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Li Troubaires de Coumboscuro e Fabrizio De André: Mis amour

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Lingua: Occitano


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fabfuma
[1995]
Da una ballata provenzale del XIV secolo
Tirée d'une ballade occitane du 14ème siècle
Arrangiamento di Dave Arneodo / Li Troubaires de Coumboscuro / Bruno Sorba
Interpreti: Clareto Arneodo (Li Troubaires de Coumboscuro) / Fabrizio De André
Chitarra: Franco Mussida
Album: A toun souléi (Vinile: 1995; ristampa in CD: 2002)

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L' “ultimo atto” della ristrutturazione totale della Sezione del sito dedicata a Fabrizio De André (e, in ultima analisi, anche della ristrutturazione parallela della “Sezione Bretone”: le due ristrutturazioni sono andate di pari passo negli ultimi mesi) è, come dire, premeditato. Il tutto doveva terminare con Mis amour, un'antica murder ballad provenzale che, certo, è interpretata, in parte, anche da Fabrizio De André.

Dopo oltre vent'anni, la storia di Mis amour e Fabrizio De André è oramai ben nota; ma, nei primi tempi di Internet e, soprattutto, del De André in rete, la sua “scoperta” rappresentò una specie di scoop protointernettaro da parte della vecchia e irripetibile banda che girava attorno alla mailing list “Fabrizio” e al newsgroup Usenet “it.fan.musica.de-andre”. Si può dire che la “deandreologia”, e non solo in rete, abbia avuto origine da lì. Un bel giorno, verso il 1999, pochissimo dopo la morte di Faber, qualcuno si accorse che in un album, pressoché introvabile al di fuori degli specialisti e di certe aree geografiche, c'era De André che cantava in una strana lingua assieme a una bella voce di donna che, naturalmente, fu subito presa per Dori Ghezzi. E quale altra donna poteva cantare assieme a De André?

Ora, però, l'album in questione non era certo un'autoproduzione; anzi, era stato fabbricato e distribuito dalla Polygram Italia per le edizioni musicali Getar. Risaliva al 1995; solo che, già in tempi di CD trionfante, era stato prodotto e distribuito solo in vinile. Gli appassionati di De André, che stava per pubblicare Anime salve, quello che sarebbe stato l'ultimo suo album, non se ne accorsero minimamente. Si chiamava, l'album, A toun souléi (“Al tuo sole”), ed era stato pubblicato a cura del Centre Prouvençal de Coumboscuro (Centro Provenzale di Sancto Lucio de Coumboscuro, o Santa Lucia, frazione del comune di Monterosso Grana, in provincia di Cuneo).

La frazione di Sancto Lucio de Coumboscuro aveva ed ha una caratteristica: il 100% dei suoi trentacinque o quaranta abitanti parla provenzale. E il 60% dei suoi abitanti appartengono a una sola famiglia, la famiglia Arneodo. Il “patriarca”, Sergio Arneodo, nato nel 1927, è stato probabilmente il maggiore animatore culturale di quelle semispedurte vallate dove resiste ancora il provenzale in Italia; preso per assunto che tutta la sua storia di vita merita di essere conosciuta, va detto che è riuscito nel compito non indifferente non solo di salvaguardare il provenzale (o franco-provenzale) di quelle plaghe e la cultura particolarissima e antichissima che esse recano, ma anche di renderle note ben al di là di confini ristretti. Il Centro Provenzale di Coumboscuro è, manco a dirlo, opera sua.

Sergio Arneodo (1927-2013)
Sergio Arneodo (1927-2013)
Poeta, folklorista, operatore culturale, in una lingua che, oggi, definire “minoritaria” è un eufemismo. Eppure, il provenzale di Coumboscuro è una forma arcaica e assai pura dell'antica lingua d'oc; quasi logico che essa sia anche lo strumento di una ricchissima tradizione popolare, che Sergio Arneodo ha letteralmente acciuffato per il rotto della cuffia. Riproponendola non solo filologicamente, ma anche musicalmente. Sergio Arneodo, che tra le tante sua attività aveva quella di unico insegnante nella “Pluriclasse” di Sancto Lucio de Coumboscuro, un'esperienza assai simile alla Scuola di Barbiana di Don Milani e dove la lingua di insegnamento era il provenzale, è morto a ottantasei anni il 30 ottobre 2013.

I Troubaires de Coumboscuro sono stati emanazione del Centro Provenzale. E dell'intera famiglia Arneodo. A toun souléi è stato il loro album più famoso, e declinando l'elenco dei collaboratori a quell'album che quattro anni dopo ancora pochi conoscevano fa venire i brividi. C'erano, tra il collaboratori, non solo Fabrizio De André. C'erano Franco Mussida, Jahamgir Selimkanov, Gabriel Yacoub e Alan Stivell. E c'era mezza famiglia Arneodo, compreso il figlio Dave (Davide), che curò gli arrangiamenti, e la figlia Clareto (Clara). Non era di Dori Ghezzi, la voce che accompagnava De André in Mis amour; era Clareto Arneodo. Eppure, se si va a vedere in rete, la “Dori Ghezzi” gira ancora.

Clareto Arneodo smise di cantare non molto tempo dopo, per una ragione semplicissima: decise di fare la mamma a tempo pieno. Aveva avuto un figlio, che incidentalmente era anche il primo bambino nato a Sancto Lucio de Coumboscuro dopo circa quarant'anni. Ci resta quella voce che non mi perito a definire incredibile; la si sente in praticamente tutti gli album dei Troubaires. E, naturalmente, Mis amour. La quale ha una storia che sarà bene raccontare per sommi capi.

Tra le tante ballate e canzoni propriamente valligiane che i Troubaires de Coumboscuro hanno interpretato nei loro album a complemento dell'attività del Centre Prouvençal, molto probabilmente non è affatto di origine strettamente locale. Il fatto che nel suo testo si nominino una “vilo” (una città) e il Rodano, che non scorre certo in provincia di Cuneo, prova che la sua provenienza dev'essere ben altrove nell'area provenzale. La sua origine tardomedievale (probabilmente risale al XIV secolo), quindi remota nel tempo, è testimoniata dal tipico andamento stilizzato delle ballate di lunga tradizione popolare. La sua vicenda è, peraltro, comunissima in tutte le balladries europee: l'amore tra un giovane e la figlia minore, che ha quattro sorelle maggiori che si oppongono (la madre e le sorelle maggiori contrastano sempre l'amore della sorella più piccola, destinata tradizionalmente a non sposarsi perché ha il compito di restare a casa, nubile, ad occuparsi dei genitori anziani). Il giovane decide quindi di eliminare le quattro sorelle a colpi di balestra (altro particolare remoto: siamo prima delle armi da fuoco!), ma sbaglia e il primo colpo che scocca colpisce proprio la sua innamorata, uccidendola. Diventa quindi il più classico outlaw delle ballate: se passerà in città lo impiccheranno, e se attraverserà il Rodano, lo affogheranno. In fondo, si può capire perché Fabrizio De André abbia dato una mano ai Troubaires in questa canzone: è, come dire, piuttosto “roba sua”. Tra lo sfortunato protagonista dell'antica ballata provenzale e il Miché c'è fratellanza di sangue, in tutti i sensi.

Quando la ballata venne fuori in rete, qualche tempo dopo, nessuno ne conosceva il testo. Mi fu chiesto di “decifrarlo” e mi misi solerte all'opera, sbagliando clamorosamente ogni cosa. Tuttora, credo che sia la figura linguistica più cacina che io abbia mai fatto in Rete. Poco tempo dopo, Walter Pistarini (e chi altri?) ne comunicò l'esatto testo scritto in provenzale; cercai di farmi perdonare eseguendone una traduzione che, vedo, ancora è presente in rete. Per chiudere, spero degnamente, le “ristrutturazioni” di questi ultimi mesi, ripropongo in questa pagina la vecchia Murder ballad provenzale e la traduzione che ne feci; con qualche “novità”, se così la si può chiamare. Innanzitutto, declinando il titolo esatto Mis amour, con le due parole staccate (come si può vedere anche dalla copertina dell'album). All'inizio, e in moltissimi casi ancora presenti in rete e altrove, viene riportata come Misamour in un'unica parola; ma si tratta di un errore. Così come è un errore la traduzione “amori miei”: mis è un aggettivo possessivo al singolare, e l'espressione significa “amore mio”.

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Si tratta di una canzone che, per il sottoscritto, ha avuto non una ma parecchie storie. E' legata a doppio filo a dei ricordi della mia vita, per motivi non di rado variopinti. Quelli, naturalmente, li tengo per me; ma anche essi, in definitiva, entrano nella decisione di farne una canzone-simbolo per il termine di iniziative che mi hanno impegnato per mesi trasformandomi anche in “Gaspard de la Nuit”. Non soltanto una “ristrutturazione”, ma un vero e proprio viaggio. [RV]
Aou jardin de moun paire i ha tan béu pin,
aou jardin de moun paire i ha tan béu pin,
i ha tan béu pin, mis amour, i ha tan béu pin.

O caio, belo caio, ount és toun niu?
O caio, belo caio, ount és toun niu?
Ount és toun niu, mis amour, ount és toun niu?

És pas sous la mountanho, és aou plan pais,
és pas sous la mountanho, és aou plan pais,
aou plan pais, mis amour, aou plan pais.

O caio, belo caio, que i ha dedins?
O caio, belo caio, que i ha dedins?
Que i ha dedins, mis amour, que i ha dedins?

I ha quatre demaiselhos e ieu fau cinc,
i ha quatre demaiselhos e ieu fau cinc,
e ieu fau cinc, mis amour, e ieu fau cinc.

Uno que vai a l'aigo e l'aoutro al vin,
uno que vai a l'aigo e l'aoutro al vin,
e l'aoutro al vin, mis amour, e l'aoutro al vin.

Uno que fai la duèrmo per ben durmir,
uno que fai la duèrmo per ben durmir,
per ben durmir, mis amour, per ben durmir.

Prenou moun abalestro, li vau tirar,
ai tirâ sous ma mio e l'ai tuâ,
e l'ai tuâ, misa mour, e l'ai tuâ.

Se passo par la vilo me penjaran,
se passo dins lou Rose me negaran,
Me negarán, mis amour, me negaran.

13/3/2016 - 19:00



Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Riccardo Venturi (1999)

AMORE MIO

Nel giardino di mio padre ci son tanti bei pini,
nel giardino di mio padre ci son tanti bei pini,
ci son tanti bei pini, amore mio, ci son tanti bei pini.

O quaglia, bella quaglia, dov'è il tuo nido?
o quaglia, bella quaglia, dov'è il tuo nido?
dov'è il tuo nido, amore mio, dov'è il tuo nido?

Non è sulla montagna, è al paese al piano,
non è sulla montagna, è al paese al piano;
è al paese al piano, amore mio, al paese al piano.

O quaglia, bella quaglia, e che c'è dentro?
O quaglia, bella quaglia, e che c'è dentro?
Che c'è dentro, amore mio, che c'è dentro?

Ci son quattro ragazze e con me fan cinque,
Ci son quattro ragazze e con me fan cinque,
con me fan cinque, amore mio, con me fan cinque.

Una che va a prendere l'acqua e l'altra il vino,
una che va a prendere l'acqua e l'altra il vino,
E l'altra il vino, amore mio, e l'altra il vino.

Una che fa la ninna-nanna per ben dormire,
una che fa la ninna-nanna per ben dormire,
Per ben dormire, amore mio, per ben dormire.

Prendo la mia balestra, le vado a ammazzare,
ho colpito la mia amica e l'ho ammazzata,
E l'ho ammazzata, amore mio, e l'ho ammazzata.

Se passo per la città mi impiccheranno,
se attraverso il Rodano mi affogheranno,
mi affogheranno, amore mio, mi affogheranno.

13/3/2016 - 19:06


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