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Dans la peau de Mike Brown

(2015)
Parole e musica di Pierre-Dominique Burgaud
Nell’album intitolato “De l'amour”

Dedicata a Mike Brown, diciottenne nero ucciso il 9 agosto 2014 da Daren Wilson, poliziotto bianco, a Ferguson, Missouri, con una citazione nel testo di Strange Fruit di Billie Holiday. Bisogna però dire che tra Holiday e Halliday il confronto non regge...
Parfois même la nuit
(continua)
14/1/2016 - 23:04
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We're Gonna Make It

[1965]
Il primo grande successo di James Milton Campbell Jr., in arte Little Milton (1934-2005), cantante e chitarrista blues, un singolo che poi diede il titolo al suo album del 1965.

Niente di più di una canzone sull’amore che sovrasta il dolore e le difficoltà delle vita, ma proprio per questo fu molto cara al movimento per i diritti civili, che proprio nel 1964-65 intensificava la sua lotta, organizzava le marce da Selma a Montgomery, applaudiva l’approvazione del Voting Rights Act da parte del presidente Johnson e vedeva cadere altri martiri, come il reverendo James Reeb e la giovane Viola Liuzzo, entrambi militanti bianchi del movimento, assassinati da altri bianchi suprematisti...
We may not have a cent, to pay the rent
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 14/1/2016 - 21:45
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Why I Sing the Blues

[196?]
Scritta da B. B. King e Dave Clark
In moltissimi dischi di King, a cominciare forse da “Live & Well” del 1969

La prima versione di questa canzone risale agli anni 50 e artefice del blues è una donna.
Ma alla fine degli anni 60 King ne riscrisse il testo individuando come motivazione del suo blues, la schiavitù, il razzismo, le condizioni di vita dei neri, la discriminazione a partire dalla scuola e poi nel lavoro... “Sì, loro lo sanno, tutti lo sanno perchè io canto il blues...”
Everybody wants to know
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 14/1/2016 - 20:58
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Starvation Blues

[1931]
Parole e musica di Charley Jordan, bluesman nato in Arkansas ma attivo in St. Louis, Missouri.
Trovo il brano nella raccolta “Charley Jordan – Complete Recorded Works In Chronological Order: Volume 1 (June 1930 To March 1931)”, edita dalla Document Records nel 1992

Se il Starvation Blues di Big Bill Broonzy era in qualche modo “profetico”, essendo stato composto prima della grande crisi del 29, questo di Charley Jordan descrive invece benissimo la caduta vertiginosa nella miseria più nera subita da tanta gente comune, mentre molti dei ricchi che quella crisi avevano provocata e pilotata si stavano arricchendo ancora di più, come sempre succede...
Lord, Lord
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 14/1/2016 - 18:40
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Ivan Della Mea: Il capitano

UN RICORDO DI IVAN DELLA MEA A 20 ANNI DALL'ULTIMO INCONTRO
(Gianni Sartori)

Ivan Della Mea era nato il 16 ottobre 1940. Se ne è andato il 14 giugno del 2009: un vuoto incolmabile.
Per quasi 50 anni le sue canzoni di lotta e di malinconia, le sue parole di coraggio, il suo modo di essere “compagno”, sono stati un esempio per migliaia di militanti, giovani e non. Ha fatto musica e poesia contro la società dei consumi, ha manifestato contro l'oppressione, si è battuto per una libertà insieme anarchica e comunista, da autentico rivoluzionario. Questo era (è) Ivan Della Mea, un compagno che anche da “vecchio” conservava lo spirito combattente di un ragazzo, un artista irriducibile: “Con gli oppressi contro gli oppressori. Sempre!”.

Lo avevo già incontrato negli anni settanta in un paio di occasioni ma solo l'ultima volta, nel 1995, mi ero deciso a intervistarlo. L'occasione era stata la “Festa... (continua)
Gianni Sartori 14/1/2016 - 17:51
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Mississippi County Farm Blues

[1930]
Parole e musica di Eddie James "Son" House, Jr. (1902-1988), uno dei più grandi bluesman di sempre, virtuoso della slide guitar.
Una delle prime raccolte in cui il brano si trova è quella di Son House & J. D. Short ‎intitolata “Blues From The Mississippi Delta”, pubblicata dalla Folkways Records nel 1963.

Proprio come Leadbelly, anche Son House conobbe le County Prison Farm del sud. Vi fu rinchiuso alla fine degli anni 20 per un paio d’anni, condannato per omicidio ma per autodifesa. Quando uscì, gli diedero il divieto di dimora nella nativa Clarksdale e ciò fu un po’ la sua fortuna perché, trasferitosi a Lula, lì incontrò i musicisti Charley Patton e Willie Brown e iniziò la sua sfolgorante carriera lunga più di 40 anni…
Down South, when you do anything, that’s wrong
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 14/1/2016 - 16:27
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Big Boss Man

[1960]
Una canzone scritta da Luther Dixon ed Al Smith e resa celebre da Jimmy Reed che la incise nel 1961 nel suo album intitolato “Found Love”
Uno dei blues preferiti da Elvis Presley e B. B. King

“Oh grande boss, mi fai lavorare tutto il giorno e quando vorrei bere un goccio d’acqua nemmeno mi fai fermare… Oh grande boss, non sei affatto grande, se solo alto, e questo è tutto…”
Big boss man
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 14/1/2016 - 16:01

Remember Virden!

anonimo
[1901]
Poesia di anonimo autore, testimone dei fatti di Virden, Illinois, del 1898
Musica da Bucky Halker, folksinger e labor songster americano
Nel suo album del 2002 intitolato “Welcome To Labor Land”

Quello che successe a Virden nel 1898 – ma poi anche in molte altre cittadine industriali dell’Illinois, come Pana, Cambria e Carterville, in quegli anni – è una pagina sanguinosa e anche triste della storia del movimento operaio americano.

Il motto dei padroni, quando non riescono a piegare i lavoratori con la forza o con le lusinghe, è sempre stato “divide et impera”. E così fecero i boss della Chicago-Virden Coal Company, una compagnia mineraria, che nel 1898, per contrastare un grosso sciopero, reclutarono negli Stati del sud tanti afroamericani disperati senza informarli che sarebbero stati utilizzati come crumiri. Gli sgherri della compagnia, le guardie dell’agenzia Thiel, andarono... (continua)
They fell in freedom’s battle,
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 14/1/2016 - 15:25
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Memorial Day Massacre

[1937]
Parole e musica di Earl Robinson
Ripresa da Tom Glazer nel 1975 per il suo disco “Songs of Steel and Struggle: The Story of the Steelworkers” edito dalla Folkways Records.

Chicago, 30 maggio 1937. I lavoratori della fabbrica di acciaio Republic Iron and Steel Company protestavano contro il fatto che il loro boss, Tom Girdler, si rifiutava di applicare il nuovo contratto appena siglato tra padroni e sindacato. Si decise per una manifestazione proprio nel giorno del Memorial Day. Un corteo partì dalla sede del sindacato e si diresse verso lo stabilimento della Republic Steel.

Sul tragitto i lavoratori vennero fermati da un drappello di poliziotti: “Get off the field or I'll put a bullet in your back!”, lo dissero e lo fecero… Spararono sulla folla, alla schiena, uccidendo 10 manifestanti e ferendone gravemente altre decine.
Ma, nonostante le evidenze documentali – con tanto di... (continua)
On the dark Republic’s bloody ground
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 14/1/2016 - 14:10
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Magazzino 18

Interessante intervista a Federico Tenca Montini e Piero Purini su Radio Onde Furlane

14/1/2016 - 13:44

The Company Store

[1895]
Parole di Issac Hanna, che alla fine dell’800 era minatore del carbone ad Englewood, Illinois.
Probabilmente era un militante dell’United Mine Workers, il sindacato dei minatori.
Musica di Tom Juravich, sociologo, docente universitario, musicista ed attivista per i diritti dei lavoratori. Nei primi anni 80 Juravich curò la colonna sonora di “Out Of Darkness: The Mine Worker's Story”, un film documentario sulla storia dell’UMW diretto dal premio Oscar Barbara Kopple ed altri registi.
Di quella colonna sonora fa parte anche questa canzone.

Una canzone scritta 50 anni prima di Sixteen Tons di Merle Travis. E infatti ci sarebbero voluti ancora tante lotte e tanto sangue perché i lavoratori cominciassero ad essere pagati in denaro contante e non con gli assegni delle compagnie.
Nonostante le decine di grandi e sanguinosi scioperi organizzati dalla United Mine Workers of America specie... (continua)
The lot of the miner,
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 14/1/2016 - 13:13
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Shot on James Meredith

[1966]
Militante per i diritti civili, primo studente nero all’università del Mississippi (in cui nel 1962 entrò scortato da agenti federali), il 6 giugno 1966 James Meredith fu ferito in un attentato di suprematisti bianchi mentre partecipava alla "marcia contro la paura", 220 miglia da Memphis, in Tennessee, a Jackson, in Mississippi.

Lenoir morì per un infarto l’anno successivo, a soli 37 anni…
James Meredith abbandonò in seguito la causa nera, aderì al Partito Repubblicano e divenne addirittura consulente di un politico che a suo tempo era stato un segregazionista…
June the 6th 1966
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 14/1/2016 - 11:50

I’m in Korea

[1954]
J.B. Lenoir, nato in Mississippi nel 1929, arrivò a Chicago che aveva 20 anni.
Erano gli anni di Eisenhower presidente, Nixon il suo vice, della guerra fredda e di quella calda in Corea, della caccia alle streghe e del maccartismo… “I’m in Korea” non è certo una canzone patriottica ed è pure una delle molte canzoni “inconformi” scritte da Lenoir fin da giovanissimo, grazie alle quali fu subito attenzionato dall’FBI del mastino John Edgar Hoover…
La canzone fu pubblicata sul lato A di un 45 giri. Sul lato B un’altra pietra miliare, “Eisenhower Blues”.
Il primo LP in cui il brano è incluso mi pare sia stato “Natural Man”, raccolta pubblicata 3 anni dopo la prematura scomparsa di Lenoir, avvenuta a soli 37 anni del 1967.
Yes I am in Korea
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 14/1/2016 - 11:23
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Eisenhower Blues

[1954]
J.B. Lenoir, nato in Mississippi nel 1929, arrivò a Chicago che aveva 20 anni.
Erano gli anni di Eisenhower presidente, Nixon il suo vice, della guerra fredda e di quella calda in Corea, della caccia alle streghe e del maccartismo… “Eisenhower Blues” fu la prima delle molte canzoni di protesta scritte da Lenoir, grazie alle quali fu subito attenzionato dall’FBI del mastino John Edgar Hoover…
La canzone fu pubblicata sul lato B di un 45 giri. Sul lato A, “I’m in Korea”.
Il primo LP in cui il brano è incluso mi pare sia stato “Natural Man”, raccolta pubblicata 3 anni dopo la prematura scomparsa di Lenoir, avvenuta a soli 37 anni del 1967.
Hey everybody I was talkin’ to you
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 14/1/2016 - 11:05
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Starvation Blues

[1928]
Scritta da Broonzy all’inizio della sua carriera musicale a Chicago.
Da notare che questo blues su disoccupazione e fame data un anno prima del crollo di Wall Street…
Nella raccolta “The Young Big Bill Broonzy 1928-1936”, pubblicata nel 1968

Broonzy died in 1958, but his life in the blues spans the years from his 1928 song, “Starvation Blues,” to his prophetic condemnation of Jim Crow laws at the dawn of the civil rights era.
With real foresight, Broonzy captured the economic desperation approaching on the nation’s horizon in his “Starvation Blues,” written in 1928, a year before the stock market crash of October 1929. Even before the Depression struck with full force, the black community was in deep trouble and their growing poverty carried a warning of hard times to come for the rest of the nation.
Big Bill Broonzy’s “Starvation Blues” painted a stark picture of the hunger... (continua)
Starvation in my kitchen
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 14/1/2016 - 10:31
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Homeless Blues

[1947]
Scritta da Willie "Long Time" Smith, oscuro bluesman – pianista e cantante - attivo a Chicago negli anni del secondo dopoguerra
Testo trovato su Protest Song Lyrics
Trovo il brano nelle compilation “Doctor Clayton And His Buddies - 1946-1947 Complete (Doctor Clayton / Sunnyland Slim / Willie "Long Time" Smith)” e “News & The Blues: Telling It Like It Is” (CBS, 1990)
On one cold frosty morning,
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 14/1/2016 - 10:08
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Homeless Blues

[1927]
Scritta dal pianista e songwriter Porter Grainger (1891-1955)
Trovo il brano nella raccolta dedicata a Bessie Smith intitolata “The Empress”, pubblicata dalla CBS nel 1971. Credo che però facesse originariamente parte di “Mississippi Days”, uno spettacolo musicale realizzato da Grainger con la Smith nel 1928.
Mississippi River, what a fix you left me in,
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 14/1/2016 - 09:31
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Copșa Mică

[1997]
Gwerz di Denez Prigent
Interpretato da:
Denez Prigent
Ludmila Dinova [Лудмила Динова]
Irina Balčeva [Ирина Балчева]
Elena Dinova [Елена Динова]
Album: Me 'zalc'h ennon ur fulenn aour

Gwerz skrevet gant Denez Prigent
Jubennet gant:
Denez Prigent
Ludmila Dinova
Irina Balcheva
Elena Dinova
Pladenn: Me 'zalc'h ennon ur fulenn aour

Come quasi tutte le località transilvane, Copşa Mică, oltre al suo nome rumeno, ha anche un nome tedesco, Kleinkopisch, e uno ungherese, Kiskapus; vuol dire "piccola porta, porticella". Si trova a nord della città di Sibiu; antica cittadina della minoranza tedesca (i "sassoni", che la chiamavano Klîkôpeš), è vecchia di oltre seicento anni. Secondo il censimento del 2002, avrebbe 5369 abitanti; per oltre il dieci per cento sono di etnia rom. Negli anni '50 del XX secolo vi vennero effettuati degli importanti scavi archeologici e paleontologici che... (continua)
1. E Copsa Mica ‘n heol ‘zo savet
(continua)
inviata da Richard Gwenndour 14/1/2016 - 04:27
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Tough Times

[1954]
Parole e musica di John Brim (1922-2003), altro misconosciuto bluesman di Chicago.
Nella compilation “Chicago Blues - The Early 1950's” pubblicata nel 1965

John Brim was another great, yet largely unheralded Chicago blues singer and guitarist who traveled in some of the same circles as Jones. In 1953, Brim recorded one of the gutsiest and most political blues songs of the ’50s. “Tough Times” is a classic side of tough Chicago blues, but with a radical difference — its radical politics.

By January 1954, an economic slowdown in the United States had resulted in a nearly 10 percent unemployment rate in the black community, nearly double the jobless rate for the rest of the nation. Brim responded by warning that unemployment was getting as bad as the worst part of the Depression in 1932.

Brim’s blues are an uncompromising report from the downside of American prosperity. Yet the song... (continua)
Me and my baby was talking
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 13/1/2016 - 22:23
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Stockyard Blues

[1947]
Nel 1945 Floyd Jones (1917-1989) lasciò il nativo Arkansas e, come tanti altri cittadini del sud (specie se neri) in quegli anni, si trasferì al nord in cerca di una vita migliore. Molti di questi migranti trovarono lavoro nelle fabbriche, negli allevamenti di bestiame, nei mattatoi e si sindacalizzarono.
Floyd Jones esordì sulla scena blues di Chicago proprio allora e “Stockyard Blues” è uno dei suoi capolavori, insieme ad “Hard Times” e all’immortale “On The Road Again”, poi rivisitata e resa celeberrima dai Canned Heat. Ma Floyd Jones rimase per gran parte della sua vita misconosciuto e non riuscì a vivere del suo enorme talento ma per campare fu costretto a lavori precari e saltuari. Morì praticamente dimenticato nel 1989.

Floyd Jones was one of the very few musicians who spoke out for the humanity of low-wage workers in Chicago. His songs, “Stockyard Blues” and “Hard Times”... (continua)
Left home this morning
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 13/1/2016 - 21:40
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No Shoes

[1960]
Singolo del 1960 poi incluso, come traccia d’apertura, nell’album “Travelin’”


John Lee Hooker’s No Shoes Blues

An astoundingly high number of the nation’s most masterful blues musicians were born in Mississippi. In Ted Gioia’s book, “Delta Blues” (2008), Detroit bluesman John Lee Hooker offered his own reason why: “I know why the best blues artists come from Mississippi,” said Hooker. “Because it’s the worst state. You have the blues all right if you’re down in Mississippi.”
As Nigel Williamson wrote in “The Rough Guide to the Blues” (2007): “The social and economic problems of the Delta region persist to this day, the product and result of its history of enslavement and the legacies of the cotton plantation era, including the Jim Crow laws, racial segregation of public educational institutions and black disenfranchisement.”
John Lee Hooker was born outside Clarksdale, Mississippi,... (continua)
No food on my table
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 13/1/2016 - 21:05
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Le roi a fait battre tambour, ou La marquise empoisonnée

anonimo
La versione finlandese della canzone reca il titolo "Rumpua Lyökää Kuninkaalle"(traduzione di Tapio Mattlar)e si trova sul cd: "Tarujen Saari ‎– Susien Yö : Delirium Lupus" del 2006
Flavio Poltronieri 13/1/2016 - 16:52

Non siam più la Comune di Parigi

Conosciamo la genesi del canto per il racconto che ne ha fatto Arturo Pedroni “Spartaco” (Come nascevano le canzoni partigiane, “Vie Nuove ”, n. 17, 26 aprile 1958): tra il carcere antifascista (a Civitavecchia) e il partigianato in montagna, in un bosco nei pressi di Poiano di Villa Minozzo, nel febbraio ’44. Appare nei primi Canzonieri composti a Reggio Emilia (Canzoniere popolare, 1948 – Canti della Gioventù, s.d., ma anni ‘50). I Dischi del Sole, per via del testo ascrivibile nella tradizione del canto sociale prefascista, lo hanno inserito tra i Canti comunisti italiani, 1 DS 5, ma con l’indicazione di autore “anonimo”; Pedroni si preoccupera di rivendicarne la paternita (cfr. “il nuovo Canzoniere italiano”, a cura di Roberto Leydi, 3, Milano, settembre 1963, p. 54, in Il nuovo canzoniere italiano dal 1962 al 1968, Istituto Ernesto De Martino-Mazzotta, Milano, 1978). Anna Ferrari (cl.... (continua)
Bernart Bartleby 13/1/2016 - 15:53

Coraggio mondariso

anonimo
In “Sei bella, sei splendida : 207 canti popolari ritrovati nella memoria degli abitanti di S. Ilario e Gattatico”, a cura del Gruppo di ricerca sul canto popolare. Prefazione di Gian Paolo Borghi. Regione Emilia-Romagna, Bologna 1998.
Testo riportato in “Senti le rane che cantano. Canzoni e vissuti popolari della risaia”, a cura di Franco Castelli, Emilio Jona e Alberto Lovatto. Donzelli, 2005
Coraggio mondariso
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 13/1/2016 - 14:58

Sa vedessi i mondarisi

anonimo
[195?]
Canto di ritorno delle mondine dalla stagione.
In “Mondarisi”. Registrazioni di canti della risaia effettuate a Veneria di Lignana (Vercelli) nel 1953, a cura di Cesare Bermani e Silvio Uggeri. Fascicolo accluso all'omonimo disco pubblicato da I Dischi del Sole, 1974.

Trovo il brano anche in “Mondariso”, un CD prodotto negli anni 90 dal Consorzio Produttori Indipendenti / Dischi del Mulo con i canti del Coro delle mondine di Correggio.

“L’arrivo delle mondine alla stazione del proprio paese è descritto in modo colorito da un celebre canto che, mentre dipinge la vivacità dell’evento, non manca di ritrarre le conseguenze della vita in risaia sullo stato fisico delle protagoniste: «faccia gialla, lunga e smorta che non si può nemmeno guardare, gambe che si piegano per la fatiche sostenuta, sedere tutto morsicato dagli insetti»”.
(da “Senti le rane che cantano. Canzoni e vissuti popolari della risaia”, a cura di Franco Castelli, Emilio Jona e Alberto Lovatto. Donzelli, 2005)
Sa vedessi i mondarisi
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 13/1/2016 - 14:31

Le guardie hanno bussato (o Uscimo da ‘sti cancelli)

anonimo
Canzone presente nel canzoniere del Centro Femminista di Padova, datato 1976. Ovviamente la provenienza è romana.
Anche in “Canti della protesta femminile. Contributi alla presa di coscienza d'una nuova cultura rivoluzionaria”, a cura di Agata Currà, Giuseppe Vettori e Rosalba Vinci, Roma 1977.
Le guardie hanno bussato stamatina,
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 13/1/2016 - 11:41

O mamma mia, maridéme

anonimo
Canzone popolare lombarda (ma esistono altre versioni regionali, per esempio marchigiana - “Mama mia, maridéme / che 'ra passa ra stagiun / le cirese son madire / e ancor li graffignun…” - e istrio-veneta – per esempio nel disco “Rosolina” del Trio Kras)
Trovo il brano nel canzoniere del Centro Femminista di Padova, ma significativamente privo dell’ultima strofa, molto poco femminista nel senso collettivo, individualista e disturbante…
O mamma mia, maridéme
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 13/1/2016 - 10:44

Reggio Emilia (o Quando saremo a Reggio Emilia)

Canzone popolare emiliana, anche se i crediti nel disco sono a Giutil (Giuliano Tilesi?) e Mario Castellacci (1924-2002), giornalista, scrittore, commediografo e paroliere, tra i fondatori della compagnia romana di varietà Il Bagaglino.
Nel disco della Berti intitolato “Più italiane di me” del 1972
Interpretata anche da Anna Identici nel suo disco “E per la strada” del 1974 e in seguito dal Duo di Piadena e dal Coro delle mondine di Correggio.
Quando saremo a Reggio Emilia
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 13/1/2016 - 09:55
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One Woman

2013

From China to Costa Rica, from Mali to Malaysia acclaimed singers and musicians, women and men, have come together to spread a message of unity and solidarity: We are "One Woman".

Launched on International Women's Day, 8 March 2013, the song is a rallying cry that inspires listeners to join the drive for women's rights and gender equality. "One Woman" was written for UN Women, the global champion for women and girls worldwide, to celebrate its mission and work to improve women's lives around the world. "One Woman" reminds us that together, we can overcome violence and discrimination against women and look toward a brighter future: "We Shall Shine!" Join us to help spread the word and enjoy this musical celebration of women worldwide.
In Kigali, she wakes up,
(continua)
inviata da dq82 13/1/2016 - 09:50

Il mestiere più antico

[“Canzone scritta nel 1973 per le sorelle prostitute” Fufi Sonnino]
Parole di Fortunata “Fufi” Sonnino, cantautrice e chitarrista (oggi “cristalloterapista”) del Movimento Femminista Romano.
Musica di Yuki Maraini (1939-1995), musicista, cantante e compositrice italiana, e Fortunata “Fufi” Sonnino.
Nel disco intitolato “Canti delle donne in lotta, n. 2”, I Dischi dello Zodiaco, 1976.
Per te canterò
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 13/1/2016 - 09:19

Storia di una cosa

[1970]
Parole di Fortunata “Fufi” Sonnino, cantautrice e chitarrista (oggi “cristalloterapista”) del Movimento Femminista Romano.
Musica di Yuki Maraini (1939-1995), musicista, cantante e compositrice italiana, e Fortunata “Fufi” Sonnino.
Nel disco intitolato “Canti delle donne in lotta, n. 2”, I Dischi dello Zodiaco, 1976.
È la storia di una cosa
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 13/1/2016 - 09:09

Tango della femminista

[1974]
Parole di Fortunata “Fufi” Sonnino, cantautrice e chitarrista (oggi “cristalloterapista”) del Movimento Femminista Romano.
Musica di Yuki Maraini (1939-1995), musicista, cantante e compositrice italiana, e Fortunata “Fufi” Sonnino.
Nel disco intitolato “Canti delle donne in lotta, n. 2”, I Dischi dello Zodiaco, 1976.
Cor capello dritto 'n testa
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 13/1/2016 - 09:01

L'ultimo partigiano

[2013]
Parole e musica di Mario Salis
Nell’album intitolato “Nos amours”
Ora capisco perchè su questa strada
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 13/1/2016 - 08:18




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