Fondati dal multistrumentista astigiano Francesco Casabianca, Band Bunker Club comprendono anche il basso di Elisabetta Morando, la batteria di Lesley Green, e le tastiere di Serena Nucara (anche seconda voce). Dopo anni di raffinamenti, finalmente vede la luce il loro primo “Musica per cefalopodi e colombi selvatici”, un album che anzitutto irradia passione e affiatamento.

Introduce l’ascolto una filastrocca per bimbi a due voci, “Il giorno che tutto cambierà”, gagliardamente disorientante rispetto a quanto segue.
“Lavoro” è una girandola synth-pop a mo’ di spot televisivo con fredda accusatoria punk a più voci, “Io vorrei gioire” è un declamato altisonante vagamente alla Uochi Toki (e un sottofondo generico e un po’ spartano), e “Popolo bue”, la migliore delle tre o comunque un loro approfondimento, mima gli slogan meccanici delle sigle italiane dei cartoni animati a suon di stop-and-go e sintetizzatori sci-fi.

Le parentesi intimiste non sono da meno, specie la triste nenia bisbigliata a base di rosari di chitarra di “Il tempo perso”, poi accelerazione sferragliante e irata alla Cccp, ma anche le tastiere liturgiche e il battito marciante di “Mi hai guardato per il resto”. Altre reminiscenze dei Cccp affiorano poi nel nero valzer da sagra paesana di “Io sono stato”, forte di un allungato intermezzo disco-punk, e nel salmo-recitativo con organo barocco di “La vita” (che mima, contrastandola, “Morire” della band di Ferretti), dal perfetto declamato nevrastenico e una distorsione ventosa.
Più personale e ambiziosa è la title track, un incontro tra la pulsazione dei Suicide e la recitazione alla Offlaga Disco Pax, ma resa meditazione dadaista, infine balletto robotico con deliri corali. Fuori misura è invece “Isostasia”, che rubacchia - pur con senno e vibrazione - da Pixies e dal David Bowie di “Ziggy Stardust”.

Nato nel 2010 e supporter di act storici della new wave italica (a partire da Umberto Negri), il quartetto - cui si aggiunge la danzatrice Irene Icardi - eccelle precisamente nella rilettura obliqua della vita politica vista dalla provincia, ovvero il nucleo del rock alternativo degli anni 80. Non mancano svolgimenti sbrigliati e fantasiosi e pure, rovescio della medaglia o inevitabile conseguenza, del materiale un po’ sdato e non così affascinante. Co-prodotto dallo stesso Casabianca e Marco Milanesio.

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