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Nunzia, la staffetta

Sambene
Lingua: Italiano


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2018
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resistenza

Nunzia
Si parte con “Nunzia, la staffetta”, la storia di Nunzia Cavarischia (a cui l’album è dedicato e donna che i Sambene hanno incontrato personalmente per farsi raccontare le sue gesta e quelle dei partigiani), staffetta partigiana che a soli 15 anni portava lettere ed armi ai compagni partigiani ed in seguito si unì insieme a Nenè Acciaio alla “201 volante”, una delle formazioni più attive in zona marchigiana; da qui nacque il mito di “Stella rossa”. Ad introdurre il brano iniziale è proprio la voce di Nunzia che canta le parole di Livio Cicalè e Giuseppe Biagiotti, partigiani che anch’essi presero parte in seguito al gruppo sopra citato del comandante Nenè Acciaio e che morirono a soli 19 anni per mano dei fascisti. Nel brano da segnalare anche una citazione del maestro Francesco Guccini (“Come tutti gli eroi era giovane e bella”). La tessitura musicale è affidata al violino dolente di Michele Gazich e le strofe vengono ripartite equamente tra le voci femminili di Roberta Sforza e Veronica Vivani , la voce di Marco Sonaglia e quella di Michele Gazich, autore anche delle parole e della musica insieme a Lucia Brandoni ed al già citato Sonaglia. Qui le voci sono amalgamate alla perfezione e la melodia scorre via veloce grazie alla trama sorretta da violino, chitarra acustica e fisarmonica; la coralità delle voci sta quasi a sottolineare l’unità che scaturisce dalla storia di Nunzia, che ci insegna ad essere più uniti, uomini e donne, per sconfiggere il nemico. Nell’ultima parte del brano ci sono anche dei riferimenti proprio per sconfiggere il nemico attuale, quel fascismo strisciante, banalizzato dai più e addirittura sminuito nei suoi aspetti più violenti.
estatica.it

Nunzia Cavarischia: la partigiana bambina

Un nome inciso su di un mitra, quello di Stella Rossa. Nunzia Cavarischia scoprì solo di recente che i suoi compagni le avevano segretamente assegnato questo soprannome. E ancora non se lo sa spiegare: “Forse perché mia madre aveva cucito due stelle rosse sui miei guanti, certo è che non li mettevo quasi mai per paura dei tedeschi”.

Dopo anni trascorsi a Genova, insieme al marito, tornò sul finire degli anni ’80 nel maceratese. Nel 1997 Nunzia iniziò a frequentare l'Associazione nazionale partigiani (Anpi) di Tolentino e lì riabbracciò altri partigiani del "201 Volante", il suo gruppo. In uno di questi incontri scoprì di essere per i suoi compagni “Stella Rossa”. Uno di loro, Enzo, aveva addirittura bulinato quel soprannome sul fucile: “Quando gli chiesi come mai aveva scritto Stella Rossa sul mitra mi disse che era innamorato di me, ma aveva paura di dirmelo perché mio padre (partigiano anche lui del "201 Volante") lo avrebbe ucciso! Capirai io agli uomini neanche ci pensavo”.

Nunzia Cavarischia è nata a Roma il 23 febbraio 1929, nel quartiere Testaccio, un quartiere popolare della Capitale. Unica figlia di Giovanni, operaio e Elena Tiburzi, entrambi di origini maceratesi.

Il padre era un comunista dichiarato e la sua fede politica gli costò, durante il fascismo, il posto di lavoro. In quel tempo era la mamma che provvedeva al sostentamento della famiglia, facendo lavoretti di sartoria in casa. Nonostante le scarse finanze, Giovanni fece frequentare a Nunzia le migliori scuole della città: dopo le elementari al Testaccio, la piccola “Stella Rossa”, scolara modello, si iscrisse a guerra finita al Ginnasio Ennio Quierino Visconti, uno dei più antichi della città.

Ma i problemi del padre col fascismo lo convinsero a mandare per precauzione sua figlia a vivere dai parenti, ad Acquacanina, dove era nato. Giovanni la raggiunse più tardi, con la moglie.

Non furono giorni difficili per Nunzia, abituata com’era a passare le estati nel maceratese: trascorreva giornate intere nei campi di grano con gli amichetti o a cavalcare, sua grande passione.

Ad Acquacanina, Giovanni si avvicinò al gruppo partigiano “201 Volante”, chiamato così “perché non stava mai fermo”, spiega Nunzia.

Al comando del gruppo, il siciliano Emanuele Lena, soprannominato "Acciaio". Alto, imponente, sempre con indosso un lungo impermeabile bianco: una leggenda tra i monti maceratesi. Secondo alcune testimonianze, non sempre visto di buon occhio dal Comitato provinciale di Liberazione Nazionale (che alle azioni di Lena, preferiva il contenimento dell'avanzata nazi-fascista), Acciaio era sicuramente stimato dai suoi per il suo carisma e per il suo coraggio.

Tra Acciaio e Giovanni si istaurò subito un forte rapporto di fratellanza e amicizia, tanto che Acciaio era spesso a pranzo o a cena in casa Cavarischia. “Un giorno - ricorda Nunzia - Acciaio venne e mi chiese se me la sentivo di portare una lettera per lui. Ero emozionatissima”. La storia di “Stella rossa” era cominciata.

Nunzia era il postino del “201 Volante”: in bicicletta, percorreva chilometri consegnando buste e pacchi per coordinare le azioni da svolgere. “Una volta ad un posto di blocco dei tedeschi mi fermano. Pensavo di essere spacciata - ricorda - I militari invece si misero a fare i cascamorti. Mi riempivano di complimenti e di sguardi: mi sono subito tranquillizzata, che stupidi gli uomini!”.

Ma la nascita di Stella Rossa è legata soprattutto a un tedesco di nome Erich.

Durante uno scontro con i partigiani un nazista ferito riuscì a scappare gettandosi nel fiume Chienti. Tutti i gruppi della zona furono avvertiti: il tedesco ferito doveva essere catturato. Anche Nunzia fu mandata a chiedere notizie del fuggiasco. In una casa vicino al fiume una signora rispose solo: “Perchè vuoi saperlo?”. Nunzia capì che il militare si era nascosto lì. Si avvicinò alla cascina, entrò in una stanzetta: un soldato ferito era steso su un letto con un mitra ed una pistola sulla sedia accanto. Il tedesco scattò verso le armi, ma accortosi che era una bambina, si coricò di nuovo. Nunzia ricorda così cos’è successo poi: “Non so cos’è stato, forse l’incoscienza dovuta all’età, ma di impulso diedi un calcio alla sedia, la pistola cadde per terra e la presi subito in mano, puntandola verso il tedesco. ‘Sono una partigiana, sei mio prigioniero!’, gridai. Ricordo che mi disse soltanto, in un discreto italiano, ‘Anche i bambini contro di noi adesso’”. Era il 9 giugno del 1944. Tornata all'accampamento con il prigioniero tutti accorsero stupiti: “C’era chi rideva e chi mi prendeva in giro, perché io ero piccolina e lui un gigante. Da quel giorno credo sia nato il soprannome”. Erich restò con il "201 Volante" una settimana, poi fu mandato da Don Nicola, un parroco che teneva alcuni prigionieri. Lì scappò.

Ma il destino della “piccolina” Stella Rossa si rincontrò con il “gigante” Erich sul finire degli anni '90. In un convegno dell'Anpi, per commemorare l'eccidio di Montalto, furono invitati insieme a parteciparvi. Nunzia guardò subito il militare e vi riconobbe Erich. In dono l'ex militare tedesco regalò a Nunzia una foto, l'unica foto che Stella Rossa ha dei suoi anni da partigiana. La dedica di Erich dice: "Devi mettere questa foto sotto vetro, nel più bel posto della tua bellissima casa".
ifg.uniurb.it
C'è una casetta alpina dove siamo noi partigiani
con coraggio combattiamo per l'Italia del domani
[*]

Anni quattordici, anima ribelle
pioggia e vento sulla tua pelle
Nunzia il coraggio e la coscienza
ai fascisti non fa la riverenza
oggi ricordi semini memoria
in te in te vive la storia
corri corri sulla tua bicicletta
Nunzia, la staffetta.

Agli insulti squadristi, ai pugni e alle botte
Nunzia resiste, non teme neanche la morte
braccio sul fianco fazzoletto al collo
come tutti gli eroi era giovane e bella
se Nunzia ha paura non te lo fa capire
al posto di blocco sorride, sembra cantare
un giorno cattura un tedesco tutta sola
gli lascia la vita, ma non la pistola.

Nunzia ricordi commossa
Nunzia tu sei "Stella rossa"
Nunzia le tue parole
più forti più calde del sole

Nunzia ricordi commossa
Nunzia tu sei "Stella rossa"
Nunzia le tue parole
più forti più calde del sole

Nunzia ti prego ora lasciami dire
davanti a te posso ancora parlare
la guerra oggi è in guerra, guerra civile
non ci sono pistole è una guerra sottile
libertà e Resistenza ogni giorno insultate
e le lingue di tutte sono legate
c'è bisogno di te: questo tempo ti aspetta
Nunzia, la staffetta.

I tuoi occhi chiari, occhi di tuo padre
un cielo aperto un figlio che nasce
per l'odio sofferto non porti rancore
dei monti e dei boschi tu sei il fiore
Nunzia un destino dentro il tuo nome
ieri messaggi, oggi le tue parole
portavi notizie ai compagni partigiani
oggi racconti e il tuo ieri è già il nostro domani

Nunzia ricordi commossa
Nunzia tu sei "Stella rossa"
Nunzia le tue parole
più forti più calde del sole

Nunzia ricordi commossa
Nunzia tu sei "Stella rossa"
Nunzia le tue parole
più forti più calde del sole
[*] 201 volante cantata dalla stessa Nunzia Cavarischia

inviata da Dq82 - 3/7/2018 - 10:33



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