Lingua   

Ulrike Meinhof

Giovanna Marini


Lingua: Italiano


Ti può interessare anche...

I Ain't Living Long Like This
(Waylon Jennings)
Quattro metri quadri
(Malasuerte Fi*sud)
La boje (L'Italia l'è malada)
(anonimo)


1996
Correvano coi carri
Carri

Presente anche nella raccolta della Ala Bianca "Ama chi ti ama, i tempi della vita cantati dalle donne"
ama

ulrike


Ulrike Marie Meinhof (Oldenburg, 7 ottobre 1934 – Stoccarda, 9 maggio 1976)
Ulrike Marie Meinhof (Oldenburg, 7 ottobre 1934 – Stoccarda, 9 maggio 1976)
9 maggio 1976, il corpo di Ulrike Meinhof viene trovato senza vita, appeso alla finestra della sua cella nel braccio speciale del carcere di Stoccarda Stammheimer. Le perizie legali, sempre molto lacunose ed incomplete, si orientano tutte verso l’ipotesi del suicidio della militante rivoluzionaria. Ma ci sono elementi che non convincono; gli altri detenuti non credono alla versione ufficiale in cui poliziotti e medici legali si contraddicono senza pudore. E non sono solo i suoi compagni di prigionia ad avere dei dubbi: anche nell’opinione pubblica comincia a farsi spazio quest’idea che la Meinhof sia “stata suicidata” da terzi. Così nasce la Commissione internazionale di inchiesta sulla morte di Ulrike Meinhof, che comincia a portare alla luce tutte quelle discordanze prodotte dalle autopsie legali. Non ultimo il problema di un cappio troppo largo per sostenere il corpo. Citiamo dalla traduzione italiana: “Si può appendere un cadavere in un cappio troppo largo, solo se si approfitta della rigidità cadaverica per mettere la testa in una posizione fissa, che non permetta più al cappio di scivolare.”.

Ulrike Meinhof è in prigione in attesa del processo che probabilmente la condannerà al carcere a vita. È membro fondatore della Rote Armee Fraktion (Fazione dell’Armata Rossa), un’organizzazione rivoluzionaria della Germania ovest, attiva dal 1970 al 1998. Incarcerati insieme a lei ci sono altri membri della prima generazione del gruppo: Andreas Baader, Gudrun Ensslin, Jan-Carl Raspe e Irmgard Möller. Anche loro, il 13 ottobre dell’anno successivo “decideranno” di suicidarsi. Baader e Esslin moriranno nelle loro celle, Raspe in ospedale, mentre la Möller non “riuscirà” a togliersi la vita con una serie di coltellate in petto, e avrà quindi la possibilità di raccontare in un libro, di come i suoi tre compagni abbiano subito la stessa sorte di Ulrike.

Il movimento nella Germania ovest è alquanto eterogeno. Molto forti sono le correnti libertarie e situazioniste; rara la militanza in forma organizzata. Tutte le proteste hanno come epicentro la sensazione che la denazificazione nella repubblica federale non sia stata neanche abbozzata. Le strutture e i volti del potere sono gli stessi che operavano sotto il regime hitleriano. È in questo clima che nel gruppo di Baader e Meinhof sorge spontanea la necessità di organizzarsi in una risposta armata al regime di cose presente. Si sceglie come nome Rote Armee Fraktion, per chiarire quel sentimento di appartenenza ad un movimento rivoluzionario più ampio e mondiale. Fin dall’inizio la RAF prende contatti con organizzazioni rivoluzionarie straniere: dalle BR, ai Tupamaros, all’FPLP, cui i militanti tedeschi devono l’addestramento militare in Cisgiordania. L’influenza che queste esperienze internazionali hanno sulla RAF è impressionante. L’organizzazione tedesca comincia a sperimentare sul suo campo di battaglia metodi e strutture saggiati dai movimenti uruguayano e palestinese. Un’organizzazione articolata in cellule di combattimento, simile anche se meno radicale della struttura di Settembre Nero; una teoria della guerriglia urbana mutuata dai teorici del Sud America fanno delle RAF una delle organizzazioni rivoluzionarie europee più longeve del secondo dopo guerra.
da infoaut
No
La città è nera
no
lei scrive ancora
le vorrei dire
“sta attenta che il mondo ti vuole vedere morire”
no
nella cella foderata
no
lei guarda su un momento
li riconosce ora
ma con le dita lei scrive ancora
aaah
una donna
senza casa
senza figli
senza riposo
ma ha il coraggio
nelle mani
è una donna
senza guardiani
fa paura
e la testa
fa paura
per pensare
fa paura
giela voglio-
fa paura
no levare
una donna
fa paura
senza casa
fa paura
senza figli
fa paura
senza sposo
fa paura
ha il coraggio
e la testa
nelle mani
per pensare
è una donna
gliela voglio-
senza guardiani
no levare
No
se vi dicono
no
si è tolta la vita
dovete sapere
ho ancora da fare
non voglio non posso non voglio non posso morire
No
Ulrike Meinhof
no
assassinata
nella Germania
che salva il dollaro e salva la lira
e semina ancora l’acciaio, la morte e la tortura
aaah
Una donna
senza casa
senza figli
senza sposo
ma ha il coraggio
nelle mani
è una donna
senza guardiani
fa paura
e la testa
fa paura
per pensare
fa paura
gliela voglio-
fa paura
no levare
una donna
fa paura
senza casa
fa paura
senza figli
fa paura
senza sposo
fa paura
ha il coraggio
e la testa
nelle mani
per pensare
è una donna
gliela voglio-
senza guardiani
no levare
fa paura
fa paura
fa paura
fa paura
fa paura
fa paura
fa paura
fa paura
fa paura
fa paura
fa paura
fa paura
fa paura
fa paura
fa paura

inviata da Dq82 - 17/2/2018 - 12:31


À propos d’Ulrike Meinhoff, de son assassinat en prison et de ceux de certains de ses amis, il peut être intéressant de lire la chanson « Tortures et suicides d’État ».Tortures et Suicides d’État

Cordial
Lucien Lane

Lucien Lane - 18/2/2018 - 09:16



Pagina principale CCG

Segnalate eventuali errori nei testi o nei commenti a antiwarsongs@gmail.com




hosted by inventati.org