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Il siluramento dello Sgarallino

Chanson italienne – Il siluramento dello Sgarallino – Mago Chiò – 1943

Le 22 septembre 1943, le vapeur Andrea Sgarallino (lancé sous le nom d'un héros livournais des événements de 1848 et de l'expédition garibaldienne des Mille, dont parle Luciano Bianciardi dans ses romans historiques) a levé l'ancre de Piombino à destination de Portoferraio, mais il n'y accostera jamais.

Après une période durant laquelle il avait été adapté au service militaire , adoptant outre un armement, la tenue caractéristique des forces navales, le 20 septembre le Sgarallino reprend du service civil pour permettre le retour à l'Elbe des désormais ex-militaires, des habitants et pour l'approvisionnement alimentaire.

À 9 h 30, le Sgarallino est à proximité du port de Portoferraio, les maisons sont distinctement visibles, mais plus encore la livrée militaire du navire qui apparaît dans le périscope du sous-marin... (continua)
LE TORPILLAGE DU SGARALLINO
(continua)
inviata da Marco Valdo M.I. 23/3/2010 - 20:35

Les Rats noirs

Les Rats noirs

Les Rats noirs – Marco Valdo M.I. – 2010
Cycle du Cahier ligné – 99

Les Rats noirs est la nonante-neuvième chanson du Cycle du Cahier ligné, constitué d'éléments tirés du Quaderno a Cancelli de Carlo Levi.

Ohlala!, dit Lucien l'âne en grignant comme une dame – par sa grimace, Lucien l'âne renvoie à certaine dame de Grignan, dont Saint-Simon disait qu'elle fut « peu regrettée de son mari, de sa famille et des provençaux » , voilà les rats noirs maintenant. Quel anthropomorphisme ! Mais il est vrai que les rats noirs, a priori, comme çà, ont une réputation peu sympathique. Mais enfin, vous les humains, pourquoi renvoyez-vous toujours sur les animaux vos défauts ?

Tu as bien raison, Lucien l'âne mon ami, et je le regrette bien. Les rats, même noirs, ont droit au respect... Mais ici, c'est une pure métaphore, qui doit d'ailleurs venir de la nuit des temps où, en effet, les... (continua)
Mi-tempête, mi-ouragan,
(continua)
inviata da Marco Valdo M.I. 23/3/2010 - 09:45
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Tyrants

[2008]
Album "In the Future"

Brano dall'andamento epico e psichedelico, tra Black Sabbath, Led Zeppelin e Pink Floyd... a me mi piace!

Da ultimo anche nella colonna sonora del surf-movie post-apocalittico “Year Zero”, sorta di ‎incrocio lisergico tra “Mad Max” e “Point Break”.‎
Tyrant, you'll be damned by your power
(continua)
inviata da Alessandro 22/3/2010 - 22:46
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Fascisti in doppiopetto

Dedicata ai picchiatori Stefano e Gennaro Andrini, al naziskin Gennaro Mokbel e a Gianluigi Ferretti, già portaborse del repubblichino Mirko Tremaglia, gentaglia protetta da Alemanno e quindi da AN e variamente implicata nell'elezione fraudolenta del senatore del PdL Nicola Di Girolamo, uomo della 'ndrangheta, e nella maxi-truffa ai danni del paese ordita dai vertici Telecom e Fastweb...
Fascisti in doppiopetto, mafiosi in doppiopetto, filibustieri in doppiopetto... saranno anche eleganti con 'sti doppiopetto, ma sempre merde sono.
Alessandro 22/3/2010 - 09:48
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Brucia ancora

Oh no, siamo di nuovo qui
(continua)
inviata da Luca 'The River' 22/3/2010 - 01:11
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N'aura crociata

[2003]
Album "Lontano"

«L'album è la lettura di una realtà cruda, difficile e drammatica. L'abbiamo realizzato mentre il mondo stava entrando in una nuova fase della guerra infinita. Ci sono i nostri umori di quel periodo, c'è l'Iraq, la Palestina, ci sono i popoli aggrediti del mondo…».

In un brano parlate di "N'aura Crociata" (Un'altra crociata)…

«Si. Noi siamo del Salento, nelle nostre vene scorre il sangue dell'oriente e dell'occidente. Noi siamo il frutto fisico di quell'equilibrio. E visto che siamo anche oriente, la guerra all'Iraq, ai popoli di quell'area è una guerra contro una parte di noi stessi. Non parlo solo in senso figurato. Il nostro stesso paese è, insieme, oriente e occidente soltanto che ormai la storia, la cultura, le radici, vengono rimosse. Le nuove generazioni sono figlie di una televisione che ha distrutto con violenza la nostra stessa storia. Quando l'informazione sostituisce la cultura c'è qualcosa che non va.».
Nu benire cu me tici ca è giustu
(continua)
inviata da Alessandro 21/3/2010 - 12:01
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L'Internationale

LUSSEMBURGHESE (Lëtzebuergesch) / LUXEMBOURGISH (Lëtzebuergesch)

"This is the Luxembourgish version of the Internationale. It is quite old but I cannot say when it was written and I do not know the autor."

"Questa è la versione Lussemburghese dell'Internazionale. È assai antica ma non saprei dire quando è stata scritta e non ne conosco l'autore."

"Voici la version Luxembourgeoise de l'Internationale. Elle est plutôt ancienne, mais je ne sais pas dire quand elle a été écrite et n'en connais pas l'auteur".

Claude Frentz.
D' INTERNATIONAL
(continua)
inviata da Claude Frentz 21/3/2010 - 11:15
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Crimen Sollicitationis

[2008]
Album: Lágrimas Y Gozos

Ma guarda chi si rivede! Che fine aveva fatto ΔΙΩRAMA che tempo dietro anche lui immondezzava questo archivio caotico di canzonette spensierate?
ΔΙΩRAMA s'è trasferito in quel di Prato, sta studiando, si sta ambientando. Quando troverà una tranquillità mentale adatta si rifarà sentire con decenza e più di prima.

Per ora vi delizio con un'altra canzonetta spensierata.
Siervo de Dios...
(continua)
inviata da [ΔR-PLU] 21/3/2010 - 10:24
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Mosh

quello ke volevo dire prima è che 3/4 del mondo sono sotto una dittatura, la vera guerra contro il terrorismo è stato l'Afghanistan, l'Iraq è stata la guerra per il petrolio.
Quando una guerra è per le giuste cause va bene, ma fare la guerra per un fossile ke brucia è solo una cazzata ke costa la vita a molti.
Loris 20/3/2010 - 23:42
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Within You Without You

Qualcosa di eccezionale ha fatto George scrivendo questa. Mi fa venire i brividi, fantastica!
Gabriele 20/3/2010 - 15:40
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Δέκα παλικάρια

Ho confrontato il testo greco qui riprodotto con l'edizione "ufficiale" delle canzoni di Theodorakis, e vedo che - salvo il fatto che l'originale è politonico - tutto coincide. Un richiamo all'ultimo distico precisa che " Fu cantata con questi versi dopo i fatti del Politecnico". La canzone è inserita nel ciclo "Stin Anatolì" (A Oriente), del quale si precisa:composizione, 1973- Parigi. La composizione della musica così come le poesie del compositore avvennero nel corso del soggiorno nel Canada orientale - USA - Messico nel 1973, poco prima che scoppiassero i fatti del Politecnico. Incisione, 1974, Stelios Kazantzidis e Haris Alexiou, Columbia.
Gian Piero Testa 20/3/2010 - 14:12
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Le fondeur de canons

Paroles: Gaston Couté, 1904
Musique : Gérard Pierron, 1974
Premier album: La chanson d'un gâs qu'a mal tourné (Gérard Pierron / Bernard Meulien) [1976]
Dernier album: Poetes & chansons [2008]
Je suis un pauvre travailleur
(continua)
inviata da giorgio 20/3/2010 - 13:09
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Santiago

Da Jurania
Dopo Il suo nome era Victor, un'altra canzone sul Cile
Santiago è vecchio da decenni
(continua)
inviata da DonQuijote82 20/3/2010 - 10:54
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Carissimi italiani

Da Jurania
Carissimi italiani, che grande confusione
(continua)
inviata da DonQuijote82 20/3/2010 - 10:52
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La risposta di Gesù

Da Sceriffo senza pistola
In un giorno d’iverno che si sentiva solo
(continua)
inviata da DonQuijote82 20/3/2010 - 10:50
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Το τραγούδι του νεκρού αδελφού

L'altro ieri è morta la signora Eléni, la mamma del mio amico greco Babis. Lei, di suo, era reazionaria; ma l'amore sempre la legò a Thanassis, che invece era un "andartis", uno che era andato coi ribelli, e che aveva un fratello fucilato dai Tedeschi. Un giorno, sulla piazza di Tripolis di Arcadia, "barba" Thanassis mi afferrò all'improvviso per un braccio, e mi disse: lo vedi questo tribunale ? Lì dentro ho ascoltato la mia condanna a morte. Non lo ammazzarono, Thanassis, lo misero "solo" al Palamidi. Ma, uscito, sposò la reazionaria, perché si amavano.
Ora Thanassis è rimasto solo, e ieri gli ho telefonato per dirgli di essere sempre forte. Era un maestro, e quando mi imbroglio con il greco, corre in mio aiuto.
Συλλυπητήρια, μπάρμπα Θανάση, να' σαι ψύχραιμος.
Gian Piero Testa 19/3/2010 - 22:36
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Francesco Guccini: Canzone quasi d'amore

Trovo giusto riportare la "presentazione" che lo stesso Guccini fa di questa canzone nel Vinile (non so se sia mai stata riportata nelle versioni in CD):

"Canzone quasi d'amore" (Gennaio '75) che non è una canzone d'amore, è un cercare di prendere coscienza del "fare" una canzone, del come e del perchè si usano certi temi ricorrenti piuttosto che altri, del come e del perché si usano certe parole e non altre. E la frase "per le mie navi son quasi chiusi i porti" è proprio messa lì per dire come è facile costruire un falso "poetico" e come è facile per tutti caderci e come incredibilmente (?), delle volte si possa anche venderlo. Dico che sono un cantastorie (non nel senso "storico" del termine) e che racconto, attraverso me, quello che faccio e che vedo, e non mi si deve dare di poeta o altro. Un po' quello che dico nell'"Avvelenata" (Marzo '75) ma in modo diverso, ironico (spero) e grottesco.
Lorenzo Caccianiga 19/3/2010 - 17:41
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Hello Central! Give Me No Man's Land

[1918]
Written by Sam M. Lewis and Joe Young.
Music by Jean Schwartz.
From the Broadway’s musical “Sinbad”.

Una classica canzone “strappalacrime”, come usava all’epoca.
Benchè anche “Sinbad”, come tutte le produzioni di Broadway di allora, fosse orientata a sostegno dello “sforzo bellico”, e per quanto lo stesso Al Jolson abbia nella sua carriera vestito spesso il ruolo di entertainer per le truppe, certo non sfugge la diversità di questa canzone, dove un bambino, che non capisce perché sua madre sia tanto sconvolta, cerca di chiamare il papà che si trova in guerra sul fronte occidentale, nella “No Man's Land”….
When the gray shadows creep
(continua)
inviata da Alessandro 19/3/2010 - 15:27
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The Strange Death of John Doe

[1941]
Album “Songs For John Doe”
Words by Millard Lampell
Music: Traditional ("The Young Man Who Wouldn't Hoe Corn")

Un disco di canzoni anti-interventiste, quando ancora gli USA mantenevano la propria neutralità rispetto alla guerra che devastava l’Europa. In questa, John Doe o Joe Public o John Smith o Mario Rossi, l’uomo comune, insomma, è morto in circostanze misteriose, nessuno sa perché fino all’ultimo verso, quando si scopre che è stata… la guerra!

Dallo stesso disco si vedano Ballad Of October 16th, Billy Boy, C For Conscription, Liza Jane, Plow Under e Washington Breakdown.
I'll sing you a song and it's not very long.
(continua)
inviata da Alessandro 19/3/2010 - 14:30
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19

sono un fan di Hardcastle sin dal 1985 e ho praticamente tutti i suoi dischi; e' un grandissimo artista, di musica elettronica e di smooth-jazz, unico nel suo genere

peccato che dopo 19 in Italia non abbia avuto il seguito che meritava, ma si sa che dalle nostre parti tirano di piu' certe mollezze che un artista eclettico
ultras granata 1969 19/3/2010 - 13:33
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Cryin' Who? Cryin' You! (Part I & II)

[1940]
Album “Chain Gang”, con il gruppo dei Carolinians.

Un’altra terribile “chain gang song” che se nella prima parte descrive un prigioniero distrutto, nella seconda rivela il coraggio della disperazione: “La guardia mi mi ha picchiato così tanto, dalla testa ai piedi. Finirà con l’uccidermi, ma so che anch’io lo ammazzerò” … D’altra parte…: “Chi è che piange? Forse tu! Io no di certo!”
(Part I)
(continua)
inviata da Alessandro 19/3/2010 - 13:30
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Nine Foot Shovel

[1940]
Album “Chain Gang”, con il gruppo dei Carolinians.

Canzone di detenuto alla catena, piegato dalla fatica e dai soprusi ma per nulla spezzato: “Al capo non vado a genio, mi sta addosso tutto il tempo… ma un giorno prenderò la mia pala e lui dovrà lasciarsi questo mondo alle spalle”
Got a nine foot shovel, my pick is four foot long
(continua)
inviata da Alessandro 19/3/2010 - 13:13
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Goin' Home Boys

[1940]
Album “Chain Gang”, con il gruppo dei Carolinians.
Well, I'm goin' home, boys, cry'n won't make me stay
(continua)
inviata da Alessandro 19/3/2010 - 13:02
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Silicosis Is Killin' Me (or Silicosis Blues)

[1936]
Incisa come Pinewood Tom, uno degli pseudonimi con cui Josh White si firmava negli anni 30.

Una canzone sul destino più comune per chi lavorava in miniera o in fonderia…
Silicosis, you made a mighty bad break of me
(continua)
inviata da Alessandro 19/3/2010 - 12:50
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Uncle Sam says

[1941]
Album “Southern Exposure - An Album Of Jim Crow Blues sung by Joshua White”
Scritta da White insieme al poeta William Waring Cuney, esponente dell’Harlem Renaissance.

Una canzone sulla segregazione razziale che era “naturalmente” praticata anche fra le truppe statunitensi inpegnate nel secondo conflitto mondiale…

Racial segregation in the US Army, 1942.

“President Roosevelt asked White to become the first African American artist to give a White House Command Performance, in 1941. Upon completing that first White House Command Performance, the Roosevelts invited White up to their private chambers, where they spent more than three hours talking about Josh's life story of growing up in Jim Crow South, listening to his songs written about those experiences, and drinking Café Royale (coffee and brandy). At one point during that evening, the President said to Josh, "You know Josh, when... (continua)
Airplanes flying 'cross the land and sea,
(continua)
inviata da Alessandro 19/3/2010 - 12:10
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Trouble

[1940]
Album “Chain Gang”, con il gruppo dei Carolinians.

Come si può leggere più diffusamente nella scheda biografica, il padre di Josh White fu di fatto ucciso dai bianchi, pestato a sangue e trascinato dietro ad un cavallo sotto gli occhi dei familiari e poi lasciato morire in un manicomio... Lo stesso Josh – nella sua giovinezza errabonda al fianco di musicisti e cantanti ciechi, come Blind Man Arnold, Blind Lemon Jefferson, Blind Blake e Blind Joe Taggert – fu costretto molte volte ad assistere alle violenze ed alle brutalità inflitte ai suoi fratelli di colore: pestaggi, roghi, omicidi, linciaggi, impiccagioni e crocifissioni…
Well, I always been in trouble, ‘cause I’m a black-skinned man.
(continua)
inviata da Alessandro 19/3/2010 - 11:44
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The Free and Equal Blues

[1951]
Recorded in London, March 20, 1951, with Bill Hill's Orchestra and The Stargazers.
Si tratta di una riscrittura completa di “St. James Infirmary Blues”, canzone di autore anonimo resa celebre da Louis Armstrong nel 1928.

Josh White, fotografato nel 1943 da Gjon Mili per LIFE.

“Una molecola è una molecola, figlio mio, ed è dannatamente certo che una molecola non ha razza”
I went down to that St. James Infirmary, and I saw some plasma there,
(continua)
inviata da Alessandro 19/3/2010 - 11:13
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Μέσα σε κήπο

Io ci sento di più Kariotakis, che Kavafis. in questa lirica. Però mi posso sbagliare.
Gian Piero Testa 19/3/2010 - 10:43
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Ο λόγος ο στερνός

Forse questa dovrei scriverla in via privata: ma il Wagner che cura il sito di Mikis, a me pare che curi più se stesso che ogni altra cosa. Perfetto il tuo commento alla lirica di Eleftherìou: che ci dice che cose immense siano successe in Grecia, tra poeti e musicisti. E noi ci mettiamo il nostro cuore e quello che sappiamo, perché gli altri cantino e cantino con noi. Di fare i primi della classe, noi ce ne infischiamo, o no ?
Gian Piero Testa 19/3/2010 - 00:08
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Poor' Italia

Bisogna pensare che la canzone è prima di "tangentopoli". Io ci vedo un "popolo semigrasso", di cui nel mio nord brianteo ho intravisto più di un rappresentante, che non ne poteva più della dc (alla quale da secoli dava il voto per default) e che sperava in qualcosa di "nuovo". E il "nuovo" furono Berlusconi e la Lega: ah, questi sì...e trovarono la loro rappresentanza, e poi si trovarono anche al governo. E questi sono, appunto, dello stesso impasto di chi ci sta governando.
Tipo Prosperini, per intenderci.
POVER'ITALIA
(continua)
inviata da Gian Piero Testa 18/3/2010 - 23:53
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La torre di Babele

Version française – LA TOUR DE BABEL – Marco Valdo M.I. – 2010
Chanson italienne – La Torre di Babel – Edoardo Bennato - 1976

Regarde un peu, Lucien l'âne mon ami, voilà qu'ils vont refaire la Tour de Babel. Aux dernières nouvelles d'ailleurs, dans un lieu sans intérêt (sauf bancaire), au milieu de nulle part, dans un désert situé entre le vide de terre et le vide de mer, ils ont construit une tour de plus de huit cents mètres de haut... et voilà qu'elle s'écroule, je veux dire commercialement – on ne peut la vendre... Malheureux riches, malheureux financiers...

Oui, c'est çà, et quoi encore, tu ne vas pas les plaindre... dit Lucien l'âne aux pieds de lave dure, aux pieds de basalte que rien ne décourage. D'ailleurs, je te fiche mon billet (de banque) qu'il y aura bientôt un crétin majuscule qui voudra une tour plus haute encore, d'au moins un kilomètre... Suivi d'un autre qui essayera... (continua)
LA TOUR DE BABEL
(continua)
inviata da Marco Valdo M.I. 18/3/2010 - 16:57

Harriet Tubman

[1977]
Album “Lifeline” (1983)
Scritta da Walter Robinson.
Testo trovato su The Mudcat Café

Ancora una canzone dedicata alla Mosè Nera, alla regina dell’“Underground Railroad”, alla ”General” Tubman
One night I dreamed I was in slavery
(continua)
inviata da Alessandro 18/3/2010 - 14:35
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Harriet Tubman's Ballad

[1944]
Album “Long Ways to Travel: The Unreleased Folkways Masters, 1944-1949”, Smithsonian Folkways Recordings, 1994.
(Testo trovato su The Mudcat Café)

Nel 1944 Guthrie lesse il libro di Earl Conrad intitolato “Harriet Tubman: Negro Soldier and Abolitionist”, dedicato alla figura della celebre afroamericana che, dopo essersi liberata dalla schiavitù, spese molti anni della sua vita come “smuggler”, come conducente dell’”Underground Railroad”, aiutando centinaia di schiavi neri a fuggire verso la libertà e, più tardi, aiutò John Brown a pianificare gli attacchi armati contro i proprietari schiavisti in Virginia, meritandosi il soprannome di “General Tubman”.
La storia di questa donna coraggiosa colpì molto Guthrie, che nel settembre dello stesso anno scrisse su di lei questa canzone biografica, da cantarsi sulla melodia della popolare “Kansas Boys”.
I was five years old in Bucktown Maryland
(continua)
inviata da Alessandro 18/3/2010 - 13:55

Freedom's Star

anonimo
[18??]
Attribuita a tale “Harris”, certamente uno schiavo.
Sull’aria di una canzone intitolata “Silver Moon”.

Il brano è presente in un libretto di canti abolizionisti pubblicato dall’editore Bela Marsh a Boston nel 1848 e intitolato “The Anti-Slavery Harp”, curato da William Wells Brown (1816-1884), un afroamericano nato in schiavitù nel Kentucky, fuggito al nord attraverso la “Underground Railroad” (di cui egli stesso fu guida) e diventato poi un importante scrittore, commediografo, storico e figura di spicco, insieme a Frederick Douglass del movimento abolizionista.

Anche questa canzone, come altre presenti sulle CCG/AWS (Harriet Tubman, Follow the Drinking Gourd, Go down, Moses), racconta della fuga degli schiavi neri dal sud verso il nord degli States, verso la libertà, guidati dalla Stella Polare e da quei coraggiosi fra loro che per decenni, prima dell’abolizione della schiavitù, si adoperarono – rischiando spesso la vita – nell’aiutare altri neri a fuggire dalle grinfie di negrieri e padroni schiavisti…
As I strayed from my cot at the close of the day,
(continua)
inviata da Alessandro 18/3/2010 - 13:25
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La complainte des Terre-Neuvas

18 marzo 2010
LAMENTO DEI PESCATORI DI TERRANOVA
(continua)
18/3/2010 - 13:14

Song of the Coffle Gang

anonimo
[18??]
Canto di schiavi, messo in musica da George W. Clark, musicista bianco curatore del songbook anti-schiavista“The Liberty Minstrel” (1844) ed autore delle musiche di alcune delle canzoni contenutevi.
Il brano appare anche nella raccolta del 1848 intitolata “The Anti-Slavery Harp”, curata da William Wells Brown (1816-1884), un afroamericano nato in schiavitù nel Kentucky, fuggito al nord attraverso la “Underground Railroad” (di cui egli stesso fu guida) e diventato poi un importante scrittore, commediografo, storico e figura di spicco, insieme a Frederick Douglass del movimento abolizionista.
See these poor souls from Africa,
(continua)
inviata da Alessandro 18/3/2010 - 12:51




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