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Dante Di Nanni

Stormy Six


Lingua: Italiano


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Ai Martiri: Cumiana
(La bottega di musica e parole)
Un biglietto del tram
(Stormy Six)
Renzino
(Casa Del Vento)


[1975]
Testo e musica degli Stormy Six
Lyrics and music by Stormy Six
Ora e sempre: Resistenza!
Now and Always: Resistance!
Maintenant et Toujours: Résistance!
Τώρα και πάντα: Αντίσταση!


Interpretata anche dai Gang
In La rossa primavera, 2009.

dantedin


Anni caldi questi. Siamo a metà degli anni settanta ed esattamente nel ’75 esce questo disco che è il più bell’esempio di “musica politica” mai prodotto in Italia. L'album “Un biglietto del tram” è il primo vero album decisamente originale e con forti contenuti politici degli Stormy Six. Forse è storia o forse è leggenda che a Milano alcune frange del “movimento” abbiano accusato gli Stormy Six di deviazionismo, la colpa: incidere dischi e, soprattutto, venderli! Questo è stato lo scotto di una notorietà costruita concerto dopo concerto, piazza dopo piazza. La grandezza di questo “progetto” è stata nella capacità di saper raccontare attraverso le “immagini”, un’Italia in guerra.

bigtramIl disco apre con quello che diventerà uno dei loro portabandiera, la bellissima Stalingrado (…sulla sua strada gelata la croce uncinata lo sa d'ora in poi troverà Stalingrado in ogni città) canzone di forte spessore che rievoca l’omonimo assedio. La Fabbrica (…e corre qua e là un ragazzo a dar la voce si ferma un'altra fabbrica, altre braccia vanno in croce) ci restituisce l’atmosfera di paura e fervore che precede il grande sciopero del marzo del 1943 nelle fabbriche del nord. Arrivano gli americani (…arrivano gli americani, garibaldini marziani, Vergine Santa, hai sentito le nostre preghiere!) testo ironico e di facile riff che rimane nella mente, imperniato sulla “liberazione americana (?)”. Otto Settembre (…ammazzati come cani, un cartello appeso al collo: ’PARTIGIANI’) probabilmente il brano più intenso dove i testi e la musica si intrecciano in un tutt’uno canzone carica e profonda ed espressione di una grande tragedia. Nuvole a Vinca (…dove sono i giovani, prigionieri in Africa, deportati a Buchenwald o sui monti, liberi...) rende palpabile la paura provocata dalla polvere che si solleva e da quella moto con sidecar che sgomma sulla piazza prima del massacro. La bellissima Dante Di Nanni (…e cento volte l'hanno ucciso, ma tu lo puoi vedere: gira per la città, Dante di Nanni) affronta naturalmente la resistenza e diviene una figura quasi mitica, il simbolo di una battaglia che, trent’anni dopo, non doveva cessare. Gianfranco Mattei (…e se per di più sei un comunista ed un ebreo, dalle mani dei nazisti ti salvi il tuo Dio!) brano a ricordare tutte quelle persone che hanno speso la propria vita in cambio della nostra libertà. In La sepoltura dei morti (…la morte non vale nemmeno il giornale che leggi e che poi butti via) c’è l’amara riflessione di quello che è avvenuto in seguito ai fatti cruciali del ‘900 e delle sue conseguenze. Un biglietto del tram (…non bastava un biglietto, un biglietto del tram per tornare in piazzale Loreto?) conclude amaramente l’album.

Ora più che mai questo disco risuona attuale, in un momento che i giovani sembrano incapaci di stare a sentire un ragionamento politico per più di cinque minuti, sarebbe l’occasione giusta per ascoltare questo disco. Disco che, sia chiaro pur essendo “politico” nei suoi testi, rimane musicalmente parlando ricco di spunti e di idee. Gli strumenti creano un tappeto sonoro che non fa da supporto ma, è parte integrante alle parole stesse, un disco quindi dove anche la Musica ha un valore non secondario. - Appunti Novalis, 23/10/2008.

dinanniDANTE DI NANNI

Nato a Torino il 27 marzo 1925, caduto nella stessa città il 18 maggio 1944, motorista, Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria.

Intorno a mezzogiorno la notizia era già arrivata, creando viva eccitazione, nelle grandi fabbriche di Torino: "Stanno sparando contro le brigate nere in Borgo San Paolo". In realtà erano i fascisti e i tedeschi che, con l’appoggio di un carro armato e di un’autoblinda, dalle 11 scaricavano gragnole di colpi contro le finestre del secondo piano di un edificio di via San Bernardino. Dalla casa, ogni tanto, partivano brevi, precise raffiche di mitra e qualche lancio di bombe a mano. Ad un certo punto una carica di tritolo bloccò anche il carro armato. Poi i colpi che arrivavano dalla casa si fecero sempre più radi e ad un tratto ad un balcone apparve la figura di un uomo; il giovane si avvicinò vacillando alla ringhiera, levò in alto il pugno chiuso in un ultimo gesto di sfida e si lasciò cadere nel vuoto. Così morì Dante di Nanni, che già pochi giorni dopo fu proclamato "Eroe nazionale" dal Comitato militare del CLN regionale piemontese.
Il ragazzo era figlio d’immigrati pugliesi. A 15 anni era entrato in fabbrica, ma aveva continuato a studiare in una scuola serale. A 17 si era arruolato in Aeronautica e nell’agosto del 1943 era motorista al I Nucleo addestramento caccia di Udine. L’8 settembre del 1943 non segnò il ritorno a casa ma, con l’amico Francesco Valentino, poi impiccato dai fascisti in corso Vinzaglio a Torino, l'inizio della lotta contro i nazifascisti in una piccola banda nelle vicinanze di Boves.
Dispersa la formazione, Di Nanni, sempre con Valentino, alla fine di dicembre riuscì a riparare nella sua abitazione torinese. L’inattività durò poco. Alla fine di gennaio, i due ragazzi erano già entrati nei G.A.P. comandati da Giovanni Pesce. La notte del 17 maggio Pesce, Di Nanni, Bravin e Valentino attaccano una stazione radio sulla Stura; prima di farla saltare in aria disarmano i nove militi che la presidiavano e, sulla promessa che non avrebbero dato l’allarme, salvano loro la vita. I gappisti, invece, vengono traditi e sono sorpresi da un intero reparto nemico.
Nello scontro, i quattro rimangono tutti feriti, ma riescono a sganciarsi. Il più grave è Di Nanni, raggiunto da sette proiettili al ventre, alla testa e alle gambe. Pesce, ferito ad una gamba, riesce a trascinare Dante in una cascina e, all’alba, a farlo trasportare nella base di borgo San Paolo. Qui un medico antifascista vede il ferito, ne ordina l’immediato ricovero in ospedale e Pesce lascia Di Nanni per organizzarne il trasporto. Quando ritorna, i fascisti, avvertiti da una spia, stanno già sparando contro la casa di via San Bernardino.
(Dal sito dell'ANPI)
Nel traffico del centro pedala sopra il suo triciclo
e fischia forte alla garibaldina.
Il carico che piega le sue gambe è l'ingiustizia,
la vita è dura per Dante di Nanni
la vita è dura per Dante di Nanni.

All'alba prende il treno e c'è odore di porcile
sui marciapiedi della sua pazienza,
e nella testa pesano volumi di bugie.
la sera studierà, Dante di Nanni
la sera studierà, Dante di Nanni

Trent'anni son passati, da quel giorno che i fascisti
ci si son messi in cento ad ammazzarlo
E cento volte l'hanno ucciso, ma tu lo puoi vedere:
gira per la città, Dante di Nanni
gira per la città, Dante di Nanni.

L'ho visto una mattina sulla metropolitana
E sanguinava forte, e sorrideva.
Su molte facce intorno c'era il dubbio e la stanchezza,
ma non su quella di Dante di Nanni
ma non su quella di Dante di Nanni

Trent'anni son passati, da quel giorno che i fascisti
Ci si son messi in cento ad ammazzarlo
E ancora non si sentono tranquilli, perché sanno che
gira per la città, Dante di Nanni
gira per la città, Dante di Nanni.

inviata da Alessandro - 8/9/2007 - 20:58




Lingua: Francese

Version française – DANTE DI NANNI – Marco Valdo M.I. – 2009
Chanson italienne – Dante di Nanni – Stormy Six – 1975

DANTE DI NANNI

dinanniNé à Turin le 27 mars 1925, mort dans la même ville le 18 mai 1944.

Vers le milieu de la journée, la nouvelle arriva, créant une vive excitation dans les grandes usines de Turin : « On tire contre les brigades noirs à Borgo San Paolo ».

En réalité, c'étaient les fascistes et les Allemands qui avec l'appui d'un char et d'une auto blindée, tiraient depuis 11 heures contre les fenêtres du second d'un bâtiment de via San Bernardino. De la maison, par instants, partaient des brèves et précises rafales de mitraillette et un lancer de grenade. À un certain moment, une charge de TNT arrêta le char. Puis, les coups qui arrivaient de la maison se firent toujours plus rares et d'un coup, à un balcon apparut la silhouette d'un homme; le jeune homme s'approcha en vacillant de la rambarde, leva le poing fermé en un dernier geste de défi et se lança dans le vide.

Ainsi mourut Dante di Nanni, qui fut proclamé « Héros national » par le Comité Militaire du CLN (Comité de Libération National) de la région du Piémont.
DANTE DI NANNI

Dans la circulation du centre, il pédale sur son tricycle
Et il siffle fort à la garibaldienne.
La charge qui plie ses jambes est l'injustice
La vie est dure pour Dante di Nanni
La vie est dure pour Dante di Nanni.

À l'aube, il prend le train et l'odeur de porcherie
s'épand sur les trottoirs de sa patience.
Et dans sa tête pèsent des volumes de mensonges
Le soir, il étudiera, Dante di Nanni.
Le soir, il étudiera, Dante di Nanni.

Trente ans sont passés, depuis ce jour où les fascistes
Se sont mis à cent pour l'assassiner.
Et cent fois ils l'ont tué, mais tu peux le voir
Qui hante la cité, Dante di Nanni
Qui hante la cité, Dante di Nanni.

Je l'ai vu un matin dans le métro
Il saignait fort et souriait.
Sur beaucoup de visages autour, on lisait le doute et la lassitude,
mais pas sur celui de Dante di Nanni
mais pas sur celui de Dante di Nanni.

Trente ans sont passés, depuis ce jour où les fascistes
Se sont mis à cent pour l'assassiner.
Et ils ne sentent pas encore tranquilles, car ils savent
qu'il hante la cité, Dante di Nanni
qu'il hante la cité, Dante di Nanni.

inviata da Marco Valdo M.I. - 29/5/2009 - 21:51




Lingua: Inglese

English translation by Riccardo Venturi
September 18, 2012

Stormy Six, 1974.
Stormy Six, 1974.
DANTE DI NANNI

He's riding his tricycle in downtown traffic
whistling loud and boldly.
The load that bends his legs is injustice,
life is hard for Dante di Nanni
life is hard for Dante di Nanni.

He takes the train at dawn, it stinks of piggery
on the sidewalks of his patience,
and in his head he feels the weight of books filled with lies,
he studies all the night long, Dante di Nanni,
he studies all the night long, Dante di Nanni.

Thirty years have gone since the day when the fascists
came in hundreds to kill him,
and they killed him hundred times, but you can still see him:
he's going round through the town, Dante di Nanni
he's going round through the town, Dante di Nanni.

I saw him one morning in the underground,
his wounds were bleeding, and he was smiling
and on so many faces you could see doubt and tiredness
but not on that of Dante di Nanni
but not on that of Dante di Nanni.

Thirty years have gone since the day when the fascists
came in hundreds to kill him,
yet they still feel worried, because they know well that
he's going round through the town, Dante di Nanni
he's going round through the town, Dante di Nanni.

18/9/2012 - 02:51




Lingua: Spagnolo

Traducción castellana de Riccardo Venturi
18 de septiembre 2012

paledan


DANTE DI NANNI, PARTISANO ANTIFASCISTA
es.wikipedia

Dante Di Nanni (Turín, 27 de marzo de 1925- Turín 18 de mayo 1944) fue un partisano italiano, condecorado con la Medalla de Oro al Valor Militar italiana.

"Los años y los decenios pasarán: Los días duros y sublimes que nosotros vivimos ahora parecerán lejanos, pero generaciones enteras se educarán en el amor a su país, en el amor a la libertad, en el espíritu de devoción ilimitada a la causa de la redención humana siguiendo el ejemplo de los admirables garibaldinos que escriben hoy, con su roja sangre, las más bella de las paginas de la historia italiana." - Giovanni Pesce

Nace en una familia de inmigrantes llegados de Puglia; trabaja como obrero en una de las fábricas locales pero continua sus estudios en la escuela vespertina. Al estallar la Segunda Guerra Mundial se alistó en la Aeronautica Militare, el Ejercito del Aire Italiano, donde permaneció hasta el 8 de Septiembre de 1943, fecha en la que se anuncia el Armisticio de Cassibile, firmado el día 3.

Después del 8 de Septiembre dejó el cuartel para no ser capturado por los nazis y se refugió en las montañas piamontesas, donde se unió a una de las primeras bandas de partisanos, en Boves, comandada por Ignazio Vian. Una vez que se dispersa esta banda, tras el ataque de una unidad de las SS al mando de Joachim Peiper, que, entre otras, llevó a cabo una masacre en Boves, vuelve a Turín donde se alista en el GAP (Gruppo di Azione Patriottica) de Giovanni Pesce.

El 17 de Mayo de 1944, junto con sus compañeros Pesce, Bravini e Valentino, efectúan un ataque a la estación de radio sobre la Stura di Lanzo, que interfería en las emisiones de Radio Londres; antes de hacerla explotar la partida gappista, desarmó y perdonó a los nueve militares que la custodiaban tras hacerles prometer que no darían la alarma. Aún así los partisanos fueron traicionados y sorprendidos por una patrulla enemiga. En el enfrentamiento fueron heridos Bravin y Valentino, que serían capturados y ahorcados el día 22 de Julio en Turín, junto con el jefe de la partida, Vian, que también había sido capturado. A pasar de todo Pesce consiguió poner a salvo a Di Nanni, herido gravemente por siete tiros en el abdomen, en la cabeza y en las piernas, llevándolo primero en un cortijo y posteriormente a la base que los partisanos tenían en el número 14 de Via San Bernardino en Turín. Una vez allí es atendido por un médico antifascista que le recomienda asistir al hospital. Pesce, al volver de buscar un transporte, se encuentra la casa rodeada de fascistas y de alemanes que había sido alertados por un espía.

"Les disparan desde la calle, desde el campanario y desde las casas más lejanas. Estaban encima de ellos, sin darles tregua. Di Nanni saca del bolsillo el último cartucho, lo mete en el cargador y acciona el cierre. El mejor fin sería apoyar el cañón de la metralleta en en el mentón, accionando el gatillo con el pulgar. Tal vez a Di Nanni le parece ridículo, de oficial de carrera. Y mientras al rededor continúan disparando, se tumba de nuevo sobre el vientre, apunta la metralleta al campanario y esperó, resguardado de las balas. Llegado el momento apuntó con cuidado como si estuviese en una competición de tiro. El último fascista cayó fulminado con el tiro. Ahora no hay nada más que hacer; entonces Di Nanni se aferro a los barrotes de la baranda y con un esfuerzo desesperado se pone en pie, esperando las ráfagas. En vez de eso, cesan los disparos sobre el techo, en la calle, de las ventanas de las casas, se ven aparecer de uno en uno a los fascistas y alemanes. Mirando a los gappistas que los habían diezmado y puesto en fuga. Inseguros y desconcertados, mirando al muchacho cubierto de sangre que los había vencido. Y no disparan. Es en aquel momento que Di Nanni se apoya hacia delante, apretando el vientre contra la baranda y saluda con el puño en alto. Después de repente se lanza a la con los brazos abiertos a la calle estrecha, llena de silencio." - Giovanni PesceSenza tregua - La guerra dei GAP, pag.144-145, Feltrinelli, 1967

A pesar de las heridas sufridas, Di Nanni se atrincheró en el apartamento y sostuvo un largo enfrentamiento con las tropas nazifascistas, apoyados además por un semioruga y de un tanque. Después de haber conseguido eliminar numerosos enemigos, consiguió inmovilizar los dos vehículos lanzando cargas de dinamita y bombas de mano desde su balcón. El asedio duró casi tres horas y una vez que se le agotaron las municiones, con tal de no entregarse vivo, se arrastró hasta el balcón y, después de haber saludado a la multitud con el puño cerrado y con el grito de “Viva l'Italia”, se arrojó al vacío.

Los sucedido a Dante Di Nanni permanece como uno de los episodios de Resistenza que más ha impactado al imaginario de músicos y escritores. Giovanni Pesce lo narra en su libro “Senza tregua, la guerra dei GAP” y Stormy Six, célebre grupo de la contracultura italiana, le ha dedicado la canción Dante di Nanni, incluida en su album “Un billete para el Tranvia” de 1975.

Durante los Años del Plomo ( Anni di Piombo) una columna brigadista toscana fundada por Umberto Catabiani,6 fue bautizada como Brigata d'Assalto Dante di Nanni, responsables del asesinato en Prado del notario Gianfranco Spighi.

La ciudad de Turín le dedicó a Dante di Nanni una calle en el barrio de Borgo San Paolo.
DANTE DI NANNI

Anda en su triciclo en el tráfico del centro
y silba fuerte y con chulería,
el peso que le dobla las piernas es la injusticia,
la vida es dura para Dante di Nanni
la vida es dura para Dante di Nanni.

Madruga y toma el tren, y huele a porqueriza
en las aceras de su paciencia,
y en su cabeza pesan libros llenos de mentiras,
la noche estudiará, Dante di Nanni
la noche estudiará, Dante di Nanni.

Han pasado treinta años desde cuando los fascistas
a cientos llegaron para matarlo,
cien veces lo mataron, pero aún puedes verle a él,
anda por la ciudad, Dante di Nanni
anda por la ciudad, Dante di Nanni.

Le vi una mañana mientras cogía el metro
y sangraba fuerte, y sonreía.
En muchas caras se vían dudas y cansacio,
pero que no en la de Dante di Nanni,
pero que no en la de Dante di Nanni.

Han pasado treinta años desde cuando los fascistas
a cientos llegaron para matarlo,
y aún no se sienten tranquilos porque saben que
anda por la ciudad, Dante di Nanni
anda por la ciudad, Dante di Nanni.

18/9/2012 - 03:28





Μετἐφραση στα Ελληνικά ο Ρικάρδος Βεντούρης
στις 18. Σεπτεμβρίου 2012

dinanel
ΝΤΑΝΤΕ ΝΤΙ ΝΑΝΝΙ

Πάει με το ποδήλατό του μες στη κυκλοφορία
και σφυρίζει γερά και με αυθάδεια,
το βάρος που του λυγίζει τα πόδια είν' η αδικία,
σκληρή η ζωή για τον Ντάντε ντι Νάννι,
σκληρή η ζωή για τον Ντάντε ντι Νάννι.

Στην αυγή παίρνει το τρένο και βρομάει χοιροστάσιο
στα πεζοδρόμια της υπομονής του,
στο κεφάλι έχει τόμους γεμάτους ψέματα,
βράδυ σπουδάζει ο Ντάντε ντι Νάννι
βράδυ σπουδάζει ο Ντάντε ντι Νάννι.

Τριάντα χρόνια πέρασαν απ' όταν οι φασίστες
ήρθαν εκατό για να τον σκοτώσουν,
κι εκατό φορές τον σκότωσαν, μα τον βλέπεις ακόμα,
γυρίζει στην πόλη ο Ντάντε ντι Νάννι
γυρίζει στην πόλη ο Ντάντε ντι Νάννι.

Τον είδα ένα πρωί που πήγαινε στο μετρό,
κι αιμορραγούσε και χαμογελούσε,
ολόγυρα στα πρόσωπα κούραση κι αμφιβολία
αλλ' όχι σ' αυτό του Ντάντε ντι Νάννι,
αλλ' όχι σ' αυτό του Ντάντε ντι Νάννι.

Τριάντα χρόνια πέρασαν απ' όταν οι φασίστες
ήρθαν εκατό για να τον σκοτώσουν,
κι ακόμα δεν αισθάνονται ήσυχοι γιατί ξέρουν ότι
γυρίζει στην πόλη ο Ντάντε ντι Νάννι,
γυρίζει στην πόλη ο Ντάντε ντι Νάννι.

18/9/2012 - 04:28


" Ora tirano dalla strada, dal campanile e dalle case più lontane. Gli sono addosso, non gli lasciano scampo. Di Nanni toglie di tasca l'ultima cartuccia, la innesta nel caricatore e arma il carrello. Il modo migliore di finirla sarebbe di appoggiare la canna del mitra sotto il mento, tirando il grilletto poi con il pollice. Forse a Di Nanni sembra una cosa ridicola; da ufficiale di carriera. E mentre attorno continuano a sparare, si rovescia di nuovo sul ventre, punta il mitra al campanile e attende, al riparo dei colpi. Quando viene il momento mira con cura, come fosse a una gara di tiro. L'ultimo fascista cade fulminato col colpo. Adesso non c'è più niente da fare: allora Di Nanni afferra le sbarre della ringhiera e con uno sforzo disperato si leva in piedi aspettando la raffica. Gli spari invece cessano sul tetto, nella strada, dalle finestre delle case, si vedono apparire uno alla volta fascisti e tedeschi. Guardano il gappista che li aveva decimati e messi in fuga. Incerti e sconcertati, guardano il ragazzo coperto di sangue che li ha battuti. E non sparano. È in quell'attimo che Di Nanni si appoggia in avanti, premendo il ventre alla ringhiera e saluta col pugno alzato. Poi si getta di schianto con le braccia aperte nella strada stretta, piena di silenzio. "

Giovanni Pesce, Senza tregua - La guerra dei GAP, 1a ed. 1967.

Riccardo Venturi - 18/9/2012 - 02:54


Premetto che per me (e per chiunque abbia buon senso) non cambia proprio nulla: Dante Di Nanni ‎morì armi in pugno di fronte ai fascisti. Anzi, c’è un elemento in più per celebrarne la memoria: ‎morì assassinato, giustiziato sommariamente mentre avrebbero dovuto farlo prigioniero… Ma ‎tant’è, così si usa in tutte le sporche guerre… Forse è per quel dettaglio della canna della pattumiera ‎in cui cercò di nascondersi che la sinistra ha sempre trovato disdicevole raccontare come quel ‎giovane partigiano morì veramente e – ripeto - eroicamente?‎
Aggiungo che sul sito dell’Istituto Gramsci – non particolarmente ‎curato - non ho trovato nessun riscontro… Aggiungo ancora che di Oliva, Dellavalle e di tutti quelli ‎che in tempi lontani e recenti hanno campato sulle polemicucce da salotto riportate nell’articolo che ‎segue non me ne importa una beata sega… E se è vero quanto qui attribuito al Dellavalle ‎‎(presidente dell’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea), ‎beh, la cosa non gli fa certo onore: è l’ammissione che nei decenni passati la verità storica è stata ‎nascosta o travisata per calcoli ed opportunità politiche. Ma la verità e la memoria sono cose di tutti ‎noi, a cui tutti abbiamo diritto, e chi ne ha fatto scempio o le ha distorte per un qualche tornaconto ‎non merita nessun rispetto.‎

Più uomo, meno eroe. Il vero Dante Di Nanni

La rivista dell’Istituto Gramsci riscrive la fine del partigiano di Borgo San Paolo
“Non si gettò dalla finestra con il mitra scarico, ma fu ucciso in un ‎nascondiglio”


‎Torino, Borgo San Paolo, via San Bernardino 14. Il luogo dove Dante di Nanni resistette ai ‎fascisti e da questi fu assassinato. ‎
Torino, Borgo San Paolo, via San Bernardino 14. Il luogo dove Dante di Nanni resistette ai ‎fascisti e da questi fu assassinato. ‎


di Giorgio Ballario e Paolo Coccorese, da La Stampa del 26 ‎ottobre 2013

La lapide posta al numero civico 14 di via San Bernardino, cuore del vecchio quartiere operaio San ‎Paolo, mostra un giovane nell’atto di buttarsi giù dalla finestra, levando il pugno chiuso. Più o meno ‎come racconta la motivazione che ha portato la Presidenza della Repubblica a concedere la ‎medaglia d’oro al valor militare. Poche centinaia di metri più in là si trovano la via a lui dedicata e ‎un mural del centro sociale Gabrio, che lo raffigura in compagnia del «guerrillero heroìco» Che ‎Guevara. ‎
‎ ‎
Dante Di Nanni è universalmente noto come eroe della Resistenza, ma per Torino e in particolare ‎borgo San Paolo è ancora qualcosa in più. La sua fine rocambolesca e cinematografica è ‎immortalata nel racconto di Giovanni Pesce, il famoso partigiano dei Gap noto per aver ucciso, in ‎quei mesi terribili, il fascista condirettore della «Gazzetta del Popolo», Ather Capelli: «E ‎mentre attorno continuano a sparare, si rovescia di nuovo sul ventre, punta il mitra al campanile e ‎attende, al riparo dei colpi – scrive nel libro “Senza tregua”, pubblicato da Feltrinelli nel ‎‎1967 - Di Nanni afferra le sbarre della ringhiera e con uno sforzo disperato si leva in piedi ‎aspettando la raffica. Gli spari invece cessano sul tetto, nella strada, dalle finestre delle case, si ‎vedono apparire uno alla volta fascisti e tedeschi. Guardano il gappista che li aveva decimati e ‎messi in fuga. Incerti e sconcertati, guardano il ragazzo coperto di sangue che li ha battuti. E non ‎sparano. È in quell’attimo che Di Nanni si appoggia in avanti, premendo il ventre alla ringhiera e ‎saluta col pugno alzato. Poi si getta di schianto». ‎

Una scena degna di Rambo. Ma ora un articolo dello storico Nicola Adduci pubblicato sulla rivista ‎‎«Studi storici» dell’Istituto Gramsci, quindi un ente di ricerca non imputabile di devianze ‎revisioniste, la descrive come del tutto inventata. Circondato dai soldati tedeschi e dai militi della ‎Gnr dopo aver compiuto un sabotaggio contro una stazione radio alle Basse di Stura, Di Nanni si ‎difese con le unghie e coi denti, ma il finale è assai meno eroico di quanto tramanda la vulgata ‎storica. Nel tentativo di sfuggire all’assedio si nascose nella canna della pattumiera e lì venne ‎individuato dai fascisti, che lo abbatterono con una sventagliata di mitra. ‎

Il lavoro di Adduci è frutto di una decennale ricerca storica che si basa sia sul racconto di testimoni ‎oculari del fatto, sia sulla relazione del medico che eseguì l’autopsia. Nell’articolo si riporta anche ‎la testimonianza di Giovanni Minetto, vigile del fuoco: «S’era buttato lì nella pattumiera e allora ‎s’era tenuto, ma purtroppo si vede che gli sono mancate le forze e allora è sceso un po’ e [...] ‎c’erano i repubblichini sopra un balcone e han sentito quel fruscìo e [...] come han detto i colleghi ‎perché eran lì, dice che lui s’è messo a dire: “Non sparate, non sparate vengo fuori!” Qualcuno ha ‎messo un mitra e ha sparato». Un resoconto che ci restituisce un Di Nanni molto più umano, un ‎ragazzo di vent’anni che ha combattuto per i propri ideali ma alla fine, com’è naturale, cerca di ‎salvare la pelle. ‎

Però quella di Nicola Adduci è una ricostruzione che cozza con il mito dell’eroe della Resistenza. E ‎infatti non tutti la prendono bene. L’ex sindaco comunista Diego Novelli, nato a cresciuto in borgo ‎San Paolo, si dice amareggiato: «Cui prodest? Perché tirar fuori questi particolari che nulla tolgono ‎alla fulgida figura di Dante? Non bisogna enfatizzare la Resistenza, ma neanche denigrarla. E poi è ‎la prima volta che sento parlare di questa versione alternativa della sua morte». ‎

Lo storico Gianni Oliva, Pd, ex assessore alla Cultura della Regione Piemonte, è invece molto più ‎indulgente. «Non è una novità assoluta - osserva - si sapeva da anni che Di Nanni era stato ucciso ‎con un colpo alla testa e non si era buttato dalla finestra. La descrizione fatta da Pesce nel suo libro ‎fa parte dell’epica agiografica del periodo, che richiedeva la creazione di martiri della Resistenza. È ‎un po’ la stessa cosa che è accaduta in Emilia con i fratelli Cervi: la loro immagine è stata costruita ‎a tavolino dal giornalista dell’Unità Renato Nicolai su indicazione di Sandro Curzi, futuro direttore ‎del Tg3, che all’epoca era un po’ il regista dell’opera di mitizzazione dei partigiani comunisti». ‎

Oliva, autore del recente «L’Italia del silenzio. 8 settembre 1943» (Mondadori), aggiunge che si ‎tratta di argomenti delicati, che tuttavia vanno gestiti con assoluta laicità: «La storia non deve avere ‎confini, se così non fosse chi è titolato a mettere paletti alla ricerca?». ‎

Una posizione non condivisa dal presidente dell’Istituto Storico della Resistenza, Claudio ‎Dellavalle. Che infatti si toglie alcuni sassolini dalla scarpa proprio nei confronti di Oliva, peraltro ‎membro del comitato scientifico dell’Istituto: «Non lo capisco, si avvicina a posizioni revisioniste e ‎gliel’ho anche detto alla presentazione del suo libro. Nell’introduzione usa a piene mani ‎affermazioni non provate in modo documentale, contenute nel libro “Il rosso e il nero” di Renzo De ‎Felice. Forse spera di alimentare il dibattito e di vendere più libri…». ‎

Quanto al saggio di Adduci e alla nuova versione della morte di Dante Di Nanni, Dellavalle ‎ammette di esserne a conoscenza da molto tempo. «Dal punto di vista storico le cose sono andate ‎così, è confermato – sottolinea -. E ciò non toglie nulla alla figura di Di Nanni, né incrina il suo ‎mito. Adduci voleva pubblicare il suo articolo già parecchi anni fa, ma glielo sconsigliai perché ‎all’epoca non era opportuno, non c’erano le condizioni politiche per farlo e si sarebbe rischiato di ‎perdere di vista il quadro generale della lotta di liberazione. Ora è passato del tempo, si possono ‎accettare anche le vicende contraddittorie della Resistenza e mettere in discussione verità che prima ‎sembrano pacifiche».

Bernart - 8/11/2013 - 14:05


Tempo fa ebbi modo di leggere una versione alternativa, divergente rispetto sia a quella classica che a quella revisionista ( volta a sminuire la statura morale dell eroico diciannovenne). Come sempre. La verità sta nel mezzo. I fascisti lo trovarono si nella pattumiera del palazzo ma ... già morto. Dopo aver tenuto testa a preponderanti forze nazi-fasciste infatti Dante, ferito a entrambe le gambe in seguito a una precedente operazione, tenne l'ultima pallottola per se, per evitare di essere catturato e , verosimilmente, di tradire. Sempre secondo questa versione, riportata da alcuni anziani abitanti del Borgo San Paolo, mentre i fascisti dileggiarono il cadavere i nazisti resero gli onori militari.

In chiusura giova ricordare che Dante di Nanni aveva solo diciannove anni. Viene da piangere, se si pensa ai dicianovenni di oggi....

andrea - 10/11/2013 - 22:51


Gang
La rossa primavera
2011

rossaprimavera





“LA ROSSA PRIMAVERA”, il 13 album dei Gang, è un Cammino lungo i canti della Resistenza. Un Cammino che ripercorre le tracce piu’ significative e passa per la migliore canzone d’autore italiana ispirata dalla lotta contro il nazi-fascismo. Non potevano mancare le canzoni dei Gang
Ospiti i Ned Ludd, e dall’incontro con il loro spirito folkeggiante nasce un nuovo episodio che testimonia e ribadisce la scelta di stare ancora oggi dalla parte giusta, quella della Resistenza contro i nuovi e i vecchi fascismi.
Fischia il vento (tradizionale) - Dante Di Nanni (Stormy Six) - La brigata Garibaldi (tradizionale) - Su in collina (Francesco Guccini) - Poco di buono (Claudio Lolli) - La pianura dei sette fratelli (Gang) - Pane, giustizia e libertà (Massimo Priviero) - Tredici (Yo Yo Mundi) – E quei briganti neri (tradizionale) – Festa d'aprile (Franco Antonicelli) – 4 maggio 1944 - In memoria (Gang) - Eurialo e Niso (Gang e Massimo Bubola) - Pietà l'è morta (Nuto Revelli) - Aprile (Gang) - Le storie di ieri (Francesco De Gregori)

dq82 - 3/9/2016 - 14:17


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