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Il lavoro cieco

Lello Voce
Lingua: Italiano


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2016
Il fiore inverso
fiore

È il brano più apertamente politico di questa raccolta, in cui i versi spietatamente dipingono lo scenario di una sconfitta ormai consumata, dalle cui ceneri però, inopinatamente, spunta ostinata la speranza concreta di una nuova utopia.
Lo spoken di Voce si fa quasi sussurrato, assume toni e intenzioni da melanconica fiaba, in aperto contrasto con la durezza dei contenuti, con la riproposta ossessiva dell’ormai datato slogan “lavorare meno, lavorare tutti”, che nel finale del refrain si trasforma nell’assai più radicale e disperato “vivere tutti, morire meno”, mentre la tromba di Fresu dialoga fittamente con lo struggente violoncello di Adele Pardi e Nemola struttura con la chitarra di Dario Comuzzi uno spazio sonoro sfumato e risonante di echi.
Il cuore è questo vuoto al centro del sentire
il fiore che nasce già appassito muto zittito
questo vecchio bambino e i suoi occhi grandi
questo passato già tanto passato da essere ormai
l’unico avvenire il futuro di un muro un viaggio
che non s’allontana ma sprofonda quest’onda
che passa e non tramonta la pena che sormonta
i tappi senza bottiglia il tuo corpo a miglia e miglia

il vuoto è questo dolore che riempie l’orizzonte
questi volti immobili questo contrarsi del tempo
questo precipizio e lo sguardo nell’interstizio
a spiare l’aborto di ogni inizio le doglie con lo
sconto di ciascuna delle nostre voglie la fame
che attende paziente che pianta le tende mentre
la carica squilla gli scudi e noi nudi noi picchiati
noi svenduti suicidati torturati e poi condannati

lavorare meno lavorare tutti respirare
carezzare urlare prendere lasciare
scegliere pensare sospettare vedere dire
distruggere costruire imparare insegnare
godere soffrire sognare vivere tutti morire meno

solo pochi minuti fa in anticipo sul ritardo
dell’adesso ed è successo l’avete visto tutti
questo sangue e le donne in vetrina i passanti
l’abbiamo visto tutti il ghigno aspro della neve
abbiamo sentito lo stridere chioccio dei denti
negare quella risposta che da sempre ci si
mente i tonfi poi gli stivali e lo scalpiccìo ogni
mio ogni tuo ogni suo ogni vostro ogni nostro

calpestati mentre il loro gas e la nostra massa
mentre accadeva il mentre e s’apriva il buco
s’apriva la pelle il muscolo l’osso lo zigomo
e il sangue si liberava del corpo lo sguardo
del morto questo nostro respiro così corto
noi zoppi noi storpi noi che per distrazione
abbiamo perso futuro amore rivoluzione
noi ciechi noi muti sordi i nostri colli torti

lavorare meno lavorare tutti pensare
bloccare incendiare colpire avanzare
retrocedere ritornare colpire prendere
restituire calcolare punire perdonare
compatire disprezzare agire vivere tutti morire meno

hanno accecato il lavoro tagliato la lingua
ad ogni ribellione frantumato i timpani
della memoria strappato il cuore a ogni
sentimento bruciato i polpastrelli d’ogni
sensazione hanno disegnato la strada
e poi hanno sbarrato i cancelli hanno
riempito la nostra testa con il vuoto
dove volano i loro pipistrelli hanno

bevuto il nostro sangue il conto langue
siamo in credito di vita siamo in attesa
che sia finita questa pena infinita che nasca
la radice che traligna che esige che ora sia
esatta l’ora che fa tornare i conti siamo giunti
sin qua solo per mostrarvi i numeri la lista
e tutta l’evidente moderazione che c’è nel
comprendere come ormai l’unica soluzione

non sia un pranzo di gala ma piuttosto tutt’un’altra rivoluzione

inviata da Dq82 - 31/12/2016 - 11:32



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