Lingua   

Suola ja noaiddi

anonimo


Lingua: Sami (Altre) (Sami di Kemi / Kemi Sami)


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Raccolta da Jakob Fellman a Utsjoki [Ohcejohka], nell'estremo nord della Finlandia, circa verso il 1830.
Fonte: Jakob Fellman, Anteckningar under min vistelse i Lappmarken, parte 2, Lappska sånger och sagor (in traduzione svedese). Borgå (Porvoo), P. Wiederholm, 1844. Riedizione: 1906, Helsingfors, Finska Litteratursällskapets Tryckeri, II, pp. 254-259
Testo Sami: Otto Donner, Lappalaisia lauluja, Helsinki 1876, pp. 155 ss.
Collected by Jakob Fellman in Utsjoki [Ohcejohka], Northern Finland, about 1830.
Source: Jakob Fellman, Anteckningar under min vistelse i Lappmarken, Part 2, Lappska sånger och sagor (in a Swedish translation). Borgå (Porvoo), P. Wiederholm, 1844. Reissue: 1906, Helsingfors, Finska Litteratursällskapets Tryckeri, II, pp. 254-259
Sami text: Otto Donner, Lappalaisia lauluja, Helsinki 1876, pp. 155 ff.


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Jakob Fellman (1795-1875).
Jakob Fellman (1795-1875).
The monumental collection of memories, naturalistic observations and Sami folktales, legends and songs by the Lutheran priest Jakob Fellman (Jaakko Fellman in Finnish form, born in Rovaniemi on 25 March 1795 and died in Lappajärvi on 8 March 1875) was first published 1844 in Borgå (i.e. the Finnish city of Porvoo) by P. Widerholm. Fellman's Anteckningar under min vistelse i Lappmarken ("Notes and Observations Taken During my Stay in Lapland") were entirely written in Swedish, the only culture language used in Finland at that time, but Jakob Fellman also spoke and wrote fluently Finnish and Kemi Sami, the Lappish variety then spoken in the Lappmark and now totally extinct. The "Notes and Observations" by Jakob Fellman included a collection of traditional songs, his Sami translation of some parts of the Gospels and a small Kemi Sami-Swedish glossary: these are the only written documents in that language. Between 1819 and 1832, Jakob Fellman was appointed priest in Utsjoki, where he preached in the local language; among the songs he heard and collected, there is this Suola ja noaiddi, which Fellman presented exclusively in a full Swedish translation. The original Sami song remained unavailable until 1876, when the Finnish philologist, linguist and politician Otto Donner included it into his Lappalaisia ​​lauluja ("Lappish Songs"; Helsinki / Helsingfors 1876, pp. 155 ff.) provided with a Finnish translation. Unfortunately, the Sami text given by O. Donner was not the complete song heard and fully translated into Swedish by Fellman; therefore, Jakob Fellman's Swedish translation is the only true "complete text" of the song in its original form, or rather in its forms since there must have been several different versions. None of these versions has ever been heard, nor rediscovered; the surviving incomplete text given by Donner, his annotated Finnish translation and the Swedish version by Jakob Fellman were then presented together in the Volume II of the re-edition of the Anteckningar, published in 1906. We have however chosen to build this page starting from the Sami text given by Donner and then resumed in the 1906 Anteckningar edition (with the warning that "some print errors have been corrected").

Otto Donner (1835-1909)
Otto Donner (1835-1909)
The original Sami lyrics of this very old song, known in recent times from an English version recorded by the Norwegian folksinger Moddi, have been the object of long and painstaking research by AWS staff. Only five lines from the song, given in a somewhat modernized (or standardized) language form, are included in a small number of websites and online pdf files, nothing but a mere quotation to be found in articles or short essays. The complete Sami lyrics of the song have been finally encountered where they most logically were to be found: their original source. Jakob Fellman's Anteckningar under min vistelse i Lappmarken (1906, II, 254-259) has been totally scanned and digitized in all its four parts by Digitoidut Aineistot, the online library service of the Town Council of Rovaniemi, Finland (there's also a complete reproduction of Fellman's first edition of 1844, Borgå, P. Widerholm). Reproducing the Sami song from the digitized pdf document has proved somewhat problematic: as there's no way of copying and pasting written material from this kind of documents, the song (and its Swedish and Finnish translations) has been transcribed directly into a doc file, and then transferred to the AWS site page with its incredibly huge number of special characters and diacritics. One of these is not included in Unicode sets of characters, and has been replaced by [ ṫ ]. A Norwegian translation, or rewriting, by prof. Harald Gaski has also been included. Our hope is offering a really complete page on this old Sami song. [RV]

Note. The five “modernized” lines of the song to be found in the above mentioned articles and essays have been removed into a footnote, and shown in bold type in the main bulk of the lyrics.

La monumentale raccolta di memorie, osservazioni naturalistiche, racconti, leggende e canti Sami del pastore luterano Jakob Fellman (in forma finlandese Jaakko Fellman, nato a Rovaniemi il 25 marzo 1795 e morto l'8 marzo 1875 a Lappajärvi) fu pubblicata per la prima volta nel 1844 a Borgå (vale a dire la città finlandese di Porvoo) presso l'editore P. Widerholm. Intitolata Anteckningar under min vistelse i Lappmarken (“Annotazioni durante il mio soggiorno in Lapponia”), era stata interamente redatta in lingua svedese, unica lingua di cultura usata nella Finlandia dell'epoca; ma Jakob Fellman parlava e scriveva correttamente anche il finlandese e il Sami di Kemi, la varietà lappone allora parlata nel Lappmark e adesso totalmente estinta. Le “Annotazioni” di Jakob Fellman contenenti alcuni canti tradizionali da lui raccolti, la sua traduzione di alcune parti dei Vangeli e il suo piccolo dizionario sami di Kemi-svedese, sono gli unici documenti scritti che possediamo di quella lingua. Tra il 1819 e il 1832, Jakob Fellman fu parroco di Utsjoki, dove predicava nella lingua locale; tra i canti da lui uditi e raccolti, questo Suola ja noaiddi, che Fellman presentò integralmente tradotto in svedese. Per avere il testo in Sami occorse attendere il 1876, quando il filologo, linguista e uomo politico finlandese Otto Donner lo inserì nelle sue Lappalaisia lauluja (“Canti lapponi”; Helsinki / Helsingfors 1876, pp. 155 e ss.) assieme ad una traduzione finlandese. Sfortunatamente, il testo in Sami dato dal Donner non era quello completo udito dal Fellman, e che era stato da lui tradotto in svedese; indi per cui, la traduzione svedese di Jakob Fellman è l'unico vero “testo completo” del canto nella sua forma originale, o meglio nelle sue forme dato che dovevano esisterne più versioni differenti. Nessuna di queste versioni è mai stata né udita, né ritrovata; il superstite testo incompleto dato dal Donner, la sua traduzione finlandese annotata e la versione svedese di Jakob Fellman vennero poi presentate tutte assieme nel II Volume della riedizione delle Anteckningar, pubblicata nel 1906. Abbiamo scelto comunque di strutturare questa pagina a partire dal testo Sami dato dal Donner e poi ripreso nelle Anteckningar del 1906 (con l'avvertenza che “alcuni errori linguistici erano stati corretti”).

Il testo originale Sami di questa antichissima canzone, nota in tempi recenti dalla versione inglese incisa dal folksinger norvegese Moddi, è stato oggetto di una lunga e difficoltosa ricerca da parte dello staff delle CCG. Solo cinque versi della canzone, dati in una forma linguistica modernizzata (o standardizzata), sono reperibili in uno scarso numero di siti e files pdf online, null'altro che una mera citazione presente in articoli o brevi saggi. Il testo completo Sami della canzone è stato finalmente reperito laddove doveva trovarsi nel modo più logico: la sua fonte originale. Le Anteckningar under min vistelse i Lappmarken (1906, II, 254-259) di Jakob Fellman sono state scannerizzate e digitalizzate completamente, in tutte le sue quattro parti, da Digitoidut Aineistot, il servizio bibliotecario online del Comune di Rovaniemi, Finlandia (esiste anche una riproduzione completa della prima edizione dell'opera del Fellman, Borgå, P. Widerholm, 1844). La riproduzione della canzone a partire dal documento pdf digitalizzato si è rivelata alquanto problematica: poiché non c'è modo di copiaincollare materiale scritto da tali documenti, la canzone (e le sue traduzioni in svedese e finlandese) sono state trascritte direttamente in un file doc, e poi trasferite nella pagina CCG con la sua incredibile quantità di caratteri speciali e segni diacritici. Uno di questi non è incluso nella tabella caratteri Unicode, ed è stato quindi sostituito con [ ṫ ]. E' stata inclusa nella pagina anche una traduzione, o riscrittura norvegese del prof. Harald Gaski. La nostra speranza è quella di offrire una pagina davvero completa su questa antica canzone Sami. [Riccardo Venturi, 9/10 luglio 2018.]

Nota.. I cinque versi “modernizzati” della canzone che si trovano nei summenzionati articoli e saggi sono stati spostati in una nota a margine, e indicati in grassetto nel corpo del testo.

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Suola ja noaiddi nell'edizione 1906 delle Anteckningar di Jakob Fellman (Otto Donner, Lappalaisia lauluja, 1876.
The original Sami text of Suola ja noaiddi in the 1906 edition of Jakob Fellman's Anteckningar Otto Donner, Lappalaisia lauluja, 1876
"Seuraava laulu, josta vaan otan otteita, koska sen 160 säkeessä ei ole mitään erittäin merkillista, tarkoittaa Fellmanin tuuman mukaan taistelua uudin-asukasten, jotka tahtoivat anastaa maalohkoa, ja vanhan omistajan, noidan, välillä. Pakanalliset käsitteet ovat kuten edellisessä laulussa vielä kokonaan vallalla. Jokaisella todellisella noidalla täytyy ainakin olla se voima, että voi muuttautua eläinhaamuun." [1]

Suola.
Ibmilam lǟ tāl vāʓašǟmin.
Mon läm valldam ǟdnam šaṫṫuit,
Rǟsiṫ, mūrjit, čoaggám läm,
Muorait, keđkiṫ adnam läm;
Im läk valldam orruōmīṫ,
Ǟdnam šaṫṫuit ain lam valldam.
Olmus vāʓi mu lusa,
Cēlki mu suolan lǟmin.

Noaiddi.
Ik ton touta ǟdnam lǟgi,
Ikkos tieđi mu lǟmin.
Kǟča šaṫṫuit ja vạltti vāra,
Vuätti muorain mǟrkait,
Rǟsiṫ maita kǟča nubpi lākkai.

Suola.
Kīppes läk ton olmai,
Lǟkko don olmai olmuš?
Tego läk ton Ibmil,
Toṅko läk rǟsi takkam,
Toṅko läk maita muorait takkam?
Ikkos läk ton ǟdnam kudna.
Tiurrin jođak nutko moṅge
Rǟsik ại läk tu,
Muorak, käđkik maita ại läk mīn,
Isiṫ läge ominaṫ.
Puärri lä maita mī puärri lä,
Moṅge tieđam maita lǟmin tuge,
Čạppis noaiti, ǟdnam alt.
Oru toṅge sajistaṫ
Ani rǟsīṫaṫ, mait ton šaddaṫäčak.

Noaiddi.
Suola, noaiddi rosatǟba,
Maṅgimusta mātkuštǟba,
Jogaiṫ, jäurriṫ jottalǟba,
Muoraiṫ, keđkīṫ koučaṫǟba.
Poárrasīn lǟ juigujuvvum
Noaiti fidnu (noiduđak) abmasīta.
Ạiggi poatta, ạiggi manna,
Noaiṫik läk kivssïđạdjik,
Kāstatis rīkait kāṫtastallik,
Fastis mǟnuiđǟsikuin vaibaṫạddik,
Aikilạssi orruk javutaga,
Jiednađalla maita jenadam ạiki,
Läge, läge toṅke lagapustaṫ.
Tokku manna, toppi poatta,
Ī noaiddi puvti maidin (maidigen) ṫakkat,
Poágustuvvu faṅgavuođa tilist
Suormak orruk ńualgga roakkutkätta.
Läge, läge isiṫ ton,
Suola, läk ton herran pǟssam,
Tai mūrjī, kēđkī, rǟsī ala;
Ani, ani jiečaṫ ēriti;
Kost ton poadak, toppi (tokku) manak.
Läm, läm mon tū pạdjeli
Manam, manam, vālṫam, pijam,
Suppim ja täučastam tu ēriti.
[2]

Suola.
Te ton nogak tuššin, noaiddi pạrggi.
[1] Otto Donner, Lappalaisia Lauluja, Helsingfors 1876, s. 155 ff. Några tryckfel äro rättade.

[2] Ane, ane iezat eret 
Gos don boadát, dohko manat 
Lean, lean mun du badjelii 
Manan, manan, válddán, bijan 
Suhppen ja deavccastan du eret

inviata da Dq82 + RV - 7/1/2017 - 11:05




Lingua: Svedese

La traduzione svedese completa di Jakob Fellman (v. introduzione)
Jakob Fellman's complete Swedish translation (see Introduction)
Komplett svensk översättning av Jakob Fellman (s. Inledning)
Jaakko Fellmanin täydellinen ruotsinkielinen käännös (k. Johdanto)


Utsjoki / Ohcejohka. La chiesa parrocchiale e una capanna in legno. Utsjoki/Ohcejohka. The parish church and a log cabin.
Utsjoki / Ohcejohka. La chiesa parrocchiale e una capanna in legno. Utsjoki/Ohcejohka. The parish church and a log cabin.


Jakob Fellman, Anteckningar 1906, p. 256-259. See Introduction on the nature of this translation: as a matter of fact, it is the only version of the song that is really complete. The Swedish translation is reproduced here in the language and spelling form of that time: the language used is high-falutin literary Swedish. The spelling forms of the epoch have been noted in footnotes including the current spelling; also the editor's original notes have been included. However, the 1906 editor warns that the translation is not clear in some points, and that it is probably a first draft.

Jakob Fellman, Anteckningar 1906, pp. 256-259. Sulla natura della traduzione, si veda l'introduzione: si tratta in realtà dell'unico testo veramente completo della canzone. La traduzione svedese viene riprodotta nella forma linguistica e ortografica dell'epoca: si tratta di uno svedese letterario molto elevato. Le forme ortografiche dell'epoca sono segnalate in note contenenti la forma corrente; sono state inserite anche le note originali. L'editore del 1906 avverte però che, in alcuni punti, la traduzione non è chiara, e che si tratta probabilmente di una prima stesura. [RV]
TJUFVEN OCH NÅIDEN

Tjufven. [1]
Min gud är på vandring.
Jag har tagit jordens växter,
gräs (och) bär jag samlat har,
träd och stenar jag begagnat;
ej jag tagit bosattes egendom,
jordens växter har jag alltid begagnat.
En menniska [2] kom till mig,
sade mig vara tjuf. [3]

Nåiden.
Ej du känner landets bruk (lag),
vet du icke mig vara till,
se på växterna och tag i akt,
se märkena i träden,
gräset äfven [4] på annat vis.

Tjufven.
Hvem [5] är du, man,
är du en christen, [6] [7]
måhända är du gud?
Är du äfven skapare af [8] gräs,
är du äfven skapare af träd?
Är du icke jordens stoft?
Som kräldjur vandrar du som jag.
Örterna äro ej dina,
var husbonde öfver [9] ditt eget.
Godt [10] är det, som godt är,
jag vet äfven dig vara till,
svarta troll, på jorden.
Var äfven du på din plats,
behåll ditt gräs, som du kan frambringa.

Nåiden.
Vara skall jag i fred,
med mitt eget, med min egendom,
betesstället är mitt, för mig på dessa ställen.
Du vet mig vara till,
detta land är mitt.
Du, tjuf, är kommen hit,
gräs ifrån marken har du förstört,
stenar, träd söndrat.
Vet du icke mig vara nåid?
Nåiden att söka kommen du är,
nåiden du skall finna.

Tjufven.
Usle nåid med (din) stora mun,
med din toma klädnad,
håll, håll dina fingrar.
Den usle du uslare gör;
jag tager vara på nåiden,
jag hänger ock i trädens qvistar, [11]
som en ekorre jag hoppar.
Du, nåid, som ifrån marken
söker ekorren att mörda,
(som du) ser vara i dina egna träd.
Tjufven det är, som hoppar i ditt träd,
du tror ekorrn vara der. [12]
Slutligen ekorrn slår omkull
nåiden inunder dess träd,
fäller träd på nåiden,
hoppar uppå trädet,
se ekorrn föll på nåiden.
Tjufven är det fälda [13] trädet.
Nåid, vare du maktlös,
tjufven att förslå.
Nåiden kommer slutligen i fängelse,
tjufven blir husbonde,
nåiden måste vara fängslad
utan något brott,
brott af intet äfven blir.
Stackars män, gör dig icke
till gud på jorden.
Äro äfven träden dina?
Hör, hör, arme nåid!
Tjuf!
Onda, onda gerningar [14] gör,
omkring trän du vandrar,
öfver trädens qvistar du går,
stygga nåid, med din trolldom
utan någon dyrkan.
För ditt dag- och nattvak, [15]
för ditt tillegnande [16] af träd och stenar,
för ditt samlande af gräs och träd,
ovälkommen du befinnes, kommande
ifrån din långa vandring. [17]
Nåid, nåid, dina sånger,
sjunga skall du dina tankar,
sjung, sjung om dina fränder,
sjung, sjung om din slägt,
de besjungas som afgudar. [18]
På jorden de uppkalla
vilddjur, bestar
för att öfver skogen herrska.
I sinom tid de ryckas bort,
räknas till de svaga,
att lysa uti röken.
Tröttnad vare af din varelse,
arma nåid, af din trolldom,
din tid vare förkortad.
Tillbaka, tillbaka vänd!
Jorden har blifvit [19] öde,
trollens boningsställen äro besjungna.
Kraftlös vare du, nåid,
än kraftlösare blif; [20]
du tror dig vara nåid,
nåid vara, du,
till än kraftlösare sjungen.
Tjufven befinnes äfven kraftlösare, [21]
Nåid, nåid, du tror mig vara tjuf,
sök ej tjufvens kung,
tjufven sätter nåiden i röken, [22]
fast du tror dig större vara,
ordet han fattar, ordet han finner,
låter maskar vankas (?)
kring den onde nåiden.
Nåid, nåid, hvarför [23] är du så kraftlös?
Ej du kommer på tjufvens spår.
Huru ofta du gjort dig färdig,
utan någon klädnad,
åt de gamle till åminnelse.
Nåid, nåid, du är kraftlös!
Tjufven och nåide kifvas, [24]
slutligen de färdas,
vandrar öfvert åar, elfvar, [25]
klifva [26] öfver träd och stenar;
af de gamle har besjungits
nåidernas verk för efterkommande.
Tiden kommer, tiden går,
nåiderna äro frestare,
hedningarnes land de afundas, [27]
af sina onda gerningar de tröttna,
tidtals äro de tysta,
ljuda äfven.
Ryck och ränn dit, hvadan [28] du kom,
ej nåiden kan något uträtta,
till åtlöje han blir i fängsligt tillstånd,
fingrarne äro raka, oböjliga,
tag gräs emellan dina fingrar.
Nåid, nåid, du har tillegnat [29] dig gräset,
vårdat träd och stenar.
Och trän lemnen [30] I bort!
O nåid, hvarför är du kraftlös,
då du kraftfull varit!
Vårda (dig) om ditt gräs,
husbonde ej du är öfver ditt gräs,
stenar och trän du låter vara.

Nåiden.
Var, var du egare, [31]
tjufven är nu herre vorden
öfver dessa bär, stenar och gräs,
håll, håll dig hädan,
derifrån [32] du kommer, dit du drag,
den vansinnige har genom sitt bedrägeri
den som … [33]
tjuf var du då större?
Än är jag öfver dig,
jag går, jag går, tager, sätter,
kastar, trycker dig bort.

Tjufven.
Då förgås du, arme nåid.
[1] Tjuven.
[2] Människa.
[3] Tjuv.
[4] Även.
[5] Vem.
[6] Kristen.
[7] Läkkos ton olma olmush: är du männers man, eller: är du människa öfver män. “Olmush” begagnas, såsom redan sagts, numera äfven om sådana christna menniskor, som icke äro Lappar.
[8] Av.
[9] Över.
[10] Gott.
[11] Kvistar.
[12] Där.
[13] Fällda.
[14] Gärningar.
[15] v. 75-59, 102 och 137 äro kanske nåidens ord; v. 80-101, 103-136 och 138-142 tjufvens.
[16] Tillägnande.
[17] v. 15
[18] Avgudar.
[19] Blivit.
[20] Bliv.
[21] v. 15
[22] Härmed, liksom ock i v. 88, afses måhända att nåiden skulle dömas till bålet, eller ock att “tjufven” skulle antända skogen och sålunda göra vistelsen för nåiden der omöjlig. Jfr. Del I s. 254 och 654.
[23] Varför.
[24] Kivas.
[25] Älvar.
[26] Kliva.
[27] Avundas.
[28] Vadan.
[29] Tillägnat.
[30] Lämnen.
[31] Ägare.
[32] Därifrån.
[33] Här saknas påtagligen något.

inviata da Riccardo Venturi - 11/7/2018 - 01:48




Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Riccardo Venturi
(Dalla versione svedese di Jakob Fellman)
Italian translation by Riccardo Venturi
(From Jakob Fellman's Swedish version)
Italiensk översättning av Riccardo Venturi
(Från Jakob Fellmans svensk version)
Riccardo Venturin italiankielinen käännös
(Jaakko Fellmanin ruotsinkielisestä versiosta)
11 luglio 2018 19:02

Incisione del XVIII secolo rappresentante uno sciamano lappone col suo tamburo magico (meavrresgárri). L'incisione fu realizzata da O. H. Von Lode per il libro di Knud Leem “Beskrivelse over Finnmarkens Lapper, deres Tungemaal, Levenmaade og forrige Afgudsdyrkelse”.
Incisione del XVIII secolo rappresentante uno sciamano lappone col suo tamburo magico (meavrresgárri). L'incisione fu realizzata da O. H. Von Lode per il libro di Knud Leem “Beskrivelse over Finnmarkens Lapper, deres Tungemaal, Levenmaade og forrige Afgudsdyrkelse”.


Due parole del traduttore. La traduzione italiana non poteva che partire dalla versione svedese di Jakob Fellman. Per due motivi: il primo è la sua completezza, cui più volte è stato accennato sia nell'Introduzione che nei commenti alle varie versioni, e il secondo è che non avrei comunque mai potuto tradurre da una qualche parlata Sami. In apposite note sono state tradotte anche le note originali presenti nelle Anteckningar del 1906, che in un certo qual modo gettano un po' di luce sulla vicenda narrata nel canto. Alcuni punti della versione svedese di Jakob Fellman, come detto, sono tutt'altro che chiari.
IL LADRO E LO SCIAMANO

Il Ladro.
Il mio dio sta vagando.
Ho preso le piante della terra,
erbe e bacche ho raccolto,
di alberi e pietre mi son servito;
non ho preso la proprietà di chi ci abitava,
di piante della terra sempre mi son servito.
Venne da me un uomo
dicendomi che ero un ladro.

Lo Sciamano.
Tu non conosci gli usi (la legge) di questa terra,
tu non sai che io sono qui,
guarda le piante e fai attenzione,
vedi i segni sugli alberi,
guarda anche le piante in un altro modo.

Il Ladro.
Chi sei tu, uomo,
sei un cristiano [1]
o forse sei un dio?
Sei magari tu che hai creato l'erba,
sei magari tu che hai creato gli alberi?
Non sei polvere della terra?
Anche tu strisci come un verme, come me.
Le erbe non sono tue,
Sii padrone di quel che è tuo.
Buono è ciò che è buono,
io so che ci sei anche tu
nero stregone, sulla terra.
Stai anche tu al tuo posto,
tieniti la tua erba, quella che puoi coltivare.

Lo Sciamano.
Io starò in pace,
con quel che è mio, con la mia proprietà,
Il pascolo è mio, è per me in questi luoghi.
Tu sai che io ci sono,
questa terra è mia.
Tu, ladro, sei venuto qui,
hai rovinato l'erba dei campi,
hai strappato via pietre e alberi.
Non sai che sono uno sciamano?
Tu sei venuto per cercare lo sciamano,
e lo sciamano troverai.

Il Ladro.
Miserabile sciamano, con la tua gran bocca,
col tuo abito dove dentro non c'è niente,
stai fermo, stai fermo con le dita.
Ciò che è malvagio, tu lo rendi più malvagio;
ora comincio a fare anch'io lo stregone,
mi appendo pure ai rami degli alberi,
salto come uno scoiattolo.
Tu, sciamano, che cerchi
di ammazzare gli scoiattoli dei campi
e che stanno suoi tuoi alberi:
è ladro chi salta sul tuo albero,
tu credi che ci sia lo scoiattolo.
E alla fine lo sciamano tira giù
lo scoiattolo dal suo albero,
si fa cascare addosso l'albero,
salta sull'albero,
e lo scoiattolo casca addosso allo sciamano.
Il ladro è l'albero crollato.
Sciamano, non ce la faresti
a ammazzare lo scoiattolo.
Lo sciamano alla fine viene messo in prigione,
il ladro diviene padrone,
lo sciamano deve essere imprigionato
senza aver commesso alcun reato,
anche un niente diventa reato.
Pover'uomo, non farti
dio in terra.
Sono tuoi anche gli alberi?
Ascolta, ascolta, povero sciamano!
Ladro!
Tu fai cattive, cattive azioni,
vaghi attraverso gli alberi,
sali sui rami degli alberi,
malvagio sciamano, con la tua magia,
senza che nessuno ti veneri.
Per la guardia che fai giorno e notte, [2]
per la tua appropriazione di alberi e pietre,
per la tua raccolta di erbe e alberi,
non sei il benvenuto, tu che vieni
dal tuo lungo vagare. [3]
Sciamano, sciamano, i tuoi canti,
dovrai cantare i tuoi pensieri,
canta, canta dei tuoi parenti,
canta, canta della tua stirpe,
sono chiamati falsi dèi nei canti.
Sulla terra invocano
animali selvaggi, bestie
per dominare la foresta.
Al tempo loro li hanno cacciati via,
sono annoverati tra i deboli
da far bruciare nel fumo.
Se ti stancassi di esistere,
povero sciamano, e della tua magia,
il tuo tempo si accorcerebbe.
Vade, vade retro!
La terra si è fatta deserta,
i luoghi dove allignano gli stregoni
sono nominati nei canti.
Saresti impotente, sciamano,
e diventa ancor più impotente;
tu, sciamano, saresti
cantato come ancor più impotente. [3]
Il ladro è persino ancor più impotente,
Sciamano, sciamano, tu credi io sia un ladro,
ma non cercare il re del ladro,
il ladro metterà in fumo lo sciamano, [4]
anche se credi di essere più grande,
egli capisce la parola, la parola egli trova,
fa che ci siano vermi (?) [5]
attorno al malvagio sciamano.
Sciamano, sciamano, perché sei così impotente?
Non sei sulle tracce del ladro.
Quante volte ti sei preparato
senza nessun abito
per commemorare gli antichi
Sciamano, sciamano, sei impotente!
Il ladro e lo sciamano si battono,
alla fine si mettono in viaggio,
vagano per isole e fiumi,
salgono su alberi e pietre:
dagli antichi è stato cantato
cià che gli sciamani hanno fatto per i posteri.
Il tempo viene, il tempo va,
gli sciamani sono tentatori,
concupiscono la terra dei pagani,
si stancano delle proprie malefatte,
per un po' di tempo tacciono,
ma a volte si sentono.
Tornatene alla svelta da dove sei venuto,
uno sciamano non può fare alcunché
è ridicolo, sta imprigionato,
le dita sono rigide e non si piegano,
prendi erba tra le tue dita.
Sciamano, sciamano, ti sei appropriato dell'erba,
ti sei preso cura di alberi e pietre.
Lasciate stare gli alberi!
Sciamano, perché sei impotente
quando un tempo sei stato potente!
Prenditi cura della tua erba,
sei padrone della tua erba
ma pietre e alberi lasciali stare.

Lo sciamano.
Sii tu, sii tu il padrone,
il ladro ora è diventato padrone
di queste bacche, pietre ed erbe,
ma tienitene alla larga.
Tornatene da dove vieni,
il folle, coi suoi imbrogli
ha […] colui che... [6]
io vado, vado, prendo e metto,
getto e ti caccio via.

Il Ladro.
E allora svanisci, povero sciamano.
[1] Läkkös ton olma olmush: “Sei l' 'uomo degli uomini', o 'sei un uomo al di sopra degli uomini'. 'Olmush' si usa attualmente, come già detto, anche per denominare i cristiani non lapponi.” (Nota originale)

[2] “I vv. 75-79, 102 e 137 sono forse parole dello sciamano; i vv. 80-101, 103-136 e 138-142 del ladro.” (Nota originale)

[3] V. nota 2

[4] “Con questo, come al v. 88, si intende forse che lo sciamano dovrebbe essere condannato al rogo, oppure che il 'ladro' dovrebbe incendiare il bosco per rendere impossibile allo sciamano di restare là.” (Nota originale)

[5] La traduzione svedese di Fellman non è chiara in questo punto, e la cosa è segnalata anche nell'edizione.

[6] “Qui si ha presumibilmente una lacuna.” (Nota originale)

11/7/2018 - 19:02




Lingua: Finlandese

La versione finlandese di Otto Donner (1876)
The Finnish version by Otto Donner (1876)
Otto Donnerin suomenkielinen versio (1876)
Finsk version av Otto Donner (1876)


The data relevant to this version have been already given in the Introduction. Otto Donner's Finnish version is an incomplete text following the Kemi Sami original text given by himself for the first time (see Introduction). The notes included directly in the translation are reproduced as they are printed in the 1906 edition of Jakob Fellman's Anteckningar; to be remarked is the rather curious form Waras, with the old-fashioned “w”-spelling (clearly of German origin), while in the rest of the translation the modern “v” is used extensively.

I dati relativi a tale versione sono stati già menzionati nell'Introduzione. La versione finlandese di Otto Donner è un testo incompleto, in quanto segue la versione originale in Sami di Kemi che fu da lui per la prima volta riportata (v. Introduzione). Le note inframezzate al testo della traduzione sono riprodotte così come si trovano nell'edizione 1906 delle Anteckningar di Jakob Fellman; da notare comunque la curiosa dicitura Waras, con la “w” dell'antica ortografia finlandese (di evidente derivazione tedesca), mentre nel corpo del testo della traduzione si usa la moderna “v”. [RV]
[VARAS JA NOITA]

Waras.
Jumalani on nyt kävelemässä
Minä olen ottanut maan hedelmiä,
Ruohoja, marjoja koonnut olen,
Puita, kiviä pitänyt olen;
En olen ottanut irtainta tavaraa,
Maan hedelmiä aina olen ottanut.
Ihminen kävi minun luokseni,
Sanoi minun varkaan olevan.

Noita.
Et sinä tunne maan laatua,
Etkös tiedä minna olevan,
Katso kasvit ja ota vaari,
Havaitse puissa merkit,
Ruohoja myöskin katso toisella tavalla.

Waras.
Mikäs olet sinä ihminen,
Oletkö sinä miehen kaltainen?
Vai oletkö sinä Jumala,
Sinäkös olet ruohoin tekijä,
Sinäkös olet myös puitten tekijä?
Etkös sinä ole maan tuhkaa?
Turilaana kuljet sinä niinkuin minäkin;
Ruohot ei ole sinun,
Puut, kivet myöskään ei ole meidän,
Ole isäntä omiesi.
Hyvä on myös mikä hyvä on,
Minä myös tiedän sinun löytyvän,
Musta Noita, maan päällä.
Ole sinäkin alallasi,
Pidä ruohosi, joita sinä olet kasvattanut.

Kun noita on lausunut toivonsa saada rauhassa asua alueellansa, ja vielä on uhannut olevansa noita, jota itse tautikin tottelee, pitää hänelle varas pitkän puheen. Hän sanoo muun muassa: noita raukka, tee heikot heikommiksi, äläkä minua. Oravan hahmossa voin puissa hyppelehtiä, etkä sinä voi minua tappaa. Minä kaadan puun ylitsesi, ja sinä noita joudut vankeuteen, sillaikaa kun minä, varas, tulen ruohon ja puiden hallitsijaksi. Mies parka, älä itse tee itseäs jumalaksi maan päällä, sinua esitellään runoissa vääränä jumalana. Sinä pidät minua varkaana, varas on saattava sinun, noita, savuun (?). Runo jatkuu sitte seuraavilla, hyvin muodostuneilla värssyillä:

Waras, Noita taistelevat,
Viimeiseksi matkustavat,
Jokia, järviä kulkevat,
Puita, kiviä kiipeevät.
Vanhat ovat laulaneet
Noidan työt oudoille.
Aika tulee, aika menee,
Noidat ovat kiusaajia,
Kastamatonta valtakuntaa solmeavat,
Rumilla töillänsä väsyttelevät,
Ajallansa ovat vaiti;
Ääntelee myös ääntelemisen ajalla.
Ole, ole sinäkin lähempänäsi.
Sinne menee, sieltä tulee,
Ei Noita voi mitään tehdä,
Nauretaan vankeuden tilassa,
Sormet ovat suorana sujumatta.

Varas huutaa pilkaten hänelle: nyt ottakoon hän ruohon, puut ja tähdet haltuunsa, koska hän on sanonut olevansa omistaja; mutta noita vastaa:

Ole, ole isäntänä sinä,
Varas, olet sinä herraksi pääsnyt
Näitten puitten, kivien, ruohojen yli
Pysy, pysy itse poissa!
Mistä sinä tulet, sinne sinä mene.
Olen, olen minä sinun ylitses (korkiampi),
Menen, menen, otan, panen
Heitän ja puristan (nutistan) sinut poijes. [1]

Waras.
Sitten sinä loput (raukeat) turhaan, Noita parka.
[1] Questi cinque versi della versione finlandese, corrispondenti a quelli che si trovano comunemente citati in Rete, erano già stati forniti da Juha Rämö.
These five lines from the Finnish version, matching those commonly to be found in the Web, have been already contributed by Juha Rämö.

inviata da Riccardo Venturi - 11/7/2018 - 10:22




Lingua: Tedesco

La versione tedesca di Otto Donner.
The German version by Otto Donner.
Deutsche Übersetzung von Otto Donner.
Otto Donnerin saksankielinen käännös.


Le Suomalaisia lauluja pubblicate da Otto Donner nel 1876 ebbero anche un'edizione in lingua tedesca preparata da Otto Donner stesso (con il nome che aveva, il minimo che poteva fare era conoscere il tedesco alla perfezione!). L'edizione tedesca riproduce esattamente quella finlandese nei minimi dettagli (da notare che Otto Donner, notevolissimo filologo, indoeuropeista e sanscritista, ma anche finnougrista per scelta, era di madrelingua svedese ma fennomane per convinzione). La fonte della traduzione tedesca è l'edizione digitalizzata dei Lieder der Lappen, gesammelt von O. Donner, contemporanea a quella finlandese (1876, Helsingfors, Buchdrückerei der Finnischen Litteraturgesellschaft, quella che ora è più nota come Suomen Kirjallisuuden Seura). Come in tutte le edizioni del genere “digitalizzate” da Google, vi sono numerose sformattazioni che sono state qui corrette. In ogni caso, la “Kleinschreibung” e l'ortografia epocale (“thaten”, "thun" ecc.) di Otto Donner è stata rispettata.

The Suomalaisia lauluja edited and published by Otto Donner in 1876 had also a German translation prepared by Otto Donner himself (with his definitely German name, he couldn't help knowing German perfectly!). The German edition reproduces exactly the Finnish one in the least details (to be remarked is that Otto Donner, a very remarkable philologist, an Indo-European and Sanskrit scholar but also a Finno-Ugrist by choice, had Swedish as his native language, but he was a Fennoman by conviction). The source for the German edition is the 'digitized edition of the Lieder der Lappen, gesammelt von O. Donner, published contemporarily to the Finnish edition (1876, Helsingfors, Buchdrückerei der Finnischen Litteraturgesellschaft, now better known as Suomen Kirjallisuuden Seura). Like in all editions of such kind “digitized” by Google, there are lots of totally deformatted points that have been corrected here. However, Otto Donner's “Kleinschreibung” and spelling habits of that time ("thaten", "thun" etc.) have not been altered. [RV]
DER DIEB UND DER ZAUBERER

Der dieb.
Mein gott ist jetzt im wandern begriffen.
Ich habe fruchte der erde genommen,
Gras und beeren hab' ich gesammelt,
Holz und steine hab' ich behalten;
Nicht hab' ich genommen was anderen gehört,
Nur von den fruchten der erde hab' ich immer genommen.
Ein mann kam zu mir
Und sagte ich sei ein dieb.

Der zauberer.
Nicht kennst du die sitte des landes,
Nicht weisst du dass ich da bin.
Betrachte die gewächse und gib acht,
Merke die zeichen an den bäumen,
Sieh' auch das gras in anderer weise an.

Der dieb.
Welch sonderbarer mensch bist du,
Bist du nicht wie andre männer?
Oder bist du wohl ein gott,
Hast du das gras geschaffen,
Hast die bäume gemacht?
Bist du nicht staub der erde?
Ein wurm kriechst du wie auch ich.
Das gras ist nicht dein,
Die bäume, die steine sind nicht unser,
Sei ein herr über dein eigenes.
Gut ist was gut ist,
Und ich weiss dass auch du bist,
Schwarzer zauberer, auf der erde.
Sei auch du auf deinem gebiete,
Behalte dein gras, das du gepflanzt hast.

Nachdem der zauberer seinen wünsch ausgesprochen,
in ruhe dort auf seinem gebiete wohnen zu dürfen, und noch
gedroht hat: er sei ein zauberer, dem selbst die krankheit
gehorche, hält ihm der dieb eine lange rede. Er sagt unter
anderem: armer zauberer, mache die schwachen schwächer,
nicht mich. In gestalt eines eichhörnchens kann ich in den
bäumen herumlaufen, ohne dass du mich zu tödten vermagst.
Ich fälle einen bäum über dich, und du der zauberer ge-
räthst in gefangenschaft, während ich der dieb ein herrscher
über das gras und die bäume werde. Armer mensch, mache
dich nicht selbst zu gott auf der erde, man stellt dich in
gesängen als falschen gott dar. Du hältst mich für einen
dieb, der dieb wird dich, den zauberer, in rauch (?) brin-
gen. Das lied fährt dann fort in folgenden, formell wohl
gebildeten versen:


Der dieb und der zauberer kämpfen,
Zuletzt ziehen sie fort
Über flüsse und seen,
Sie klettern über bäume und steine.
Die alten haben besungen
Des zauberers sonderbare thaten.
Die zeit kommt, die zeit vergeht,
Die zauberer sind Versucher,
Nicht getaufte reiche knüpfen sie zusammen (?),
Mit ihren bösen thaten ermüden sie,
Zu passender zeit schweigen sie;
Zur zeit des redens spricht der eine:
Sei du auch nahe.
Der andere geht hin, kommt zurück,
Vermag aber nichts zu thun,
Er wird als gefangener ausgelacht,
Seine finger sind gerade, unbeweglich.

Der dieb ruft ihm höhnend zu: jetzt möge er das gras,
die bäume und steine in besitz nehmen, da er sich als
eigenthumer ausgegeben hat; der zauberer aber erwiedert:


Sei, sei du selbst herrscher,
O dieb, da du herr geworden bist
Über diese bäume, steine und gräser;
Halte dich aber selbst fern.
Woher du gekommen bist, dorthin gehe.
Ich bin, ich bin wohl über dich,
Ich gehe, ich nehme, ich lege,
Ich werfe, ich drücke dich fort. [1]

Der dieb.
Dann endest du vergeblich, armer zauberer.
[1] Questi cinque versi della versione tedesca, corrispondenti a quelli che si trovano comunemente citati in Rete, erano già stati forniti da Juha Rämö.
These five lines from the German version, matching those commonly to be found in the Web, have been already contributed by Juha Rämö.

inviata da Riccardo Venturi - 11/7/2018 - 11:19





La traduzione norvegese (bokmål) di Harald Gaski.
Norwegian Bokmål translation by Harald Gaski
Traduction norvégienne (bokmål) de Harald Gaski
Norsk gjendiktning av Harald Gaski
Harald Gaskin norjankielinen käännös


Harald Gaski.
Harald Gaski.
Da questa pagina di Lásságámmi ci proviene un articolo, scritto dal prof. Harald Gaski, nel quale è presente il testo completo della sua gjendiktning in norvegese bokmål. “Gjendiktning”, come il tedesco Nachdichtung, significa piuttosto “riscrittura, adattamento”; ma senz'altro si tratta di un testo che segue molto più da vicino l'originale sami, ad esempio di quanto non lo faccia la versione inglese di Maren Skolem, interpretata da Moddi, questa sí un'autentica riscrittura (sebbene Maren Skolem, per sua stessa ammissione, si sia basata proprio sulla traduzione di Harald Gaski).

Harald Gaski, nato nel 1955, è di etnia sami ed è nato a Tana, nel Finnmark. Harald Gaski insegna letteratura e cultura sami presso la facoltà umanistica e magistrale dell'Università di Tromsø, l' “Università Artica” della Norvegia. Scrivi libri ed articoli in sami, in norvegese e in inglese, oltre a tradurre poesia e letteratura sami in norvegese e in inglese.

This Lásságámmi page provides us with an article written by prof. Harald Gaski including his complete translation into Norwegian Bokmål. This is rather a gjendiktning, meaning, like its German counterpart Nachdichtung, an adaptation or rewriting; but no doubt it is something much closer to the Sami original than, for instance, Maren Skolem's English version performed by the singer Moddi, an authentical rewriting based on Harald Gaski's translation. [RV]

Harald Gaski (f. 1955) er opprinnelig fra Tana i Finnmark. Gaski er førsteamanuensis i samisk litteratur og kultur ved Fakultet for humaniora, samfunnsvitenskap og lærerutdanning, Universitetet i Tromsø – Norges arktiske universitet. Han har utgitt en rekke bøker og artikler om samisk kultur og litteratur på samisk, norsk og engelsk, samt oversatt samisk skjønnnlitteratur til norsk og engelsk. Han har særlig forsket på multikunsten til Nils-Aslak Valkeapää og jobbet mye med urfolkslitteratur. I den senere tid har han også spesialisert seg innen urfolksmetodologi. Gaski har vært sentral i oppbyggingen av samisk litteratur som akademisk disiplin, både som forsker, veileder og ikke minst som lærebokforfatter.
TYVEN OG SJAMANEN

Tyven:
Gud, min gud, er ute og vandrer
kun jordas grøde har jeg forsynt meg av
plukket gress og bær
tre og stein har jag benyttet
bofastes eiendom har jeg ikke rørt
bare det som vokser har jeg tatt
Så kom det en bort til meg
og kalte meg en tyv

Sjamanen:
Du kjenner ikke til landets skikker
du vet ikke om meg engang
Se på det som vokser og ta deg i akt.
La merkene på trærne gi deg svar
selv gresset må du se med andre øyne

Tyven:
Hva er du for en
Er du en mann
eller tror du at du er gud
Er det du som har skapt gresset
fått trærne til å vokse
Er ikke du også bare jordas støv
Som jeg er også du en skapning
Gresset er ikke ditt
Trærne, steinene er heller ikke våre
Vær du husbond over ditt
Godt er det som godt er
Jeg er klar over at du er til
din svarte trollman her på jord
Hold deg på din plass, du
og gjør nytte av det gresset som du dyrker

Fortelleren:

Tyven og sjamanen kjemper
Til slutt begir de seg på en reise
over bekker, over vann
Trær og steiner dekker de
De gamle har joiket om
sjamanens bedrifter til fremmede
Tider kommer, tider går
Sjamenene et til besvær
Misunner de udøpte riker
utmattes av sine heslige gjerninger

Lenge er han tyst og stille
sier når han slipper til
Vær du nærmere deg selv
Han drar sin vei og kommer tilbake
Sjamanen får ikke utført noe
Blir ledd av i sitt fangenskap
Fingere holder han rett, knepper ikke hendene

Sjamanen:
Vær du husbond nå
Tyv, du er blitt herre
over disse bær og steiner og gress
Ha deg vekk, langt bort herfra
Der du kommer fra, dit skal du dra
Jeg er fremdeles over deg
Jeg drar, jeg tar, jeg setter bort
Jeg kaster deg langt bort herfra

Tyven:
Så forgår du og blir til intet, din sjaman.

inviata da Riccardo Venturi - 10/7/2018 - 01:57




Lingua: Inglese

Versione inglese interpretata da Moddi nel suo album Unsongs (2014)
The English version recorded by Moddi in his album Unsongs (2014)



Traditional song, written down by Jacob Fellmann (app. 1830).
English lyrics by Maren Skolem, based on translation from Harald Gaski. Melody by Pål Moddi Knutsen.

In 1820 Jakob Fellman was appointed priest in Utsjoki, Lapland, the northernmost parish in Finland. The village was beyond the reach of any road, and even the closest Finnish town was five days of travel away. It was easier for Fellman to travel to Norway.

Fellman was priest in Utsjoki for 11 years. He documented his travels in Finland and northern Norway in writing and drawing, paying interest in anything from the local fauna to religious traditions. The memoirs from his stay in Lapland comprises 2567 (!) pages, spanning folklore and mythology, history and language, botany and correspondences.

In between his writings, Fellman noted the words of a Sami song, Suola ja noaidi - “The Thief and the Shaman”. The text describes the meeting between two cultures, represented by a Sami shaman - a noaidi - and a Christian priest. The noaidi complains about the scarcity of food in the area following the Norwegian colonisation. The priest arrogantly replies that no one owns the ground on which they stand.

After a while, their conversation develops into a verbal battle where the shaman scorns the intruder for his lack of knowledge and respect for local customs. In the end he gives the priest a final warning: “I still have power over you. I will drive you away!”

The conflict is never resolved in the song, and in many respects, the battle between the two has continued ever since. Today, the Sami are a stateless people, scattered and divided across Norway, Sweden, Finland and Russia. After centuries of cultural assimilation, the Sami languages are considered endangered, and much of the Sami culture has been lost, destroyed and forgotten. In later years however, many young Samis have showed a renewed interest in their cultural heritage. - unsongs.com

Moddi.
Moddi.
THE SHAMAN AND THE THIEF

Frost in the air. Northern lights brought me here.
Where I walk, God walks with me.
I only eat what the earth has offered me.
No one owns the berries or leaves.
Now you’re in my house, and you call me a thief?
You don’t understand
what it means to be of this land.
You have to learn how to read marks on the trees,
for the laws that you know, they don’t apply here.

Such mighty words!
Are you God? I hadn’t heard.
Are you the one who made the wind blow?
You must be great! A creation that can create?
The grass isn’t yours, and you don’t make it grow.
You are a sham.

Don’t you know who I am?
I do not fold my hands.
I’ll never pray to your precious God.
All that I need
are ways to feed your greed; is earth beneath my feet,
to have it all. to have it all.
Shaman, you’re a fraud!

So leave and leave me be, I’ll drive you away.
So leave and leave me be, I’ll drive you away.
So leave and leave me be, I’ll drive you away.

Shaman, old fool.
Times change and so shall you.
They will burn your house down and spit at your name.

But thief beware: My song will linger here
and in time you will be sorry you came.

My friend, save your breath. You’re chanting in vain.

inviata da Dq82 - 7/1/2017 - 11:08




Lingua: Finlandese

Traduzione finlandese / Finnish translation / Traduction finnoise / Suomennos: Jacob Fellman

The lyrics of this joik were originally recorded by Otto Donner in his 1876 book Lieder der Lappen (Songs of the Lapps).
Pysy, pysy itse poissa!
Mistä sinä tulet, sinne sinä mene.
Olen, olen minä sinun ylitses (korkiampi),
Menen, menen, otan, panen,
Heitän ja puristan (nutistan) sinut poijes.

inviata da Juha Rämö - 8/7/2018 - 11:03




Lingua: Tedesco

Traduzione tedesca / German translation / Traduction allemande / Deutsche Übersetzung: Otto Donner
Halte dich aber selbst fern.
Woher du gekommen bist, dorthin gehe.
Ich bin, ich bin wohl über dich,
Ich gehe, ich nehme, ich lege,
Ich werfe, ich drücke dich fort.

inviata da Juha Rämö - 8/7/2018 - 11:04




Lingua: Inglese

Traduzione inglese / English translation / Traduction anglaise: Sami Culture
Go away, far away from here
Where you come from, there you shall go
I still have power over you
I’m going, I’m taking, putting aside
I’m throwing you far away from here

inviata da Juha Rämö - 8/7/2018 - 11:06


My comment above at is untrue. The lyrics of the song were not originally but also recorded, and translated into German, by Otto Donner.

Juha Rämö - 8/7/2018 - 12:38



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