Lingua   

Bush War Shoes

Riccardo Scocciante


Lingua: Inglese


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Stavolta, sembra, il nostro ineffabile infingardo, ladro e grassatore di vecchiette denominato Riccardo Scocciante ha mirato in alto, mettendosi nientepopodimeno che a comporre in inglese. E di mira in alto si deve proprio parlare, visto che questa sua eccelsa cacata composizione narra addirittura dell'oramai noto episodio accaduto in quel di Baghdad il 14 dicembre dumilaotto, quando un giornalista irakeno, durante l'ultimo viaggetto di Giorgio Daubliù Bush in Iraq e durante una sua ultima, delirante conferenza stampa, ha perso sanamente le staffe e ha deciso di vendicare le migliaia di suoi connazionali massacrati per l'"esportazione della democrazia" togliendosi le scarpe e lanciandole in rapida e perfetta successione verso la testa del Presidente Uscente (e che non rientri mai più!); il quale, ahinoi, le ha disgraziatamente schivate; ma resta il gesto, che in Iraq, sembra, riveste un carattere particolarmente insultante.



Probabilmente resterà il simbolo di tutta la presidenza Bush, una tragica farsa, una serie di ignobili bugie costate centinaia di migliaia di morti. E così il nostro R.S., a dire il vero un po' imbeccato, ha preso una famosa canzone di Billy Bragg pure dedicata a Dubya, Bush War Blues, e l'ha leggermente adattata al recente episodio.
A journalist in Iraq wants to know what his people is dying for
It's the George W Bush last war briefing show

So he's thrown his shoes at Bush, we've got the Bush war shoes
So he's thrown his shoes at Bush, what a pity he's dodged the blow

That moron was speakin' about mass destruction weapons
When a nice pair of shoes were thrown like bullets at his head

Someone's throwin' his shoes at Bush, we've got the Bush war shoes
So he's thrown his shoes at Bush, what a pity he's dodged the blow

Better watch out what you say
You don't want to end up in Abu Ghraib jail

Someone's throwin' his shoes at Bush, we've got the Bush war shoes
So he's thrown his shoes at Bush, what a pity he's dodged the blow

{Instrumental}

Cute pretty hard soles, leather shoes
Let's throw 'em to Bush's poodle, G-d damn the first doggie too

Oh L-rd, Oh L-rd

Someone's throwin' his shoes at Bush, we've got the Bush war shoes
So he's thrown his shoes at Bush, what a pity he's dodged the blow

So he's thrown his shoes at Bush, what a pity he's dodged the blow.

15/12/2008 - 20:50




Lingua: Italiano

Versione italiana di Riccardo Venturi
ebbene sì mi tocca fare anche questo
15 dicembre 2008
LE SCARPE DELLA BUSHGUERRA

Un giornalista in Iraq vuole sapere per cosa sta morendo il suo popolo
E' l'ultima conferenza stampa-spettacolo della bushguerra

E così ha lanciato le sue scarpe a Bush, eccole le scarpe della bushguerra
E così ha lanciato le sue scarpe a Bush, che peccato che ha schivato il colpo

Quell'idiota stava parlando di armi di distruzione di massa
Quando un bel paio di scarpe gli sono state lanciate come pallottole in testa

E così qualcuno lancia le sue scarpe a Bush, eccole le scarpe della bushguerra
E così qualcuno ha lanciato le sue scarpe a Bush, che peccato che ha schivato il colpo

Meglio che tu stia attento a quel che dici
Se non vuoi finire nel carcere di Abu Ghraib

E così qualcuno lancia le sue scarpe a Bush, eccole le scarpe della bushguerra
E così qualcuno ha lanciato le sue scarpe a Bush, che peccato che ha schivato il colpo

{Instrumental}

Delle simpatiche solettine belle dure, scarpe di cuoio,
Lanciamole anche al barboncino di Bush, vaffanculo anche al first dog

Oddìo, Oddìio

E così qualcuno lancia le sue scarpe a Bush, eccole le scarpe della bushguerra
E così qualcuno ha lanciato le sue scarpe a Bush, che peccato che ha schivato il colpo

E così qualcuno ha lanciato le sue scarpe a Bush, che peccato che ha schivato il colpo.

15/12/2008 - 21:06




Lingua: Francese

Version française – Les chaussures de la bushguerre – Marco Valdo M.I. – 2009
Version italienne – Le scarpe della bushguerra – Riccardo Venturi - 2008

En bref, les évènements sont récents et connus de (presque) tout le monde. Dans les jours qui ont suivi ce grotesque spectacle, Riccardo Scocciante écrivit – le lendemain de l'affaire, soit le 15 décembre 2008 – une sorte de chanson comme il en a l'habitude – dans son idiome d'outre-Atlantique. Riccardo Venturi, qui jure depuis qu'on ne l'y reprendra plus de si tôt, a été prié (le jour-même) d'en faire une version italienne. C'est cette dernière que Marco Valdo M.I. a mise en français sous le titre de Les chaussures de la bushguerre.
LES CHAUSSURES DE LA BUSHGUERRE.

Un journaliste en Irak voulait savoir pour quelles raisons son peuple mourait
C'était la dernière conférence de presse-spectacle de la bushguerre.

Et c'est ainsi qu'il lança ses chaussures sur Bush, telles sont les chaussures de la bushguerre
Et c'est ainsi qu'il lança ses chaussures sur Bush, qui, dommage, a esquivé le coup.

Cet idiot parlait des armes de destruction massive
Quand une belle paire de chaussures lui ont été jetées comme des balles à la tête.

Et c'est ainsi quelqu'un lança ses chaussures sur Bush, telles sont les chaussures de la bushguerre
Et c'est ainsi que quelqu'un lança ses chaussures sur Bush, qui, dommage, a esquivé le coup.

Il vaut mieux faire attention à ce que tu dis
Si tu ne veux pas finir dans la prison d'Abou Grahib

Et c'est ainsi quelqu'un lança ses chaussures sur Bush, telles sont les chaussures de la bushguerre
Et c'est ainsi que quelqu'un lança ses chaussures sur Bush, qui, dommage, a esquivé le coup.

{Instrumental}

De sympathiques semelles, de belles, dures chaussures de cuir
Jetons-les aussi au caniche de Bush, va te faire foutre aussi First Dog.

Oh, Dieu ! Oh, Dieuuu !

Et c'est ainsi quelqu'un lança ses chaussures sur Bush, telles sont les chaussures de la bushguerre
Et c'est ainsi que quelqu'un lança ses chaussures sur Bush, qui, dommage, a esquivé le coup.
Et c'est ainsi que quelqu'un lança ses chaussures sur Bush, qui, dommage, a esquivé le coup.

inviata da Marco Valdo M.I. - 6/1/2009 - 17:36


It's Great!! LOL.. I'd like to have this song...Where can I download it please?
(george)

Unfortunately enough, this song has been composed a couple of hours ago or so, and cannot be downloaded yet...I think we should first record it, but we'll arrange for it. But you can always sing it to the tune of Billy Bragg's "Bush War Blues"! [CCG/AWS Staff]

15/12/2008 - 23:35


Bravo Riccardo, lo sentivo che l'avresti scritta, e non mi hai deluso.
Ringrazio, commosso e divertito.

E ai bastardi, scarpe in faccia!
Viva Muntazer al-Zaidi, scarpatore dei potenti!

Alessandro - 16/12/2008 - 09:55


L'eroico scarpatore di Bush - come era da aspettarsi - è stato massacrato... chissà cosa gli avrebbero fatto se fosse andato a segno?!?
E intanto i "mocassini assassini" del nostro valgono ormai 10 milioni di dollari, offerti dal solito sceicco saudita sfondato filo-alquaedista...

Da La Repubblica del 17 dicembre 2008

"Al Zeidi troppo malconcio per apparire in Tribunale"

BAGDAD - Troppo malconcio per apparire in aula davanti al giudice: Muntazar al Zeidi, il giornalista della tv irachena Al Baghdadia che ha contestato il presidente Bush tirandogli le scarpe durante la conferenza stampa a Bagdad non si è presentato oggi in Tribunale. Alla famiglia che era arrivata per assistere all'udienza è stato detto che il magistrato inquirente lo ha invece visitato in cella e di ripresentarsi dopo otto giorni. Ma questo, per il fratello Dhargham, vuol dire una cosa sola: che Muntazar è stato pestato e non è in condizioni di farsi vedere in pubblico. "Hanno temuto che la sua comparsa in aula potesse scatenare delle proteste", ha denunciato.

Le autorità irachene hanno negato qualsiasi accusa di maltrattamenti nei confronti del giornalista, immobilizzato senza troppi complimenti dalla sicurezza: Al Zeidi è stato accusato di oltraggio a un dirigente politico straniero, reato che comporta una pena massima di due anni di carcere; migliaia di persone hanno manifestato in tutto il paese per chiederne il rilascio.

Il 28enne giornalista era stato in passato sequestrato tre giorni dalle milizie irachene e una volta arrestato per breve tempo dai militari statunitensi, secondo quanto reso noto dalla sua famiglia: il suo gesto di sfida - gravemente ingiurioso nella cultura islamica - lo ha reso per molti un eroe. I familiari insistono nel dire che si è trattato di un atto spontaneo, al massimo provocato dalla confusa situazione politica della quale si occupava il giornalista della rete televisiva Al Baghdadia.

Bush ha reagito in modo molto sportivo, definendo l'incidente "uno dei momenti più bizzarri della mia presidenza" e invitando in un'intervista alla Cnn le autorità irachene a non esagerare con la punizione. Ma il gesto di protesta è diventato estremamente popolare nel mondo arabo ed ha perfino ispirato uno show televisivo: dopo i giochi online ispirati all'incidente, un noto programma satirico afgano, "Zang-i-Khatar", manderà in onda una commedia sull'episodio. Nello show, però, la scarpa lanciata da Muntazar al-Zeidi colpirà il presidente uscente americano in pieno viso. Non si vedrà, dunque, Bush schivare la scarpa come realmente è accaduto.

L'oggetto in questione, del resto, è ormai un feticcio: un saudita ha offerto 10 milioni di dollari per le calzature taglia 44 del giornalista tirate a George W. Bush. Sono una "medaglia di libertà", ha dichiarato alla televisione Al Arabiya Mohammad Makhafa, pronto a pagare cash per acquistarle. Se riuscirà ad impossessarsene, ha intenzione di esporle in un apposito museo, per ridar vita all'orgoglio arabo "umiliato dalla attuale amministrazione americana". Sempre che le famose scarpe saltino fuori: Al Zeidi è stato arrestato scalzo. Ma, dice Makhafa, il suo avvocato ha il diritto di richiedere le calzature.

Alessandro - 18/12/2008 - 00:30


INCREDIBILE!!!
C'è già il gioco in rete!!!
"Sock And Awe! Hit President Bush In The Face With You Shoes! Do It!!!"
Buon divertimento!

Alessandro - 18/12/2008 - 22:41


"Muntazar l'aveva giurato da anni: voleva colpire il capo degli invasori"
di ELENA DUSI (da Repubblica Online)

Muntazar Al-Zaidi
Muntazar Al-Zaidi
"MUNTAZAR ha sempre espresso il desiderio di lanciare una scarpa a Bush. Ora finalmente ha esaudito il suo sogno" racconta la zia Umm Zaman tra l'orgoglioso e il preoccupato. "Dal vostro inviato dalla Bagdad occupata" era d'altronde la frase con cui Muntazar al-Zaidy chiudeva sempre i suoi servizi. Assunto tre anni fa da al-Bagdadia, la tv che era appena stata fondata al Cairo con capitali iracheni e chiari intenti anti-americani, il 29enne giornalista con il poster di Che Guevara nella stanza si era fin da subito trovato benissimo nella parte dell'oppositore degli "occupanti" statunitensi. E anche ora, dopo il suo gesto plateale, il direttore di al Bagdadia Muzhir al Khafaji ne parla come fosse un figlio: "È un uomo corretto e di ampie vedute, molto orgoglioso del suo essere arabo".

Ai tempi dell'università (facoltà di Giornalismo) Muntazar aveva militato nei gruppi di estrema sinistra tollerati dal dittatore Saddam Hussein. Si era spogliato della fede sciita che le sue origini sud-irachene gli avevano stampato sulla carta d'identità e aveva sposato più laicamente falce e martello. "Con l'invasione americana diventò un nazionalista convinto" racconta un collega che preferisce non rivelare il suo nome. "E ricordo che circa sette mesi fa, di fronte a un gruppo di colleghi, si scaldò e giurò che avrebbe preso Bush a scarpate, se gli fosse capitata l'occasione di averlo davanti. Allora la prendemmo come una battuta".

Wad al-Tai, il collega di al-Bagdadia che domenica sera era alla conferenza stampa con Muntazar, esclude però che il gesto fosse premeditato. "Lo conosco bene, per me lui è più di un collega. Era un nazionalista convinto, certo, ma la sua rabbia ha lasciato stupiti tutti, anche i suoi fratelli con cui ho parlato oggi. Hanno visto l'episodio in tv e sono rimasti di ghiaccio. Ora siamo estremamente preoccupati per la sua sorte, non sappiamo neanche dove sia detenuto".

Non è la prima volta che il giovane giornalista lascia col fiato sospeso i suoi nove fra fratelli e sorelle. A novembre del 2007, mentre usciva dalla sua casa di via Rashid, nel cuore di Bagdad, per andare al lavoro, Muntazar fu rapito da un gruppo di miliziani sciiti che lo ributtarono una settimana dopo, legato mani e piedi, ai bordi di una strada di periferia. Raccontò di essere stato picchiato tanto da perdere conoscenza. I rapitori usarono la sua cravatta per tappargli gli occhi e le stringhe delle scarpe per legargli i polsi."Ci ha fatto prendere un bello spavento. Ma non posso dire che il suo comportamento sia cambiato da allora.

Agli amici offriva sempre il volto di una persona calma e in pieno controllo di sé" prosegue Wad. "Non era sposato, ma aveva una fidanzata. Aveva abbandonato ogni affiliazione politica e dovunque andassimo a girare i nostri servizi eravamo accolti con calore dalla gente". Più tesi invece erano i rapporti fra Muntazar e i soldati americani, che a gennaio arrestarono il giornalista tenendolo in cella per un giorno. Secondo il fratello maggiore Durgham "non avevano accuse specifiche contro di lui e si scusarono anche al momento della liberazione".

Ma se due giorni fa Zaidy ha deciso di abbandonare il suo volto placido e il proverbiale autocontrollo, una spiegazione esiste, secondo la sorella Umm Hanaa che ha parlato all'agenzia di notizie irachena "Aswat al-Iraq": "A spingerlo sono state le brutalità dei soldati americani". E prosegue Durgham: "Come tutti, nella nostra famiglia, Muntazar detestava l'occupazione. Era convinto che Bush avesse distrutto l'Iraq e gli iracheni. Odiava così tanto gli invasori che aveva deciso di non sposarsi fin quando l'occupazione non fosse finita".

CCG/AWS Staff - 21/12/2008 - 21:47


Goodbye, Iraq!
vignetta

Vignetta del cartoonist brasiliano Latuff.

Alessandro - 5/1/2009 - 15:45


Parla Muntazar Al Zaidi, il giornalista iracheno che contestò Bush. Oggi pensa a una fondazione per i diritti umani e parla delle accuse di tortura

La nuova vita del lanciatore di scarpe
"E oggi colpirei anche Obama"

di Francesca Caferri da La Repubblica del 28 ottobre 2009

GINEVRA - Le scarpe questa volta sono nere. Mocassini leggeri con un piccolo intreccio sul davanti. Di quelli che, se pure ti arrivassero in testa, non farebbero troppo male. Muntazar Al Zaidi è abituato al fatto che la gente fissi le sue calzature. "Made in Iraq", dice con un sorriso che svela il dente mancante, "ricordo", come lo chiama lui, dei nove mesi passati in carcere a Bagdad. Al Zaidi è l'uomo che il 14 dicembre del 2008 durante una conferenza stampa lanciò le scarpe al presidente americano George W. Bush, alla sua ultima visita a Bagdad.

Sono passati dieci mesi da quel giorno, nove dei quali trascorsi in prigione: Al Zaidi è uscito a metà settembre. Il tempo di ricevere un'accoglienza da eroe nel suo paese, di farsi raccontare delle decine di offerte di matrimonio, di lavoro e di soldi che erano arrivate per lui. E poi di prendere un volo per Ginevra. È da questa tranquilla città che in nulla somiglia a Bagdad che la vita per Muntazar riparte.

"Non pensavo di sopravvivere - dice - pensavo che mi avrebbero sparato subito, lì, in quella sala. Per questo avevo dato il mio anello a uno dei cameramen, pregandolo di consegnarlo a mio fratello". Quell'anello invece oggi lo indossa: ci gioca in continuazione, non si capisce se per allentare la tensione o per ricordare la storia che lo ha portato qui, nella hall di un grande albergo svizzero. Dorato, con una pietra scura, si abbina perfettamente al grande orologio che ha al polso e all'abito che indossa. Più che un giornalista, Al Zaidi sembra un businessman in missione d'affari. E forse la verità non è così lontana. "Sto iniziando una nuova vita -racconta- sono qui per cominciare le attività della mia fondazione: da ora in avanti mi occuperò delle vedove, degli orfani e degli handicappati iracheni. Voglio creare posti di lavoro e fornire assistenza medica. Spero che gli europei mi sosterranno".

Muntazar non lo dice subito, ma è in Svizzera anche per una serie di visite mediche: "Ho bisogno di controlli approfonditi -spiega- Mi hanno torturato. Ho il naso danneggiato. Sono stato colpito ripetutamente alla testa con un bastone e mi hanno rotto le dita del piede. Mi hanno gettato acqua addosso e attaccato a cavi elettrici. Per non parlare di questi", dice indicando i buchi fra i denti. Una situazione fisica pesante, che pure non gli crea rimpianti: "In questi anni ho visto uomini uccisi, innocenti arrestati, donne umiliate, bambini rimasti orfani. Volevo che il mondo sapesse. Che l'Iraq non era grato a Bush, che non lo stava accogliendo con i fiori. Quelle scarpe sono state il mio messaggio. E in fondo è meglio che non sia stato colpito: il modo in cui è stato costretto a inchinarsi vale più di mille bernoccoli".

Muntazar parla e dalla sua bocca non esce neanche un sorriso: è rabbia vera quella che lo anima. La stessa che lo spinge a dire che se potesse oggi le scarpe le tirerebbe anche a Barack Obama: "Tutti i presidenti americani sono la stessa cosa. Non tratterei nessuno di loro in modo diverso. Chiunque occupi il mio paese, uccida la mia gente. Non importa il suo colore, non importa la sua politica: è responsabile. Obama non ha ritirato le truppe. Non ha chiuso Guantanamo. Non si è speso per aiutare gli iracheni. Non basta parlare".

Il giornalista racconta come in una fredda cronaca della giornata che ha deciso la sua vita e dei mesi successivi: l'arresto, l'isolamento, la tortura e lo spettacolo degli abusi sugli altri prigionieri. Poi un giorno per lui le porte del carcere si sono aperte. "C'era troppa pressione. Per questo mi hanno lasciato andare. Ma i miei vicini di cella sono ancora lì. Oggi io parlo anche a nome loro". Fuori ha trovato il mondo ad attenderlo: "Mi hanno trattato da eroe. Non lo sono. Ho detto quello che migliaia di altri pensavano. Non voglio gloria. Non ho toccato i soldi che mi sono arrivati: li userò per la fondazione. E lo stesso ho detto a chi voleva offrirmi un lavoro o alle donne che si sono proposte come mie mogli: mi aiuterete. Ma io sono sposato all'Iraq".

Ha progetti molto chiari, Muntazar Al Zaidi. Una cosa sola non gli va giù: "Rivorrei le mie scarpe. Le ho chieste diverse volte e non mi hanno mai risposto. Sono certo che le ha qualcuno nel governo. Le voglio per venderle: mi hanno offerto 12 milioni di dollari". Il tempo è finito. L'ultima domanda non può che essere sul mistero delle calzature. Turchia, Bangladesh, Nepal, Giordania: mezzo globo ne ha rivendicato la paternità. Da dove venivano davvero? Muntazar concede un raro sorriso: "Scriva che lo ho comprate in Iraq. E che portavano un messaggio della gente dell'Iraq per Bush. Questo solo conta".

Alessandro - 28/10/2009 - 15:44



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