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Fagioli 'olle 'otenne

Caterina Bueno


Lingua: Italiano (Toscano Livornese)

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Born In The U.S.A.
(Bruce Springsteen)
Rosastela
(Gruppo Pane e Guerra)
Maria la stava in casa (La passione)
(Caterina Bueno)


(forse 1946 o 1947)
Testo attribuito a Attilio Fantolini (con alcuni amici)

Livorno distrutta dopo i bombardamenti angloamericani. Giugno 1943.
Livorno distrutta dopo i bombardamenti angloamericani. Giugno 1943.
Durante la seconda guerra mondiale la città di Livorno ha subito 91 bombardamenti, a partire dal primo, quello rovinoso del 28 maggio 1943, che causò oltre tremila morti e la quasi totale distruzione del porto e del centro storico mediceo cinquecentesco. Alla fine del conflitto era letteralmente polverizzata; ma sarebbe difficile trovare un canto popolare livornese che narri dei terribili eventi bellici.
Ma non ci sono solo le canzoni "nella" guerra o contro la guerra; esistono anche le canzoni del dopoguerra. E il dopoguerra, a Livorno, fu forse anche più terribile della guerra. La città ridotta in macerie era alla fame più nera, e vi rimase per lunghi anni (solo nel 1952 fu completato lo sminamento della cosiddetta "Zona nera", tra piazza Grande e il porto, dove nessuno poteva mettere piede).
Ed è questa, appunto, una canzone di fame. Una canzone degli effetti di una guerra che ha distrutto ogni cosa.
Ma nel pieno spirito livornese, del quale, da livornese, non sto neanche a parlarvi. Se lo volete capire meglio, leggete magari le traduzioni in livornese che ho fatto di alcune canzoni (di Bruce Springsteen e dei Rage against the Machine).
Fagioli 'olle 'otenne
Fagioli 'olle 'otenne
Immaginatevi quindi un tizio qualsiasi che, dopo la guerra, ha una fame da lupi e non trova da mangiare da nessuna parte; percorre la città distrutta (a piedi, perché i trasporti pubblici immaginatevi com'erano ridotti) e ripensa a quando, in certi luoghi, sorgevano trattorie dove si mangiava bene (e a Livorno si mangia benissimo anche adesso) e con abbondanza, seppure cose da gente povera. Mica piatti complicati; e tutta una serie di piatti tipici livornesi, che farebbero storcere forse il nasino agli stomacucci delicati, sono nominati nella prima strofa di questa canzone.
Ma non c'è più niente.
Mi viene quasi a mente un ristorante di Mostar, dove avevo mangiato delle cose favolose l'anno prima dell'inizio delle guerre jugoslave. Quando tornai a Mostar, durante la guerra come interprete per delle spedizioni umanitarie, al posto del ristorante (che sorgeva vicino al famoso Ponte poi fatto saltare e recentemente ricostruito) c'era un cratere.
E quindi, fame, fame e ancora fame.
Una delle cose lasciate da una guerra.
Fame di cui si parla in questa canzone apparentemente scherzosa, perdipiù su una melodia da finta canzone spagnola che farebbe ridere quasi senza parole, ci manca solo l'"olé" finale. Si scherzava, a Livorno, per non morire di fame.
E poi si moriva lo stesso di fame e denutrizione.
Questo per anni e anni.

La canzone è, a rigore, anonima. E' una canzone popolare, composta chissà da chi. Ma da sempre fa parte del repertorio di Caterina Bueno. Mi dispiaceva non vedere il suo nome nelle "Canzoni contro la guerra", e così ce l'ho messa.

In commento inserisco un piccolo "glossario" ad uso dei non livornesi e dei non toscani. Una traduzione intera non è necessaria, ma alcuni termini potrebbero risultare decisamente ostici.

Riccardo Venturi.

Ascolta (in formato Ogg Vorbis) (1.5 MB, 1' 50'') la presentazione a questa canzone fatta da Riccardo Venturi su Controradio durante la trasmissione del 23 dicembre 2004.
Fagioli 'olle 'otenne,
galletti senza penne,
minestra in sulle palle.
Aringhe affumiàte,
porpette di patate.
Agnello in friassèa,
Tre crògnoli e una cèa,
patate ner tegame 'olla verdèa,
vorrèi mangià.

Città,
c'era una trattoria fori di mano,
che da Colline mi portò a Sarviano,
chiesi ir menù:
"Ehi lei", con voce grave,
disse: "Sono spiacente,
'e 'un ciò che fave."

Ho pérso ir filobùsse,
mi s'è rotto ir calesse,
la ciùa m'abbortisce.
Ed io senza speranza
me ne vo verso l'Ardenza.
T'imbocco in una via,
c'era una trattoria,
avèo una fame
mi portava via...
Vorèi mangià.

Città,
ma com'è brutto fare la strada a piedi,
specie se ciài una fame 'e nun ci vedi,
e dar Cinghiale andai, dar Torricelli,
vendeva la pulenda, ma cogli uccelli.

Città,
andai ar Bar Sole e presi una brioscia,
la riposai perché era troppo moscia,
ne presi un'artra ed era ma troppo dura,
dissi le mie ragioni,
e mi mandònno a letto addirittura!

PICCOLO GLOSSARIO ALLA CANZONE
(Ma si vedano le Precisazioni di Umberto Cini)

- fagioli 'olle 'otenne = con le cotiche
- minestra in sulle palle: minestra di verdura con le polpette d'uovo e farina.
- agnello in friàssea = in fricassea, con una salsa liquida d'uovo e limone.
- crògnole: specie di granchio di mare
- una cèa: la "cieca", ovvero l'avannotto della razza che è una delle specialità della cucina livornese. La sua pesca sarebbe adesso proibitissima (si pescano solo in alcune zone a Bocca d'Arno e sul canale dei Navicelli), ma volendo...
Però sono carissime.
- verdèa: salsa verde
- Colline : quartiere livornese fuori dal centro storico
- Sarviano: Salviano, altro quartiere della periferia sud
- ciùa: ciuca, asina. Quella che tirava il calesse, insomma.
- Ardenza: altro quartiere livornese, "di terra" (la parte che non dà sul litorale) e "di mare". Adesso ci sorge lo stadio del Livorno, l' "Armando Picchi".
- Dar Cinghiale, dar Torricelli: bar e caffè storico livornese, ancora esistente (seppure rinnovato molto "trendy", ohimé) in via Grande. La sua insegna storica era un cinghiale.
- polenda, ma cogli uccelli: non si tratta ovviamente della "polenta e osei", ma di polenta rancida coi grumi ("uccelli").
- Bar Sole: altro bar storico livornese.
- moscio: molle
- mi mandònno a letto: mi mandarono a letto, cioè a quel paese.

Riccardo Venturi


Caro Venturi, meritevole la sua riesumazione dei fagioli 'olle 'otenne, ma da nativo dell'Origine cresciuto nell'Ovo Sodo vorrei rettificare qualche lieve imprecisione nella trascrizione e nel glossario, in segno di rispetto per i nostri vecchi.

1) La cèa avannotto della razza? O quella? La cèa è l'anguilla piccina, la sanno tutti.

2) le crognole non esistono, a maggior ragione non sono granchi. Esistono invece i crognoli, pescetti da frittura, in italiano latterini.

3) "vorèi mangià" si dice a Lucca, dove l'erre è sempre scempia. A Livorno s'arrota e anche di molto, dunque dicasi: "vorrei mangià".

4) "Chiesi il menù / "ehi lei!", con voce grave" nella versione da me udita è "Chiesi 'r menù / ma lei [intendasi: l'ostessa] con voce grave"

5) "vendeva la polenda / ma cogli uccelli" nella versione da me udita è: "vendeva la pulenda [qui netta pausa con suspence] / coll'uccelli". I quali dubito siano grumi, li vedo piuttosto come una ripresa delle fave di poc'anzi.

6) "ne presi un'altra ed era ma troppo dura" nella versione da me udita è "ne presi 'n'artra ma era dura dura".

7) La verdèa non è una salsa verde, ma un vinello di bassissima gradazione - e qualità: un vino da poveri -fatto ripigiando le uve bianche gia torchiate. Un paio di vinai dell'Origine ogni tanto ce l'hanno ancora.

8) Il Torricelli ha chiuso da quer dì. Magari ci s'avesse ancora, sia pure trendy!
La versione che conosco io la cantavano trent'anni fa dei portuali. Una simile la si trova nell'elle pi "O porto di Livorno traditore"

Grazie comunque per l'impegno,

Umberto di Livorno, momentaneamente a Roma
(Umberto Cini)

Grazie ovviamente a Umberto per le precisazioni, quanto mai opportune! In effetti, compilando il glossario, avevo avuto anch'io non pochi dubbi (e fatte domande in quel del Pontino, dove già certe parole si sono perse). Alcune precisazioni da parte mia, però, saranno pure necessarie. 1) Il Bar Torricelli in via Grande esisteva ancora nel 2002, quando ho lasciato Livorno; se l'hanno chiuso in questi cinqu'anni, un po' mi dispiace (ma mi dispiace di più che abbia chiuso l'Enoteca Mannari in via dei Terrazzini; ad ogni modo, cinqu'anni non sono poi poi "da quer dì"); 2) Dal punto di vista fonetico, ho trascritto la versione cantata da Caterina Bueno (che dice, ad esempio, e chiaramente, "vorèi"; ma non è livornese, è fiorentina); da qui alcune discrepanze. Faccio comunque presente che "vorèi" si dice non solo a Lucca, ma anche all'Isola d'Elba (provincia di Livorno, a meno che stanotte non l'abbiano proditoriamente spostata in quella di Lucca -e me ne dorrei, anzi dorèi, alquanto). Per il resto, accolgo le correzioni ed alcune (ovviamente) le riporto anche nel testo della canzone. Grazie, Umberto, e torni a trovarci! [RV]

25/5/2007 - 18:49




Lingua: Inglese

Dopo aver fatto tante traduzioni in livornese di canzoni americane...rendo volentieri il favore con la presente versione in americanaccio di una canzone livornese. Chissà che n'è venuto fuori. Eseguita l'11 agosto 2006. [RV]
RIND AN' BEANS IN TOMATO SAUCE

Rind an’ beans in tomato sauce,
plucked roast chickens,
egg knodel soup.
Smoked kippers,
potato balls.
Lamb in thick lemon sauce,
three crabs an’ skate fries
cooked potatoes with green sauce…
Longin’ for food!

My town,
there was a meal house just outa han’,
a pretty walk from Colline to Salviano
asked for the menu,
the cook came and told me
“Fella, I’, very sorry,
haven’t but broad beans.”

I missed the trolleybus,
my gig went broken down,
my donkey’s slippin’.
And I, fully hopeless
am bound for Ardenza.
I turned into a street,
there was a meal house,
I was so hungry
an’ about to go mad
longin’ for food…

My town,
it sucks so much to have to walk
when you’re as hungry as a horse
landed to Torricelli’s Wildboar bar,
they had polenta, yeah, but it was rancid.

My town,
went to Sun Bar and asked for a brioche,
put it aside cuz it was too flabby,
was given another one, it was too hard
I explained my reasons,
and they plainly sent me to hell!

10/8/2006 - 23:29





La versione greca di Riccardo Venturi
Ελληνική απόδοση από το Ριχάρδο Βεντούρη

Livorno: Il cimitero greco del Cisternone.
Livorno: Il cimitero greco del Cisternone.


Se c'è una lingua, a parte ovviamente il livornese originario, dove questa canzone...è a casa, questa è il greco. Certo, sarebbe ugualmente a casa anche in ebraico, in olandese, in armeno e nelle non so quant'altre lingue si parlavano a Livorno (compreso il giudeo-livornese, il bagitto del popolo di religione israelita). I greci, come tutte le “nazioni”, avevano e hanno tuttora a Livorno il loro cimitero (prima situato di fronte al Cisternone, e ora in via Mastacchi) e le loro chiese: la chiesa greco-ortodossa della Santissima Trinità (demolita) e la Chiesa nazionale dei Greci Uniti, di cui sopravvive la facciata settecentesca. Non solo: in alcune vecchie foto si possono vedere negozi con insegne in greco, come ad esempio una rivendita di cordami che, se ben mi ricordo, doveva trovarsi in piazza Micheli. Il greco era lingua parlata e conosciuta in quella città senza uguali. Ci riporto un po' di greco con questa canzone di fame postbellica, anche se la traduzione è per forsa di cose impropria in alcuni punti. Non mi andava di mettere però glossari: e così la “cèa” è diventata un generico ψαράκι (pesciolino) e la “verdea” un ancor più generico άσπρο κρασί “vino bianco”. [RV]
ΦΑΣΟΛΙΑ ΜΕ ΠΕΤΣΑ

Φασόλια με πέτσα,
μαδημένα κοτόπουλα,
σούπα με κεφτεδάκια.
Καπνιστές ρέγγες,
κεφτέδες με πατάτες.
Αρνάκι αυγολέμονο,
τρεις κάβουρες κι ένα ψαράκι
τηγανιτές πατάτες κι άσπρο κρασί,
λαχταρώ φαΐ...

Πόλη μου,
υρήρξε μια ταβέρνα στα προάστια
που μου 'φερε από Κολλίνε στο Σαλβιάνο,
ζήτησα το μενού·
“Συγνώμη, κύριε”
μου είπε με σοβαρή φωνή,
“ 'Εχω μόνο φάβα.”

'Εχασα το λεωφορείο,
μου 'σπασαν τ'αμαξάκι,
η γαϊδάρα μου αποβάλλει.
Κι εγώ χωρίς ελπίδα
πηγαίνω στην Αρντέντσα.
Παίρνω μίαν οδό,
ύρηρχε μια ταβέρνα,
επέθαινα απ'την πείνα
κι από ασιτία,
λαχταρώ φαΐ...

Πόλη μου,
τι είναι βαρύ να κάνεις το δρόμο με τα πόδια
ειδικά αν πεθαίνεις από ασιτία
και πήγα στον “Κάπρο”, στον Τορριτρσέλλι,
πούλησε πολέντα, αλλά με γρόμπους.

Πόλη μου,
πήγα στο μπαρ Σόλε και πήρα ένα μπριος,
το αρνήθηκα, ήταν πάρα πολύ χαλαρό
και πήρα άλλο, μα ήταν πάρα πολύ σκληρό,
είπα τις σκέψεις μου,
κι αυτοί μ'έστειλαν στο διάολο, σοβαρά!

7/7/2009 - 16:01


Se poi putaàso varche livornese volesse 'antalla in greco ma 'un lo sapesse legge, ecco una trascrizzione tarmente facile, 'e ni riuscirebbe a lèggela anco a 'n pisano.

Fassòlia me pezza
madhimèna kotòpula
supa me kieftedhàkia.
Kapnistès rènghies,
kieftèdhes me patàtes.
Arnaki avgholèmono,
tris kàvures ki ena psaraki,
tighanitès patàtes ki aspro krasì,
lahtarò faì...

Pògli mu,
ipirxe mgnà taverna sta proàstia
pu mùfere apò Colline sto Salviano,
zìtissa to menù,
“Sighnòmi kirie”,
mu ipe me sovarì fognì,
“Eho mono fava.”

Èhassa to leoforìo,
mù spassan t'amaxaki,
i ghaidhara mou apovàgli.
Ki eghò horìs elpìdha
piyeno stin Ardenza.
Perno mìan odhò,
ipìrxe mgna taverna,
epèthena ap'tim bina
ki apo asitìa,
lahtarò faì...

Pògli mu,
ti ine varì na kàgnis to dhromo me ta podhia
idhikà am bethègnis apò asitìa
kie pigha ston “Gapro”, ston Torricelli,
pùglisse polenda, alà me ghròmbus.

Pògli mu,
pigha sto bar Sole kie pira ena briòs,
to argnìthika, ìtan para poglì halarò
kie pira alo, ma ìtan para poglì sklirò,
ipa tis skièpsis mu,
ki aftì m'èstilan sto dhiàolo, sovarà!

Riccardo Venturi - 7/7/2009 - 16:44


Questa canzone la cantava il mio nonno, Attilio Fantolini, membro della compagnia originale dello spettacolo 'O porto di livorno traditore'. L'ho sentita cantare da quando ero piccolo, e a quanto ne sappia l'ha scritta lui con alcuni amici durante una delle svariate cene con stornelli che facevano da giovani, sull'aria di non so quale altra canzone (un tango Citta?).
Nel 1984 per Fonè è stato inciso un diisco dagli unici ancora in vita della compagnia Beppe Danese, Tina Andrei, Sandro Andreini e mio nonno appunto, che raccoglie tutte le canzoni dello spettacolo andato in scena per la prima volta nel 1974. Nel CD si trovano diverse canzoni di protesta contro la guerra, sopratutto della rivoluzione del 1849, quando Livorno unica in Toscana, non si arrese agli Austriaci venendo assediata per molto tempo.
Nel CD sono presenti sia i testi che molte note biografiche relative alle origini delle canzoni.
Se siete interessati posso fornirvi il supporto.
Le precisazioni di Umberto sono perfette, e il Torricelli effettivamente a chiuso da quer dì.
Saluti

Daniele Cuoco - 4/7/2007 - 21:37


Scusate ma ho dimenticato di mettere un mio contatto
edika@edika.it

Daniele Cuoco - 4/7/2007 - 22:56


Leggo su la Repubblica che Caterina Bueno è morta ieri.
Riporto il breve articolo che il giornale le ha dedicato.

"Caterina Bueno, ambasciatrice della musica popolare toscana nel mondo, è morta ieri all'età di 62 anni. Voce straordinaria, la Bueno ha raccolto sul campo testi e musiche di contadini e lavoratori stagionali, facendoli conoscere al grande pubblico. Un repertorio che spazia dai canti di osteria agli stornelli, dai lamenti carcerari alle filastrocche. «La sua lunga attività artistica - ha ricordato il sindaco di Firenze, Leonardo Domenici - è stata intensamente permeata da un indomito impegno civile e politico. Nelle sue canzoni si ritrovano quei valori di pace, giustizia, riscatto sociale, che caratterizzano la sua ricerca». Una vita per la musica, a maggio Firenze l'aveva già premiata con il "Fiorino d'Oro". «Un gesto di riconoscenza e di affetto - ha aggiunto Domenici - nei confronti di una grande artista rimasta per sempre legata alla sua città».

Renato Stecca - 17/7/2007 - 16:13


Allora, io questa canzone la sentivo effettivamente dopo la guerra, quando stavo alle case minime in Coteto e la cantava spacciandola per sua ma (potrebbe essere anche vero) un certo Papini, un omino piccolo forse anche poliomielitico (ma la memoria ora è quella che è rimasto della memoria) che andava a cantare in quel piccolo circo "Fausto e Galoppo" e spesso lui si accompagnava con la chitarra e cantava canzoni livornesi come "Com'è bella Livorno sul mare" chnon so cosa darei per scaricarla da internet.
Io abito a Gorizia quindi anche se fossero in commercio non si trovano nei negozi di questa città. Mi ritrovo a malapena 3 o 4 45 giri di Gino Lena & compagnia della commedia in vernacolo, ormai stravecchi, pazienza, se c'è qualcuno che dei ricordi di Coteto e degli anni 50, stranamente nessuna notizia di quel quartiere abitato da circa 250 famiglie.
Un salutone e grazie per il sito.
il mio indirizzo è rispla2@virgilio.it
Valter Lauri Gorizia

Valter Lauri - 25/12/2007 - 15:09


Guarda, Valter, te lo giuro, se trovo qualcosa sei la prima persona a cui lo dico e mando tutto quanto. Ma te la posso fare una domanda? D'accordo tutte le vicende della vita; ma uno che nasce e cresce in Coteto, che accidente ci sta a fà' a Gorizia?
Speriamo che la vita ti riporti a Livorno, prima o poi. Boia dé.

Riccardo Venturi - 25/12/2007 - 22:59


Caro Riccardo
é un pelo che me lo 'hiedo anch'io, cosa ci fo' qui, tu sapessi che nostalgia...comunque non sono solo, ne conosco anche altri livornesi che abitano a Gorizia, ci saremo piovuti in qualche modo, la vita ci porta dove meno ce lo aspettiamo e molte volte è quasi impossibile (per via dei figlioli, gli affetti) ritornare nella propria terra. Non sono Livornese io sono nato a Firenze, ma avevo solo 6 mesi quando da sfollati siamo venuti a Livorno io sono del '44 e poi Via del Leone, Borgo Cappuccini, Scali delle Macine (Villa Triste era chiamata l'agglomerato di famiglie, sfrattate o senza una casa) Coteto insomma ho girato un pò tutta Livorno nei 16 anni che ci ho vissuto. I più belli della mia vita anche se pieni zeppi di povertà. Ti ringrazio Riccardo per l'attenzione che mi hai riservato e ti auguro di tutto cuore tante cose, tutte quelle che vorresti ma più che altro quella cosa che solo tu sai vorresti si avverasse, io non la conosco ma tu si. Un forte abbraccio Di cuore come solo iLivornesi nel cuore sanno darsi Valter Lauri da Gorizia

Valter Lauri - 29/12/2007 - 18:38


Salve a tutti
Deh a legge la traduzione.... e mi son sentito male, poi meno male e mi sono ripreso con la correzione (non der ponce è!).

Grazie per la citazione di eventi a me (noi) cari appartenenti si al nostro passato ma presenti sempre nei nostri cuori. Spesso navigando la rete sento forte il desiderio di trovare immagini della mia Livorno farne una raccolta non per possedere ma per condividere.
L'altra sera sono stato a teatro alla Goldonetta qui a Livorno, c'era "Gli Sfollati" mi sono divertito da matti, certi "SFONDONI", ad un tratto hanno trasmesso un filmato dei bombardamenti (Questo c'è anche su internet) ma alcune sequenze non le trovo, magari se sapete dove le posso scaricare mi fareste contento :-) grazie un augurio di Buon Anno Claudio Tonci

Claudio Tonci - 31/12/2007 - 04:26


Salve a tutti, in particolar modo a Daniele, in quanto nipote dell'amico del mio babbo anch'egli facente parte della compagnia che portò la commedia in teatro la prima volta.Era Mauro Puccinelli, amico e collega di tante serate passate con la chitarra in mano tra barzellette e stornelli talvolta interpretati anche da noi bimbi (all'epoca).Non ho il CD ma il vecchio 33 giri che ascolto in particolar modo quando sento troppo il vuoto lasciato da babbo anche se al momento dell'incisione non c'era più, in quanto morto nel 1981. Però non posso fare a meno di ricordare anche gli altri due :oltre ad Attilio e Mauro c'erano Mario Casini e Elbano Scotto e guardando bene è con profondo rammarico che noto che di questi 4 non c'è più nessuno......PECCATO!!!!

Antonella Puccinelli - 6/3/2008 - 00:34


Mi permetto di correggere il piccolo glossario della canzone pubblicato in apertura di pagina.
Per verdea non si intende la salsa verde ma un vino bianco dolciastro molto in uso nelle nostre terre livornesi e ormai diventato kuasi una rarità.

Puccinelli Antonella - 14/1/2009 - 15:27


Carissima Antonella, credo che la cosa fosse stata già corretta da tempo ma comunque grazie per la precisazione!
Però, per favore, nelle nostre terre livornesi "quasi" si scrive ancora con la "Q" !

CCG/AWS Staff - 14/1/2009 - 15:54


A proposito fra l'altro del Torricelli: sarà anche "chiuso da quer dì", però a Livorno ci sono stato du' settimane fa, ci sono passato davanti in via Grande e era bello aperto (a meno che non si tratti di un'illusione ottica torricelliana). Certo, non sarà più il Torricelli d'una volta, però se spingevo la porta ci entravo dentro...

Riccardo Venturi - 14/1/2009 - 16:11


Ciao gente, momentaneamente sono a Dubai, dove tutto e' falso, anche il mare . Sono nato in via Solfarino o Zolferino come dicevano i vecchi ( forse si riferivano piu'al fiammifero che alla battaglia) e nel corso della mia vita ho avuta la fortuna di conoscere gente "verace", credo che pochi si ricordino della Izzeri, di Mario del Ri'overo, di Fame, di Loia e di Aquila Nera.Ma piu'di tutti ricordo il mio amico Giorgio Fontanelli. Fu con lui che cantai per la prima volta "Fagioli 'olle 'otenne." Possibile che il Comune di Livorno si sia dimenticato di intitolare anche un vicolo a questo suo figlio illustre! Ormai sono tanti anni che manco. se nel frattempo avessero provveduto chiedo venia, ma se non lo avessero fatto pensateci voi miei amici, perche' le mura del futuro poggiano sulle fondamenta di questi uomini. Evviva Livorno e che renda giustizia a Giorgio.

Viviano Citi - 6/7/2009 - 14:43


A quanto ne so, Viviano (e lo so per averlo visto coi miei occhi) c'è una lapide dedicata a Giorgio Fontanelli proprio davanti al teatro Goldoni; però se a Livorno gli sia stata dedicata una via non lo so davvero. Vo a Livorno sabato, casomai mi informo! Saluti cari!

Riccardo Venturi - 6/7/2009 - 15:47


Negli anni settanta l'ho ascoltata per la prima volta da Caterina Bueno, alla Flog di Firenze in uno spettacolo che registrai e di cui ho ancora la cassetta. Un giorno se ne farà un CD come già fatto per un altro importante spettacolo del 1975 (inaugurazione del centro FLOG, Caterina ed il Coro degli Etruschi di Roselle ecc, registrato da me e pubblicato a cura di Corrado Barontini di Grosseto). Io e Caterina avevamo iniziato a cantare contemporaneamente, eravamo ambedue nello stabile (inteso come elenco di "artisti", non come casa) del CAB 65, il primo effettivo cabaret a Firenze in via degli Alfani 65. Il primo vero fu Le polveri che però poi non aprì che per pochi giorni. Ho ancora una locandina rossa con tutti i nomi, eredità del regista Roberto Vezzosi (tramite l'amico Paolo Carcasci suo cognato) che lavorava lì con noi.
Quanti ricordi! O porto di Livorno traditore!

Mario Galasso - 12/5/2010 - 21:10


Devo aggiungere che con Caterina per 45 anni circa abbiamo avuto un ottimo rapporto di amicizia e di comprensione. Da lei negli anni sessanta conobbi Ignazio Buttitta che mi regalò il suo libro "Lu trenu di lu suli" con una bella dedica (A Mario Galasso, oggi sconosciuto, domani grande cantastorie) che proprio 3-4-gg fa avevo tra le mani. Abitava allora in un villone ex convento alle pendici di Fiesole, preso in affitto dal babbo Xavier (si, il pittore famoso), ed io rimasi sconvolto dall'inciviltà del padre che aveva inchiodato assi sui braccioli del coro dei monaci, aveva poi messo delle reti di ferro sul davanti e nelle gabbie così ricavate ci teneva le galline! In un coro del 500! Mostruoso ed ignobile!
Fu per questo motivo che io non andai più a trovarla a casa sua. Ma ricordo anche delle pietre scolpite, dei rospi che servivano da fermaporta. O di tante altre cose private che non sto qui a scrivere. Ormai Caterina è morta ed io non so quando la seguirò per cantare ancora con lei le nostre canzoni.

Mario Galasso - 12/5/2010 - 21:20


Mi è piaciuto molto il testo, ora scaricherò la canzone.
Sul vostro bel sito ho letto dei personaggi caratteristici che hanno segnato un epoca.
Certo che ci ricordiamo tutti della Izzeri di Mario del riovero ed altri.
Ma chi sapeva che il ciccione sempre in pantaloncini che spingeva un carretto da cenciaio era il figliolo della Izzeri ?
E chi di noi maschietti non è stato oggetto delle pericolose e turpi attenzioni di Mario la fioraia ?
Chi di noi non ha conosciuto beppe il gelataio col triclico ?
Oppure i ciuini ?
Tanti saluti bella Livorno
per ora ciò da ffà, ma verrò presto.
Livornese foravia

Vincenzo Inghilleri - 19/7/2010 - 13:54


Leggo per la prima volta queste pagine (dopo aver cercato notizie si Tina Andrey). Avevo chiesto un anno fa ad un cantastorie livornese un articolo su Tina per la nostra rivista TOSCANA FOLK, siamo arrivati tardi. Chiedo (non so a chi) per il prossimo numero una bella scheda sulla sua attività e, possibilmente qualche bella foto da aggiungere. Era grande e una voce inimitabile. Oggi restano soltanto vecchi microsolco Fra cui una splendida versione di Caserio)della SONIC di Carlo Dalla che potrebbero essere rimasterizzati (ci stiamo pensando. Sulla rivista non arriva molto materiale su Livorno, ma qualcosa abbiamo pubblicato (vedere l'indice sul web)fra cui una bella ricetta del cacciucco in poesia e un ricordo delle "cacciuccate" del 35-'36 con i concorsi di poesia estemporanea.
Ringrazio tutti per queste belle pagine e invito a collaborare alla rivista TOSCANA FOLK, che esce ormai solo per gli associati, Alessandro Bencistà Presidente del Centro Studi Tradizioni Popolari Toscane, fondatore e direttore di TF. Per altre notizie www.toscanafolk.it

Alessandro Bencistà - 16/4/2011 - 23:33


Francesco De Gregori

CATERINA

Dall’album “Titanic” del 1982.



E arrivò il mattino e col mattino un angelo
e quell'angelo eri tu
con due spalle da uccellino in un vestito troppo piccolo
e con gli occhi ancora blu
e la chitarra veramente la suonavi molto male
però quando cantavi mi sembrava Carnevale
e una bottiglia ci bastava per un pomeriggio intero
a raccontarlo oggi non sembra neanche vero.

E la vita Caterina lo sai non è comoda per nessuno
quando vuoi gustare fino in fondo tutto il suo profumo
devi rischiare la notte il vino e la malinconia
la solitudine e le valigie di un amore che vola via
e cinquecento catenelle che si spezzano in un secondo (*)
non ti bastano per piangere le lacrime di tutto il mondo
chissà se in quei momenti ti ricordi della mia faccia
quando la notte scende e ti si gelano le braccia.

Ma se soltanto per un attimo potessi averti accanto
forse non ti direi niente ma ti guarderei soltanto
chissà se giochi ancora con il riccioli sull'orecchio
o se guardandomi negli occhi mi troveresti un po' più vecchio
e quanti mascalzoni hai conosciuto e quanta gente
e quante volte hai chiesto aiuto ma non ti è servito a niente
Caterina questa tua canzone la vorrei veder volare
per i tetti di Firenze per poterti conquistare.

Nota:

(*) Riferimento a “E cinquecento catenelle d'oro”, antico canto nuziale toscano interpretato dalla Bueno e presente nel suo album di esordio del 1968 intitolato “La veglia”.

Bartleby - 22/6/2011 - 15:22


potreste dirme dove posso scaricare o comprare "fagioli 'olle cotenne"?? grazie

claudia - 26/3/2012 - 22:10


Cara Claudia, per scaricare la canzone puoi cliccare in questa pagina su Scarica / Ascolta. Non so quanti dischi di Caterina Bueno siano disponibili attualmente (c'era una bella compilation edita da "Avvenimenti" Canti di Maremma e d'anarchia ma credo sia introvabile). Altrimenti esiste una versione incisa da Riccardo Tesi e Maurizio Geri nel disco tributo a Caterina Bueno "Sopra i tetti di Firenze".

Lorenzo - 26/3/2012 - 22:20


Faccio riferimento a un mi' ommento del lontano 2009......e figuriamoci s'un lo so che a Livorno quasi sì dice "guasi " solo che all'époa, volendo parlà l'italiano 'orretto e scrive quasi, siccome c'avevo la tastiera 'he un ne voleva sape' dì batte né ir 2 e né la q , adopravo la "cappa" pe' sostituillo !.......Bonaaaaaa!

antonella puccinelli - 18/9/2013 - 00:48


Grazie ad Antonella Puccinelli che ha ricordato che nella compagnia c'era anche il mio nonno Mario Casini...è morto nel 1976 ma nella mia vita è stato sempre presente nei racconti del mio babbo, con le sue serate tra stornelli e barzellette.
Grazie ancora..

Valeria Casini - 4/2/2014 - 12:27


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