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Il sogno

Franca Rame
Lingua: Italiano



L’altra notte mi sono sognata
che ero in fabbrica a lavorare
e vicino al mio telaio
lavorava anche l’ingegnere
e io gli insegnavo come si fa andare il pettinile,
e lui perfino mi ringraziava,
lui perfino era gentile.

Non c’era quel gran baccano
e non c’era il puzzo di tintoria,
i tempi li dava una mia zia,
si andava comodi, si andava piano.

Senza neanche domandare sono andata
perfino in gabinetto
e seduta comoda ho perfino letto
un gran giornale
dove c’era un titolo fenomenale:
“Lavorare poco, vivere molto”.

Poi sono andata
a farmi un giretto
in un gran parco pieno di bambini
e dentro un giardino
c’era che giocava il mio bambino;
il mio bambino mi ha preso per mano
e mi ha portato nella nostra casa,
al primo piano,
che però non era nel casermone
dove stiamo adesso, come in prigione.

Mio marito era già tornato,
era di festa e faceva il bucato
faceva il bucato e non era arrabbiato
m’ha portato al cinema come da fidanzato
e c’era il cinema, ma nella pellicola
non recitavano degli artisti,
eravamo noi i protagonisti.

Recitava tutta la gente che sta nel mio quartiere:
uno s’alzava e ci chiedeva
quello di cui aveva bisogno;
tutti si discuteva,
e poi ogni cosa, tranquillamente
si risolveva.

Non c’era nessuno che faceva il prepotente,
nessuno con l’aria di comandare,
ognuno era sorridente.
E c’era un gran cartello da guardare
con su scritto: “proibito proibire”
e ho notato così che la gente parlava perfino diverso
nessuno diceva: “questo è mio e quest’altro è tuo”
non c’era più né mio né tuo
era tutto nostro, nostro di tutti,
perfino l’amore era diverso
non era pìù una roba
fra me e te contro gli altri
era con gli altri,
amore per stare più insieme all’amore degli altri...
non c’era più l’egoismo,
c’era proprio
il comunismo.
Non c’era più l’egoismo,
c’era proprio
il comunismo.


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