Lingua   

Emili Guanyavents i Jané: Els segadors

GLI EXTRA DELLE CCG / AWS EXTRAS / LES EXTRAS DES CCG


Lingua: Catalano


Ti può interessare anche...

Estadi Xile
(Feliu Ventura)
No convé que diguem el nom
(Ramon Muntaner)
La petite Marseillaise
(Gerard Delahaye)


[1897]
Parole di Emili Guanyavents i Jané (Emili Guanyabens)
Ritornello di Ernest Moliné i Brasés
Musica di Francesc Alió i Brea (1892)
Inno nazionale della Catalogna
Inno ufficiale della Comunità Autonoma di Catalogna (dal 1993)


Barcellona, 11 settembre 2017, "Diada del sí"


In questi giorni, ci siamo un po' abituati a sentir parlare dell'inno nazionale catalano, che migliaia e migliaia di persone hanno cantato e continuano a cantare nelle piazze in questo frangente indipendentista della Catalogna. Un frangente, però, che ha radici storiche parecchio antiche; comunque la si veda, è una cosa di cui tenere necessariamente conto. Quel che sta accadendo oggi, come dire, non viene né dal mondo della luna, né da un improvviso rigurgito secessionista.

guanyabensEls segadors significa “I mietitori” (dal latino secatores). L'inno catalano, la cui musica (composta nel 1892 dal musicista barcellonese Francesc Alió i Brea ispirandosi a un antico canto popolare) precede il testo, scritto nel 1897 dal poeta Emili Guanyavents i Jané (il cui cognome viene a volte riportato come Guanyabens), ha una genesi abbastanza singolare: fu infatti scritto in occasione di un concorso indetto dal partito politico Unió Catalanista, ottenendo il primo premio. Per il suo testo, Emili Guanyavents si era ispirato ad un antico testo del XVIII secolo, recuperato tempo addietro dal celebre filologo e scrittore Manuel Milà i Fontanals (1818-1884), che fu al tempo stesso il fissatore della moderna ortografia catalana e il restauratore dei Jocs Florals (Giochi Floreali), il certame poetico catalano che tanta parte ha avuto nel recupero e nella propagazione dell'identità catalana dopo secoli di autentico buio. Il celebre ritornello (Bon cop de falç ecc.) è però di Ernest Moliné i Brasés (1868-1940), avvocato e storico catalanista, redattore della Veu de Catalunya ("Voce di Catalogna", 1891) e di Renaixença (1896). Fu su sua proposta che, nel 1899, il ritornello fu aggiunto al testo di Emili Guanyavents.

Dal 1899, Els segadors, nella sua versione moderna, è de facto l'inno catalano, sebbene la sua adozione ufficiale risalga, come detto, solo al 1993. Fu registrato per la prima volta nel 1900 da Enric Morera, nella versione già eseguita dal coro Catalunya Nova il 18 luglio 1897 (il 18 luglio sembra essere una data che ricorre spesso nella storia della Catalogna...). Il disco con la prima incisione dei Segadors fu pubblicato dalla E. Berliner's Gramophone in 500 esemplari, incisione tenutasi a Barcellona tra il 27 settembre e il 30 ottobre 1900. Sull'origine della melodia elaborata da Francesc Alió esistono pareri contrastanti. Secondo alcuni deriverebbe da quella di Els tres garberets (“I tre falciatori”), una canzone popolare catalana di mietitura esplicitamente di argomento erotico, applicata poi al canto popolare che narrava i fatti della Sollevazione del 1640. Nel 2013, però, Singular Digital ha segnalato che la melodia potrebbe avere origine più antica, derivando da un canto religioso ebraico intitolato Eyn k'Eloheynu (“Non c'è nessuno come il nostro Dio”).


L'incisione originale del 1900.


Els segadors parla di uno degli eventi iniziali della cosiddetta Sollevazione della Catalogna, o Guerra dels Segadors, che ebbe luogo dal 1640 al 1659, e che ebbe come risultato la divisione della Catalogna tra Francia e Spagna. E' bene a questo punto riportare per intero l'articolo di Wikipedia per situare meglio gli avvenimenti storici:

La sollevazione della Catalogna (in catalano Guerra dels Segadors, cioè guerra dei mietitori) fu una rivolta che coinvolse il Principato di Catalogna fra il 1640 e il 1659. L'effetto più durevole della rivolta fu il trattato dei Pirenei che cedeva alla Francia la contea di Rossiglione e la parte nord della Cerdagna), di fatto spaccando in due il tradizionale territorio catalano.

La causa della sollevazione risale al generale malcontento della popolazione catalana causato dalla lunga presenza di truppe castigliane, stanziate sul territorio, al confine francese, a causa della guerra dei trent'anni. Il conte-duca di Olivares, primo ministro di Filippo IV, aveva saccheggiato a lungo le risorse della Catalogna per finanziare la guerra e i contadini catalani erano costretti a rifornire e alloggiare le truppe castigliane. Questa situazione di estrema tensione sfociò nel cosiddetto Corpus di sangue (in catalano Corpus de Sang), una rivolta contadina scoppiata nel giorno del Corpus Domini, nel maggio 1640. Contadini e mietitori in rivolta entrarono a Barcellona verso la fine dello stesso mese. I disordini causarono la morte di funzionari reali e giudici. Lo stesso viceré, il conte di Santa Coloma, fu assassinato, grazie anche all'appoggio che i rivoltosi trovarono nell'aristocrazia catalana che progettava di recuperare l'autonomia dalla Castiglia. Quello stesso anno, infatti, il presidente della Generalitat de Catalunya, Pau Claris i Casademunt, proclamò la Repubblica Catalana.

Il duca di Olivares, colto di sorpresa dalla violenza della rivolta, non riuscì a domarla subito, perché la maggior parte dell'esercito spagnolo era schierato contro i francesi. Intanto, però, anche la nobiltà catalana andava perdendo il controllo della rivolta, mentre le rivendicazioni dei contadini cominciavano a diventare sempre più sociali ed economiche. Preoccupati di non riuscire a controllare il nascente stato, i nobili catalani decisero di allearsi con il re di Francia, Luigi XIII, il peggior nemico di Filippo IV, concedendo ai francesi l'accesso ai porti catalani. Il cardinale Richelieu, desideroso di logorare la potenza spagnola, inviò immediatamente tremila uomini in Catalogna, per pattugliare il contado. Intanto Olivares era riuscito a raccogliere un esercito di ventimila uomini per recuperare il controllo della regione. In novembre le truppe castigliane ripresero Tortosa e, marciando verso Barcellona, si abbandonarono a ogni tipo di atrocità, stimolando la popolazione catalana a resistere con maggior forza. Visto che l'intensità della rivolta aumentava e minacciava ormai tutta la nobiltà nel suo complesso, Pau Claris annunciò, il 16 gennaio del 1641, che la Catalogna si costituiva in repubblica indipendente sotto il protettorato del regno di Francia. Più tardi, il 23 dello stesso mese, annunciò invece che il nuovo conte di Barcellona sarebbe stato Luigi XIII, in nome dell'antico vassallaggio che i conti catalani avevano verso l'impero carolingio. Alla fine i catalani dovettero sottomettersi al re di Francia che diventò conte di Barcellona e re, col nome di Luigi I. Pochi giorni dopo, il 26 gennaio, l'esercito alleato franco-catalano respinse vittoriosamente i castigliani alle porte di Barcellona, nella battaglia di Montjuic. Durante questa battaglia trovò la morte lo stesso Pau Claris.

Da quel momento la Catalogna diventò il campo di battaglia fra francesi e spagnoli e la popolazione catalana, paradossalmente, dovette accettare dalla Francia quello che per tanti anni aveva cercato di evitare dalla Spagna, cioè di mantenere un esercito e veder limitata la sua autonomia politica. La politica francese in Catalogna era completamente dominata da interessi militari, in particolare dalla necessità di occupare l'Aragona e Valencia. Luigi XIII nominò un viceré francese e riempì l'amministrazione nazionale di notori filo-francesi. L'esercito francese costava ai catalani molto più di quello spagnolo e in più si comportava nei confronti delle popolazioni come una forza di occupazione. Anche dal punto di vista economico i mercanti francesi furono favoriti rispetto a quelli catalani. Per tutti questi motivi, uniti alla situazione continua di guerra, alle epidemie e alle carestie, si sollevò un enorme malcontento verso il nuovo governo filo-francese.

Nel 1643 un esercito francese conquistò il Rossiglione, Monzón e Lerida. Un anno più tardi le truppe castigliane ripresero Monzon e Lerida e Filippo IV giurò obbedienza alle leggi catalane. Nel 1648 la pace di Vestfalia mise fine alla guerra dei Trent'Anni e la Francia cominciò a perdere interesse nella Catalogna. Nel 1651 Filippo IV decise che era venuto il momento di riprendere la regione e inviò un esercito comandato da Don Giovanni d'Austria ad assediare Barcellona.
Nel 1652 l'esercito franco-catalano si arrese. I catalani accettarono Filippo IV come sovrano e Don Giovanni come viceré. Da parte sua, il sovrano spagnolo rinnovò il giuramento di obbedienza alle leggi catalane. La Francia continuò a conservare il controllo del Rossiglione e si giunse pertanto al trattato dei Pirenei (1659) che sancì la definitiva divisione dei territori catalani fra Spagna e Francia. Luigi XIV avrebbe in seguito proibito l'uso del catalano nei territori sottoposti alla sovranità francese.


Il Corpus de sang del 7 giugno 1640, l'avvio della Guerra dels segadors (illustrazione di H. Miralles, 1910)
Il Corpus de sang del 7 giugno 1640, l'avvio della Guerra dels segadors (illustrazione di H. Miralles, 1910)


L' “evento iniziale” di cui parla Els segadors è il cosiddetto Corpus de sang (Corpus Domini di sangue): il 7 giugno 1640, giorno del Corpus Domini, i contadini catalani, armati di falci e sostenuti anche dalla locale aristocrazia, entrarono in Barcellona e dando inizio a una rivolta sanguinosa contro gli spagnoli. Fu un massacro: una ventina di funzionari reali, compreso il viceré di Catalogna Dalmau III conte di Santa Coloma di Queralt, furono, appunto, falciati. Le truppe del re Filippo IV di Spagna furono cacciate via da Barcellona; di lì a poco, il politico catalano Pau Claris i Casademunt proclamò la Repubblica Catalana.

Si capisce quindi come mai Els segadors sia diventato l'inno catalano, a quali vicende sia collegato e quali rivendicazioni storiche e politiche esprima. Divenne sin dall'inizio uno dei capisaldi del Catalanismo; durante la dittatura franchista, solo accennarne il canto portava diritti in galera, nel generale tentativo di annientamento della lingua e della cultura catalane. Fu scelto come inno ufficiale della Comunità Autonoma della Catalogna il 25 febbraio 1993, a oltre 15 anni dalla restaurazione della democrazia in Spagna, con apposita votazione del Parlamento della Generalitat de Catalunya; l'Estatut d'Autonomia catalano del 2006 (in pratica, la Costituzione catalana) lo ha confermato con apposito articolo (il numero 8.4).

Lascio a questo punto a chiunque legga le considerazioni del caso, a seconda della sua coscienza, della sua forma mentis, della sua ideologia (non mi sono ancora abituato a considerare tale termine come una parolaccia, quindi continuo ad usarlo liberamente e in piena coscienza) e della sua sensibilità storica. Credo però che sia bene conoscere quel che cantano migliaia e migliaia di persone in piazza sventolando le bandiere catalane. Dietro quelle bandiere ci possono essere altrettante migliaia di storie diverse; ci può essere l'oppressione come la voglia di usufruire di un PIL che è il doppio di quello del resto dello stato spagnolo, ci può essere il nazionalismo come l'internazionalismo, ci può essere la guerra come la pace, ci può essere la storia come l'economia, ci può essere veramente di tutto. [RV]
Catalunya, triomfant,
tornarà a ser rica i plena!
Endarrera aquesta gent
tan ufana i tan superba!

Bon cop de falç!
Bon cop de falç, defensors de la terra!
Bon cop de falç!

Ara és hora, segadors!
Ara és hora d'estar alerta!
Per quan vingui un altre juny
esmolem ben bé les eines!

Bon cop de falç!
Bon cop de falç, defensors de la terra!
Bon cop de falç!

Que tremoli l'enemic
en veient la nostra ensenya:
com fem caure espigues d'or,
quan convé seguem cadenes!

Bon cop de falç!
Bon cop de falç, defensors de la terra!
Bon cop de falç!

inviata da Riccardo Venturi - 2/10/2017 - 19:29




Lingua: Italiano

Traduzione italiana (da it.wikipedia)

I MIETITORI

Catalogna, trionfante,
tornerà ad essere ricca e grande!
Torni indietro questa gente
tanto presuntuosa e tanto superba!

Buon colpo di falce!
Buon colpo di falce, difensori della terra!
Buon colpo di falce!

È giunta l'ora mietitori!
È giunta l'ora di stare all'erta!
Per quando verrà un altro giugno
teniamo affilati gli arnesi!

Buon colpo di falce!
Buon colpo di falce, difensori della terra!
Buon colpo di falce!

Che tremi il nemico
vedendo la nostra insegna:
come facciamo cadere le spighe dorate,
quando è opportuno seghiamo le catene!

Buon colpo di falce!
Buon colpo di falce, difensori della terra!
Buon colpo di falce!

inviata da Riccardo Venturi - 3/10/2017 - 03:23




Lingua: Catalano

Il canto di provenienza.

romacata

Il testo del canto di provenienza dei Segadors proviene, come già accennato nell'introduzione, dal recupero di un canto popolare del XVIII secolo effettuato dal grande filologo e scrittore Manuel Milà i Fontanals (1818-1884). Fu pubblicato nel 1882, due anni prima della sua morte, nel Romancerillo Catalán – Canciones Tradicionales, una storica raccolta di canti tradizionali catalani cui abbiamo in questo sito per il testo della Cançó del comte l'Arnau. Come già si ebbe ad avvertire in quella pagina, l'ortografia catalana usata da Milà i Fontanals è abbastanza differente da quella catalana odierna, ed anche alcune forme linguistiche sono arcaiche. Il testo è ovviamente del tutto privo del ritornello moderno di Ernest Moliné: va detto, perché alcuni lo infilano anche nel canto antico. [RV]

Manuel Milà i Fontanals.
Manuel Milà i Fontanals.



La versione tradizionale del canto interpretata dalla Coral Sant Jordi.
ELS SEGADORS

Catalunya, comtat gran
qui t'ha vist tant rica i plena.
Ara el rei nostre senyor
declarada ens té la guerra.

Lo gran comte d'Olivar
sempre li burxa l'aurella:
“Ara és hora, nostre rei
ara és hora que fem guerra”.

Contra de los catalans
ja ho veieu quina n'han feta:
seguiren viles i llocs
fins al lloc de Riudarenes,

n'han cremada una església
que Santa Coloma es deia,
cremen albes i casulles
los calzes i les patenes.

I el Santíssim Sagrament
alabat sigui per sempre.
Mataren un sacerdot
mentres que la missa deia.

Mataren un cavaller
a la porta de la iglésia,
Don Lluís de Furrià
i els àngels i fan gran festa.

El pa que no era blanc
deien que era massa negre,
lo davan an als cavalls
sols per assolar la terra.

Lo vi que no era bo
engegaven les aixetes,
lo tiraven pels carrers
sols per a assolar la terra.

A presència dels seus pares
deshoraven les donzelles.
En daven part al virrei
del mal que aquells soldats feien:

“Llicència els he donat io
molta més se'n poden prendre”.
A vista de tot això
s'és esvalotat la terra.

Entraren a Barcelona
mil persones forasteres,
entren com a segadors
com eren a temps de sega.

De tres guàrdies que n'hi ha
ja n'han morta la primera.
En mataren el virrei
a l'entrant de la galera.

Mataren als diputats
i als jutges de l'Audiència.
Anaren a la presó
donen llibertat als presos.

Lo bisbe els va beneir
amb la mà dreta i esquerra:
“On és vostre capellà?
A on és la vostra bandera?”

Varen treure el bon Jesús
tot cobert amb un vel negre:
"Aquí és nostre capità
aquí és nostra bandera.

A les armes catalans
que us han declarat la guerra”.

inviata da Riccardo Venturi - 3/10/2017 - 04:59




Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Riccardo Venturi
3 ottobre 2017 06:08


Interpretato da Rafael Subirachs nel 1976.
I MIETITORI

Catalogna, gran contea,
chi t'ha vista sì ricca e grande!
Ora il re Nostro Signore
dichiarata ci ha la guerra.

Al gran conte di Olivares
sempre gli pizzican gli orecchi:
“Ora è l'ora, nostro re,
Ora è l'ora di far guerra.”

Contro tutti i catalani
già vedete che ne han fatta:
percorsero città e paraggi
fino al paese di Riu d'Arenes,

Là bruciarono una chiesa
che si chiamava Santa Coloma,
bruciano albe e casùle, [1]
i calici e le patene. [2]

E il Santissimo Sacramento
lodato sia per sempre.
Ammazzarono un sacerdote
mentre diceva la messa.

Ammazzarono un cavaliere
sul portale della chiesa,
Don Lluís de Furrià,
a cui gli angeli fanno gran festa.

Il pane, che non era bianco,
dicevan ch'era troppo nero :
lo davano ai cavalli
solo per devastare la terra.

Del vino, che non era buono [3],
aprivano gli zaffi
e lo spargevano per le strade
solo per bagnare la terra.

In presenza dei genitori
disonoravano le fanciulle.
E mettevano a parte il Viceré
del male che quei soldati facevano:

“Il permesso glielo ho dato io,
molto di più se ne posson prendere.”
Nel vedere tutto questo
scende in rivolta la terra.

Entrarono in Barcellona
mille persone da fuori,
entran come mietitori,
come fossero in tempo di messe.

Di tre guardie che c'erano
ammazzarono la prima.
Ammazzarono il Viceré
all'ingresso della prigione.

Ammazzarono i deputati
e i giudici del Tribunale.
Andarono alla prigione
e liberano i prigionieri.

Il vescovo li benedisse
con la destra e la sinistra:
“Dov'è il vostro cappellano?
Dov'è la vostra bandiera?”

Portarono il buon Gesù
tutto coperto d'un velo nero:
“Ecco il nostro capitano,
questa è la nostra bandiera.

All'armi, catalani,
ché ci han dichiarato guerra!”
[1] Paramenti sacri. L'alba è il lungo camice bianco indossato dal sacerdote, la casùla è la veste liturgica indossata durante la messa.

[2] La patena è il calice basso dove si recano le ostie consacrate per la comunione.

[3] Frase sempre in dipendenza da "dicevano" della strofa precedente.

3/10/2017 - 06:11


....non dimentichiamo Charlie Haden:

Flavio Poltronieri - 2/10/2017 - 20:53


Pagina principale CCG

Segnalate eventuali errori nei testi o nei commenti a antiwarsongs@gmail.com




hosted by inventati.org