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Santiago penando estás

Violeta Parra


Lingua: Spagnolo


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(Violeta Parra)


violpar
[1961/63]
Testo e musica: Violeta Parra
Letra y música: Violeta Parra
Lyrics and music: Violeta Parra
Album: Canciones reencontradas en París [1971]
Santiago penando estás [1973]


reenco


santpenando
Brano che apre "Canciones Reencontradas en París", raccolta delle canzoni registrate dalla Parra in Francia tra il 1961 e il 1963 ed edita dopo la sua morte, nel 1971. Mi pare che il testo sia quasi profetico... di lì a qualche anno, infatti, Santiago del Cile diventerà il simbolo mondiale della violenza fascista. Alcune note da Wikipedia spagnola(Alessandro)

Nel 1961 e nel 1963 Violeta Parra incide in Francia l'unica versione che si conosca di Santiago penando estás. Una canzone che sembra, volutamente, un'antichissima melodia mapuche, dal ritmo lento e ossessivo sottolineato dal tamburo. E' una canzone che proviene dal metodo, acido e definitivo, senza metafore né concessioni, che Violeta Parra usava fin dalla fine degli anni '50, quando aveva iniziato a “cantar a la chillaneja”. Siamo, qui, in una Santiago che precede di molti anni quella del golpe del 1973; è la Santiago, però, di Jorge Alessandri, il “leone sanguinario” de La carta, il cui governo di destra fu caratterizzato dall'aumento della crisi sociale del paese, dal congelamento dei salari e dall'ultraliberismo economico che causò un'elevatissima inflazione. Questa è la Santiago descritta in tre delle strofe di questa canzone: piena di ingiustizia sociale, militarizzata per stroncare gli scioperi e le proteste e sede di lobbies e “cupole” di potentati. Al momento di inserire questa canzone nel sito, Alessandro aveva avuto ragione nel considerare "profetica" questa canzone; ma, più semplicemente, i germi dell'11 settembre 1973 esistevano già allora nella società cilena. Ma qual è il singolare procedimento di Violeta Parra? Un ricordo nostalgico della Santiago ottocentesca, scomparsa, contrapposta a quella dell'oggi, tetra e spaventosa. Una città che risalta nei terribili versi dove si ha paura persino dei bambini, che giocano coi fucili e che vengono confusi con dei carcerieri, tra "soldati e polveriere". E qui davvero si vedono le immagini dei giovanissimi soldati dell'Esercito Cileno che sorvegliavano gli internati nello stadio, nel 1973. Una canzone bella e terribile per le sue parole e per il suo ritmo perso nella notte dei tempi. [RV, 8/7/2013]

Mi pecho se halla de luto
por la muerte del amor,
en los jardines cultivan
las flores de la traición,
oro cobra el hortelano
que va sembrando rencor,
por eso llorando estoy.

Los pajarillos no cantan,
no tienen donde anidar,
ya les cortaron las ramas
donde solían cantar,
después cortarán el tronco
y pondrán en su lugar
una letrina y un bar.

El niño me causa espanto,
ya no es aquel querubín,
ayer jugaba a la ronda,
hoy juega con un fusil.
No hay ninguna diferencia
entre niño y alguacil,
soldados y polvorín.

Adónde está la alegría
del Calicanto de ayer,
se dice que un presidente
lo recorría de a pie,
no había ningún abismo
entre el pueblo y Su Merced,
el de hoy, no sé quién es.

Santiago del ochocientos,
para poderte mirar,
tendré que ver los apuntes
del archivo nacional,
te derrumbaron el cuerpo
y tu alma salió a rodar,
Santiago, penando estás.

inviata da Alessandro - 16/7/2007 - 16:04



Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Riccardo Venturi
8 luglio 2013

disconac

Una traduzione che un po' cerca di rispettare il ritmo originale, sebbene sia un'impresa destinata per natura al fallimento. C'è una nota alla traduzione.
SANTIAGO, SOFFRENDO STAI

Sono in lutto dentro al cuore
per la morte dell'amore,
si coltivan nei giardini
i fiori del tradimento.
Oro busca il giardiniere
che va e semina rancore,
per questo piangendo sto.

E non cantan gli uccellini,
non han dove fare il nido,
gli hanno già tagliato i rami
dove solevan cantare.
E poi il tronco taglieranno
e al suo posto metteranno
un vespasiano e un bar.

Il bambino mi spaventa,
non è più quell'angioletto
che giocava al girotondo,
oggi gioca col fucile.
Non c'è alcuna differenza
tra un bambino e un secondino,
soldati e polveriera.

Ma dove sta l'allegria
Del Calicanto *1 di ieri,
si dice che un presidente
lo faceva sempre a piedi,
non c'era nessun abisso
tra il popolo e Sua Eccellenza,
quello d'oggi, non so chi è.

Santiago dell'Ottocento,
per poterti un po' guardare
dovrò vedere i disegni
dell'Archivio di Stato.
Il tuo corpo lo han distrutto,
la tua anima ora vaga,
Santiago, soffrendo stai.
Nota alla traduzione

Il ponte di Calicanto, o Cal y Canto.
Il ponte di Calicanto, o Cal y Canto.


Fino alla sua demolizione, avvenuta nel 1888, il Ponte di Calicanto (o Cal y Canto), sul Río Mapocho, è stato il simbolo della città di Santiago del Cile. Fatto costruire dal governatore spagnolo Luis Manuel de Zañartu e Iriarte (basco di nascita) tra il 1767 e il 1779, per la sua edificazione furono utilizzati i lavori forzati dei carcerati di Santiago, per i quali fu costruita una sorte di "prigione provvisoria" in riva al fiume. Le condizioni spaventose dei forzati provocarono persino le proteste del procuratore di Santiago, il che non impedì allo spietato governatore di far completare l'opera. Il ponte, lungo 202 metri, fu inaugurato il 20 giugno 1779. Divenuto presto il simbolo stesso della città, i santiaguinos lo utilizzavano per ogni sorta di scambio commerciale; il nome di "Calicanto" gli derivò dai suoi elementi costitutivi, la calce (cal) di Polpaico e la roccia sassosa (canto) delle cave di Cerro Blanco; per legare tali elementi furono usate duecentomila uova. Verso il 1830 sui pilastri del ponte furono eretti dei locali commerciali, e il ponte di Calicanto era senz'altro una delle zone più vive di Santiago. Il ponte, però, passava su quello che, più che fiume, è un torrente che soltanto in inverno può ingrossare un po'; un ponte talmente enorme e grandioso era considerato esagerato. Nel 1850, l'ambasciatore degli Stati Uniti in Cile dichiarò scherzosamente che il Cile doveva o vendere il ponte, o comprarsi un fiume adatto a quel ponte. Verso il 1880, nei locali costruiti sui pilastri si trovavano cinque farmacie, due panetterie, alcuni vinai, orologerie, cappellerie, pelletterie e persino la tipografia del giornale La Estrella de Chile. Nel 1888, però, la Municipalità di Santiago ordinò che il Río Mapocho fosse canalizzato e le imprese incaricate dell'opera pretesero che il ponte fosse distrutto per continuare i lavori. Tra le proteste di tutta Santiago il Calicanto fu minato e fatto saltare in aria il 10 agosto 1888, restando però nella memoria collettiva della città. Ancora oggi, la strada che portava al ponte dalla Plaza de Armas si chiama "Puente", e la stazione della metropolitana della zona si chiama "Puente Cal y Canto". Durante la realizzazione della stazione, negli anni '80 (sotto Pinochet...) furono rinvenuti dei resti del ponte, che vi sono conservati.

8/7/2013 - 00:50



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