Lingua   

The Last Refugee

Roger Waters


Lingua: Inglese


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(Roger Waters)
Is This the Life We Really Want?
(Roger Waters)
Broken Bones
(Roger Waters)


(2017)
Terzo singolo che anticipa dall'album "Is This the Life We Really Want?"
Parole e musica di Roger Waters
Video di Sean Evans

 The Last Refugee


Il video si apre con l'immagine di una donna, che dorme sul pavimento in un grande edificio completamente abbandonato. Comincia a ballare e in un flashback ritornano le immagini di lei che danza nella sua casa che ha dovuto abbandonare.

La donna si dirige poi verso il mare, aspettandosi di trovare la figlia che gioca nella sabbia, ma trova solo una bambola abbandonata restituita dalle onde.



Lie with me now
Under lemon tree skies
Show me the shy, slow smile
you keep hidden by warm brown eyes

Catch the sweet hover of lips just barely apart
And wonder at loves sweet ache
And the wild beat of my heart

Oh, rhapsody tearing me apart

And I dreamed I was saying
goodbye to my child
She was taking a last look at the sea
Wading through dreams,
up to our knees in warm ocean swells
While bathing belles, soft beneath
Hard bitten shells punch their iPhones
Erasing the numbers of redundant lovers

And search the horizon
And you'll find my child
Down by the shore
Digging around
for a chain or a bone
Searching the sand
for a relic washed up by the sea

27/5/2017 - 13:15




Lingua: Inglese

La trascrizione degli annunci alla radio che introducono la canzone
Announcers:"And it's also the end of broadcasting for Thursday, the end of broadcasting for 1970"
"Southwesterly, six to gale eight. Occasionally, severe gale nine"
"At the third stroke, it will be 11:24 and 50 seconds"
"At the third stroke, it will be 11:25, precisely"
"This is the British Broadcasting Corporation"
"At the third stroke it will be 8:57, precisely"
"[?] southwesterly, 4 or 5, otherwise variable [?] northerly in the southeast"
"A happy new year to you all"
"At the third stroke, it will be 11:25, precisely"
"Goodnight, everyone"

7/9/2017 - 09:17




Lingua: Italiano

Tentativo di traduzione di Lorenzo Masetti con molti dubbi
L'ULTIMA RIFUGIATA

Sdraiati qui con me adesso
Sotto cieli di alberi di limone
Mostrami il sorriso timido e lento
che tieni nascosto sotto i tuoi caldi occhi castani

Cogli il dolce esitare di labbra che si sfiorano
e meravigliati del dolce dolore dell'amore
E del battito selvaggio del mio cuore

Oh, rapsodia che mi riduci a brandelli

E ho sognato che dicevo
addio a mia figlia
Stava dando un'ultima occhiata al mare.
Scrutava i sogni
fino alle ginocchia nelle calde onde dell'oceano
mentre le bellezze al bagno, docili sotto
pallottole caparbie (?) colpiscono i loro iPhone
cancellando i numeri di amanti superflui

E se cerchi all'orizzonte
troverai mia figlia
sul bagnasciuga
che scava in cerca
di una catenina o un osso
che cerca nella sabbia
un cimelio portato dal mare

11/6/2017 - 23:25




Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Riccardo Venturi
12-6-2017 10:32

Due parole per il Maso e per chi fa “tentativi di traduzione”. Secondo me, come ho detto tante volte, la “traduzione” non esiste proprio, e quindi non esistono nemmeno “tentativi”. Davanti a un testo, se lo si desidera comunque rendere, occorre essere, a scelta, o arrogantemente modesti, o modestamente arroganti. Il vecchio Ariodante Marianni, di fronte alle poesie di Dylan Thomas, rivendicava a chiare lettere di non conoscere a sufficienza l'inglese (così come Montale, traducendo una sola poesia dello stesso Dylan Thomas, scrisse in realtà una poesia di Montale del tutto autonoma). Senza volere arrivare a tanto, ho sempre creduto che questo sia l'atteggiamento più corretto. Lasciarsi prendere dalla “imagery” di un testo, spararcisi dentro e lasciando uscire, necessariamente, se stessi (o meglio, se stessi nel dato momento in cui si effettua l'atto di “tradurre”; dieci minuti dopo potrebbe essere tutto diverso). Ciò che sta sotto è come ho inteso il testo di Roger Waters, accogliendo peraltro alcuni punti del “tentativo” del Maso che mi sembrano particolarmente felici. Non mi sono attenuto alla scansione ritmica dei versi e non do giustificazioni delle particolari scelte. Una traduzione, che naturalmente non esiste e vorrei ribadirlo, non dovrebbe essere mai un “tentativo” e, per essere autentica e valida dovrebbe essere sanamente e ironicamente sbagliata (anche perché gli autori sono usualmente i primi ad ignorare del tutto “che cosa volevano dire”, fortunatamente). Insomma, quel che volevo dire è che non bisogna mai avere timori di fronte a un testo, e non trincerarsi dietro dichiarati “tentativi”: una cosa, o la si fa, o non la si fa. Che si sia traduttori di professione o per vocazione, o che ci si prendano venti minuti ritagliati dalla propria attività (o inattività) quotidiana. Che si conosca una data lingua fin nelle minuzie, o che la si conosca poco o punto. Ma rivendicando sempre le proprie cose, che sono frutto di noi stessi, come “traduzioni”, con benefica e cosciente ironia e, perché no, amore. Saluti.
L'ULTIMA PROFUGA

Ora stenditi assieme a me
Sotto cieli gialli e aspri
E aprimi poco a poco quel sorriso timido
Che nascondi col calore dei tuoi occhi castani

Cogli il dolce esitare di labbra che si sfiorano
E meravìgliati del dolce dolore dell'amore
E del battito incontrollato del mio cuore

Oh, rapsodia che mi riduci a brandelli

E ho sognato che dicevo
Addio a mia figlia,
Stava dando un ultimo sguardo al mare
Mentre noi stavamo con l'acqua alle ginocchia
Nelle calde onde lunghe oceaniche
E bellezze al bagno, docili sotto
Parvenze decise, spippolavano sugli iPhones
Per cancellare i numeri di amanti superflui

Scruta l'orizzonte
E troverai mia figlia
Giù sulla battigia
A scavare tutt'attorno
In cerca di una catenina o di un osso
A cercare nella rena
Qualcosa come una reliquia,
Un resto dilavato portato dal mare.

12/6/2017 - 10:34


Questa cosa del tentativo me l'ha attaccata BB che scrive sempre "tentativo", ma hai ragione, ogni traduzione è sempre un tentativo quindi non importa neanche scrivercelo. O, come dice Marco Valdo, le sue sono versioni che sono completamente un'altra cosa rispetto al testo originale. Io qui più che altro avevo scritto tentativo perché onestamente non avevo idea di come tradurre "soft beneath / Hard bitten shells". Ero indeciso se shells fossero pallottole o conchiglie... poi tu mi tiri fuori "parvenze"...

La canzone in ogni caso è bella e commovente ed il video aiuta molto a capirla meglio.

Maso - 12/6/2017 - 11:11


Beneath the shell of... "sotto la parvenza di..."; a mere shell of religion "una pura parvenza di religione" ecc. Può darsi anche che ci sia una sorta di riferimento, o citazione, dal famoso film "Bathing beauties" ("Bellezze al bagno") con Esther Williams, in cui le bellezze uscivan fuori anche da conchiglie; o, chissà, mi è venuta a mente pure la Venere botticelliana (che ora verrebbe senz'altro presa per una profuga). Peraltro, Roger Waters usa qui un termine come "belles", che è parecchio arcaico, fuori dal comune. Ci sarebbe anche da dire che le "parvenze" mi sono sembrate un po' confermate dal "beneath", che per "sotto" si usa oramai soltanto in senso figurato, non propriamente locale (a nessuno verrebbe mai in mente di dire There's an apple beneath the table). Ad ogni modo, lungi da me dall'imporre o "suggerire caldamente" alcunché; ognuno può etichettare come gli pare quello che traduce. E' però, lo ammetto, una mia "fissa", specialmente quando si è in presenza di testi in lingua inglese. L'inglese è, o era, una lingua altamente immaginifica, ma ha una "imagery" incrociata con il suo understatement, che ne fanno una lingua molto, molto, molto difficile. Forse, chissà, fra un centovent'anni potrò dire di averla imparata nelle barbe, e allora smetterò di tradurre. Salud!

Riccardo Venturi - 12/6/2017 - 12:03


che siano conchiglie, parvenze o pallottole, il significato mi sembra chiarissimo: le bellezze al bagno sono il simbolo del mondo occidentale che di fronte alla tragedia dell'immigrazione continua a fregarsene e spippolare sul telefonino. Come quella foto terribile della spiaggia in Spagna con il cadavere di un poveraccio ripescato dal mare e la gente intorno che continua a prendere il sole e a chiacchierare sotto l'ombrellone...

Lorenzo - 12/6/2017 - 12:13


Grazie per le vostre traduzioni/interpretazioni.
Un piacere avervi letto, un'emozione che si ripete ogni volta che ascolto questo brano.
Non ho ancora preso l'ultimo album di Waters (conosco i tre singoli usciti) ma per ora "the last refugee" è come se mi appagasse appieno...

Andrea Barletta - 8/7/2017 - 17:53


Deux mots pour Maso et pour tout qui fait des « tentatives de traduction »

de Riccardo Venturi
12-6-2017 10:32

Selon moi, comme je l’ai dit tant de fois, la « traduction » n’existe pas vraiment, et donc des « tentatives » n’existent même pas. Face à un texte, qu’on désire de toute façon rendre, il faut être, au choix, ou suprêmement modestes, ou modestement arrogants. Le vieil Ariodante Marianni, face aux poésies de Dylan Thomas, revendiquait clairement ne pas connaître véritablement l’anglais (tout comme Montale, en traduisant une seule poésie du même Dylan Thomas, écrivit en réalité une poésie de Montale entièrement autonome). Sans vouloir aller si loin, j’ai toujours cru que c’était l’attitude la plus correcte. Se laisser prendre à l’« imagery » (au monde imaginaire) d’un texte, se laisser couler au dedans et en de laissant surgir, nécessairement, soi-même (ou mieux, soi-même à l’intant de l’acte « de traduire » ; dix minutes après, ce pourrait être tout différent)… Une traduction ne devrait jamais être une « tentative » et, pour être authentique et valable, elle devrait être sainement et ironiquement fausse (du fait même que les auteurs sont généralement les premiers à ignorer entièrement « ce qu’ils voulaient dire », et c’est une chance). En somme, ce que je voulais dire est qu’il ne faut jamais avoir peur face à un texte, et ne pas se retrancher derrière des « tentatives » : de deux choses, l’une, ou on le fait, ou on ne le fait pas. Qu’on soit des traducteurs de profession ou par vocation, ou qu’elles nous prennent vingt minutes tirées de notre activité (ou inactivité) quotidienne ; qu’on connaisse la langue jusque dans les moindres détails, ou qu’on la connaisse peu ou prou, mais qu’on revendique toujours nos œuvres, qui sont des parts de nous-mêmes, comme « traductions », avec une ironie bienveillante et consciente et, pourquoi pas, avec amour.

Et petit commentaire annexe de Marco Valdo M.I.

Venturi parle d’or, comme habituellement Lucien l’âne. Et croyez-le, c’est un grand compliment.
Il est heureux qu’il s’exprime aussi nettement sur ce sujet central des Chansons contre la Guerre et je voudrais appuyer sa réflexion, même si j’ai déjà souvent abordé la chose.
Comme on a souvent pu le deviner, je ne suis absolument pas un traducteur de profession ; bien loin de là et hors de ma langue quotidienne – le français – je ne connais aucune autre langue. Certes, j’ai eu des cours de langue (très exactement 8 langues et j’étais particulièrement mauvais, sauf en ce qu’on appelait la « version »), mais c’était il y a très longtemps.
J’ai commencé à traduire bien plus tard et à ce moment j’ai choisi une langue, qui ne figurait pas parmi celles dont on m’avait enseigné des rudiments.
Cette langue, c’est l’italien et le premier texte que j’ai « traduit » était « Il Gattopardo » de Lampedusa. Ce fut ardu.
Par hasard, je suis tombé sur un livre de Carlo Levi et là, la machine s’est emballée ; j’ai traduit ainsi des centaines de pages de Levi. Au point que du côté dela Fondazione Carlo Levi, on disait (Gigliola Di Donato, la biographe de Levi) que j’étais « stregato da Levi ».
L’autre grand hasard, ce fut la rencontre des Chansons contre la Guerre ; comme on sait, un monde fascinant dans lequel on peut se perdre et je m’y suis perdu. C’est à ce moment que j’ai cherché un compagnon d’équipée (semblable au Virgile de Dante ou de Levi) pour traverser ces territoires inconnus et ce fut l’entrée en catimini de Lucien l’âne.
Pour ce qui est de l’art de la traduction, il convient de dire de façon générale qu’une traduction est en soi une œuvre originale, distincte de celle qu’elle prétend « traduire ». En cela Venturi a raison, la traduction n’est pas simple translation ; elle est recréation. Et dans le domaine de la chanson, c’est encore plus net ; il suffit de comparer (en dehors de textes canoniques ou quasiment sacrés comme L’Internationale) les différentes versions qui peuvent exister d’une même chanson d’origine. Prenez « The House of Rising Sun » et vous verrez ou les adaptations italiennes de certaines chansons de Brassens : Margoton devient Bocca di Rosa.
Finalement, pour ce qui me concerne, les versions que je donne de chansons reposent sur le fait que je traduis pour comprendre (je n’ai donc pas connaissance a priori de ce que signifie le texte de départ) et que à la manière du peintre ou du sculpteur, je crée un tableau qu’on peut considérer comme ce que j’ai perçu de l’image d’origine. Cela dit, il en va comme en peinture, chaque peintre produira une image particulière et il pourra d’ailleurs en produire plusieurs fort différentes l’une de l’autre. Et comme le peintre, j’avance par étapes successives, modifiant l’image jusqu’au moment où elle me satisfait.

Marco Valdo M.I. - 8/7/2017 - 20:52


io credo che non si parli nè di pallottole decise nè di parvenze, ma di unghie finte (conchiglie dure) che picchettano sugli iphones, e Rhapsody sia inteso come Rapimento, Euforia, Emozione ..

valter - 4/9/2017 - 19:27


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