Lingua   

Society

Eddie Vedder


Lingua: Inglese


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(Eddie Vedder)
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(Pearl Jam)


2007
Into The Wild O.S.T.
Into the Wild
Wriiten by Jerry Hannan

Into the Wild - Nelle terre selvagge (Into the Wild) è un film del 2007 scritto e diretto da Sean Penn, basato sul libro di Jon Krakauer Nelle terre estreme, in cui viene raccontata la storia vera di Christopher McCandless, giovane proveniente dalla Virginia Occidentale che subito dopo la laurea abbandona la famiglia e intraprende un lungo viaggio di due anni attraverso gli Stati Uniti, fino a raggiungere le terre sconfinate dell'Alaska.

Christopher McCandless è un giovane benestante: subito dopo la laurea in scienze sociali all'Università Emory nel 1990, dona i suoi risparmi all'Oxfam e abbandona amici e famiglia per sfuggire ad una società consumista e capitalista nella quale non riesce più a vivere. La sua inquietudine, in parte dovuta al pessimo rapporto con la famiglia e in parte alle letture di autori anticonformisti come Thoreau e London, lo porta a viaggiare per due anni negli Stati Uniti e nel Messico del nord, con lo pseudonimo di Alexander Supertramp.

Durante il suo lungo viaggio verso l'Alaska incontrerà sulla sua strada diversi personaggi: Jan e Rainey, una coppia hippie; Wayne Westerberg, un giovane trebbiatore del Dakota del Sud; Tracy, una giovane cantautrice hippie e Ron, un anziano veterano scontroso, chiuso nei suoi ricordi; tutti personaggi a cui cambierà la vita con il suo messaggio di libertà e amore fraterno e dai quali riceverà la formazione necessaria per affrontare le immense terre dell'Alaska. Qui trova la natura selvaggia ed incontaminata che, con il passare del tempo, lo porta ad uno stato di felicità interiore, da cui viene pervaso.

Vive cibandosi di selvaggina e di bacche. Dopo non essere riuscito a conservare la carne di un alce che aveva cacciato per l'inverno, sarà proprio una bacca a condurlo alla morte: Chris infatti, divorato dalla fame, mangia i velenosi frutti di una pianta selvatica erroneamente scambiati per commestibili, che gli causeranno, dopo pochi giorni, la morte. Durante la lunga agonia, in cui non riesce a cercare aiuto, essendo completamente isolato, scriverà su uno dei libri che era solito leggere "Happiness only real when shared": la felicità è autentica solo se condivisa.


Canzone di rifiuto della società, il protagonista porta all'estrema conseguenza il suo rifiuto con la fuga dalla civiltà, può non essere condivisibile la "reazione", ma il rifiuto di questa società la fa una CCG a tutti gli effetti, oltre ad essere una splendida canzone.
Oh, it's a mystery to me
We have a greed with which we have agreed
And you think you have to want more than you need
Until you have it all you won't be free

Society, you're a crazy breed
Hope you're not lonely without me...

When you want more than you have
You think you need...
And when you think more than you want
Your thoughts begin to bleed
I think I need to find a bigger place
Because when you have more than you think
You need more space

Society, you're a crazy breed
Hope you're not lonely without me...
Society, crazy indeed
Hope you're not lonely without me...

There's those thinking, more-or-less, less is more
But if less is more, how you keeping score?
Means for every point you make, your level drops
Kinda like you're starting from the top
You can't do that...

Society, you're a crazy breed
Hope you're not lonely without me...
Society, crazy indeed
Hope you're not lonely without me...

Society, have mercy on me
Hope you're not angry if I disagree...
Society, crazy indeed
Hope you're not lonely without me...

inviata da dq82 - 7/4/2016 - 12:16




Lingua: Italiano

Versione italiana di Lorenzo Masetti

Scrivevo nel 2008 dopo aver visto il film:

Fa riflettere la fuga del protagonista di Into the wild da questa folle società. Perché nella foga di scappare sembra voler abbandonare, insieme alla società, anche ogni forma di socialità. Ed è questa stupida testardaggine a condurlo a una fine tragica.

Rimangono le immagini della natura, rimangono i ritratti delle persone incontrate lungo la strada, rimane impressa soprattutto la voce di Eddie Vedder che, come molti avevano già capito, nasconde dietro al ruolo del rocker duro e puro un'anima di cantautore. Il percorso che lo porterà a diventare il nuovo Phil Ochs è già cominciato. E devo dire che non mi dispiace affatto.

La canzone che accompagna la fuga di Christopher McCandless dalla società è stata scritta dal folksinger californiano Jerry Hannan.
SOCIETÀ

È un mistero per me
Abbiamo un'avidità, che abbiamo accettato
E pensi di dovere per forza desiderare più di quello di cui hai bisogno
Finché non avrai tutto, non sarai libero

Società, sei una razza folle
Spero che non ti senta sola senza di me

Quando desideri più di quello che hai,
pensi di averne bisogno
Quando pensi più di quanto vuoi,
i pensieri cominciano a sanguinare
Penso di aver bisogno di trovare un posto più grande
Quando hai più di quanto pensi,
hai bisogno di più spazio

Società, sei una razza folle
Spero che non ti senta sola senza di me

Società, folle davvero
Spero che non ti senta sola senza di me

Ci sono quelli che pensano più meno, meno è più
Ma se meno è più, com'è che tieni i punti
Vuol dire che per ogni punto che fai scendi di livello
Un po' come se partissi dalla cima
e non puoi farlo

Società, sei una razza folle
Spero che non ti senta sola senza di me
Società, folle davvero
Spero che non ti senta sola senza di me
Società, abbi pietà di me
Spero che non ti arrabbierai se non sono d'accordo
Società, folle davvero
Sperò che non ti senta sola

Senza di me...

inviata da Lorenzo - 5/5/2016 - 16:56


Personalmente – forse perché sono un montagnino piemontese con una seppur minima conoscenza di un limitato ambiente selvaggio – mi pongo senza dubbio tra i detrattori di persone come “Alexander Supertramp” e soprattutto mi indispone la loro idealizzazione… Trovo che rifiutare la società per immergersi senza alcuna esperienza nella natura selvaggia (e quella dell’Alaska poi!) e finire morto in fondo alla carcassa di un pullman (che, fra l’altro, stava lì perché una strada non era poi molto lontana) perché hai ingerito dei semi che i nativi sanno essere commestibili solo cotti, beh, credo che finire così sia comprensibile sono se uno vuole suicidarsi… E allora però mi chiedo che senso abbia farci sopra dei romanzi e dei film…

Si provi per esempio a confrontare la breve, lacrimevole ed inutile storia di Christopher McCandless con quella di Dick Proenneke, uno che ci sapeva fare sia con la testa che con le mani: lui nella selvaggia Alaska ci arrivò all’alba dei 50 anni, che già c’aveva un’esperienza incrollabile, e lì visse da solo per oltre 30 anni, tornando alla “società” a 82 anni, quasi giusto per morirci…

Penso che se qualcuno oggi chiedesse ad un qualsiasi guardiaparco nostrano, e tanto più ad un ranger del Denali National Park alaskano, cosa pensa del giovane McCandless, beh, quello semplicemente sputerebbe in terra…

Bernart Bartleby - 7/4/2016 - 14:25


Dick Proenneke. Alone in the Wilderness



Dick Proenneke: "alone in the alaskan wilderness" dal maggio del 1968 fino al 1999 (32 anni circa, inverni compresi). Età, luogo e causa del decesso: 86 anni, Hemet (California, nel proprio letto, a casa di familiari), infarto.



Christopher McCandless: "alone in the alaskan wilderness" da aprile fino all'agosto del 1992 (4 mesi circa, nemmeno un inverno). Età, luogo e causa del decesso: 24 anni, Stampede Trail, Denali Borough (Alaska, in un vecchio pullman abbandonato), inedia ed intossicazione alimentare.

Il fatto che il secondo sia di infinitamente più famoso del primo la dice assai lunga su parecchie cose che riguardano la nostra "society"...

Bernart Bartleby - 8/4/2016 - 13:14




Lingua: Italiano

Massimo Priviero
[2013]
Album : Ali di libertà

2myaiog

“Qualche anno fa rimasi incantato dalla bellezza di un film che penso anche molti di voi avranno visto. Non sto a raccontarvi una trama che molti di voi conosceranno né a citare la splendida colonna sonora che mise in piedi Eddy Vedder. Il film, naturalmente, è Into The Wild. Mi capitò di rivederlo più volte, confesso spesso con commozione che seguiva le vicende del protagonista e, va da sé, anche per alcuni tratti dove mi capitava di ritrovare una parte dei miei 20/25 anni. Tante volte mi chiedevo in che modo potessi fotografare quel che il film mi ispirava e l’immagine che veniva fuori più forte era proprio nel modo in cui il protagonista del film dirigeva le sue scelte. Intendo dire che l’infinita innocenza dei suoi occhi diventava traduzione del suo modo di stare al mondo. Ed occhi innocenti sono quel che dentro lo scorrere del tempo io stesso ho cercato di conservare, per quanto potesse essere possibile. Innocenti, non ingenui che invece non son proprio quelli che mi sono augurato ma dove inevitabilmente spesso sono inciampato. Così dopo aver rivisto il film scrissi OCCHI DI BAMBINO. E, naturalmente, la frase chiave della canzone la troverete quando dico “Non i soldi, non la fede, non la fama...”. Ecco, questa frase confesso che non è mia ma è una citazione di uno scrittore americano che all’epoca anch’io amai molto. Si chiamava David Thoreau. Ed anche il protagonista del film, oltretutto, lo citava come un suo riferimento. Ecco, semplicemente, vi direi di ascoltare questa canzone e di cercare o di rivedere qualche immagine di quel film. Perché gli sono debitore.”

Massimo Priviero
Chiudi gli occhi bambino, chiudi gli occhi e vedrai
Quanto è duro il cammino, quante volte cadrai
Quante albe nel sole, quanta notte verrà
Quanto sarai ad un passo dal cielo e la voce dirà

“Non l’amore, non i soldi, non la fede, non la fama, datemi…la verita’”

Chiudi gli occhi bambino, chiudi gli occhi e vedrai
Quanta terra promessa, che non toccherai mai
Quanto è dentro al destino, quanto si scriverà
Quante volte dirai alla gente che ti incontrerà

“Non l’amore, non i soldi, non la fede, non la fama, datemi…la verita’”

Chiudi gli occhi bambino, chiudi gli occhi e vedrai
Quanto è fragile il vento, quando lo chiamerai
Quanto è scura una storia, quanto ti ferirà
Quanto pianto che tocca il tuo viso ti sospirerà

“Non l’amore, non i soldi, non la fede, non la fama, datemi…la verita’”

Chiudi gli occhi bambino, chiudi gli occhi e vedrai
Quanto vale il tuo sogno, quando lo toccherai
Quanto è lungo il tuo viaggio, quanta forza vorrà
Quanto il giorno che vivi da solo, ti ricorderà

“Non l’amore, non i soldi, non la fede non la fama
Non l’amore, non i soldi, non la fede, non la fama,
datemi…datemi…datemi…la verità”

inviata da dq82 - 9/4/2016 - 13:11


Beh, caro dq82, io avrei invertito l'ordine: quella di Priviero come CCG e quella di Vedder a commento...

Resto comunque dell'idea che i bambini, se vogliono diventare degli adulti e poter dare davvero testimonianza del "Non al denaro non all'amore né al cielo", devono sopravvivere e non perdersi nei boschi dell'Alaska. In questo senso anche Henry David Thoreau ebbe più sale in zucca del povero (lo dico con compassione) Christopher McCandless.

C'è poi il problema, che forse non ho sottolineato abbastanza, che nella nostra "cultura" vincono purtroppo le storie più mediatizzate, quelle che muovono sentimenti più o meno alti (o bassi) buoni per il mercato, e non quelle che hanno realmente un qualche senso compiuto.

Saluti

B.B. - 9/4/2016 - 13:40


Come ho scritto nell'introduzione, il fatto che la canzone facesse parte della colonna sonora di Into the wild è per me piuttosto incidentale, la canzone è bella e parla del rifiuto della Società attuale... Che poi la soluzione sia fuggirsene in un angolo remoto, facendo pure una fine da fessi, non lo condivido affatto, è una soluzione molto individualista, se vogliamo molto americana... ma che apporta alla società assolutamente nulla, insomma non prevede nessun anelito al cambiamento.

dq82 - 9/4/2016 - 16:44


Mi pare di ricordare che Vedder non sia il vero autore della canzone...mi confermate?

Luca 'The River' - 10/4/2016 - 00:55


Me lo confermo da solo: la canzone è di Jerry Hannan

Luca 'The River' - 10/4/2016 - 01:00


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