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Jan Soldaat, of De ballade van Jan Soldaat

Jaap Fischer


Lingua: Neerlandese

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[1961]
Testo e musica di Jaap Fischer
Lyrics and music by Jaan Fischer
Singolo / Single:
"Zeg me waar de bloemen zijn / De ballade van Jan Soldaat" (HMV 45-SGI-107) [1963]

jaapfis


Il protagonista di questa caustica ballata di Jaap Fischer (scritta nel 1961 ma pubblicata solo nel 1963 come “lato B” del singolo che conteneva anche Zeg me waar de bloemen zijn, la versione neerlandese di Where Have all the Flowers Gone), è il “supersoldato” che, in un paese oramai vuoto di militari e di armi (una cosa in cui gli olandesi hanno creduto anni addietro...), è rimasto praticamente l'unico armato fino ai denti: addirittura tiene un cannone sul balcone dietro casa, con cui si esercita sparando al gatto del vicino. Pur godendo del disprezzo generalizzato ed essendo costretto a minacciare il fornaio che non vuole fargli il pane, l'intrepido soldato tira avanti finché una sera il Re in persona non gli telefona chiedendo il suo aiuto: il nemico è alle porte e lui deve fare il suo dovere. Lui parte col suo cannone e in tenuta da combattimento, baldanzoso e pettoruto, dopo essersi raccomandato con la moglie di restargli fedele; ma il nemico ha 20.000 uomini, mentre lui è solo. L' “eroico detto” dice che “la vecchia guardia muore ma non si arrende”; ma lui sì invece che si arrende, e alla svelta! Per questa canzone che si potrebbe quasi chiamare l' “anti-guerra di Piero, Jaap Fischer scelse di proposito la comune denominazione di “Jan Soldaat”, che in olandese indica il “soldato semplice”, il “soldatino qualsiasi”; qui, invece, serve ironicamente per il “supersoldato” che prende a cannonate il gatto, per poi arrendersi immediatamente davanti al nemico. [GdN]
Jan was een vrolijke soldaat
Hij zong en ie floot als ie ging over straat
En de mensen zeiden tot elkaar
Die man die daar gaat is een moordenaar
Maar Jan was een vrolijke soldaat
Hij gooide alleen z'n handgranaat
Voor vrouw en kind en vaderland
En hij gooide 'm alleen van hogerhand
Jan was een vrolijke soldaat

Maar nu was het allemaal niet nodig meer
In het hele land was geen een militair
Geen kazernes mortieren en soldaten
Geen tanks en kanonnen en granaten
Alleen gekke Jan had niet meegedaan
Hij had een kanon op z'n zolder staan
Hij liep nog in soldatenpak
De rug recht, de armen strak
Hij poetste op z'n achterbalkon
De loop van 't kanon dat glom in de zon
En schoot op de kat in de tuin van de buren
Zodat het daverde over de schuren

En de mensen spraken er schande van
En zeiden tot hun kinderen: "Word nooit als Jan
Want hij schiet op de kat in de tuin van de buren
Zodat het davert over de schuren"

Niemand sprak meer met hem in het land
Niemand zei meer dag of gaf een hand
Niemand verkocht 'm meer een brood
Alleen als ie zei: "En nou snel of ik schiet je dood"
Ze spogen voor 'm op de stoep
De kinderen riepen "pies" en "poep"
En "vuile vuile moordenaar"
En dan lachte Jan maar, dan lachte ie maar

En dan eens op een avond belt de koning op
"Kerel, we hebben een enorme strop
De vijand staat al voor Maastricht
Pak je kanon en doe je plicht"

En dan neemt Jan afscheid van z'n vrouw
En roept aan het eind van de straat "Blijf me trouw"
En slaat de weg in naar Maastricht
Dat kilometers verder ligt
Ja dan neemt Jan afscheid van z'n vrouw
En roept aan het eind van de straat "Blijf me trouw
En slaat de weg in naar Maastricht
Dat kilometers verder ligt

En de vijand beschikt over 20.000 man
En Jan beschikt alleen over Jan
Maar hij brult in gevechtspak, de helm vol lover
"De garde sterft nooit" en dan geeft ie zich over
Want hij brult in gevechtspak, de helm vol lover
"De garde sterft nooit" en dan geeft ie zich over

inviata da CCG/AWS Staff - 1/4/2016 - 17:20



Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Gaspard de la Nuit
2.4.2016 02:35

Jaap Fischer (o
Jaap Fischer (o "Joop Visser")
GIANNIN SOLDATO

Giannino era un soldato felice
cantava e fischiava mentre marciava in strada
e la gente si diceva:
Quello lì che marcia è un assassino.
Ma era un soldato felice, Giannino,
lanciava da solo la sua granata
per sua moglie, suo figlio e per la patria
e la lanciava da solo con la mano destra,
Giannino era un soldato felice.

Ma ora non serviva proprio più a nulla,
in tutto il paese non c'era nemmeno un militare,
non c'eran caserme, mortai e soldati,
e nemmeno cannoni, granate e carrarmati.
Solo quel matto di Jan non ci aveva avuto a che fare:
lui teneva un cannone in soffitta,
correva sempre affardellato
a schiena dritta e a braccia tese
lustrava sul balcone dietro casa
la canna del cannone che brillava al sole
e sparava al gatto del vicino in giardino
da far rimbombare pure le rimesse

E la gente diceva che era una vergogna
e diceva ai bambini: “Non diventate mai come Giannino,
perché lui spara al gatto del vicino in giardino
da far rimbombare pure le rimesse.”

Nessuno nel paese gli rivolgeva più la parola,
nessuno gli dava più il buongiorno o la mano
nessuno gli cuoceva più il pane,
a meno che non dicesse: “E ora alla svelta o ti stecchisco”
gli sputavano addosso sul marciapiede,
i bambini gridavano “piscio” e “merda”
e anche “lurido, lurido assassino”
però Giannino rideva, però che rideva

Ma una sera gli telefona il Re:
“Ragazzo [1], abbiamo proprio un bel casino,
il nemico è alle porte di Maastricht, [2]
piglia il tuo cannone e fa' il tuo dovere.”

E allora Giannino dice addio a sua moglie
e in fondo alla strada urla: “Restami fedele!”
e poi prende la strada per Maastricht
che è lontana chilometri
eh sì, allora Giannino dice addio a sua moglie
e in fondo alla strada urla: “Restami fedele!”
e poi prende la strada per Maastricht
che è lontana chilometri

E il nemico dispone di ventimila uomini
e Giannino invece solo di Giannino
ma lui dice ruggendo in tenuta da combattimento, con l'elmetto mimetico [3]
“La vecchia guardia non muore mai”, però poi si arrende
perché sì, lui dice ruggendo in tenuta da combattimento, con l'elmetto mimetico
“La vecchia guardia non muore mai”, però poi si arrende.
[1] Kerel (come il tedesco Karl) significa in realtà “tipo, individuo”. Il suo significato originario è però “uomo anziano, vecchio”; da qui il “vecchio mio”.

[2] Maastricht, quella lì del famoso trattato insomma, si trova nell'estremo sud dei Paesi Bassi, in una specie di stretta “sacca” o striscia di territorio olandese incassata tra il Belgio e, soprattutto, la Germania. Dire nel 1961 che “il nemico è alle porte di Maastricht” ricordava probabilmente parecchio da vicino agli olandesi un certo “nemico alle porte”...

[3] Alla lettera, “elmetto pieno di foglie”.

2/4/2016 - 02:35


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