Lingua   

Malarazza [Lamento di un servo ad un Santo crocifisso]

Domenico Modugno


Lingua: Siciliano


Ti può interessare anche...

La tradotta che parte da Novara
(anonimo)
Castrum vetus
(Mimmo Cavallaro)
Lu me sangu
(Canterini di Ortigia)


Testo: Anonimo, sec. XVIII [?]
Pubblicazione: in Raccolta amplissima di canti siciliani
di Lionardo Vigo Calanna, 1857, 5419/5420
Rielaborazione di Dario Fo
1973, Ci ragiono e canto, vol. III, atto 2 (interpretazione di Piero Sciotto e La Comune)
1976, Domenico Modugno, singolo Malarazza / Né con te né senza te
Rielaborazione testuale e musicale di Domenico Modugno, Rodolfo Assuntino e Emma Muzzi Loffredo

malaramodu


La storia di questa canzone siciliana è complicata e tormentata.

Nella forma in cui è più nota, fu incisa e pubblicata nel 1976 da Domenico Modugno, come lato A del singolo Malarazza / Né con te né senza te. La rielaborazione del testo era avvenuta assieme allo storico cantautore Rodolfo Assuntino e alla cantautrice, regista e attrice palermitana Emma Muzzi Loffredo (1941-2017)

Lionardo Vigo Calanna (1799-1879)
Lionardo Vigo Calanna (1799-1879)
Ne susseguì immediatamente un'azione legale per plagio presso il tribunale di Milano, intentata da Dario Fo al cantautore pugliese (ma preteso siciliano). Il testo è infatti tratto da un sonetto anonimo, probabilmente settecentesco, Lamento di un servo ad un Santo crocifisso, pubblicato nel 1857 dal poeta e filologo di Acireale, Lionardo Vigo Calanna, marchese di Gallodoro (1799-1879) nella sua capitale Raccolta amplissima di canti popolari siciliani. A partire dal 1830, il marchese Vigo Calanna ne aveva raccolti a migliaia “in siciliano, franco-lombardo, siculo-lombardo e in albanese” per eternare la tradizione orale dei popoli di Sicilia. Intellettuale antiborbonico, Lionardo Vigo Calanna dedicò il canto "ai poveri cristi della ducea di Bronte" dopo averlo ricevuto dall'abate Carmelo Allegra di Messina.

Canto di protesta antinobiliare e anticlericale composto da una strofa di dieci endecasillabi e da un'ottava, il Lamento è un dialogo tra un bracciante e un effigie di Gesù percepito come l'ultimo baluardo a difesa degli umili. Nel breve testo il bracciante, metafora del popolo siciliano da secoli abituato a subire soprusi e a chinare il capo di fronte all'ingiustizia, elenca le sofferenze patite a causa del suo padrone e invoca una punizione divina: «Signuri, ‘u me' patruni mi strapazza, / mi tratta comu un cani di la via; / tuttu si pigghia ccu la so manazza». La risposta del Cristo non si fa attendere ed è sorprendente, perché invece di predicare il perdono cristiano e ribadire l'inesorabilità della giustizia divina, invita l'uomo a non rassegnarsi e a reagire: «E tu forsi chi hai ciunchi li vrazza, / o puru l'hai ‘nchiuvati comu a mia? / Cui voli la giustizia si la fazza, / né speri ch'àutru la fazza pri tia». In una società tradizionalistica e letargica come quella isolana il dialogo tra un servo e un Cristo dovette sembrare un'aggressione politicamente pericolosa, perché istigava a mettere in discussione l'ordine sociale. Perciò non sfuggì alla censura del Regno delle due Sicilie, che chiese il sequestro dell'opera che conteneva quel testo "blasfemo", dove Gesù pronunciava frasi che contraddicevano l'immagine di un uomo mansueto venuto a portare la pace. In seguito, della "risposta del crocifisso" fu fatta circolare una versione più edulcorata e consona alla morale cattolica che sostituiva quella incriminata, non senza una coda antisemita.

Il componimento era stato riscoperto nella sua forma originale negli anni '70 da Dario Fo, che la aveva inserita nel 1973 nello spettacolo Ci ragiono e canto; nello spettacolo (vol. 3, atto II) era interpretata, con il titolo Un servo sotto la croce o Lamento del villano a Cristo, da Piero Sciotto con il gruppo di artisti La Comune, nella rielaborazione fissata da Dario Fo.



Da sottolineare che il testo originale era stato recitato e registrato anche da Rosa Balistreri, poi inserito in Rosa canta e cunta (2008), raccolta di rarità e di inediti della grande Rusidda a Licatisi.



Le difficoltà e le complicazioni di questo testo non sono certo materia dell'oggi. A tale proposito scrive Flavio Poltronieri:

Il testo di questa canzone sotto il titolo “Nu servu e nu Cristu” fu pubblicato da Lionardo Vigo nel 1857. Le autorità di allora scandalizzate fecero ritirare tutte le copie dell’opera con la causale che la canzone invitava alla violenza. In seguito lo stesso Vigo, per permettere la pubblicazione del suo libro, “Raccolta di canti siciliani” cambiò la risposta di Cristo con un’altra più rassegnata e meno rivoluzionaria e l’opera fu ripubblicata con i seguenti versi: Rispusta di lu Cristu: ”E tu chi ti scurdasti, o testa pazza, / chiddu ch’è scrittu ‘nta la liggi mia? Sempri in guerra sarà l’umana razza / si cu l’offisi l’offisi castija! A cu l’offenni, lu vasa e l’abbrazza / e in Paradisu sidirai ccu mia: m’inchiuvaru l’ebrei ‘nta sta cruciazza: / e Cielu e Terra disfari putia!” 

Diversi cantanti, tra cui Modugno, e molti gruppi musicali hanno interpretato questa canzone con l’aggiunta: “Tu ti lamenti, ma chi ti lamenti, / pigghia lu vastuni e tira fora li denti”. La risposta di Cristo nella prima versione è veramente rivoluzionaria, lontana dai dettami evangelici di porgere l’altra guancia, mentre nella seconda versione, per motivi di censura, viene annacquata e risulta più accetta ai governanti di allora. Da Canti Siciliani, 1857 Vigo Al n. 3419, 3420 Nicolò La Perna
 
La causa per plagio fu persa da Dario Fo: non ne sussistevano le cause, in quanto si trattava comunque di un componimento popolare, anonimo e di pubblico dominio, sebbene sottoposto a rielaborazione. La versione incisa da Domenico Modugno nel 1976 resta senz'altro quella più nota (e a sua volta riproposta, rielaborata e ampliata), ed è per questo motivo che in questa pagina gli viene intitolata (anche perché il celeberrimo ritornello Ti lamenti, ma che ti lamenti... pare proprio essere dovuto a Domenico Modugno); ma, nel ricomporla totalmente, si è ovviamente dato conto sia delle sue lontane origini, sia delle sue numerose e controverse rielaborazioni.

In maniera coerente con la passione civile che lo aveva sempre caratterizzato, Modugno con Malarazza voleva stimolare una riflessione sui diritti e i doveri degli uomini nel contesto della società italiana della seconda metà degli anni Settanta del Novecento, attraversata da conflitti sociali che spesso degeneravano nella violenza, nella strategia della tensione e nel terrorismo. Mentre in Sicilia la mafia si rinnovava e consolidava il suo potere, controllando strati sempre più ampi di popolazione. [RV 8-10-2018]
Nu servu tempu fa d’intra na piazza
Prigava a Cristu in cruci e ci ricia:
“Cristu, lu mi padroni mi strapazza
mi tratta comu un cani pi la via.

Si pigghia tuttu cu la sua manazza
Mancu la vita mia rici che è mia
Distruggila Gesù sta malarazza!
Distruggila Gesù fallu pi mmia!
…fallu pi mia!”

Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastoni e tira fora li denti!
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastoni e tira fora li denti!
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastoni e tira fora li denti!
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastoni e tira fora li denti!
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastoni e tira fora li denti!
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastoni e tira fora li denti!

E Cristu m’arrispunni dalla cruci:
“Forsi si so spizzati li to vrazza?
Cu voli la giustizia si la fazza!
Nisciuni ormai chiù la farà pi ttia!

Si tu si un uomo e nun si testa pazza,
ascolta beni sta sentenzia mia,
ca iu ‘nchiodatu in cruci nun saria
s’avissi fattu ciò ca dicu a ttia.
Ca iù ‘inchiadatu in cruci nun saria!”

Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastoni e tira fora li denti!
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastoni e tira fora li denti!
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastoni e tira fora li denti!
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastoni e tira fora li denti!
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastoni e tira fora li denti!
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastoni e tira fora li denti!

inviata da daniela -k.d.- - 28/3/2007 - 16:57




Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Riccardo Venturi
Italian translation: Riccardo Venturi
Traduction italienne: Riccardo Venturi
Italiankielinen käännös: Riccardo Venturi
8-10-2018 06:03


Emma Muzzi Loffredo (1941-2017)
Emma Muzzi Loffredo (1941-2017)
Rodolfo "Rudi" Assuntino.
Rodolfo "Rudi" Assuntino.


MALARAZZA

Un servo tempo fa dentro una piazza
Pregava Cristo in croce e gli diceva:
“Cristo, il mio padrone mi strapazza
Mi tratta come un cane per la strada.

Si prende tutto con la sua manaccia,
Neanche la vita mia dice che è mia,
Distruggila Gesù 'sta malarazza!
Distruggila Gesù, fallo per me!
...fallo per me!”

Tu ti lamenti, ma di che ti lamenti? Prendi un bastone e tira fuori i denti!
Tu ti lamenti, ma di che ti lamenti? Prendi un bastone e tira fuori i denti!
Tu ti lamenti, ma di che ti lamenti? Prendi un bastone e tira fuori i denti!
Tu ti lamenti, ma di che ti lamenti? Prendi un bastone e tira fuori i denti!
Tu ti lamenti, ma di che ti lamenti? Prendi un bastone e tira fuori i denti!
Tu ti lamenti, ma di che ti lamenti? Prendi un bastone e tira fuori i denti!

E Cristo gli risponde dalla croce:
“Forse che ti si son rotte le braccia?
Chi vuole la giustizia, se la faccia!
Nessuno più oramai la farà per te!

Se tu sei un uomo e non sei testa pazza,
Ascolta bene quel che ti ho da dire,
Ché io inchiodato in croce non sarei
Se avessi fatto quel che dico a te.
Ché io inchiodato in croce non sarei!”

Tu ti lamenti, ma di che ti lamenti? Prendi un bastone e tira fuori i denti!
Tu ti lamenti, ma di che ti lamenti? Prendi un bastone e tira fuori i denti!
Tu ti lamenti, ma di che ti lamenti? Prendi un bastone e tira fuori i denti!
Tu ti lamenti, ma di che ti lamenti? Prendi un bastone e tira fuori i denti!
Tu ti lamenti, ma di che ti lamenti? Prendi un bastone e tira fuori i denti!
Tu ti lamenti, ma di che ti lamenti? Prendi un bastone e tira fuori i denti!

28/3/2007 - 16:59





La versione di Roy Paci
Version by Roy Paci
La version de Roy Paci
Roy Pacin versio



A partire dal 2004, la canzone ha goduto di rinnovata fama grazie alla versione “rappata & reggata” di Roy Paci & Aretuska, dall'album Parola d'onore. Sull'impianto della canzone di Domenico Modugno, Roy Paci ha inserito un ampliamento (in italiano).
MALARAZZA

Un servu tempu fa rinta 'na chiazza,
prihàva Cristu in cruci e ci ricìa:
"Cristu, lu me patruni mi strapazza,
mi tratta comu un cani pi la via,
si pigghia tuttu cu la so' manazza,
mancu la vita mia rici ch'è mia...
Distruggila, Gesù, 'sta malarazza!
Distruggila, Gesù, fallu pi mmìa! Sì..fallu pi mmìa!"

Tu ti lamenti, ma chi ti lamenti? Pigghia nu vastuni e tira fora li denti...
Tu ti lamenti, ma chi ti lamenti? Pigghia nu vastuni e tira fora li denti...
Tu ti lamenti, ma chi ti lamenti? Pigghia nu vastuni e tira fora li denti...
Tu ti lamenti, ma chi ti lamenti? Pigghia nu vastuni e tira fora li denti...

Ricordati che ogni persona ha una sua dignità,
sogni, emozioni che la vita ci dà.
C'è chi ancora per il potere ha venduto l'Anima,
questo può distruggere ogni briciola di verità.
C'è chi dice "Non mi va, non mi va, non mi va,
se c'è chi domina, sgomina, insulta la mia umanità!
Guerra chiama guerra! Lutto per la mia identità!
Nonostante troppe troppe siano le difficoltà!
Stato di calamità, suddito di società,
schedato dalla realtà, schierato in cattività
contro la meschinità, pronto anche a tutto, si sa.
Non credo all'immunità di chi sta sopra a guardare
e alla mia gente che da menzogne e tranquillità
solo per chi sta al di là di questo bel varietà!
Presidente, Marajà, oggi di servilità
ma che vedi tutto spero non nell'aldilà!

Cristu me rispunne ra cruci:
"Forsi si so spezzati li to vrazza?
Cu vole la giustizia si la fazza!
Nisciun'ormai 'cchiù la farà pi ttìa!
Si tu si 'n'omo e nun si testa pazza,
ascuta beni 'sta sintenzia mia,
ca iu 'nchiudatu in cruci nun saria
s'avissi fattu ciò ca ricu a ttìa...
ca iu 'nchiudatu in cruci nun sarìa!"

Tu ti lamenti, ma chi ti lamenti? Pigghia nu vastuni e tira fora li denti...
Tu ti lamenti, ma chi ti lamenti? Pigghia nu vastuni e tira fora li denti...
Tu ti lamenti, ma chi ti lamenti? Pigghia nu vastuni e tira fora li denti...
Tu ti lamenti, ma chi ti lamenti? Pigghia nu vastuni e tira fora li denti...

Se 'nna stu munnu c'è 'a malarazza,
cu voli la giustizia si la fazza!
Se 'nna stu munnu c'è la malarazza,
cu voli la giustizia si la fazza!"

Tu ti lamenti, ma chi ti lamenti? Pigghia nu vastuni e tira fora li denti...
Tu ti lamenti, ma chi ti lamenti? Pigghia nu vastuni e tira fora li denti...
Tu ti lamenti, ma chi ti lamenti? Pigghia nu vastuni e tira fora li denti...
Tu ti lamenti, ma chi ti lamenti? Pigghia nu vastuni e tira fora li denti...

Tu ti lamenti, picchì che ti lamenti? Pigghia nu vastuni e tira fora li denti....

inviata da Daniela -k.d.- - 8/10/2018 - 08:11




Lingua: Siciliano

La versione di Ginevra Di Marco da Stazioni Lunari Prende Terra A Puerto Libre (2006)

stazioni lunari


Acoustic Guitar – Andrea Salvadori
Clarinet – Nico Gori
Contrabass – Ferruccio Spinetti
Drums – Marzio Del Testa
Piano, Keyboards – Francesco Magnelli
Vocals – Ginevra Di Marco



L'unica variazione è il verbo "gridava", anzichè "pregava" all'inizio del secondo verso. In versioni successive, come quella registrata live nell'album Stelle questa modifica viene abbandonata
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastoni e tira fora li denti!
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastoni e tira fora li denti!
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastoni e tira fora li denti!
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastoni e tira fora li denti!
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastoni e tira fora li denti!
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastoni e tira fora li denti!

Nu servu tempu fa d’intra na piazza
Gridava a Cristu in cruci e ci ricia:
“Cristu, lu mi padroni mi strapazza
mi tratta comu un cani pi la via.

Si pigghia tuttu cu la sua manazza
Mancu la vita mia rici che è mia
Distruggila Gesù sta malarazza!
Distruggila Gesù fallu pi mmia!
Sì …fallu pi mia!”

Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastoni e tira fora li denti!
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastoni e tira fora li denti!
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastoni e tira fora li denti!
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastoni e tira fora li denti!
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastoni e tira fora li denti!
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastoni e tira fora li denti!

E Cristu m’arrispunni dalla cruci:
“Forsi si so spizzati li to vrazza?
Cu voli la giustizia si la fazza!
Nisciuni ormai chiù la farà pi ttia!

Si tu si un uomo e nun si testa pazza,
ascolta beni sta sentenzia mia,
ca iu ‘nchiodatu in cruci nun saria
s’avissi fattu ciò ca dicu a ttia.
Ca iù ‘inchiadatu in cruci nun saria!”

Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastoni e tira fora li denti!
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastoni e tira fora li denti!
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastoni e tira fora li denti!
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastoni e tira fora li denti!
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastoni e tira fora li denti!
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastoni e tira fora li denti!

inviata da Dq82 - 8/10/2018 - 12:03




Lingua: Italiano (Laziale Romanesco)

La versione in romanesco de Il Muro del Canto
A version into the Roman dialect by Il Muro del Canto
Version en dialecte romain de Il Muro del Canto
Il Muro del Canton roomankielinen versio




Il Brano è disponibile in un CD allegato alla versione in vinile di “Ancora Ridi” (Goodfellas 2013) aquistabile su Amazon.it - in digitale su Itunes e sulle migliori piattaforme musicali.

Traduzione in Romano a cura di Daniele Coccia e Alessandro Pieravanti - Musica de “Il Muro del Canto”

Daniele Coccia: Voce – Alessandro Pieravanti: Batteria e racconti Giancarlo Barbati Bonanni: Chitarra Elettrica e voce
Eric Caldironi: Chitarra Acustica – Ludovico Lamarra: Basso Alessandro Marinelli: Fisarmonica

Registrata allo studio Nero da Giarcarlo Barbati (Roma Maggio 2014) Mixaggio e Mastering a cura di Giancarlo Barbati
Foto Carlo Roberti

“La Malarazza” è una canzone che Domenico Modugno, nel 1976, ha scritto partendo da una poesia di un anonimo siciliano, pubblicata nel 1857 da un poeta di Acireale, Lionardo Vigo Calanna, marchese di Gallodoro.
Un "lamento" in dialetto siciliano.
Una "poesia dedicata ai 'poveri Cristi' della ducea di Bronte".
Della poesia esistono almeno due versioni e quando uscì destò scalpore e tutte le copie furono subito sequestrate dalla chiesa, venendo pubblicata più tardi con alcuni "ritocchi" che, se da un lato invitavano alla non violenza, dall'altro trasformavano però la risposta di Cristo anche in un invito alla rassegnazione, peraltro con un'aggiunta di antisemitismo, che all'epoca non guastava mai e che la Chiesa ha nutrito per secoli. Poi Modugno ne fece un capolavoro per le masse e la sdoganò.
LA MALARAZZA

Un servo tempo fa dentro a 'na piazza,
Gridava a Cristo 'n croce e je diceva:
"Cristo, er mio signore me strapazza,
Me tratta come 'n cane pe' la via.

S'acchiappa tutto con la sua manaccia,
Manco la vita mia dice che è mia...
Distruggila, Gesù, 'sta malarazza!
Distruggila, Gesù, e così sia! Sì..e così sia!"

Te lamenti, ma che te lamenti? Pija 'sto bastone e tira fora li denti...
Te lamenti, ma che te lamenti? Pija 'sto bastone e tira fora li denti...
Te lamenti, ma che te lamenti? Pija 'sto bastone e tira fora li denti...
Te lamenti, ma che te lamenti? Pija 'sto bastone e tira fora li denti...
Te lamenti, ma che te lamenti? Pija 'sto bastone e tira fora li denti...
Te lamenti, ma che te lamenti? Pija 'sto bastone e tira fora li denti...

E Cristo j' arisponne dalla croce:
"Forse se so' spezzate ste du' braccia?
Chi vole la giustizzia se la faccia!
Guarda che fine ho fatto, e so' er Messia...

Se tu sei 'n'omo e nun sei testa pazza,
Ascorta bene 'sta sentenza mia,
Io nun sarei inchiodato pe' la via
Se fossi annato contro a 'sta follia...
Io nun sarei inchiodato pe' la via !

Te lamenti, ma che te lamenti? Pija 'sto bastone e tira fora li denti...
Te lamenti, ma che te lamenti? Pija 'sto bastone e tira fora li denti...
Te lamenti, ma che te lamenti? Pija 'sto bastone e tira fora li denti...
Te lamenti, ma che te lamenti? Pija 'sto bastone e tira fora li denti...
Te lamenti, ma che te lamenti? Pija 'sto bastone e tira fora li denti...
Te lamenti, ma che te lamenti? Pija 'sto bastone e tira fora li denti...

inviata da dq82 + RV - 26/7/2014 - 09:03




Lingua: Inglese

English translation / Traduzione inglese / Traduction anglaise / Englanninkielinen käännös: Riccardo Venturi, 8-10-2018 20:07
WICKED BREED

A serf long ago standing in a square
While praying to Christ crucified spoke these words:
“Jesus, my master always mistreats me,
He treats me like a stray dog.

He takes everything from me with his filthy hands,
He says not even my own life belongs to me,
Jesus, destroy this wicked breed, do it for me!
...do it for me!”

Stop moaning, what are you moaning about? Pick up a stick and show him your teeth!
Stop moaning, what are you moaning about? Pick up a stick and show him your teeth!
Stop moaning, what are you moaning about? Pick up a stick and show him your teeth!
Stop moaning, what are you moaning about? Pick up a stick and show him your teeth!
Stop moaning, what are you moaning about? Pick up a stick and show him your teeth!
Stop moaning, what are you moaning about? Pick up a stick and show him your teeth!

Then Jesus replies him from the cross:
“Why this, maybe are both your arms broken?
If you want justice, do it by yourself!
No one is ready to do it for you anymore!

If you are a man and you are no fool
So listen well to this advice of mine:
Had I done what I am telling you to do
I would not be nailed here on this cross!”

Stop moaning, what are you moaning about? Pick up a stick and show him your teeth!
Stop moaning, what are you moaning about? Pick up a stick and show him your teeth!
Stop moaning, what are you moaning about? Pick up a stick and show him your teeth!
Stop moaning, what are you moaning about? Pick up a stick and show him your teeth!
Stop moaning, what are you moaning about? Pick up a stick and show him your teeth!
Stop moaning, what are you moaning about? Pick up a stick and show him your teeth!

8/10/2018 - 20:07




Lingua: Siciliano

Il sonetto originale in siciliano
The original sonnet in Sicilian
Le sonnet original en sicilien
Alkuperäinen sonetti Sisilian kielellä


..."Chi inchiuvatu in cruci un saria / s’avessi fattu quel chi dicu a tia."
..."Chi inchiuvatu in cruci un saria / s’avessi fattu quel chi dicu a tia."


Questa sezione, intitolata agli “alter ego” siculi di Riccardo Venturi e Flavio Poltronieri, sostituisce la vecchia pagina 51065, che è stata eliminata (la versione recitata da Rosa Balistreri e la relativa traduzione vengono riportate in apposita ulteriore sezione). Per quanto riguarda l'introduzione fornita a suo tempo da Flavio Poltronieri, è stata spostata nell'introduzione; qui viene trascritto il testo del sonetto originale riportato da Lionardo Vigo Calanna e viene inserita (in nota) una traduzione italiana relativa. Nella traduzione si è cercato di interpretare correttamente il testo al di là di alcune ingannevoli assonanze con l'italiano, tenendo conto del reale significato delle parole.[RV]

La pubblicazione del 1870/74 dal sito dell'Istituto Ricerche Studi di Arte Popolare
La pubblicazione del 1870/74 dal sito dell'Istituto Ricerche Studi di Arte Popolare
5419.Un servu, tempu fa, di chista piazza, [1]
Cussì prijava a un Cristu e cci dicia:
Signuri, û me' patruni mi strapazza,
Mi tratta comu un cani di la via,
Tuttu si pigghia ccu la so manazza,
La vita dici chi mancu hedi mia;
Si jò mi lagnu cchiù peju amminazza,
Ccu ferri mi castija e prigiunia;
Undi jò vi preju, chista mala razza
Distruggitila vui, Cristu, pri mia.

5420.E tu forsi chi hai ciunchi li vrazza,
O puru l'hai 'nchiuvati comu a mia?
Chi vôli la giustizia si la fazza,
Nè speri ch'autru la fazza pri tia.
Si tu si' omu e nun si' testa pazza,
Metti a profittu sta sintenza mia.
Iò, non saria supra sta cruciazza
Si avissi fattu quantu dicu a tia.
[1] Traduzione italiana di Riccardo Venturi
8-10-2018 07:31


Un servo, tempo fa, di queste contrade,
Così pregava a un crocifisso, e gli diceva:
Signore, il mio padrone mi strapazza,
Mi tratta come un cane randagio,
Tutto si piglia con la sua manaccia,
La vita dice che nemmeno è mia;
Se mi lamento, ancor peggio mi minaccia,
Coi ferri mi punisce e mi imprigiona;
Quindi vi prego, questa malvagia razza
Distruggetela voi, Cristo, per me.

E tu forse che hai storpie le braccia,
Oppure le hai inchiodate, come me?
Chi vuole la giustizia se la faccia,
Né speri che un altro la faccia per te.
Se tu sei uomo e non sei testa pazza,
Metti a profitto questa mia sentenza.
Io non sarei sopra questa crociaccia
Se avessi fatto quel che dico a te.

inviata da Ricciardu Vinturi & Fraviu Pultruneri - 8/10/2018 - 07:12




Lingua: Siciliano

La versione recitata e incisa da Rosa Balistreri
Version recited and recorded by Rosa Balistreri
La version récitée et enregistrée par Rosa Balistreri




Solo recitata in un testo molto vicino a quello dato da Lionardo Vigo Calanna (ma ampliato), contenuta nella raccolta Rosa canta e cunta del 2008, contenente incisioni cantate e recitate rare di Rosa Balistreri. La traduzione italiana allegata è di Flavio Poltronieri. [RV]
Un servu tempu fa ni chista piazza, [1]
accussì priava a Cristu: ci dicia:
Signuri, lu me patruni mi strapazza;
mi tratta comu un cane pi la via,
si mi lamentu, chiù peju m’amminazza,
cu ferru e cu catini ‘mprigunia;
tuttu si piglia cu la so manazza,
la vita mia, dici, che mancu è di mia.
Undi vi preiu a chista malarrazza
distruggila vui, Cristu, pi mia.

E Cristu c’arrispunni:
E tu chi l’hai ciunchi li vrazza,
oppuri l’hai inchiuvati coma a mmia,
cu voli la giustizia, si la fazza,
e nun spirari chi autru la faza pi tia.
Si tu si omu e un si testa pazza
metti a prufittu sta sintinza mia.
Ia nun saria supra sta cruciazza
si avissi fattu quantu dicu a tia,
si, si avissi fattu quantu dicu a tia.
Chi inchiuvatu in cruci un saria
s’avessi fattu quel chi dicu a tia.
[1] Un servo, tempo fa, in questa piazza,
così pregava Cristo: gli diceva:
Signore, il mio padrone mi strapazza;
mi tratta come un cane per la strada,
se mi lamento, è peggio, mi minaccia,
con ferri e catene mi tiene in prigione;
tutto si prende con le sue manacce,
la stessa vita mia, dice, che nemmeno è mia.
Perciò vi prego: questa malarazza
distruggetela voi, Cristo, per me.

E Cristo gli risponde:
E tu, forse hai rattrappite le braccia,
oppure le hai inchiodate come me,
chi vuole giustizia se la faccia,
e non sperare che un altro la faccia per te.
Se tu sei un uomo e non sei testa pazza
approfitta di questa sentenza mia.
Io non sarei sopra questa brutta croce
se avessi fatto quanto dico a te,
si, se avessi fatto quanto dico a te.
Perché inchiodato in croce non sarei
se avessi fatto quel che dico a te.

inviata da Ricciardu Vinturi & Fraviu Pultruneri - 8/10/2018 - 07:33




Lingua: Siciliano

Un servu e un Cristu, la versione del gruppo musicale siciliano Mattanza.
Un servu e un Cristu, the version by the Sicilian music band Mattanza.
Un servu e un Cristu, la version du groupe musical sicilien Mattanza.
Un servu e un Cristu, Sisilian musiikkijoukon Mattanzan versio.



La (bella) versione incisa dai Mattanza ha la particolarità di ripercorrere la storia di questo canto, riportandone anche la versione “edulcorata”, vedasi censurata dallo stesso Lionardo Vigo Calanna per non dispiacere a Santa Madre Chiesa, ma ribadendo infine la preferenza per la versione originale. [RV]
UN SERVU E UN CRISTU [1]

Un servu tempu fa di chista piazza
Cussì priava a Cristu e nci dicìa
“Signuri ‘u me patruni mi strapazza,
mi tratta comu ‘n cani pi la via
tuttu mi pigghia cu la so’ manazza
la vita dici chi mancu è la mia,
si jeu mi lagnu peju m’amminazza
chi ferri mi castija e prigiunia
undì jò mo ti preju sta malarazza
distruggimmilla Tu Cristu pi mmia
distruggimmilla Tu Cristu pi mmia.”

E Cristu nci rispunni da la cruci:

"…E tu forsi chi hai ciunchi li vrazza,
oppuru ll’ha ‘nchiovati com’a mmia
cu voli la giustizia si la fazza
non speri ch’autru la fazza pe ttia;
si tu si omu e non si testa pazza
metti a profittu ‘sta sintenzia mia
jò non sarrìa supra sta cruciazza
s’avissi fattu quantu dicu a ttia!”

Ma a Cristu sta risposta non ci piacìa, e quinni la cangiava:

“…E tu chi ti scurdasti, o testa pazza,
chiddu ch’è scrittu ‘nta la liggi mia?
Sempri in guerra sarà l’umana razza
si cu l’offisi l’offisi castija;
a cu l’offenni, lu vasa e l’abbrazza
e in Paradisu sidirai ccu mia:
m’inchiuvaru l’ebrei ‘nta sta cruciazza
e celu e terra disfari putia."

Ma a nui ci piaci e la cantamu cussì:

"…E tu forsi chi hai ciunchi li vrazza,
oppuru ll’ha ‘nchiovati com’a mmia
cu voli la giustizia si la fazza
non speri ch’autru la fazza pe ttia;
si tu si omu e non si testa pazza
metti a profittu ‘sta sintenzia mia
jò non sarrìa supra sta cruciazza
s’avissi fattu quantu dicu a ttia!”
[1] UN SERVO E UN CROCIFISSO

Un servo tempo fa, in questa piazza
Con queste parole Cristo pregava:
"Signore, il mio padrone mi maltratta
Come fossi un cane per la via
Con le sue manacce arraffa tutto
Nega persino che la vita sia mia
E più mi lamento, più mi minaccia
Mi imprigiona e mi sevizia
Così ti prego questa vile razza
Distruggila Tu, Cristo, per me"

E Cristo dalla croce rispose:

"Che son paralizzate le tue braccia?
Oppure sono inchiodate come le mie?
Chi vuole la giustizia se la faccia
E non si aspetti l’intervento altrui
Se sei un uomo e non sei impazzito
Metti a profitto questo mio consiglio
Adesso non sarei su questa orrenda croce
Se avessi fatto ciò che dico a te"

Ma a Cristo questa risposta non gli piaceva, e allora la cambiava:

"Pazzo, hai dimenticato il mio Verbo?
Sempre in guerra sarà la razza umana
Se all'offesa, con l’offesa risponderà
Il tuo nemico bacerai e abbraccerai
Ed al mio fianco in Paradiso siederai
Mi lasciai crocifiggere dagli Ebrei
Pur potendo distruggere cielo e terra"

Ma a noi ci piace cantarla così:

"Che son paralizzate le tue braccia?
Oppure sono inchiodate come le mie?
Chi vuole la giustizia se la faccia
E non si aspetti l’intervento altrui
Se sei un uomo e non sei impazzito
Metti a profitto questo mio consiglio
Adesso non sarei su questa orrenda croce
Se avessi fatto ciò che dico a te"

inviata da Alessandro - 21/7/2009 - 10:50


Facciamolo Inno Nazionale

Gennaro - 3/5/2009 - 12:25


Au!! Ero straconvinta che il testo fosse di Ignazio Buttitta

Leti - 7/12/2009 - 21:03


Anche questa è una canzone inclusa in "Risorgimento e società nei canti popolari siciliani" di Antonino Uccello.
Penso che vada inserita nell'apposito percorso...

Bartleby - 18/8/2011 - 13:42


La canzone interpretata da Peppe Voltarelli

Riccardo Venturi - 8/10/2018 - 21:34



Pagina principale CCG

Segnalate eventuali errori nei testi o nei commenti a antiwarsongs@gmail.com




hosted by inventati.org