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Un soldato a Caporetto

Boka
Lingua: Italiano


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2017
Gli alberi sfumati, attaccati come contorno
facevano da sfondo per il mondo a tutto tondo.
Fornivano il paesaggio per il saggio variopinto,
un dipinto Caravaggio, un assaggio di melo tinto.
L’istinto lo portava a gioire nel fallimento,
un commento gli bastava, abbassava subito il mento.
Per lui che era attento, spento, direi legittimo.
Bruciava il suo distinto quando l’altro aveva l’ottimo!
Poi d’un giorno spinto dalla rabbia e la paura,
quattro mura che per ora gli toglievan la parola.
Come in un labirinto lì non c’era scappatoia,
feritoia per fucile, il pennello per Goya.
Gioia senza affetto, al petto gli fece un vuoto
di trincee a Caporetto che lui conosceva in toto.
Lui che rispondeva al voto, mancava di ogni ricordo.
Un accordo di chitarra esplodendo lo rese sordo.

Lasciò la sua casa per onor, virtù di forti.
Intorno tabula rasa, intasa piena di morti.
Fuma la sua paglia al freddo con l’elmetto,
è uno come tanti soldati a Caporetto.
Lasciò la sua casa per onor, virtù di forti.
Intorno tabula rasa, intasa piena di morti.
Fuma la sua paglia al freddo con l’elmetto,
è uno come tanti soldati a Caporetto.

La tasca custodiva, anneriva fotografia
di lei che lo aspettava da quando era andato via.
Tanto era andato via, non era colpa mia
se lei per mangiare ora lavorava in via.
Pioveva malinconia. L’agonia è sempre quella:
di notte quel polverone copriva l’ultima stella.
Lei non si sentiva bella, pur truccandosi di più,
la sera cadeva a terra, vivendo in dejavù.
24 ottobre segnava quel calendario,
c’ora copriva tutto, compreso il suo vestiario.
Era scritto sul diario: bagnato dall’Isonzo,
il mio corpo galleggerà per mano di quello stronzo.
Melodie blasfeme riecheggiavano nell’aria,
arrivavano anche gli archi per la sinfonia oraria.
Varia vita sparsa, scoppiavano i bottoni,
causa ultimo suono, quello degli ottoni.

Lasciò la sua casa per onor, virtù di forti.
Intorno tabula rasa, intasa piena di morti.
Fuma la sua paglia al freddo con l’elmetto,
è uno come tanti soldati a Caporetto.

Bianco calcareo fuori, cuore gelato muori.
Voci ammassate cori. Non pesi più gli errori,
mischi vari sapori, odori di vecchi dischi.
Rischi l’ultimo Scotch e passi al secondo Whisky.
Dentro le orecchie fischi, lottano per tutela-
arti, da queste parti come un olio su tela.
Farti per poi rifarti solo per il silenzio.
Viso da altre parti come dentro l’Assenzio.
Navighi nell’assenza/presenza di un marito,
sparito dalla partenza, coscienza dell’ambito
verso, il più erudito. Perso nello spartito,
mentre prova il vestito per il giorno del finito.
Cadono le castagne, niente più come prima.
Accende la vecchia pipa e poi un sorso di Cagnina.
Voci dalla cantina le sussurrano il poretto.
Al petto calore eterno per l’amato a Caporetto.

Lasciò la sua casa per onor, virtù di forti.
Intorno tabula rasa, intasa piena di morti.
Fuma la sua paglia al freddo con l’elmetto,
è uno come tanti soldati a Caporetto.
Lasciò la sua casa per onor, virtù di forti.
Intorno tabula rasa, intasa piena di morti.
Fuma la sua paglia al freddo con l’elmetto,
è uno come tanti soldati a Caporetto.

inviata da Dq82 - 26/1/2018 - 13:23



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