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Novecento

Valerio Sanzotta


Lingua: Italiano


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E mi svegliai un mattino in una vita sconosciuta,
una vita che sembrava già vissuta;
tra la luce che barbaglia e la casa che bisbiglia
un sogno scolorava tra le ciglia.
Mio nonno era un bracciante, mio padre clandestino,
operaio al Lingotto di Torino,
la chiamarono presto madre la sua ragazza amata
mi scoprì al mondo l’Italia liberata.
Cambieranno uomini e cambieranno re
Passeranno strade in discesa
Brucerà un deserto dove erano giardini
Cambieranno lingue e confini.
E non fu solo un sogno e non ci credemmo poco
mettere il mondo a ferro e fuoco,
mentre un’altra stagione già suonava la campana
il primo rintocco fu a Piazza Fontana.
Era un giorno di maggio, un giorno di lavoro
il mattino che trovarono Aldo Moro,
e la mente fu la stessa e fu identica la mossa
assassina che uccise Guido Rossa.
Cambieranno uomini e cambieranno re
Passeranno strade in discesa
Brucerà un deserto dove erano giardini
Cambieranno lingue e confini.
A Padova di sera c’era l’Italia tutta
Quella sera in Piazza della Frutta
e fu come abbandonare un padre o un amico
quando il cielo rivolle indietro Enrico.
Adesso ho giorni buoni e una vita dignitosa
ma non mi piego a una coscienza silenziosa
al futuro porto in dote la memoria
nel cuore rugge l’urlo della storia.
Cambieranno uomini e cambieranno re
Passeranno strade in discesa
Brucerà un deserto dove erano giardini
Cambieranno lingue e confini.

inviata da Donquijote82 - 22/3/2008 - 10:27


Guido Rossa (Cesiomaggiore, 1º dicembre 1934 – Genova, 24 gennaio 1979) è stato un operaio e sindacalista italiano, assassinato durante gli anni di piombo dal gruppo terroristico delle Brigate Rosse.

Biografia
Operaio di origine veneta, vive per parecchi anni a Torino per poi trasferirsi a Genova.

Iscritto al PCI, è sindacalista della CGIL all'Italsider di Genova-Cornigliano.

Appassionato di montagna, Guido Rossa è anche ricordato per la sua attività di alpinista, di fotografo e per il suo impegno nel Club Alpino Italiano. A lui viene intitolata la prima palestra di arrampicata di Torino.

Attività
Nell'ottobre del 1978 Rossa nota un uomo intento a nascondere volantini delle B.R. dietro a un distributore di bevande. L'operaio è Francesco Berardi, che cerca inutilmente di fuggire: fermato dalla vigilanza della fabbrica, si dichiara subito prigioniero politico. Viene consegnato ai carabinieri e arrestato.

Guido Rossa denuncia Berardi e testimonia al processo, nel quale Berardi, poi suicida in carcere, viene condannato a quattro anni e mezzo di reclusione.

Temendo una vendetta dei brigatisti, il sindacato offre per alcuni mesi a Rossa una scorta, formata da operai volontari dell'Italsider, a cui lo stesso Rossa in seguito rinunciò[1].

L'omicidio e il suo effetto politico

Il 24 gennaio 1979 alle 6:35 del mattino Rossa esce di casa sua in via Ischia 4 per recarsi al lavoro e sale nella sua Fiat 850. Ad attenderlo su un Fiat 238 parcheggiato dietro c'è un commando composto da Riccardo Dura, Vincenzo Guagliardo e Lorenzo Carpi che gli sparano contro sei colpi, uccidendolo.

È la prima volta che le Brigate Rosse decidono di colprire un sindacalista organico alla sinistra italiana. L'omicidio fu seguito da una forte reazione da parte di partiti e sindacati e della società civile, in particolare quella legata al partito comunista. Al funerale, cui partecipano 250.000 persone, presenzia il Presidente della Repubblica Sandro Pertini.

L'omicidio di Rossa segna una svolta nella storia delle Brigate Rosse, che da quel momento non riusciranno più a trovare le stesse aperture nei confronti dell'organizzazione interna del proletariato di fabbrica. In effetti, proprio per la delicatezza dell'obiettivo, è ritenuto probabile che le BR avessero intenzione di punire Rossa, ma senza eliminarlo: la vittima, probabilmente, doveva essere solo "gambizzato". Questa ipotesi è confermata dalle perizie: fu Vincenzo Guagliardo a esplodere i colpi calibro 7,65 alle gambe con una Beretta 81.

Guagliardo, uno dei componenti del commando, racconta che, a gambizzazione avvenuta, Riccardo Dura, capo della colonna genovese delle BR, dopo essersi allontanato come gli altri brigatisti dal luogo dell'operazione, era tornato indietro per esplodere l'ultimo colpo, quello che uccise Guido Rossa. L'autopsia rivela infatti che su Rossa furono esplosi quattro colpi alle gambe e uno solo mortale al cuore. Guagliardo aggiunge che il giorno dopo il delitto, i membri dell'organizzazione chiesero spiegazioni sull'accaduto e che Dura giustificò l'omicidio affermando che le spie andavano uccise. Sempre secondo Guagliardo le BR valutarono seriamente la sua espulsione, rinunciandovi però per non provocare fratture all'interno dell'organizzazione. Dura continuò quindi la sua militanza nelle BR, partecipando ad altre azioni ed entrando nel Comitato Esecutivo.

La ricostruzione dei fatti di Guagliardo suggerisce che la causa dell'omicidio di Guido Rossa sarebbe da ricercare nell'iniziativa individuale del capo dei componenti del commando e non in una volontà politica delle BR di eliminare il sindacalista. La colonna genovese delle BR si assunse comunque l'intera responsabilità dell'omicidio.[1] .

Il film
Nel 2005 il regista Giuseppe Ferrara, anche in concomitanza con il centenario della CGIL, realizza una pellicola cinematografica sulla vita di Rossa ed il suo drammatico assassinio dal titolo "Guido che sfidò le Brigate Rosse". Nonostante il film fosse coprodotto dalla RAI ha trovato spazio nella programmazione della tv di Stato solamente nel giugno 2009.[2] Proprio nel 2009, infatti, un gruppo trasversale di 47 Senatori appartenenti al Pd, Pdl, Idv e Udc aveva proposto alla presidenza del Senato che il film fosse proiettato a palazzo Madama e alla Rai in prossimita' del 9 maggio (giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo). La presidenza del Senato aveva risposto negativamente, appellandosi a cause tecniche che impedivano la trasmissione del film nei locali del Senato. La Rai ha recapitato una lettera ai promotori dell'iniziativa il giorno 8 maggio dichiarando che il Film verra' trasmesso a 51 giorni di distanza sulla terza rete di Stato e non in prima serata.[3]. Il primo passaggio tv è datato domenica 28 giugno 2009 su Raitre alle 23:15.

La figlia Sabina e la richiesta di scarcerazione di Guagliardo
Nel 2008 la figlia Sabina, deputata eletta nel Partito Democratico, si è espressa contro la decisione con cui il giudice di sorveglianza di Roma aveva negato la libertà condizionale a Vincenzo Guagliardo, che lei ha incontrato.

Onorificenze
Medaglia d'oro al valor civile
«Sindacalista componente del consiglio di fabbrica di un importante stabilimento industriale, costante nell'impegno a difesa delle istituzioni democratiche e dei più alti ideali di libertà. Pur consapevole dei pericoli cui andava incontro, non esitava a collaborare a fini di giustizia nella lotta contro il terrorismo e cadeva sotto i colpi d'arma da fuoco in un vile e proditorio agguato tesogli da appartenenti ad organizzazioni eversive. Mirabile esempio di spirito civico e di non comune coraggio spinti fino all'estremo sacrificio. Genova, 24 gennaio 1979.»
— Roma, 26 gennaio 1979.[5]
A Guido Rossa sono dedicati la scuola dell'Infanzia di Pez a Cesiomaggiore, suo paese d'origine, un padiglione dell'Ospedale San Martino di Genova e alcune vie e cooperative in diversi comuni italiani.

DonQuijote82 - 25/10/2010 - 19:48


Ha partecipato allo scorso Festival di Sanremo (quello del 2008) e se ne sono accorti pochissimi. Esì che portava una canzone niente affatto banale per il palco del'Ariston come "Novecento", una cavalcata dylaniana, chitarra e armonica tra le cronache del millennio appena concluso, avendo il coraggio (o l'incoscienza) di parlare al Festival di Piazza Fontana, Guido Rossa e Enrico Berlinguer. Forse ha scontato la sfiga di esibirsi nell'anno del grande buco di Pippo Baudo, forse il fatto di essere figlio d'arte (il padre è il direttore de "Il Tempo" di Roma) e quindi possibile raccomandato. Fatto sta che Sanzotta Jr non solo ha scritto "Novecento", gran bella canzone per quanto ingenua, ma abbia fatto seguire un disco di buon spessore.

www.bielle.org

DonQuijote82 - 15/4/2011 - 09:56



Lingua: Francese

Version française – VINGTIÈME – Marco valdo M.I.
Chanson italienne – Novecento – Valerio Sanzotta
VINGTIÈME


Et je m'éveillai un matin dans une vie inconnue
Une vie qui semblait déjà vécue
Dans la lumière qui balbutiait et la maison qui chuchotait
Un rêve se décolorait entre les cils.
Mon grand-père était un manoeuvre, mon père un clandestin,
Ouvrier au Lingotto à Turin,
On l'appella rapidement mère sa bien- aimée
Je vins au monde en Italie libérée.
Les hommes changeront et ils changeront le roi.
Passeront des routes en pente.
Un désert brûlera où étaient des jardins
Changeront les langues et les frontières
Et ce ne fut pas seulement un rêve et nous n'y crûmes que peu
Mettre le monde à feu et à sang
Tandis que déjà une autre saison sonnait la cloche
Le premier tintement fut la Place Fontana
C'était un jour de mai, un jour de travail
Le matin où ils trouvèrent Aldo Moro
Et Et l'esprit fut le même et identique le geste
Assassin qui tua Guido Rossa.
Les hommes changeront et ils changeront le roi.
Passeront des routes en pente.
Un désert brûlera où étaient des jardins
Changeront les langues et les frontières
À Padoue le soir, il y avait l'Italie entière.
Ce soir-là, à la place de la Frutta
Et ce fut comme abandonner un père ou un ami
Quand le ciel rappela à lui Enrico.
maintenant, j'ai de bons jours et une vie digne
Mais je ne me plie pas à une conscience silencieuse
Dans le futur, j'emporte en dot sa mémoire
Dans mon coeur rugit le hurlement de son histoire.
Les hommes changeront et ils changeront le roi.
Passeront des routes en pente.
Un désert brûlera où étaient des jardins
Changeront les langues et les frontières.

inviata da Marco Valdo M.I. - 15/4/2011 - 18:23



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