da ogni parte del mondo.

In Sicilia la Cooperativa Placido Rizzotto effettua l’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati,.

In Calabria la cooperativa sociale di lavoro e produzione “Valle del Marro-Libera Terra” coltiva nella Piana di Gioia Tauro 60 ettari di terreni confiscati alla ‘ndrangheta.

In Puglia cresce la cooperativa Libera Terra.

Ma chi sono questi ragazzi che sfidano le mafie sul territorio?

Li chiameremo i ragazzi che hanno fatto l’impresa.

Ore 4, Massimiliano si sveglia.

Alle 5 deve essere sui campi, per raccogliere l’uva.

Massimiliano è un bracciante, ma molto particolare.

Unico.

Perché quando si sveglia è in carcere.

Perché lui è un 416bis, condannato a 12 anni per associazione a delinquere di tipo mafioso, la Sacra corona unita, la mafia pugliese.

Ma ora non è più un mafioso.

Coltiva le terre sottratte ai boss.

Dalla illegalità alla cultura della legalità.

Sono le storie che ci piacciono.

Non lasciamoli mai soli questi ragazzi.

Perché rappresentano le storie dell’Altra Italia.


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