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Quelli della Valsusa

Mariano Goitre


Lingua: Italiano


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No Tav
(Earth Resistance Dub Sound)
No Tav
(Margot)
Alta Velocità
(Statuto)


Mariano Goitre, 2006, sull’aria di “Siamo quelli di Mompantero”

Testo ripreso da “Canta che non passa”(il TAV)
I Fogli Musicali Volanti di:

sara dura
Siam la gente di queste contrade
Siam fratelli sul libero suol
Siamo quelli della Valsusa ed abbiamo un bel sogno nel cuor
Siamo quelli della Valsusa e quel sogno ci parla d’amor.
Dalla Sacra al Rocciamelone
Dalla piana alle balze scoscese
Noi siam gente di poche pretese
Ma nessuno tradirci dovrà!
Noi vogliamo che tutte le genti
Siano libere dai prepotenti
Siamo quelli della Valsusa, se lottiam lo facciam con onor
Siamo quelli della Valsusa, qui è sbocciato un bellissimo fior.
Nelle estati assolate ai presidi
Nelle notti gelate a Venaus
Noi a tutti abbiamo mostrato
Che sperar si può ancor, BOIA FAUS!
Nella lotta ci siamo trovati
Più fratelli e più uniti che mai
Siamo quelli della Valsusa, su di noi tu contare potrai
Siamo quelli della Valsusa, noi non ti tradiremo mai!
Noi faremo di questa vallata
Un giardino per chi lo vorrà
Nel rispetto di tutto il creato
Qui chiunque venire potrà!
Non esiste soltanto il profitto
Senza scrupoli e senza pietà
E la gente della Valsusa a tutto il mondo mostrar lo saprà bis
Noi siam quelli della Valsusa, nostro sogno è la LIBERTA’!

inviata da adriana - 28/4/2007 - 09:30


Prigionieri No Tav – Lettera di Niccolò, Claudio e Mattia dal carcere di Torino

dal blog degli Anarchici pistoiesi

Il testo che segue è stato scritto da Niccolò, Mattia e Claudio arrestati il 9 dicembre scorso, insieme a Chiara. I tre compagni, per quanto isolati dal resto dei detenuti, hanno la possibilità di incontrarsi quotidianamente (Claudio e Niccolò condividono la stessa cella e si vedono con Mattia durante le ore d’aria e di socialità). Chiara è invece in un isolamento pressoché assoluto da ormai più di un mese, dato che nella sezione dove si trova non ci sono altre prigioniere in regime di Alta Sorveglianza. La censura cui è sottoposta tutta la loro corrispondenza provoca notevoli ritardi alla posta in entrata ed in uscita e così solo ora è possibile rendere pubblico questo testo scritto quasi un mese fa.
È di ieri la notizia che il Tribunale del Riesame ha rigettato ogni richiesta della difesa, compresa quella di derubricare i reati e le aggravanti di terrorismo. In aula i Pm Padalino e Rinaudo hanno ribadito come la condotta terroristica dei reati contestati ai compagni non sia da ravvisare tanto nelle modalità più o meno violente dell’azione contro il cantiere del maggio scorso, quanto nel contesto complessivo all’interno del quale questa si inserisce: l’opposizione alla realizzazione della Torino-Lione. A preoccupare realmente la procura torinese e l’intero Partito del Tav, è la lotta ormai ventennale contro il treno veloce, il tentativo di dare concretezza a quel No attorno al quale il movimento si è sviluppato.


liberi ChiaraClaudioNiccoloMattia


Sono appena le 4 del pomeriggio e il sole sta calando dietro l’imponente termovalorizzatore metallico, mentre in lontananza si intravedono le prime montagne della valle e l’immaginazione completa i contorni accennati del Musiné. Siamo qui rinchiusi da 10 giorni ma il nostro pensiero viaggia ancora lontano…
Che la procura di Torino stesse preparando qualcosa di grosso lo sapevano pure i sassi. Lo si capiva dal crescendo di denunce contro il movimento, ma soprattutto da quell’intenso lavoro di propaganda con cui inquirenti, mass media e politici hanno cercato di traghettare la resistenza No tav all’ombra di quella parola magica che tutto permette: «terrorismo». Per mesi interi non hanno parlato d’altro, in un mantra ripetuto ossessivamente volto ad evocare una repressione feroce.
Infine hanno preso alcuni dei tanti episodi di lotta di questa estate su cui questo immaginario suggestivo potesse fare più presa e li hanno stravolti e piegati alla loro visione del mondo fatta di militari e paramilitari, gerarchie, controllo e violenza cieca.
Così hanno fatto per giustificare le perquisizioni di fine luglio, così fanno ora per argomentare i nostri arresti.
Ma c’è un abisso tra ciò che vogliono vedere in noi e quello che realmente siamo.
Non ci interessa sapere chi in quella notte di maggio si è effettivamente avventurato tra i boschi della Clarea per sabotare il cantiere – probabilmente non interessa neanche agli stessi inquirenti -. Quello che vogliono è avere oggi qualcuno tra le mani per far pesare la minaccia di anni di galera sul movimento e sulla resistenza attiva, per arrivare tranquilli e indisturbati all’apertura del cantiere di Susa.
Vogliono che le persone restino a casa a guardare dal balcone il progetto che avanza.
Eppure queste persone hanno già gli strumenti per mettersi in mezzo: abbiamo imparato a bloccare quando tutti insieme si gridava «No pasaran» e a passare a colpi di mazza quando il cemento dei jersey ci sbarrava la strada; abbiamo imparato a guardare lontano quando l’orizzonte si riempiva di gas e a rialzare la testa quando tutto sembrava perduto.
Non sarà il terrore che seminano a piene mani a rovinare i raccolti futuri di questa lunga lotta.
Occorrerà continuare a costruire luoghi e momenti di confronto per scambiarsi idee e informazioni, per lanciare proposte e per essere pronti a tornare nelle strade e in mezzo ai boschi.
Si è fatta sera alle Vallette, ma a parte il buio non c’è una gran differenza col mattino, dato che il blindo della cella resta chiuso ventiquattr’ore su ventiquattro: alta sicurezza!
Rispetto ai Nuovi Giunti c’è molta più calma e pulizia, ma l’assenza di contatto umano ci debilita.
La bolgia dei blocchi B, C o F (a parte l’isolamento cui è costretta Chiara) sono un pullulare di storie ed esperienze di vita con cui impastarsi, in cui trovare complicità e solidarietà. Già nel mese scorso, Niccolò, già arrestato a fine ottobre per un altro procedimento, ha potuto constatare come l’eco della lotta contro il Tav sia giunto fin dentro le galere e per molti rappresenti il coraggio di chi ha smesso di subire le decisioni di uno stato opprimente.
Per noi, costretti all’isolamento in una sezione asettica, è di vitale importanza rifiutare la segregazione e la separazione tra detenuti: siamo tutti «comuni».
Anche per questi motivi sarebbe bello se all’interno del movimento si sviluppasse un ragionamento e un percorso su e contro il carcere.
La maggior parte delle guardie delle Vallette vive qua, in dei grandi palazzoni all’interno delle mura, loro non si libereranno mai della galera.
Per quanto in questa sezione ci trattino educatamente, non si tireranno indietro nel farci rapporto su ordine di un superiore quando decideremo di lottare per qualsivoglia motivo.
Allora, coi ricordi che ci teniamo stretti, faremo rosicare questi «portachiavi» per la limitatezza dei loro orizzonti.
«Avete mai visto il mare farsi largo in mezzo ai boschi in un bel pomeriggio di luglio, e scagliarsi e andare contro le reti di un cantiere?»
«Avete mai sentito il calore umano di ogni età saldarsi spalla a spalla mentre gli scudi avanzano, l’asfalto dell’autostrada si fa liquido e le retrovie si riempiono di fumo?»
«Avete mani visto un serpente senza capo né coda o una pioggia di stelle nel cuore di una notte di mezza estate?»
Noi sì, e ancora non ci sazia.
La strada è lunga, ci saranno momenti esaltanti e batoste clamorose, si faranno passi avanti e si tornerà indietro, impareremo dai nostri errori.
Per ora guardiamo il nostro carcere negli occhi e non è facile, ma se «la Valsusa paura non ne ha», noi di certo non possiamo essere da meno.

daniela -k.d.- - 19/1/2014 - 11:55



Lingua: Francese

Version française - NOUS DE LA VALSUSA – Marco Valdo M.I. – 2014
Chanson italienne – Quelli della Valsusa – Mariano Goitre – 2006

noshark


Tu vois, Lucien l'âne mon ami, j'ai traduit cette canzone en priorité afin de pouvoir insérer la traduction de la lettre de ces gens prisonniers pour avoir voulu sauver leur montagne. Et puis, comme tu le sais, dans la chasse aux sorcières, je suis toujours du côté des sorcières.

Moi aussi, dit Lucien l'âne en tapant de son sabot noir la pierre bleue. Moi aussi, je suis du côté des sorcières. Tu as bien fait de la traduire cette canzone et surtout aussi, la lettre de ces camarades emprisonnés... et je me souviens bien que tu avais fait pareil pour le livre « Achtung Banditen ! » qui racontait l'histoire de Marco Camenisch lequel menait un combat analogue, il y a déjà bien longtemps. Un livre que tu avais traduit et que tu avais inséré dans un de tes blogs. Combat analogue contre les pénétrations destructives des montagnes, mais aussi un combat pour les conditions dans lesquelles on détient les prisonniers et spécialement, ceux qui osent affronter à visage découvert l'ordre établi. Tu avais même traduit un deuxième livre au titre similaire, le « Achtung Banditen ! », qui racontait lui l'histoire de ces résistants qui avaient fait sauter à la nitro un régiment SS à la via Rasella en plein milieu de Rome. Comme tu avais fait ici-même avec le cycle du Cahier Ligné et les 104 chansons racontant l'histoire de ce blessé-prisonnier...tiré du Quaderno a Cancelli de Carlo Levi, qui vers 1935 – sous le fascisme – fut lui prisonnier dans les prisons de Turin. À mon sens, il y a un lien enter tous ces événements...

C'est exact sur toute la ligne. Carlo Levi a en effet fait deux séjours dans les prisons de Turin, mais aussi de Rome et de Florence en raison de sa résistance au fascisme. Je suggère que certains relisent son livre : « Paura della libertà »... Pour Marco Camenisch, je te signale qu'à ma connaissance, il est toujours en prison en Suisse ; vingt-cinq ans de prison et c'est pas fini ; on rejette tous ses recours, même quand il démontre que les balles de la Justice ne peuvent avoir été tirées par son arme.Quant au lien, c'est celui de la résistance à la domestication de l'humaine nation – Ora e sempre : Resistenza ! Enfin, le combat des NO Tav nous concerne aussi... D'autant plus que la ligne Tav contre laquelle ils se battent ne circule pas qu'en Italie, tout comme la montagne ne s'arrête pas à la frontière... Ce combat intéresse les deux côtés de la montagne et bien au-delà, toute l'Europe. Dès lors, leur combat – à ceux de la Valsusa, est celui tous ceux qui refusent que l'on fasse des travaux et des constructions pharaoniques et dispendieuses au détriment de l'avenir-même de nos régions... et aux frais des populations. Que l'on réduise toutes les lignes dites « secondaires » si utiles aux gens ou qu'on ne les entretienne plus afin de créer les lignes ultra-rapides et ultra-chères pour le confort des riches...

Tu as raison, c'est encore une fois un épisode de la guerre que les riches font aux pauvres, cette Guerre de Cent Mille Ans que les riches et les puissants imposent aux pauvres afin d'accroître leurs richesses (qui va gagner à ces chantiers mirobolants ? Qui gagne sur la fabrication et l'exploitation de ces trains dispendieux?), de multiplier leurs privilèges (à qui vont servir ces trains de luxe?), d'étendre leur imperium et leur domination, d'imposer leurs lois... Alors, nous avons encore pas mal de travail devant nous à tisser le linceul de ce vieux monde égocentrique, privilégié, richissime, destructeur, inconscient, malhonnête et cacochyme.

Heureusement !

Ainsi Parlaient Marco Valdo M.I. et Lucien Lane.


PRISONNIERS No Tav

Lettre de Niccolò, Claudio e Mattia de la prison de Turin
tirée du blog des Anarchistes de Pistoie.


anapis


Le texte qui suit a été écrit par Niccolò, Mattia et Claudio, arrêtés le 9 décembre dernier, en même temps que Chiara. Les trois camarades, bien qu'isolés du reste des détenus, ont la possibilité de se rencontrer quotidiennement (Claudio et Niccolò partagent la même cellule et ils se voient avec Mattia pendant les heures d'air et de socialité). Par contre, Chiara est dans un isolement presque absolu depuis maintenant plus d'un mois, vu que dans la section où elle se trouve, il n'y a pas d'autres prisonnières en régime de Haute Surveillance. La censure à laquelle est subordonnée toute leur correspondance provoque de considérables retards à la poste en entrée et en sortie et ainsi c'est seulement maintenant qu'il est possible rendre public ce texte écrit il y a presque un mois.

C'est hier que la nouvelle selon laquelle le Tribunal du Réexamen a rejeté toutes les requêtes de la défense, y compris celle de déclasser les faits de terrorisme. En séance, les Pm Padalino et Rinaudo ont réexigé que le caractère terroriste des délits contestés aux camarades ne soit réduit, pas plus que les modalités plus ou moins violentes de l'action contre le chantier du mai passé, étant donné le contexte global à l'intérieur duquel elle s'insère : l'opposition à la réalisation de la ligne Turin-Lyon. Ce qui préoccupe réellement le procureur turinois et tout le Parti du Tav (Train à Grande Vitesse), c'est la lutte qui dure maintenant depuis vingt ans contre le train rapide, la tentative de donner réalité à ce Non autour duquel le mouvement s'est développé.

La lettre sortie de prison

« Il est à peine quatre heures de l'après-midi et le soleil tombe derrière l'imposante chaufferie métallique, pendant dans le lointain, on entrevoit les premières montagnes de la vallée et l'imagination complète les contours du Musiné. Nous sommes enfermés ici depuis 10 jours, mais notre pensée voyage encore loin…

Que le procureur de Turin préparait quelque chose de gros, même les pierres le savaient. On le comprenait en raison du crescendo des dénonciations contre le mouvement, mais en raison surtout de cet intense travail de propagande par lequel les enquêteurs, les mass media et les politiciens ont cherché de briser la résistance Non tav sous ce mot magique qui permet tout : « terrorisme ». Pendant des mois entiers, ils n'ont rien dit d'autre, dans une mantra répétée de façon obsédante destiné à appeler une répression féroce

Finalement, ils ont pris certains des nombreux épisodes de lutte de cet été sur lesquels cette suggestion imaginaire pouvait trouver prise et ils les ont faussés et pliés à leur vision du monde faite de militaires et de paramilitaires, de hiérarchies, de contrôle et de violence aveugle.
Ils ont fait ainsi pour justifier les perquisitions de fin juillet, ainsi ils font maintenant pour justifier nos arrestations.

Mais il y a un abîme entre ce qu'ils prétendent voir en nous et ce que réellement nous sommes.
Il ne nous intéresse pas de savoir qui dans cette nuit de mai s'est effectivement aventuré parmi les bois de la Clarea pour saboter le chantier – cela n'intéresse probablement même pas les enquêteurs. Ce qu'ils veulent est avoir aujourd'hui quelqu'un entre leurs mains pour faire peser la menace d'années de prison sur le mouvement et sur la résistance active, pour arriver tranquilles et sans plus être dérangés à l’ouverture du chantier de Susa.

Ils veulent que les personnes restent chez elles à regarder du balcon le projet qui avance.
Pourtant ces personnes ont déjà les moyens pour se interposer ; nous avons appris à bloquer lorsque tous ensemble on criait « Non pasaran » et à passer à coups de masse lorsque le ciment du jersey nous barrait la route ; nous avons appris à regarder loin lorsque l'horizon se remplissait de gaz et à relever la tête quand tout semblait perdu.

Ce n'est pas la terreur qu'ils sèment à des pleines mains qui ruinera les récoltes futures de cette longue lutte. Il faudra continuer à construire des lieux et des moments de rencontre pour s'échanger des idées et des informations, pour lancer des propositions et pour être prêts à retourner sur les routes et au milieu des bois.
Le soir tombe aux Vallette, mais à part l'obscurité, il n'y a pas de grande différence avec le matin, vu que le blindage de la cellule reste fermé jour et nuit sans arrêt : haute sécurité !

Par rapport aux Nuovi Giunti, c'est beaucoup de plus calme et plus propre, mais l'absence de contact humain nous affaiblit.
La pagaille des blocs B, C ou F (à part l'isolement auquel est forcée Chiara) est pleine des histoires et des expériences de vie avec lesquelles se pétrir, dans lesquelles trouver de complicité et solidarité. Déjà le mois passé, Niccolò, arrêté fin octobre pour une autre procédure, a pu constater comme l'écho de la lutte contre le Tav est parvenu jusque dans les prisons et représente pour beaucoup le courage de ceux qui ont cessé de subir les décisions d'un état accablant.

Pour nous, forcés à l'isolement dans une section aseptique, il est vital de refuser la ségrégation et la séparation des détenus : nous sommes tous des « communs ».
Pour ces raisons aussi, ce serait bien si à l'intérieur du mouvement on développait un raisonnement et une réflexion sur et contre la prison.
La plupart des gardes des Vallette vivent ici, dans de grands immeubles à l'intérieur des murs ; eux, ils ne se libéreront jamais de la prison.

Pour cela dans cette section, ils nous traitent poliment, ils ne s'baisseront pas pour faire rapport sur ordre d'un supérieur lorsque nous déciderons de lutter pour quelque motif.
Alors, avec les souvenirs que nous gardons fermement, nous ferons faisons prendre conscience à ces « porte-clés » de la limitation de leurs horizons.
« Avez-vous jamais vu la mer s'étendre au milieu des bois dans un bel après-midi de juillet, et se lancer contre les clôtures d'un chantier ? »
« Vous avez jamais senti la chaleur humaine de tout âge se serrer épaule à épaule pendant que les boucliers avancent, l'asphalte de l'autoroute se liquéfie et les petits chemins se remplissent de fumée ? »
« Vous avez jamais vu un serpent sans tête ni queue ou une pluie d'étoiles au cœur d'une nuit de milieu de l'été ? »
Nous si, et on n'en est pas encore rassasiés.
La route est longue, il y aura des instants exaltants et des raclées sensationnelles, on fera des pas en avant et d'autres en arrière, nous apprendrons de nos erreurs.
Pour l'instant nous regardons notre prison et ce n'est pas facile, mais si « la Valsusa n'a pas peur », nous ne pouvons certes pas faire moins.
NOUS DE LA VALSUSA

Nous sommes les gens de cette région
Nous sommes des frères sur le sol libre
Nous sommes de la Valsusa et nous avons un beau rêve au coeur
Nous sommes de la Valsusa et ce rêve nous parle d'amour.
De la Sacra aux Rocciamelone
De la plaine aux pentes escarpées
Nous, nous sommes gens sans prétentions
Mais personne ne devra nous trahir !

Nous voulons que tous les gens
Soient libérés des puissants
Nous sommes de la Valsusa, nous luttons avec honneur
Nous sommes de la Valsusa, ici éclot une très belle fleur.
Dans les étés ensoleillés aux rencontres
Dans les nuits gelées à Venaus
À tous nous avons montré

Qu'on peut encore espérer, Putain con !
Dans la lutte nous nous sommes trouvés
Plus frères et plus unis que jamais
Nous sommes de la Valsusa, sur nous on pourra compter
Nous sommes de la Valsusa, nous ne trahirons jamais
Nous ferons de cette vallée
Un jardin pour qui le voudra
Dans le respect de la création
Ici n'importe qui pourra venir !
Il n'y a pas seulement le profit
Sans scrupules et sans pitié
Et les gens de la Valsusa sauront le montrer au monde
Nous sommes de la Valsusa, notre rêve est la LIBERTÉ !

inviata da Marco Valdo M.I. - 20/1/2014 - 15:48


Cari amici,mi spiace sapervi in quelle condizioni ma non sono in sintonia con vostro movimento purtroppo troppo in balia di violenti che non hanno nulla a che fare con il nucleo del problema. Quando i sindaci di una Valle moribonda vengono minacciati per le loro prese di posizione e le loro idee non c'è più molto da dire e le vostre esternazioni mi sembrano fuori dal mondo e, francamente, aria fritta condita da eroismo. Non sono un benpensante ma ho sostenuto con assoluta convinzione per decenni anch'io vari gruppi animalisti, ecologisti, ecc.
"C'è chi dice NO!!"...è una bella frase ma non per sempre e per ogni occasione.
Mi spiace,ragazzi, questa volta non vi ammiro... Un abbraccio. Paolo.

paolo - 19/1/2014 - 20:33


isovioCarissimo Paolo, effettivamente tutta la questione della Valsusa sembra essere proprio “in balia dei violenti”; solo che, generalmente, i “violenti” sono truppe armate dello stato italiano che, per difendere un cantiere, hanno totalmente militarizzato il territorio valsusino. E se dico “militarizzato”, non è la solita iperbole fatta per creare effetto: soltanto nel comune di Chiomonte sono attualmente presenti 400 soldati (in parte fatti rientrare dall'Afghanistan!): una percentuale, rispetto alla consistenza del territorio (il comune di Chiomonte ha 931 abitanti), superiore a quella della provincia di Herat. Tutto questo, come forse saprai, per difendere interessi economici e finanziari di una consorteria potentissima e feroce, supportata (ovviamente) da tutto l'apparato mediatico e giudiziario. Ora, di fronte ad una presa di posizione così netta ma pur sempre civile come la tua, non mi è naturalmente possibile (e né intendo farlo) cercare di convincerti; ti dirò soltanto che, a mio parere, la questione non risiede nell' “ammirazione” o meno che si possa provare nei confronti del movimento NO-TAV. La questione autentica è invece questa: si sta con chi difende il proprio territorio (con mezzi infinitamente minori), o con i padroni? La cosa è molto semplice, come vedi. Ora, mi sembri una persona non soltanto civile, ma intelligente: non mi verrai mica a dire che credi a tutte le baggianate di “Repubblica”, ai “vili attentati” al sen. Esposito (che di mestiere, oramai, fa il SI-TAV pubblicamente pagato dai cittadini italiani) e a tutta la martellante criminalizzazione del movimento NO-TAV che è in corso d'opera? Ci credi? Hai il diritto di farlo, per carità; il mio intervento, infatti, serve soltanto a puntualizzare certe cose. Io non ho mai ravvisato in tutto questo “aria fritta condita da eroismo”, come dici tu, bensì una cosa semplicissima che si chiama: Lotta. Una Lotta non per cose astratte, non per “ideali” o roba del genere, ma per una cosa concretissima come il territorio dove si vive; una Lotta che, pur condotta con mezzi impari, qualche frutto altrettanto concreto lo ha dato e continua a darlo. Se poi, per te, gli “atti violenti” sono qualche sassata tirata a agenti in tenuta antisommossa (i quali, come saprai, rimangono sempre e inspiegabilmente “feriti” in abbondanza, come viene immediatamente messo in risalto da “Repubblica”), beh, ti inviterei a riflettere -sempre che lo desideri, naturalmente- sul concetto di “sproporzione”. In Valsusa sono state distribuite galere e arresti domiciliari per episodi ingigantiti ad arte, ovviamente abbinati alle menzogne quotidiane ammannite da personaggi come Esposito ed altri. Menzogne che, però, funzionano bene: oramai è passato il concetto di “balia dei violenti”, il quale adempie a un doppio scopo: quello di creare due movimenti NO-TAV (quello “buono” che rispetta la “legalità” dei padroni e dei loro servi obbedienti, e quello “cattivo” che non la rispetta), e quello di giustificare la messa in atto di misure repressive sempre più consistenti. Vedi, caro Paolo: il fatto che in passato tu abbia, come affermi, “sostenuto vari gruppi animalisti e ecologisti” è senz'altro una cosa nobile, ma nella questione NO-TAV non ha la benché minima importanza. La questione della Valsusa è molto, molto più grande della semplice “ecologia”, ed investe -in senso assai più vasto- il rapporto tra una popolazione, il suo territorio e gli interessi economici e politici del padronato. Se non si ha ben presente questa cosa, e se non si conoscono i mezzi che detto padronato mette in campo per perseguire i suoi fini, è inutile anche stare a ragionare. Poi, chiaramente, si ha il diritto di desiderare tutti i TAV che si vogliono, di entusiasmarsi per le distruzioni delle valli (gioco che, in Italia, paese totalmente devastato, piace moltissimo) e tutto quanto. Si ha il diritto di non considerare il fatto che un eroico magistrato come Caselli, alla cui persona e al cui “pool” è stato affidato il preciso compito della repressione e della criminalizzazione violenta, abbia basato molta della sua fama sulla sua “lotta alla mafia” per poi finire a difendere un sistema che, in Valsusa, ha dato il via a tutte le infiltrazioni mafiose possibili e immaginabili, alla mafia delle “cooperative rosse” (tipo la CMC di Ravenna) e, naturalmente, anche a intimidazioni mafiose contro il movimento NO-TAV (incendi di presìdi eccetera, cui naturalmente “Repubblica” ha dato molto meno peso che alle farneticazioni di Esposito nelle quali ha infilato anche la Mannoia e CapaRezza). E questo è quanto, che sentivo il desiderio e anche il dovere di dirti. Sta quindi a te scegliere se sottostare alla grancassa della “balia dei violenti”, operata peraltro proprio da chi esercita quotidianamente la più orribile violenza coi suoi magistrati, le sue truppe, le sue polizie, i suoi giornali e i suoi politici, oppure non starci. Da quel che hai scritto, mi sembra che tu ci sottostia; non mi resta quindi che augurarti, un bel giorno, di andare a visitare Lione (bellissima città!) arrivandoci un quarto d'ora prima, in una qualche “VIP Class”, e attraversando una bella Valsusa devastata e normalizzata, senza più “violenti” e senza più nemmeno vita. Avrai così magari la misura esatta delle “esternazioni fuori dal mondo”, e magari qualcosa parlerà pure alla tua coscienza ed al modo in cui ti sei fatto abbindolare come un pollo dai professionisti dell'abbìndolo. Stammi bene e tanti cari saluti.

Ahmed il Lavavetri - 20/1/2014 - 13:22


Voglio aggiungere una cosa alle giuste parole di Ahmed il Lavavetri…
Le avete viste le immagini del treno deragliato per frana ad Andora? Lo avete visto quel binario unico?:

Treno deragliato


Poteva essere una strage. E i media parlano –giustamente - d’incuria umana, ma ne parlano soltanto il relazione agli abusi edilizi sovrastanti la linea ferroviaria, dove negli anni passati qualche politico corrotto ha concesso a qualche amico imprenditore, previa mazzetta, di edificare villette a picco sul mare…

Tacciono invece i media sul fatto che quella linea ferroviaria ha ormai oltre 140 anni, essendo stata completata nel 1872, che c’era ancora Vittorio Emanuele II Re d’Italia. Già ai primi del 900 se ne studiava il raddoppio, ma ad oggi non è stato ancora completato, mentre risorse faraoniche vengono destinate all’inutile e dannosissimo progetto TAV…

Ad Andora, l’altro giorno, potevano esserci decine di morti, e sarebbe stata l’ennesima strage di Stato… o sbaglio?

Bernart Bartleby - 20/1/2014 - 14:22


Guardate dove fanno passare i treni carichi di gente! Altro che TAV!


Bernart Bartleby - 20/1/2014 - 17:47


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