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Per Giorgiana

Collettivo Ticino Riva Sinistra
Language: Italian (Lombardo Milanese)

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Maria, me porten via
(Enzo Jannacci)
All Are Equal For The Law
(Banda Bassotti)
MCMXCIV perché i vivi non ricordano
(Daniele Sepe)


Parole e musica del Collettivo Ticino Riva Sinistra.
Registrazione: 1980


Giorgiana Masi.
Giorgiana Masi.


Una bellissima canzone scritta e cantata in un miscuglio di milanese e italiano, recuperata grazie all'attività quotidiana di ricerca di Adriana. Il testo, trascritto all'ascolto, potrebbe avere qualche imprecisione (grazie intanto a Gualdo per qualche correzione). Parla della morte di Giorgiana Masi.

Vorrei dedicare questa canzone a Filippo, webmaster di Obiezione.it, sito antimilitarista che è stato tra quelli che hanno ospitato la Primitiva raccolta delle CCG. Fu Filippo, un pomeriggio di qualche anno fa, a Roma, a dirmi di seguirlo. Senza specificare dove. Acquistò un mazzo di gerbere. Andammo a portarle a Giorgiana, nel punto dove era stata uccisa. [RV]
Gerbere


IL NERO MESE DI MAGGIO
di Nanni Balestrini e Primo Moroni, L'orda d'oro, SugarCo, 1988. Ripreso da Complesso per forma.

Dopo i giorni della furiosa rivolta il movimento si ritrova pesantemente perseguitato dall'iniziativa repressiva delle forze di polizia e della magistratura, criminalizzato dall'informazione ufficiale e dalle dichiarazioni di "unanime condanna" da parte delle forze politiche istituzionali. Ma ció che pesantemente influisce in termini negativi al suo interno sono le diverse valutazioni che emergono riguardo ai giudizi di bilancio sugli scontri. Comincia ad incrinarsi quell'omogeneità politica che nei mesi precedenti aveva garantito compattezza alle iniziative di lotta. Si ufficializzano le divisioni tra i settori militanti che fanno riferimento ai vari progetti dell'autonomia operaia e le altre componenti del movimento, soprattutto le donne e i creativi.

Nel vuoto di iniziativa di massa che ne consegue trovano impulso tensioni e pratiche di piccoli gruppi militaristi. Lo stillicidio di piccoli e grandi attentati (alla fine dell'anno se ne conteranno piú di duemila) impongono a tutto il movimento prese di posizione chiare e definitive riguardo al problema dell'uso della violenza nelle lotte politiche.

Il 16 marzo riapre l'università di Roma che resta presidiata da ingenti forze di polizia. All'interno peró la contestazione trova continue forme di espressione indirizzate soprattutto contro i docenti legati al Partito comunista. Per reazione l'Università viene di nuovo chiusa, ma alla sua riapertura trova gli studenti puntualmente decisi a ripresentare nelle loro assemblee una piattaforma di richieste in linea con le lotte dei mesi precedenti: via la polizia dall'università, Università aperta dalle 8 alle 22, 27 garantito, libera scelta dell'argomento d'esame, corsi Universitari serali per i lavoratori ecc. Alla metà d'aprile anche il movimento bolognese riprende fiato: dopo che i mezzi corazzati della polizia hanno lasciato le piazze molte facoltà vengono rioccupate.

Ma a Roma il 21 aprile si riaccende lo scontro con la polizia. La mattina gli studenti occupano l'università sulla base delle richieste avanzate all'inizio del mese. II rettore Ruberti per la terza volta dall'inizio dell'anno accademico chiede l'intervento della polizia. Lo sgombero é immediato e si svolge in una relativa calma. Nel pomeriggio peró gruppi di studenti e di giovani proletari si organizzano nel vicino quartiere di San Lorenzo dove hanno sede i gruppi autonomi piú organizzati. I reparti di polizia all'interno dell'università appena sgomberata vengono attaccati con lancio di oggetti contundenti e di molotov. La reazione poliziesca é spropositata: colpi di fucile e raffiche di mitra ad altezza d'uomo. Dall'altra parte si risponde al fuoco. Tre allievi di PS cadono sull'asfalto, uno di loro é morto, un altro é ferito gravemente.

Questo episodio segna l'inizio di un'escalation di azione-reazione nell'uso delle armi in piazza che risulterà catastrofico per il movimento di massa. All'indomani della morte del poliziotto Settimio Passamonti si scatena una campagna di criminalizzazione senza precedenti. Il movimento si ritrova, oltre che pesantemente isolato, drammaticamente diviso e confuso al proprio interno. Nelle assemblee che dovrebbero decidere la posizione da assumere rispetto al fatto scoppiano risse e si producono lacerazioni irreversibili. Lo schieramento repressivo ne approfitta dichiarando che " lo Stato d'ora in poi risponderà con le armi" mentre la questura di Roma vieta tutte le manifestazioni fino al 31 maggio.

Il 2 maggio l'Università riapre. A Torino, in concomitanza con l'apertura del processo contro i militanti delle "Brigate Rosse", un nucleo dell'organizzazione clandestina uccide l'avvocato Croce, presidente dell'Ordine. A Bologna viene di nuovo chiusa l'Università per impedire lo svolgimento di un convegno di movimento.

Il mese di maggio é il piú nero per il movimento. Le forze politiche, unanimemente, incitano alla repressione forsennata di ogni manifestazione collettiva di antagonismo politico. Polizia, carabinieri e magistratura si sentono legittimati all'uso delle manieri pesanti. Il primo maggio, a Roma, durante la manifestazione nazionale istituzionale il movimento si scontra con i servizi d'ordine del sindacato, interviene la polizia con pestaggi e arresti. Il giudice di Bologna Catalanotti arresta decine di aderenti al movimento con laccusa di aver organizzato il "complotto" di marzo. Anche a Padova, per iniziativa del procuratore della repubblica Calogero, mandati di cattura e denunce per associazione a delinquere contro docenti e studenti dell'Istituto di scienze politiche dell'università. La Dc lancia la campagna per la reintroduzione del fermo di polizia.

Il 12 maggio il movimento tenta una manifestazione pacifica di celebrazione della vittoria del referendum sul divorzio del '74. La manifestazione é organizzata dal Partito radicale. A piazza Navona la polizia interviene subito picchiando alcuni suoi deputati parlamentari; poi si scatenano le cariche contro tutti i gruppi che transitano nei pressi della piazza. La manifestazione non era organizzata, non c'erano servizi d'ordine né strumenti per difendersi.

Molti di questi gruppi retrocedono verso Campo dei Fiori dove vengono erette delle barricate e disselciato il fondo stradale per procurarsi dei sassi. La polizia getta in campo le sue squadre speciali: agenti in borghese travestiti da "estremisti" sparano ad altezza d'uomo.

Gli scontri proseguono per ore, a sera tarda su Ponte Garibaldi muore, uccisa dalla polizia con un colpo alla schiena mentre fuggiva, Giorgiana Masi, vent'anni, simpatizzante del Partito radicale.

La consapevolezza che il livello raggiunto dallo scontro mette in gioco 1'esistenza di chiunque osi scendere in piazza comincia a dare i suoi frutti in termini di deterrenza terroristica. All'indomani della morte di Giorgiana Masi non si assiste a una reazione simile a quella avvenuta a marzo dopo la morte di Francesco Lorusso. La partecipazione di massa é andata calando con il crescere della durezza dello scontro, dell'iniziativa repressiva, delle contraddizioni non risolte all'interno del movimento. Nonostante questo i settori piú organizzati dell'autonomia operaia romana sono in grado di determinare una controffensiva in molti quartieri della città. Scontri durissimi con sparatorie si svolgono a Garbatella, Prati, Appio, Montesacro.

Il giorno 14 sempre a Roma la polizia carica e disperde a manganellate un sit-in pacifico organizzato dalle femministe sul 1uogo dove era stata uccisa Giorgiana Masi. Lo stesso giorno a Milano durante un corteo dell'autonomia operaia che sfila per le strade del centro protestando contro la repressione un gruppo si stacca e apre il fuoco contro la polizia. Restano gravemente feriti due poliziotti, mentre un terzo, il brigadiere Antonino Custrà, muore per un colpo che gli trapassa la testa.

Questo avvenimento che getterà in discredito l'autonomia operaia milanese presso tutto il movimento aveva già avuto la sua incubazione due mesi prima in occasione del corteo del 12 marzo.
Ma fino a quando, pòver cerbiatt,
le mute del re deven ‘mbracaat
ma fino a quando, impünement,
ti azzanneràn, cerbiatt innocent.
ti azzanneràn, cerbiatt innocent.

Gesü, un’altra volta la canèa arrabiada
nei secoli fedele a chiunque sia el ratt
su un branco di cerbiatt la s’è aventada,
morale: ancora sangue sül marciapee

Notare che anche a Roma, senza che il capocaccia
füss lì a sovraintènd in sciarpa tricolor,
senza che il suon di corni li sguinzagliasse in traccia,
che bravi ‘sti scagnozz, han faa tütt de per luu

Ma fino a quando, governo fetènt,
g’avrà man libera, i prepotènt
ma fino a quando ‘sti brütt peepiatt
continueràn a straziare i cerbiatt,
continueràn a straziare i cerbiatt

Pensa che l’è el cerbiatt l’erede legìtim
dei pascoli e giardizz dell’universo intèr,
e i re sono i bastard che seminando vìtim
pascoli e giardizz cultiven a cimitèr

A comprovar che il torto sul sangue si regge
già c’erano i Franceschi, Zibecchi e gli Ardissun
c’è ora anche Giorgiana, gh'è ad accusar la legge
di elevare a norma la prevaricassion

Ma fino a quando i re usurpador
potràn contaa sui can difensor
ma fino a quando mastitt e moloss
mordendo a sang guadagneràn l’oss,
mordendo a sang guadagneràn l’oss

Dipingono il cerbiatt a tinte fosche
belva ultraferoce che sbrana fiolett
incarnassion del male e d’intenzioni losche,
püpill iniettaa de sang, un essere abbiett

Guardaal dritto negli occhi non hanno mai osato
‘ste varet che ne sappian del rosso baglior
che illumina e divora lo sguardo del cerbiatto
e rosso è semper staa el color del amor

Ma fino a quando i fors del amor
deven sübii, pagaa e lassaa tor
sveglia cerbiatt, gh'è amor per dügnün,
sü, tücc insemm a dagh ‘na lession

Sveglia cerbiatt, gh'è amor per dügnün,
alee, tücc insemm a dagh ‘na lession,
alee, tücc insemm a dagh ‘na lession,
alee, tücc insemm, alee tücc insemm!

Contributed by Riccardo Venturi - 2006/7/6 - 00:27


MA FINO A QUANDO, POVER CERBIATT...
Roma, 12 maggio 1977. Giorgiana Masi, ragazza.

Manifesto per la manifestazione per i referendum del 12 maggio 1977.
Manifesto per la manifestazione per i referendum del 12 maggio 1977.


Roma, 12 maggio 1977. Scontri a piazza Farnese.
Roma, 12 maggio 1977. Scontri a piazza Farnese.


Gli scontri, 1.
Gli scontri, 1.


Gli scontri, 2.
Gli scontri, 2.


Gli scontri, 3.
Gli scontri, 3.


Gli scontri, 4.
Gli scontri, 4.


Gli scontri, 5.
Gli scontri, 5.


Gli scontri, 6.
Gli scontri, 6.


Le eroiche forze dell'ordine sparano a altezza uomo. Foro di proiettile in una saracinesca.
Le eroiche forze dell'ordine sparano a altezza uomo. Foro di proiettile in una saracinesca.


Manifesto del Movimento Femminista di Roma per l'assassinio di Giorgiana Masi.
Manifesto del Movimento Femminista di Roma per l'assassinio di Giorgiana Masi.


Il monumento eretto sul punto in cui Giorgiana fu colpita a morte, a Ponte Garibaldi. Accanto alla sua foto, quella di Carlo Giuliani.
Il monumento eretto sul punto in cui Giorgiana fu colpita a morte, a Ponte Garibaldi. Accanto alla sua foto, quella di Carlo Giuliani.


Il testo della lapide.
Il testo della lapide.

Riccardo Venturi - 2006/7/6 - 01:07



Language: Italian

GLI ACCORDI (tirati giù da Gualdo)

Nel recupero di questa canzone, recupero che significa una messa in ricircolo, l'amico e compagno Gualdo della mailing list "Brigata Lolli" e di "Combat Folk" ha tirato giù gli accordi per chitarra che proponiamo immediatamente. Grazie a Gualdo per questo preziosissimo contributo.
Mi-            FA#           SI          Mi-
Ma fino a quando, pòver cerbiatt,
Mi- FA# SI Mi-
le mute del re deven ‘mbracaat
Mi-7 RE SOL
ma fino a quando, impünement,
FA# SI Mi-
ti azzanneràn, cerbiatt innocent.
FA# SI Mi-
ti azzanneràn, cerbiatt innocent.

Mi- SOL LA-
Gesü, un’altra volta la canèa arrabiada
Re7 SOL SI
nei secoli fedele a chiunque sia el ratt
MI- LA-
su un branco di cerbiatt la s’è aventada,
FA# SI
morale: ancora sangue sül marciapee

DO RE SOL MI-
Notare che anche a Roma, senza che il capocaccia
DO RE SOL MI-
füss lì a sovraintènd in sciarpa tricolor,
DO RE SOL MI-
senza che il suon di corni li sguinzagliasse in traccia,
FA# SI
che bravi ‘sti scagnozz, han faa tütt de per luu


Ma fino a quando, governo fetènt,
g’avrà man libera, i prepotènt
ma fino a quando ‘sti brütt peepiatt
continueràn a straziare i cerbiatt,
continueràn a straziare i cerbiatt

Pensa che l’è el cerbiatt l’erede legìtim
dei pascoli e giardizz dell’universo intèr,
e i re sono i bastard che seminando vìtim
pascoli e giardizz cultiven a cimitèr

A comprovar che il torto sul sangue si regge
già c’erano i Franceschi, Zibecchi e gli Ardissun
c’è ora anche Giorgiana, gh'è ad accusar la legge
di elevare a norma la prevaricassion

Ma fino a quando i re usurpador
potràn contaa sui can difensor
ma fino a quando mastitt e moloss
mordendo a sang guadagneràn l’oss,
mordendo a sang guadagneràn l’oss

Dipingono il cerbiatt a tinte fosche
belva ultraferoce che sbrana fiolett
incarnassion del male e d’intenzioni losche,
püpill iniettaa de sang, un essere abbiett

Guardaal dritto negli occhi non hanno mai osato
‘ste varet che ne sappian del rosso baglior
che illumina e divora lo sguardo del cerbiatto
e rosso è semper staa el color del amor

Ma fino a quando i fors del amor
deven sübii, pagaa e lassaa tor
sveglia cerbiatt, gh'è amor per dügnün,
sü, tücc insemm a dagh ‘na lession,

Sveglia cerbiatt, gh'è amor per dügnün
alee, tücc insemm a dagh ‘na lession,
alee, tücc insemm a dagh ‘na lession,
alee, tücc insemm, alee tücc insemm!

Contributed by Riccardo Venturi - 2006/7/6 - 12:13


Dodici maggio 1977, dodici maggio 2007. Trent'anni. Mentre Roma vedeva vari "orgogli", per la famiglia o per la laicità che fossero, qualcuno si ricordava anche di Giorgiana.

Come Ezio:

Il tempo
Se non scorresse solo in direzione "ostinata e contraria" al mio volere lo prenderei per le corna, perché il tempo è cornuto; e come avviene dentro un buco nero gli torcerei la testa all'indietro e lo (ri)chiuderei su se stesso, impedendogli di uscire anche solo per guardare l'orizzonte o la mia sporca faccia. Ma lui, invece, continua impetuoso come un fiume in piena nella stessa direzione, facendosi desiderare come una Jamin-a che si mostra senza concedersi, continuando a scorrere e sottrarsi al contempo. Bastardo!

Sì, bastardo, perché i trent'anni che mi separano dal '77 sono passati con la stessa forza di un soffio nel vento: veloci, deboli e impalpabili. Inutili no, questo proprio no.
De André ancora non c'era, o, più precisamente, c'è la constatazione attuale che ciò che c'era di lui significava una sega nulla in quel periodo della mia vita. Sempre dalla parte della ragione ché ancora non sapevo dell'esistenza della parte torto, e tutta una vita davanti e tutto ancora da scegliere.

Così mi ritrovo, oggi, a guardare con curiosità le stesse piazze di allora, che non è che siano tanto cambiate; e le vedo piene di gente come lo erano allora, gente diversa come diversa è la puzza che emana l'asfalto: niente odore acre di polvere da sparo - frutto di colpi spararti alle spalle da parte di agenti in divisa e in borghese - né fughe precipitose né puzza di benzina. Solo puzza di nulla! È il 12 maggio 2007 oggi, le stesse piazze e niente memoria e niente da chiedere e neppure da offrire, solo un inutile fiume di coglioni capaci a malapena di balbettare due parole, e qualche ipocrita col microfono in mano che intona inni alla gabbia dell'uomo.

Eh, sì... il tempo scorre. Tutto scorre, come scrisse qualcuno. Ma niente dura per sempre, neppure la ridicola immagine che l'uomo ha del proprio Dio e della morale che gli(si) impone. Ne resterà terrificato, un giorno...


O come Enrica:

oggi alle 15 ho pensato "magari telefono ad Ezio e gli chiedo se viene anche lui", poi, chissa' come mai (in realta' il perche' lo conosco ed e' perche' sapevo di dover portare un noto inaffidabile per quanto riguarda l'orario, quindi mi era difficile "impegnarmi") non l'ho fatto e ora mi rendo conto di quanto ho sbagliato.
Oggi, 12 maggio 2007, sono 30 anni esatti dall'uccisione di Giorgiana Masi. Stamane l'avvenimento e' stato ricordato dai radicali e pure da Walter (che si sa che e' buono) in pompa magna, nel pomeriggio e' stato ricordato da un gruppo di cattivi, che hanno scoperto essere piu' di quanti pensassero, tanto da parlamentare ed ottenere un "corteo" che bloccasse il lungotevere e potesse recarsi da ponte garibaldi a campo dei fiori (tanto i radicali sempre la' devono finire).

Cattivi di vario genere, da ventenni con le bandiere maoiste (e scappa da ridere) a brigatisti in liberta' vigilata a sindacalisti combattivi a maestri da molti anni definiti,
appunto, cattivi (era lui l'inaffidabile di cui sopra).

La puzza dell'asfalto c'era, ma era per l'inquinamento, la puzza di polvere da sparo c'era (e direi per fortuna) solo quando degli imbecilli tiravano quei botti che fanno saltare i nervi alle persone e spaventano gli incolpevoli cani, ma ci siamo divertiti, tra cori demode' e lunghe chiaccherate, fino a finire con le gambe sotto un tavolo.

La prossima volta prometto che ti telefono!


A Ezio e Enrica, a queste due "E" che odorano di vita, non so che dire grazie. Non possiamo che dire grazie. Anche con un semplice "copia-incolla" da quel che hanno scritto sulla mailing list di Fabrizio. E un abbraccio dal profondo del cuore. [RV]

2007/5/13 - 01:08


Da YouTube (tramite il BlackBlog di Oreste Scalzone), il discorso per Giorgiana pronunciato dallo stesso Oreste lo scorso 12 maggio a Ponte Garibaldi.

gmasi

Riccardo Venturi - 2007/6/12 - 23:33


Giorgianeda
di Riccardo Venturi

giorgianeda


Volevo dire due parole, assolutamente piane, su una cosa.

A me, quando una polizia o qualcosa del genere spara sulla folla e ammazza, fa regolarmente uno schifo indicibile. Mi fa schifo che a Neda l'abbiano ammazzata a Teheran. Era una ragazza che manifestava. Anzi, era una ragazza. E basta. Non si deve sempre dire “che manifestava”. Manifestare, opporsi a quel che si vuole, porca madonna, è un diritto. Ovunque. Mettiamocelo bene nella testa, una volta per tutte. Che non stia bene cosa facciano i cazzoni che, in ogni parte del mondo, si arrogano la figura di “governanti”, non è soltanto un diritto: è un dovere. Pagarlo con la vita non ha parole. “Schifo” è solo un eufemismo.

Però c'è da dire anche qualc'altra cosa.

Neda sembra diventata un'icona, ora. Poveraccia, è perfetta. A lei magari non gliene importava un cazzo se non di andare a protestare contro quel che considerava un sopruso; e l'hanno ammazzata. Il risultato è stato l'eroizzazione. La stessa riservata al ragazzo cinese che fermava il carrarmato a Tienanmen, quella che allo stesso ragazzino palestinese che pigliava a sassate un tank israeliano nei Territori non è stata riservata. Altro risultato è stato lo scatenarsi dei perdigiorno telematici alla moda, i cretini dei 140 caratteri di Twitter, gli indignati per Teheran che al contempo non si sono mai accorti di uguali ragazzi ammazzati dalle nostre polizie “democratiche”. Attenzione, perché gli stessi che ora si accorano per Neda sono spesso gli stessi che hanno applaudito i macellai della Diaz e il Placanica.

Il Placanica? Banale. Carlo Giuliani? Banalissimo. Tirava l'estintore mentre si opponeva a qualcosa. Ha sbagliato piazza. Se avesse tirato l'estintore in faccia ai Pasdaran o ai cinesi in Tibet sarebbe stato un eroe. La piazza doveva chiamarsi Bandar Gharman o Gyatso Tenzing, non Alimonda. Allora persino l'estintore sarebbe diventato un oggetto di culto. E il Placanica doveva chiamarsi Plaqanikejad o Palaq Aning. Sarebbe stato il mostro. Vorrei anche vedere quanto il popolo dei twitteronzi centoquarantacaratteretteggia su Alexis Grigoropoulos, un altro che ha il torto assai poco mediatico di non chiamarsi Nedo.

Oppure vorrei ricordare di un'altra ragazza che manifestava, senza estintori e senza niente, che si chiamava Giorgiana. Manifestava a Roma, tanti anni fa. Vediamo se qualcuno ancora se ne ricorda. Ammazzata. Non dai Pasdaran ma dalla polizia o dai carabinieri. Non fa lo stesso effetto, come diceva Guccini: ci fregano con il nome. Vuoi mettere essere ammazzata, a diciannove anni, dai Pasdaran invece che dai carabinieri; è proprio come la tirata da Omaha a Tucson in confronto a quella da Piumazzo a Sant'Anna Pelago. In più, quando Giorgiana è stata ammazzata dai carabinieripolizia italiani, non c'era Internet, non c'era YouTube, non c'era Twitter. C'era Radio Alice che se si provava le entravano dentro, la devastavano e la chiudevano a forza, proprio come i Pasdaran. Non c'era niente tranne la stessa ragazza privata della vita da uno stato. Spero che si incontrino da qualche parte, Neda e Giorgiana, e che diventino amiche, compagne, giovani per sempre e vive. Spero che gli ipocriti e tutta la loro panoplia di media, di titoloni, di polizie, di scoregge prezzolate e di seghe telematiche crepino del peggior male.

Nella foto, un pppasssddarrannn. Kossadinejad. Uno che, tempo fa, ha teorizzato di andare in mezzo alle manifestazioni di ragazzi dei licei a "mandarli all'ospedale". Facciamo anche un conto di quanti manifestanti siano stati ammazzati in Italia, e quanti in Iran. Tanti bei nomi puramente iraniani. Masi. Lorusso. Zibecchi. Boschi. Ardizzone. Giuliani. Franceschi. Saltarelli. Del Padrone. Serantini. Eccetera. Che almeno questo sito non si pieghi a questo sporco giochetto, e in primis per rispetto proprio a Neda.

2009/7/2 - 03:34


Kossiga ci cova(va). Ricordiamolo così, con parole sue

dal blog di Alessandro Robecchi

E’ morto Francesco Cossiga. Le agenzie hanno battuto la notizia e già dieci minuti dopo i telegiornali erano colmi di "coccodrilli" lusinghieri, biografie osannanti, panegirici di celebrazione. Anche questo sito vuole ricordare Francesco Cossiga, ma senza retorica e senza elaborazioni a posteriori. Anzi, vogliamo ricordare Francesco Cossiga con le sue parole, quelle di un’intervista che concesse al Giorno / Resto del Carlino / Nazione il 23 ottobre 2008, meno di due anni fa. L’occasione era l’ondata di proteste nelle scuole e nelle università seguite all’annuncio della "riforma" Gelmini. Niente tagli, niente inganni, niente falsità settarie e di parte. Solo le parole di Cossiga. Eccole qui di seguito, domande del giornalista Andrea Cangini e risposte del presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga.

Presidente Cossiga, pensa che minacciando l`uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato?
Dipende, se ritiene d`essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché l`Italia è uno Stato debole, e all`opposizione non c`è il granitico Pci ma l`evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà una figuraccia.

Quali fatti dovrebbero seguire?
Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand`ero ministro dell`Interno.

Ossia?
In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito...

Gli universitari, invece?
Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città.

Dopo di che?
Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri.

Nel senso che...
Nel senso che le forze dell`ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano.

Anche i docenti?
Soprattutto i docenti.

Presidente, il suo è un paradosso, no?
Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!.

E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? "In Italia torna il fascismo", direbbero.
Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l`incendio.

Quale incendio?
Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà a insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università. E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale.

Ecco, senza tanta retorica e senza tornare indietro di decenni (Il caso Moro, Gladio, eccetera), ci piace ricordare così Francesco Cossiga, un sincero democratico che teorizzava l’infiltrazione di agenti provocatori tra le fila degli studenti che difendevano la scuola pubblica.
Io finisco qui, certo che al cordoglio parteciperanno le "maestre ragazzine" da picchiare e, se potesse, Giorgiana Masi.

daniela -k.d.- - 2010/8/17 - 14:53


Bartolomeo Pestalozzi - 2010/8/18 - 22:29


Siete fuori dal mondo

2013/5/10 - 09:46


Perché, anonimo, tu ci sei dentro, nel mondo? E che cosa ti fa ritenere di esserci così tanto, dentro al mondo, da poter dire ad altri di esserne fuori?

Ahmed il Lavavetri - 2013/5/10 - 10:31



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