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Le boulevard du temps qui passe

Georges Brassens


Lingua: Francese


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[1976]
Paroles et musique: Georges Brassens
Parole e musica: Georges Brassens
Lyrics and music: Georges Brassens
Album: Don Juan

maisessantuit


Quando chiesero a Georges Brassens che cosa avesse fatto nel '68, rispose di averlo passato all'ospedale. La risposta poteva apparire un po' provocatoria in quegli anni di rivolgimenti, di “fantasia al potere” e in cui ogni rivoluzione e stravolgimento sembrava possibile; ma era autentica. Brassens soffriva fin dalla giovinezza (e nel 1968 aveva soltanto 46 anni) di una grave e dolorosissima forma di calcolosi renale, che gli dava spesso crisi insopportabili; naturalmente, la domanda che gli era stata rivolta (magari in contrapposizione a Léo Ferré, che nella contestazione si era engagé fattivamente) presupponeva una presa di posizione riguardo agli avvenimenti. “Attento osservatore della realtà” -scrivono Nanni Svampa e Mario Mascioli nell'introduzione al volume Brassens – Tutte le canzoni (la “bibbia” brassensiana in italiano, edita da Franco Muzzio nel 1991 e contenente la lunga intervista concessa da Brassens all'amico giornalista e prete, frère André Sève)- “autore di testi violentemente satirici contro il potere e la violenza, vive il '68 nella maniera più coerente con la sua filosofia: il pensiero è del singolo, anche se dedicato alla società, e in ogni caso non è con le dimostrazioni di massa che si reca il miglior servizio alla divulgazione delle idee. Oltretutto è alle prese con i suoi problemi di salute, i suoi dolorosissimi calcoli renali che lo accompagnano fin dall'età di 25 anni.” Ciononostante, Georges Brassens tenne a dire che verso i giovani contestatori del maggio provava comunque simpatia, pur restando fedele al suo anarchismo estremamente individualista; qui si innesta precisamente questa canzone, che è datata attorno al 1972 ed inserita nell'album “Don Juan”.

Sul fatto che la canzone si riferisca precisamente agli avvenimenti di quelli che, allora, erano pochi anni addietro, ci sono ben pochi dubbi. Se a Brassens era stata domandata una “presa di posizione”, lui ebbe a fornirla nel modo che per natura gli era più congeniale: una canzone. Una canzone che, peraltro, promana da una “tradizione” cantautoriale francofona (si veda ad esempio Les Bourgeois di Jacques Brel) incentrata sugli “ardori giovanili” (i famosi “vent'anni”) che si trasformano invariabilmente in borghesia senescente, in conservatorismo, non di rado in autentico reazionarismo. Poiché giusto quest'anno siamo al cinquantesimo anniversario di quel famoso 1968, e cinquant'anni sono mezzo secolo (chi scrive aveva la bella età di anni cinque, e quando a volte chiedono a me che cosa abbia fatto quell'anno rispondo che ero già nel Fronte Popolare dell'Asilo Infantile, nonché fondatore del BRU -Bambini Rivoluzionari Uniti-, e magari qualcuno ci crede pure...), la proposta espressa dal Webmaster del sito, Lorenzo Masetti, di inserire questa canzone mi ha trovato subito d'accordo. E senza “Extra”. Altro che “Extra”! In questi ultimi tempi, in effetti, il “cinquantenario” del '68 ha trovato il suo spazio nei pessimi tempi che ci stiamo ritrovando a vivere, e farlo con questa canzone di Brassens è un'occasione da non perdere anche perché sarà poco probabile che quelli della “mia generazione” (parola chiave!) possano festeggiare il centenario nel 2068 (io dovrei avere 105 anni, e la salute leggermente scassata l'ho già a 55).

Sulla scorta della canzone di Brassens sul “tempo che passa”, associato ai boulevards parigini che furono il teatro della fiammata del Maggio (“lottavano così come si gioca”...), è necessario fare almeno una premessa: fu, appunto, una fiammata. Pochi mesi dopo, la Francia era già bell'e che normalizzata dalla sua maggioranza silenziosa, votava compatta per De Gaulle e il '68 si era trasferito altrove, specialmente in Italia. Non solo: già poco dopo, si assisteva ad un'eterna tendenza francese, quella di nazionalizzare e istituzionalizzare qualsiasi cosa, specialmente le rivoluzioni: il “nostro Maggio”, notre Mai eccetera.

(continua)
A peine sortis du berceau,
Nous sommes allés faire un saut
Au boulevard du temps qui passe,
En scandant notre " Ça ira "
Contre les vieux, les mous, les gras,
Confinés dans leurs idées basses.

On nous a vus, c'était hier,
Qui descendions, jeunes et fiers,
Dans une folle sarabande,
En allumant des feux de joie,
En alarmant les gros bourgeois,
En piétinant leurs plates-bandes.

Jurant de tout remettre à neuf,
De refaire quatre-vingt-neuf,
De reprendre un peu la Bastille,
Nous avons embrassé, goulus,
Leurs femmes qu'ils ne touchaient plus,
Nous avons fécondé leurs filles.

Dans la mare de leurs canards
Nous avons lancé, goguenards,
Force pavés, quelle tempête!
Nous n'avons rien laissé debout,
Flanquant leurs credos, leurs tabous
Et leurs dieux, cul par-dessus tête.

Quand sonna le " cessez-le-feu "
L'un de nous perdait ses cheveux
Et l'autre avait les tempes grises.
Nous avons constaté soudain
Que l'été de la Saint-Martin
N'est pas loin du temps des cerises.

Alors, ralentissant le pas,
On fit la route à la papa,
Car, braillant contre les ancêtres,
La troupe fraîche des cadets
Au carrefour nous attendait
Pour nous envoyer à Bicêtre.

Tous ces gâteux, ces avachis,
Ces pauvres sépulcres blanchis
Chancelant dans leur carapace,
On les a vus, c'était hier,
Qui descendaient jeunes et fiers,
Le boulevard du temps qui passe.

inviata da Riccardo Venturi, su opportuna proposta del Webmaster - 10/5/2018 - 08:41



Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Riccardo Venturi
10 maggio 2018 18:10
BOULEVARD DEL TEMPO CHE PASSA [1]

S'era usciti appena dalla culla
Che siamo andati a fare un salto
Sul Boulevard del tempo che passa,
Scandendo il nostro “Ça ira
Contro i vecchi, i bolsi, i grassi
Confinati nella bassezza delle loro idee.

Ci hanno visti, ed era ieri,
Mentre scendevamo, giovani e fieri
In una pazza sarabanda, [2]
Dando fuoco a dei falò
Per spaventare i borghesoni
E calpestare le loro aiole.

Giurando di fare il mondo nuovo
E di rifare l'Ottantanove,
Di riprendere un po' la Bastiglia,
Ci siamo trombati, vogliosi assai,
Le loro mogli che loro non toccavan più,
E gli abbiamo messo incinte le figlie.

Nella loro acqua stagnante, [3]
Beffardi, abbiamo lanciato
Una tempesta di sampietrini! [4]
Non abbiamo lasciato nulla in piedi,
Arrovesciando i loro credo,
I loro tabù e i loro dèi.

Quando ha suonato il Cessate il fuoco,
Uno di noi perdeva i capelli
E un altro aveva le tempie ingrigite.
Di colpo ci siamo resi conto
Che l'Estate di San Martino [5]
Non è lontana dal Tempo delle ciliegie.

Allora, rallentando il passo,
Ci siamo messi a camminare come nonnetti
Perché, berciando contro i vegliardi
Il branco fresco dei giovanotti
Ci aspettava all'angolo della strada
Per spedirci all'ospizio di Bicêtre. [6]

Tutti 'sti rincoglioniti, 'sti rammolliti,
Questi poveri sepolcri imbiancati
Che barcollano nella loro corazza, [7]
Li abbiamo visti, ed era ieri,
Mentre scendevano, giovani e fieri,
Sul Boulevard del tempo che passa.

10/5/2018 - 18:10



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