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Qualsevol nit pot sortir el sol

ANY NIGHT MAY BE A SUNRISE
(continua)
21/2/2017 - 23:32
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Mare varcandu

CROSSING THE SEA
(continua)
inviata da Letizia 21/2/2017 - 23:19
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Supercapitalism

[2007]
Parole e musica di Wynton Learson Marsalis (1961-), trombettista, compositore e docente di musica jazz afroamericano.
Brano facente parte dell'album “From the Plantation to the Penitentiary”, con Carlos Henriquez (contrabbasso), Ali Jackson (batteria), Dan Nimmer (pianoforte), Walter Blanding (sax tenore e soprano) e Jennifer Sanon (voce)

Propongo questo bel pezzo come Extra, vista la sua soggettiva, ma forse varrebbe bene un CCG se si considera che il Supercapitalism è il mandante di quasi tutte le guerre e di quasi tutti i mali che affliggono l'umanità...

Bravissima la Jennifer Sanon.
Gimme that. Gimme this.
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 21/2/2017 - 22:55
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From the Plantation to the Penitentiary

[2007]
Parole e musica di Wynton Learson Marsalis (1961-), trombettista, compositore e docente di musica jazz afroamericano.
Title track dell'album del 2007, con Carlos Henriquez (contrabbasso), Ali Jackson (batteria), Dan Nimmer (pianoforte), Walter Blanding (sax tenore e soprano) e Jennifer Sanon (voce)

“Why I say from the plantation to the penitentiary is because I see a lot of similarities between the incarceration, the style of it now and the way of enslavement. Is it the same? No it is not exactly the same, but it is the same result in many ways, it generates a lot of income, and it reduces people to less than what they are.”
(Wynton Marsalis in un'intervista citata da Li Onesto su Revolution #82, March 18, 2007)
From the plantation
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 21/2/2017 - 21:20
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Why? (Am I Treated So Bad)

[1965]
Parole e musica di Roebuck "Pops" Staples (1914–2000), il patriarca del gruppo
Nell'album intitolato “Why”

Una canzone dedicata ai cosiddetti Little Rock Nine, un gruppetto di nove studenti afroamericani che nel 1957 si iscrissero alla scuola superiore di Little Rock, Arkansas.

Il governatore segregazionista Orval E. Faubus mandò i soldati ad impedire l'ingresso ai nuovi alunni, ma il presidente Eisenhower mandò l'esercito federale a scortarli affinchè potessero entrare. Finalmente ammessi, i nove furono costretti a subire ogni sorta di violenze ed angherie inflitte loro dai compagni bianchi. Particolarmente accanite furono le ragazze, che arrivarono a gettare dell'acido in faccia a Melba Joy Pattillo, una dei nove.

Per un'introduzione più accurata alla vicenda dei Little Rock Nine rimando a State of Arkansas (My Name Is Terry Roberts) di Pete Seeger.
Why, am I treated so bad?
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 19/2/2017 - 21:43
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Sins of the Father

Questa lunga, ossessiva, biblica, visionaria canzone, contenuta in Real Gone del 2004, contiene allusioni ai brogli elettorali di Jeb Bush, fratello di George W.
Sins Of The Father
(continua)
inviata da Flavio Poltronieri 19/2/2017 - 20:51
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Chocolate City

[1975]
Scritta da George Clinton, Bootsy Collins e Bernie Worrell
Title track dell'album del 1975
La voce nella parti recitate è quella di George Clinton
Testo ripreso da Genius

Le “Chocolate Cities” sono le città statunitensi a maggioranza nera. Quelle che George Clinton citava a metà degli anni 70 erano Washington, D.C., Newark, New Jersey, Gary, Indiana, Los Angeles, California, Atlanta, Georgia e New York City, New York.
I Parliament, alfieri del funk e del black pride, immaginavano il potere in mano agli afroamericani ed un governo con Muhammad Ali presidente, Aretha Franklin first lady e Stevie Wonder ministro della cultura..
Uh, what's happening CC?
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 19/2/2017 - 18:22
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Blues for Martin Luther King

[1968]
Il pianista e cantante di Chicago Otis Spann scrisse questo struggente blues all'indomani dell'assassinio di MLK
Il brano si trova in alcune raccolte, a partire da “Rare Gems” del 1977.

Otis Spann è stato uno dei più grandi pianisti blues di sempre ma nel 1970, quando se lo portò via prematuramente un cancro al fegato, venne sepolto in una tomba anonima... Ci vollero 30 anni e una colletta tra i suoi estimatori prima che il bluesman ricevesse una lapide. Fu inaugurata nel 1999 e recita: “Otis played the deepest blues we ever heard – He'll play forever in our hearts” (en.wikipedia)
Oh, did you hear the news
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 19/2/2017 - 17:54
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Ramblin' Round

[1941]
Parole di Woody Guthrie
Sulla melodia di "Goodnight, Irene" incisa da Leadbelly nel 1933.
Il brano si trova in parecchie raccolte, a partire da “Columbia River Ballads” (o “Columbia River Collection”)
Interpretata anche da Bob Dylan, Odetta e Barbara Dane.
Testo trovato su woodyguthrie.org
Ramblin' around your city,
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 19/2/2017 - 17:25
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We're a Winner

[1967]
Parole di Curtis Mayfield
Musica di Curtis Mayfield e Johnny Pate
Singolo del 1967, poi title track di un album del 1968.

Il testo di questo inno fondamentale del black pride si trova in Rete riportato da un mucchio di siti di lyrics e immancabilmente con svariati strafalcioni... Sono dovuto andare sul numero del 15 febbraio 1968 della rivista musicale “Jet” (su Google Books) per trovare il testo corretto...
We're a winner
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 19/2/2017 - 15:38
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Where's the Revolution

[2017]
Scritta da Martin Lee Gore
Primo singolo estratto dall'album “Spirit”, di prossima uscita
You've been kept down
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 19/2/2017 - 14:12
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Oliver Cromwell

[1969]
Parole di John Cleese
Sulle note di "Polonaise héroïque" Polonez As-dur op. 53 di Fryderyk Chopin
Da http://www.montypython.net/scripts/oliver.php

"Oliver Cromwell"" is a song released by Monty Python in 1989, and featured in their 1991 album Monty Python Sings. John Cleese, who wrote the lyric, originally debuted the song on February 2, 1969 in the radio show I'm Sorry, I'll Read That Again, where it was introduced as "The Ballad of Oliver Cromwell". It is sung to Frédéric Chopin's Heroic Polonaise, and documents the career of British statesman Oliver Cromwell, from his service as Member of Parliament (MP) for Huntingdon to his installation as Lord Protector of the Commonwealth of England. The main lyrics are performed by John Cleese, accompanied by a small chorus comprising Eric Idle and other singers.

"Oliver Cromwell" is sung to the first ("A") section of the Polonaise, including... (continua)
Spoken: THE MOST INTERESTING THING ABOUT
(continua)
inviata da Krzysiek :) 19/2/2017 - 08:34
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Hymn to Freedom

[1962]
Capolavoro del grande pianista jazz Oscar Emmanuel Peterson, detto semplicemente O.P., canadese ma figlio di genitori immigrati dai Caraibi.
Nel suo disco intitolato “Night Train”, pubblicato nel 1963, con Ray Brown al contrabbasso e Edmund Thigpen alla batteria.
“Hymn To Freedom” è il brano che chiude l'album.

Un inno alla libertà di una chiarezza e semplicità sconvolgenti, nonostante il virtuosismo della scrittura e dell'esecuzione.
Sulla copertina, realizzata dal fotografo Pete Turner, la motrice di un treno in corsa, un'immagine da sempre così importante ed evocativa per tutti quelli – come i neri d'America - allora come oggi in cerca del cambiamento e della libertà.
[Strumentale]
inviata da Bernart Bartleby 17/2/2017 - 20:57
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Seize the Time

[1969]
Parole e musica di Elaine Brown, l'unica donna ai vertici del Black Panthers Party tra il 1974 ed il 1977.
Nell'album “Seize The Time - Black Panther Party”, composto dalla Brown su richiesta del Movimento. Con The Pan-Afrikan Peoples Arkestra diretta da Horace Tapscott.

Non è certo una CCG questa, che il BPP aveva dichiarato guerra allo Stato razzista e alla sua polizia, ma è una canzone di resistenza, di resistenza armata. Allora era un'opzione che divenne legittima per molti afroamericani, soprattutto dopo l'assassinio il 4 aprile del 1968 di Martin Luther King, emblema dell'altra via, quella non violenta.
“Seize The Time” è stato uno degli slogan più famosi del BPP, coniato in quegli anni da Robert George "Bobby" Seale, uno dei pochi suoi dirigenti che non sia morto ammazzato.

Elaine Brown – abbandonata dal padre in tenera infanzia e cresciuta con grande fatica e dignità dalla... (continua)
You tell me that the sun belongs
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 16/2/2017 - 21:21
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The End of Silence

[1969]
Parole e musica di Elaine Brown, l'unica donna ai vertici del Black Panthers Party tra il 1974 ed il 1977.
Nell'album “Seize The Time - Black Panther Party”, composto dalla Brown su richiesta del Movimento. Con The Pan-Afrikan Peoples Arkestra diretta da Horace Tapscott.

Non è certo una CCG questa, che il BPP aveva dichiarato guerra allo Stato razzista e alla sua polizia, ma è una canzone di resistenza: “Tutto questo silenzio finirà, non ci resta che prendere le armi e comportarci da uomini”. Allora era un'opzione che che divenne legittima per molti afroamericani, soprattutto dopo l'assassinio il 4 aprile del 1968 di Martin Luther King, emblema dell'altra via, quella non violenta.

Elaine Brown – abbandonata dal padre in tenera infanzia e cresciuta con grande fatica e dignità dalla madre - fu una dirigente delle Black Panthers, prima una sorta di ministro della cultura, poi la referente... (continua)
Have you ever stood
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 16/2/2017 - 20:53
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Elaine Brown (Interlude)

2016
Here

Canzone dedicata a Elaine Brown, attivista per i diritti dei neri e dei carcerati, membro del Black Panther party, dal quale fuoriuscì per l'eccessivo sessismo e maschilismo, scrittrice e cantante Seize the Time (Vault, 1969) e Until We're Free (Motown Records, 1973)
Okay, can I do one more? It's really quick.
(continua)
inviata da Dq82 16/2/2017 - 10:59
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This Little Light of Mine

“This Little Light of Mine” è un gospel per bambini scritto intorno al 1920 da Harry Dixon Loes (1895-1965), un compositore di inni cristiani, un bianco.
Ma nei primi anni 50 l'inno venne adottato dal movimento per i diritti civili, in seno al quale il testo venne elaborato da attiviste afroamericane come Zilphia Horton e Fannie Lou Hamer.
Celebri le esecuzioni di Betty Fikes, The Seekers e Odetta.

Ma ho voluto attribuire il brano a Sam Cooke – che ne diede una magnifica interpretazione nello splendido “Live at The Copa”, 1964, uno dei miei dischi preferiti – perchè il grande cantautore, troppo presto scomparso, volle portare una canzone intonata nelle marce per i diritti civili all'interno dei nightclub, facendo in modo che il movimento e le sue rivendicazioni di giustizia e di pace acquistassero un audience maggiore rispetto a quella sua propria.
Una sensibilità che l'autore di A Change... (continua)
A-amen a-amen a-amen
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 15/2/2017 - 23:39
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Promised Land

[1964]
Versi di Chuck Berry
Sulla melodia della folk song “The Wabash Cannonball”
Nell'album intitolato “St. Louis to Liverpool”



The biblical story of the Exodus had long been a source of hope and inspiration for African Americans dating back to the era of slavery. In 1965 rock & roll pioneer Chuck Berry released a song called “Promised Land” that tells the story of a “poor boy” who leaves his home in Norfolk, Virginia to try and make it big in Los Angeles. He boards a Greyhound bus that takes him through many of the cities and towns where the Freedom Riders had encountered resistance and violence a few years before the song’s release. The bus on which Berry’s protagonist rides bypasses the town of Rock Hill, South Carolina where the Riders first encountered armed white resistance but makes a note of Alabama where the worst violence was experienced in Anniston, Birmingham, and Montgomery... (continua)
I left my home in Norfolk Virginia
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 15/2/2017 - 22:46
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Richard and Linda Thompson: The Great Valerio

[1974]
Written by Richard Thompson
Performed by Richard and Linda Thompson
(Solo voice: Linda Thompson)
Albums: I Want to See the Bright Lights Tonight [1974]
Live (More or Less) [1976] & others
Also performed by Maggie Holland [Still Pause, 1983] & other artists

Scritta da Richard Thompson
Eseguita da Richard e Linda Thompson
(Voce solista: Linda Thompson)
Album: I Want to See the Bright Lights Tonight [1974]
Live (More or Less) [1976] e altri
Interpretata anche da Maggie Holland [Still Pause, 1983] e altri artisti

Ancora una volta, per la conoscenza di questa canzone debbo tornare a Maggie Holland e al suo album di “cover” del 1983, Still Pause. A lungo, in epoche di mezzi precari e improvvisati, per me questa è stata una canzone di Maggie Holland senza sapere che la canzone era stata, in realtà, scritta nel 1974 da Richard Thompson, membro della prima ora dei Fairport Convention;... (continua)
High up above the crowd
(continua)
inviata da Riccardo Venturi 15/2/2017 - 12:33
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Forest

da "Cuckooland"
Hannibal/Rykodisc
2003

Apparentemente sembra la trasognante canzoncina di una zingarella che canta in riva al fiume, mentre la luna dà un'occhiata e il canto si alza come fumo verso il cielo, dal buio verso la luce come il sole sulla foresta. Ma i presagi sono cattivi…. e infatti è una metafora allucinante, perché quello non è solo fumo e la nuvola che passa sopra la luna non è una nuvola qualsiasi. Invero subito dopo nel testo entrano il campo di sterminio per zingari di Lety, nella Repubblica Ceca e quello più tristemente noto di Auschwitz, dove più volte è stato ricordato non ci fu solo il genocidio degli ebrei. Nei tre anni tra il 1941 e il 1944, i rom deportati furono all'incirca 23.000 di cui ne sopravvissero appena 2.000. Lety è attualmente una fattoria per l'allevamento di maiali e nulla in quel luogo commemora o testimonia di quello di atroce che avvenne nel passato.

... (continua)
Deep in the forest
(continua)
inviata da Flavio Poltronieri 15/2/2017 - 12:09
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Los Angeles

[1980]
Scritta da John Doe ed Exene Cervenka
Celeberrima traccia che dà il titolo all'album di questa punk rock band losangelina, prodotto dall'ex Doors Ray Manzarek

Descrizione di una tizia in cui Exene Cervenka si era imbattuta, il prototipo dell'americano bianco di classe media, razzista integrale intollerante di ogni forma di vita che non sia la propria. La tizia in questione raccontava di non vedere l'ora di andarsene da quel per lei insopportabile crogiolo di razze e di culture, come in effetti fecero tanti bianchi statunitensi soprattutto negli anni tra i 50 e i 70, un fenomeno complesso noto come white flight che conosciamo bene anche da noi in Europa...

Iconograficamente, il testo di questo brano è tutto condensato nell'immagine in copertina, così chiaramente allusiva alle “vecchie, care” croci infuocate del Ku Klux Klan...
Già, pure loro hanno sostenuto apertamente Trump alle ultime elezioni...
She had to leave Los Angeles
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 14/2/2017 - 23:07
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Look in Their Eyes

[2016]
Parole e musica di David Crosby
Nell'album “Lighthouse”

“I have a friend, Marsha Williams, who went repeatedly on her own dime to Greece and went to the beach where the boats come. And pulled people out of the water. And she told me about a day when she pulled hundreds and hundreds of people out of the water. Which is, wrap a blanket around them, give them some water, give them some hot coffee, give them some food, try to find them a place to sleep, see if they need medicine. She tries to help them. Now she does that and these people she doesn’t know. They’re a different color, different religion, different country, different everything, but she knows they’re human beings. I know they’re human beings, you know they’re human beings. And the people who deny that, what I’m tellin’ them is, if you look into their eyes, you will see another human being – in anguish, in desperate anguish,... (continua)
Friend of the shadows
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 14/2/2017 - 22:30
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Embarrassment

[1980]
Scritta da Lee "Kix" Thompson e Mike Barson
Un celeberrimo singolo, tratto dal secondo album della ska band inglese, “Absolutely”
Testo trovato su Songfacts

Canzone che racconta di quando Tracy, la sorella di Lee Thompson, rimase incinta. Solo che il suo partner era un nero, e in famiglia non la presero molto bene, anzi... Pare che ai Thompson ci sia voluto un paio di anni per riprendersi e accettare la cosa...
Come già cantava Gaber, in Un'idea: “In Virginia il signor Brown era l’uomo più antirazzista. Un giorno sua figlia sposò un uomo di colore... Lui disse, bene, ma non era di buon umore...”

Curioso che “embarrassment” in inglese significhi imbarazzo, disagio ma in spagnolo “embarazada”, stessa radice, voglia dire incinta... D'altra parte in passato anche da noi si usava dire imbarazzata di una donna gravida... La lingua racconta sempre una storia, qui forse quella di tempi... (continua)
Received a letter just the other day,
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 14/2/2017 - 21:56
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Brother Louie

[1973]
Scritta da Lester Errol Brown ed Anthony Wilson
L'hit più nota – seconda solo all'immortale “You Sexy Thing” - per questo gruppo interraziale inglese.
Testo trovato su Songfacts e sistemato un po' all'ascolto.

Sintesi di “Guess Who's Coming to Dinner”, in salsa inglese.
Il ritornello strizza l'occhio a Louie Louie, quella originale di Richard Berry/The Kingsmen.
She was black as the night
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 14/2/2017 - 20:46
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Black Pearl

[1969]
Scritta da Irwin Levine, Phil Spector e Toni Wine
Interpretata da Sonny Charles, voce e leader di questa band R&B di musicisti bianchi e neri originaria di Fort Wayne, Indiana
Nel loro album intitolato “Love Is All We Have To Give”
Testo trovato su Songfacts
Ooh-ooh
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 14/2/2017 - 18:47
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If You're Out There

[2008]
Scritta da Marcus John Bryant, Devon Harris e Trevor Horn
Singolo estratto dall'album “Evolver”

Una decente CCG, peccato solo che quell'anno John Legend andò a cantarla pure alla convention del Partito Democratico a Denver... “No more broken promises, no more call to war”, mentre quelli continuavano la guerra in Afghanista e Iraq e si preparavano ai nuovi bagni di sangue in nord Africa...
If you hear this message, wherever you stand
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 12/2/2017 - 21:16
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Your Racist Friend

[1990]
Scritta da John Flansburgh e John Linnell
Nell'album intitolato “Flood”

Quante volte sarà capitato ad ognuno di trovarsi inaspettatamente ad ascoltare qualcuno che biascica discorsi razzisti o fascisti... Mandarlo a cagare subito ed allontanarsi, anche fosse amico del tuo amico, che non si può stringere la mano al diavolo e riderci su...

Se ne sono accorti anche la Merkel e i suoi, che volevano medagliare i due poliziotti italiani che hanno fermato per sempre Anis Amri, il terrorista tunisino autore della strage al mercatino di Natale a Berlino nel dicembre scorso... I tedeschi hanno scoperto che sui profili social dei due eroici “servitori dello Stato” (dipendenti pubblici, è bene ricordarlo) era tutto un fiorire di saluti romani, busti de Dvce e frasi violente e razziste contro gli immigrati...

La medaglia verrà invece giustamente assegnata alla memoria del camionista polacco ucciso da Amri nel tentativo di opporsi al furto del mezzo con cui poi il tunisino avrebbe seminato la morte.
This is where the party ends
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 12/2/2017 - 20:47
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Dancing in the Street

(1964)

Scritta da Marvin Gaye, William "Mickey" Stevenson e Ivy Jo Hunter.

Possibile che quella che sembrava un'innocente party song danzereccia venga considerata un inno del movimento dei diritti civili e un appello a scendere in piazza e ribellarsi? Sì se la canzone, un vero e proprio classico della produzione della Motown, ha tra gli autori un giovane Marvin Gaye ed è interpretata da un trascinante gruppo femminile capitanato dalla grande Martha Reeves.

La canzone nasce dalla collaborazione tra Marvin Gaye, Ivy Jo Hunter e William (Mickey) Stevenson, tre songwriters di punta dell'etichetta Motown di Detroit, che giocò negli anni '60 un ruolo fondamentale nella diffusione della musica nera, creando un'originale combinazione di soul e pop, capace di rompere le barriere razziali rendendo popolare un genere afroamericano anche tra i giovani bianchi. L'ispirazione arriva un caldo giorno... (continua)
Calling out around the world
(continua)
inviata da Lorenzo Masetti 12/2/2017 - 19:58
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World Without Borders

1982
Danseparc
Living life as if life were safe
(continua)
inviata da dq82 12/2/2017 - 18:43
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Were You There When They Crucified My Lord

[19° secolo]
Uno degli spiritual, gli inni religiosi degli schiavi afro americani, più famosi
Il testo fu trascritto per la prima volta in “Old Plantation Hymns”, raccolta realizzata e pubblicata nel 1899 da William Eleazar Barton (1861-1931), ministro della Chiesa congregazionalista (protestante, tra puritanesimo e calvinismo)
Testo trovato su en.wikipedia

Negli anni 60 e 70 del 900 “Were You There When They Crucified My Lord” divenne un inno del movimento per i diritti civili. Molti artisti afroamericani e non vi si sono cimentati, a partire dalla splendida versione di Max Roach del 1971 (in “Max Roach With The J.C. White Singers ‎– Lift Every Voice and Sing”), dedicata nel sottotitolo a “Malcolm, Martin, Medgar And Many More”, Malcolm X, Martin Luther King, Medgar Evers e tutti gli altri neri che hanno dato la vita per la loro gente.
Were you there when they crucified my Lord? (Were you there?)
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 12/2/2017 - 18:42
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Go Tell It on the Mountain

[1865 ca / 1963]
Parole di Fannie Lou Hamer, combinando, insieme a versi originali, le strofe dell'omonimo inno religioso natalizio ottocentesco e l'invocazione “Let my people go” tratta da un altro spiritual, “Go down, Moses”.
La melodia è quella dell'originale, il cui testo - risalente all'epoca della guerra civile o anche prima - fu trascritto per la prima volta nel volume “New Jubilee Songs and Folk Songs of the American Negro”, pubblicato nel 1907 da John Wesley Work, Jr. (1871-1925), il primo afro-americano ad occuparsi di ricerca sulle canzoni popolari ed inni religiosi dei neri d'America.
Testo ed informazioni a cura di Azizi Powell

Fannie Lou Hamer (1917-1977), famosa ed instancabile attivista per i diritti civili, scrisse questa versione a Greenwood, Mississippi, nel 1963, durante una delle campagne di registrazione dei neri finalizzate all'esercizio del diritto di voto, allora... (continua)
Go tell it on the mountain,
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 12/2/2017 - 18:08
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The Train From Washington

[1980]
Parole e musica di Gil Scott-Heron
Nell'album “Real Eyes”

“40 acri (circa 16 ettari) e un mulo” è quanto il generale unionista Sherman promise agli schiavi neri liberati alla fine della guerra civile. Loro credettero ciecamante in quella promessa, soprattutto quei tanti che tra le fila dell'Unione avevano combattuto. La riforma agraria, basata sulla confisca dei latifondi e la loro parcellizzazione per garantire la redistribuzione delle terre alle famiglie degli schiavi liberati, iniziò in South Carolina, Georgia e Florida in base al Special Field Orders No. 15 emesso da Sherman nel 1865, ma ebbe vita brevissima. Nel giro di poco le terre confiscate tornarono ai loro precedenti proprietari bianchi e moltissimi furono i casi di raggiro nei confronti dei neri ad opera di truffatori che si spacciavano per agenti del governo e chiedevano soldi per facilitare il disbrigo delle pratiche... (continua)
During reconstruction time they were folks who have been promised 40 acres and a mule.
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 12/2/2017 - 12:45
Downloadable! Video!

Oltre il ponte

di Eric Cislo (Eric Oblivion)
epcislo@gmail.com
https://soundcloud.com/ericoblivion/oltre-il-ponte

Ecco la mia traduzione d'Italo Calvino... Oltre il Ponte.... da Modena City Ramblers
https://soundcloud.com/ericoblivion/oltre-il-ponte
PAST THE BRIDGE
(continua)
inviata da Eric Cislo (Eric Oblivion) epcislo@gmail.com https://soundcloud.com/ericoblivion/oltre-il-ponte 12/2/2017 - 00:00
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Imagine World Peace

"Imagine World Peace" is Italian rock noir band BELLADONNA's tribute to John Lennon and to all victims of human violence.
I am prone to fantasize
(continua)
inviata da Andrea 11/2/2017 - 21:56
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Malcolm X

The dignity of a life that fights
(continua)
inviata da dq82 10/2/2017 - 17:19
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Against racism

The only prayer i believe in
(continua)
inviata da dq82 10/2/2017 - 16:55
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Ballade vom ertrunkenen Mädchen

ABOUT THE DROWNED GIRL
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 8/2/2017 - 22:29
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Zweiter Bericht über den Unbekannten Soldaten unter dem Triumphbogen

SECOND REPORT ON THE UNKNOWN SOLDIER UNDER THE TRIUMPHAL ARCH
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 8/2/2017 - 20:13

Divide and Conquer

This song is a commentary on the ongoing conflicts in the middle east. Listen out for some soundbytes from western leaders such as David Cameron, John Kerry, Hillary Clinton, Barack Obama and Nicolas Sarkozy concerning the war in Libya that provide additional context as to what this song is specifically condemning.

From the songwriter:
"It deals with what’s really going on in the Middle East. The media only give us one side of the story, but when you dig deeper, you find layers of truth about natural resources, like oil, that are influencing the region. The media report on how the new political regime has brought democracy to the region but maybe the inhabitants were better off before. What the West are really delivering is mainly destruction. They’re making people fight each other and when the West conquers, the big companies come in and make money.”
Divide and conquer
(continua)
7/2/2017 - 15:28

Dancing in a Hurricane

This song is about the children living amidst warzones, attempting to have a childhood in spite of the chaos. It is written from the perspective of the mother of one of these children, who watches her "rays of light" play, while reflecting on the state of their home.

From the songwriter:
"The title comes from a line in Spectre [the James Bond film] and the lyrics were inspired by the current refugee crisis around the world. It’s the idea of children trying to enjoy their childhood in an unsafe environment; they’re literally dancing in a hurricane and I find it very sad. As a mother, I’m concerned about the well-being of children around the world. Here, our children are fed and they have a roof over their heads and I think we maybe take it for granted.”
We are force to live in silence
(continua)
7/2/2017 - 15:10
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Supernature

[1977]
Scitta da Alain Wisniak e Marc Cerrone (1952-), compositore e produttore musicale francese tra i più importanti nella stagione d'oro della disco music.
Celeberrimo brano riempipista che intitolava il terzo album di Cerrone
Al primo posto nelle US disco/dance charts nelle prime settimane del 1978.

Chi l'ha detto che la disco music celebrava soltanto il disimpegno dopo l'ubriacatura politica degli anni della contestazione?

Un brano seminale che ritroviamo nelle sonorità di parecchi brani attuali, soprattutto in quelli realizzati dal mitico duo Daft Punk (che - guarda caso - sono francesi).
Once upon a time science opened up the door
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 7/2/2017 - 14:11

Dublin City 1913 (Ballad of Larkin and Connolly)

Thanks Diarmuid Breatnach!

Ringraziando l'autore del commento che precede, ripropongo il testo come tratto dal sito di Dick Gaughan, dove effettivamente si legge "He was our leader, the workers' son"
La secoda quartina dell'ultima ottava è invece più simile alla chiusura del testo come originariamente contribuito, che non ricordo dove diavolo presi (era il 2009 e non ero molto rigoroso, sorry!)
DUBLIN CITY 1913
(continua)
inviata da Bernart Bartleby, già Alessandro 6/2/2017 - 22:47
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Hope for the Future

[2012]
Parole di Paul McCartney
Musica di Paul McCartney, Marty O'Donnell, Michael Salvatori.
Nella colonna sonora del videogame “Destiny”, composta da Martin O'Donnell, Michael Salvatori e altri, con il contributo di Paul McCartney per questo brano (che credo l'unico non strumentale dell'intera soundtrack)
La strofa tra parentesi non viene cantata da Paul McCartney, ma si trova nella cover del brano realizzata da Jillian Aversa (cantante) ed Andrew Aversa, compositore di colonne sonore per videogames più noto con il nome d'arte di Zircon.

E' curioso che questa canzone sicuramente pacifista sia stata scritta proprio per quello che in gergo tecnico viene definito videogame FPS, acronimo di First-person shooter, letteralmente “sparatutto in prima persona”...
Ma è anche vero che se gli Obama, le Clinton, i Bush, i Trump, i Putin e tanti altri del pari loro passassero più tempo alla playstation a giocare con gli sparatutto, invece di seminare morte e distruzione per il mondo per davvero, forse sarebbe meglio per tutti...
Some hope for the future
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 4/2/2017 - 18:28
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Lost in the Stars

[1949]
Parole di James Maxwell Anderson (1888–1959), scrittore e poeta americano
Musica di Kurt Weill
La canzone che dà il titolo al musical che debuttò a Broadway nel 1949, dal racconto “Cry, the Beloved Country” scritto nel 1948 da Alan Paton (1903-1988), scrittore sudafricano, bianco ma attivista anti-apartheid. Il romanzo di Paton ha anche avuto due trasposizioni cinematografiche, nel 1951 e nel 1995.

A parte la considerazione che “Cry, the Beloved Country” fu a suo modo un racconto premonitore dei danni prodotti dall’apartheid, un tentativo di descrivere la povertà e la disgregazione delle comunità native, causate dal sistema di potere bianco, come causa dell’instabilità e della violenza nel paese…

Ma non si può non pensare che Anderson e Weill, quest’ultimo ebreo tedesco riparato negli USA già nel 1933, nell’immediato secondo dopoguerra si riferissero in questa canzone al destino... (continua)
Before Lord God made the Sea and the Land
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 31/1/2017 - 09:11
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L'America

From "Compulsory Freedom", 1976
30-1-17 13:35
AMERICA
(continua)
30/1/2017 - 13:34
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Trump Is on Your Side

(2016)

Moby Featuring The Homeland Choir

Non ha mai lavorato un giorno, ma Trump è dalla parte della classe operaia! Si prende gioco dei soldati caduti, ma è dalla tua parte.
You work four years, doing nine to five
(continua)
29/1/2017 - 20:44
Percorsi: Donald Trump
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Land of the Free

(2017)

“Land of the Free” is the third single off Joey Bada$$’s second album, AABA. It was released on January 20, coinciding with both Joey’s birthday and Donald Trump’s Presidential inauguration.

The track is about America’s many flaws, specifically focusing on corruption and inequality. Joey teased the track on January 16th for Martin Luther King Day.
genius

*

Released on Inauguration Day, "Land of the Free" is a biting anti-Trump rap delivered in a smooth package. With lines like “Donald Trump is not equipped to take this country over," its message isn't subtle—it's a clear indictment of the new president.

time.com
[Intro]
(continua)
29/1/2017 - 20:37
Percorsi: Donald Trump
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Lawrence Ferlinghetti: Pity the Nation (After Khalil Gibran)

(2007?)

Poesia di Lawrence Ferlinghetti (1919-) poeta americano, fondatore della libreria e casa editrice City Lights di San Francisco, che ha pubblicato numerosi poeti della Beat Generation ma anche i primi libri di Charles Bukowski.
Ferlinghetti è conosciuto soprattutto per la raccolta A Coney Island of the Mind del 1958,

Una delle più recenti poesie di Lawrence Ferlinghetti, ispirata all'omonima poesia del poeta libanese Khalil Gibran. Ferlinghetti si distacca comunque dalla retorica del modello originale, adattando la poesia alla sua nazione. Le sue parole sono oggi ancora più attuali, in questi giorni in cui il neo presidente degli Stati Uniti Donald Trump rivendica apertamente l'efficacia della tortura e chiude le porte della nazione, impedendo di tornare a casa a gente che abitava negli Stati Uniti da vent'anni soltanto in base alla appartenenza etnica o religiosa.
Pity the nation whose people are sheep
(continua)
29/1/2017 - 10:44
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Everybody Cryin' About Vietnam

[1965]
Parole e musica di J.B. Lenoir
Nell’album collettivo “Bye Bye, Bird... Solo Blues”, pubblicato nel 1968

Questo bellissimo blues di J.B. Lenoir, versione alternativa ma completamente diversa di Vietnam Blues, fu presentato durante un concerto ad Amburgo nel 1965 ma poi i produttori e l’etichetta del bluesman decisero che i tempi non erano maturi, lo censurarono di fatto, pubblicandolo solo tre anni più tardi. Il motivo è che alla condanna senza appello della guerra nel sud-est asiatico si univa l’altrettanto ferma condanna del razzismo sempre presente negli USA… “Presidente, se non riconosci ai neri che hanno gli stessi diritti dei bianchi, allora come puoi mandarli a combattere e a morire nella tua assurda guerra?”. Una provocazione cruciale.
I want you to hear what I hear, I hear some explosions and a lot of bombs and guns shooting, lets go over to Vietnam...
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 26/1/2017 - 09:14
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Trois beaux oiseaux du Paradis

THREE BEAUTIFUL BIRDS OF PARADISE
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 25/1/2017 - 20:40
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War Is Over (Goodbye California)

[1948?]
Parole e musica di John Lee Hooker
In molti dischi e compilation del grande bluesman, a cominciare da “Goin' Down Highway 51”, raccolta del 1971 contenente brani registrati nell’immediato secondo dopo guerra, tra il 1948 ed il 1951.
Well the war is over
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 25/1/2017 - 08:36

(From the Falklands to the Balkans) I've Fought in Every War

[2004-2012]
Una canzone “patriottica” scritta da Beck sotto lo pseudonimo di H. Haglund.
Testo trovato su Wiskeyclone
Si tratta di un inedito, presente fra una sessantina di brani scritti da Beck a partire dal 2004, 20 dei quali andarono poi a far parte della raccolta di spartiti “Song Reader”, pubblicata nel 2012, che l'anno seguente divenne un disco collettivo in cui ogni singolo brano fu interpretato da un artista diverso, da Jeff Tweedy a Norah Jones, da Jack White a Marc Ribot, Loudon Wainwright III, Jack Black e lo stesso Beck.
A proposito del progetto “Song Reader” si vedano anche America Here's My Boy e The 335 Years' War
From the Falklands to the Balkans
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 23/1/2017 - 22:53

The 335 Years' War

[2004-2012]
Una canzone “patriottica” scritta da Beck sotto lo pseudonimo di E.N. McNeill.
Testo trovato su Wiskeyclone (dove però Scilly in Gran Bretagna diventa Sicily in Italia!)
Si tratta di un inedito, presente fra una sessantina di brani scritti da Beck a partire dal 2004, 20 dei quali andarono poi a far parte della raccolta di spartiti “Song Reader”, pubblicata nel 2012, che l'anno seguente divenne un disco collettivo in cui ogni singolo brano fu interpretato da un artista diverso, da Jeff Tweedy a Norah Jones, da Jack White a Marc Ribot, Loudon Wainwright III, Jack Black e lo stesso Beck.
A proposito del progetto “Song Reader” si veda anche America Here's My Boy

Una curiosa canzone che racconta di un episodio ancora più curioso, che qualcuno dice realmente avvenuto, qualcun altro no.

Sul finire della guerra civile inglese, a metà del 600, la Cornovaglia divenne l'ultimo baluardo... (continua)
'Twas on the Isles Of Scilly in 1651
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 23/1/2017 - 22:13
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Someone Like Biko

2011
Sun No Dey Sleep

Una canzone riguardo agli eroi africani
Weariness in my soul, pain in my heart
(continua)
inviata da dq82 23/1/2017 - 19:39
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Angina Pektoris

ANGINA PECTORIS
(continua)
inviata da dq82 23/1/2017 - 19:13
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Blood for Oil

Album: The F-bomb (2016)
Originariamente pubblicata nell'EP Turbo del 2003
Come on down! You are the next contestant
(continua)
22/1/2017 - 22:37
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Gary Got a Gun

Album: Sonic Boom Six (2012)
Gary got a gun, a camouflage uniform and a journey to a strange land,
(continua)
22/1/2017 - 22:31
Percorsi: Eroi
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Don't Die a Martyr for Me

(2007)

EP Change The World

Da una rock band ungherese una canzone su una ragazza pacifista che convince un soldato (o un terrorista kamikaze?) a disertare.

Don't Die A Martyr For Me is a song by Dawnstar and it was released on 30 November 2007 on Change The World EP. The song was written by Attila Wind in 2006 and it was first recorded for the demo, A Metrosexual's Confessions in 2006. The lyrics tells the love story between a pacifist girl and warrior. Wind intended to call the attention for the aimlessness of deaths due to political reasons.
Official Website
I met a young girl she’s only nineteen
(continua)
22/1/2017 - 22:23
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Scarpette rosse a Buchenwald

There is a pair of red shoes
(continua)
inviata da dq82 22/1/2017 - 16:25
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Europa

(2006)

Era nella lista di canzoni pacifiste ma non so quanto sia pacifista...
From Agincourt to Waterloo
(continua)
21/1/2017 - 23:20
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Fields of Mars

Album New Maps of Hell (2007)


We traditionally are a band that criticizes the currently-held view or the popular view as being one that’s not very well thought-out, and so the war was an obvious target, but we still live in a society that doesn’t think very much, and so there’s plenty of fallout from the war, from the social implications that we’re left with, and those are the kinds of things we are addressing on this album. I guess the most blatant we get is an allegory to the god of war in a song called “The Fields of Mars.”

Greg Graffin
In the garden where he was cast out by the Lord
(continua)
21/1/2017 - 22:56
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Oklahoma, U.S.A.

[1971]
Scritta da Ray Davies
Nell’album dei Kinks intitolato “Muswell Hillbillies”

Una donna, piegata dal lavoro e dalla vita, che sogna di andare a vivere in Oklahoma, non certo perché sia il posto più bello del mondo ma perché “Oklahoma!” è stato uno dei musical di Broadway più famosi di sempre, poi reso immortale nel film diretto nel 1955 da Fred Zinnemann, con Shirley Jones e Gordon MacRae protagonisti.
All life we work, oh, work is a bore
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 18/1/2017 - 09:08
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Ballad of Struggle and Being

(2016)

"Ballata di lotta e di essere" affronta il tortuoso percorso dell'individuo moderno nella ricerca di sé, fornendo una chiave di liberazione nella lotta collettiva basata su teorizzazione politica, indipendenza e autodeterminazione dei popoli nell'attuale realtà dei rapporti fra Stati. Ne scaturisce una forte denuncia del grave scenario internazionale, in cui la disinformazione su scala globale giustifica la guerra imperialista omettendo la distinzione tra aggressori e aggrediti, in cui la "società dello spettacolo" fa le veci del potere, perpetuando così lo sfruttamento dei singoli individui e del loro tempo, ora come non mai quantificato esclusivamente in denaro o, più precisamente, in Dollari statunitensi.
To hit the wall once for all
(continua)
inviata da Ivan Guillaume Cosenza 16/1/2017 - 16:53
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South Africa

1988
South Africa
feat. Ruud Gullit
South African, downpressorman
(continua)
inviata da dq82 15/1/2017 - 16:42
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Mother's Pride

Testo, musica e arrangiamento di George Michael.

Bella e potente ma al tempo stesso semplice e piena di grazia nel suo dipingerci - con immagini vivide che sfumano l'una nell'altra - il quadro di un tragico "passaggio di consegne" generazionale. Nel segno immutato ed immutabile, da una decade all'altra, della guerra.

E' tratta da "Listen Without Prejudice vol. 1" (1990), album ricco di momenti intensi, riflessivi e cantautoriali (vero atto di coraggio per una popstar dal successo planetario che avrebbe voluto essere riconosciuta per quello che era: un'anima - sincera ed ispirata - innanzitutto).

"The track "Mother's Pride" was played often on US radio stations during the first months of the Gulf War in 1991. Programmers took telephone calls from soldiers' loved ones and mixed their greetings into the song as tributes, along with other patriotic sound bites" (dall'edizione in lingua inglese di Wikipedia)
Oh she knows
(continua)
inviata da Alberta Beccaro - Venezia 14/1/2017 - 02:58




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