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Renato Curcio

Francesco Baccini


Lingua: Italiano

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[1992]
Testo e musica di Francesco Baccini
Lyrics and Music by Francesco Baccini
Paroles et musique: Francesco Baccini
Album: Nomi e cognomi

Margherita "Mara" Cagol e Renato Curcio.
Margherita "Mara" Cagol e Renato Curcio.


Strano tipo, Francesco Baccini. Genovese, classe 1960, e senz'altro un ottimo musicista e dotato di capacità vocali di tutto rispetto; comincia la sua carriera con canzoni sì carine, allegre & scanzonate, ma non certamente appiattite sulla banalità come si potrebbe magari presupporre. Ciò non gli impedisce di diventare, verso la fine degli anni '80, un idolo delle teenager. Nel settembre del 1992, annus horribilis per l'Italia, all'improvviso se ne esce fuori con un album incredibile, il suo terzo, intitolato Nomi e cognomi; e, lasciando tutti bouché bée, i nomi e i cognomi li fa davvero, cominciando da quello del collega Antonello Venditti (che non la piglia per nulla bene) per proseguire con Giulio Andreotti e altri. Tra i quali, eh sì, Renato Curcio. Proprio lui: praticamente il fondatore delle Brigate Rosse, all'epoca ancora rinchiuso in galera con duemila anni da fare (sebbene, notoriamente, mai macchiatosi di uccisioni). Sempre in quegli anni, in uno dei tanti abortiti tentativi di dare un perché e un per come alla soluzione storica di quel periodo chiamato, a sproposito e con espressione orrenda, “anni di piombo”, furoreggia il dibattito sulla concessione della grazia e Renato Curcio; in questo dibattito, che aveva come protagonista persino il “picconatore” Francesco Cossiga (di mestiere: Presidente della Repubblica, e favorevole alla grazia al dottor Renato Curcio, come lo chiamava sempre), pochi si sarebbero aspettati l'irruzione di un cantautore scanzonato come Francesco Baccini. Eppure v'irruppe, e in che modo. Scrisse a Renato Curcio, per quella canzone che, nell'ambito satirico e ironico che pervade tutto quell'indimenticabile album, è tutt'altro che satirica e anzi tesa, cupa, chiarissima; si recò poi a Rebibbia dov'era rinchiuso. Renato Curcio ne rimase colpito e commosso, non ultimo per il riferimento a Mara Cagol che vi è contenuto. Fu girato anche un video, poi diventato casualmente molto raro e ritirato fuori solo di recente ora che Renato Curcio è un uomo libero da tempo (talmente libero, che persino chi scrive, una sera di qualche anno fa, gli ha dato un passaggio in automobile dalla stazione di Firenze ad un luogo dove presentava un libro); nel video, Baccini legge una lettera scrittagli da Renato Curcio. Si disse poi che la canzone di Francesco Baccini diede il suo bravo, se non addirittura bravissimo, contributo alla scarcerazione definitiva di Renato Curcio; e vi dev'essere del vero.



Chissà che gli era preso, a Francesco Baccini; non lo si saprà mai. Il video della canzone lo va a girare nel gennaio del 1993 direttamente dentro al carcere di Rebibbia; l'idolo delle teenager, delle ragazze di Modena e di Ivo il preservativo, da un giorno all'altro, è catapultato per tramite di una canzone nel dibattito sull'eredità degli anni '70, sulla scelta della lotta armata, sul dibattito sulla chiusura di quel periodo e sull'amnistia; dibattito che, come tutti sanno, non soltanto non è ancora chiuso ma che gode (e probabilmente godrà per sempre) di un eterno stallo. Chissà, forse era troppo. A partire da quell'album irripetibile, Francesco Baccini cambia rotta. Il suo successivo album, intitolato Nudo, è una collezione di canzoni intimiste (tra le quali la peraltro celebre Ho voglia di innamorarmi); poi ne fa di tutte. Recita, collabora con altri colleghi, firma petizioni, tiene spettacoli, ed è tuttora in attività anche se la celebrità e la fama sembrano essere un ricordo del passato. Eppure, di Nomi e cognomi se ne ricordano ancora tantissimi, e non soltanto per la “Margherita Baldacci”, la fidanzata di Giuseppe Mirella detto Pino, feroce presa in giro di Marco Masini che però, con tutta probabilità, non è soltanto quello e nasconde qualcosa di più serio e personale. Renato Curcio, lui, di quella canzone si ricorda senz'altro. [RV]
Cos'è sta pioggia che mi batte in testa
non c'ero abituato più
E questa gente che cammina
e va di fretta
e non si guarda mai
Ma la catena che mi hai dato tu
la porto sempre non l'ho tolta più.

Mi pento
vuoi questo
vuoi che ti dica così
Adesso, c'è vento
mi piace tornare qui.

Sai quante torte
con la lima che ho inghiottito
per capire se
Il nostro amore imbavagliato
era più forte di uno sparo
eh.....
Ma il nostro covo
adesso non c'è più
ci han fatto sotto
la fermata del bus.

Mi pento, ma questo
non può aiutarmi lo sai
adesso nel vento
mi piace pensarti qui.

Comunicato numero 18
lasciamo stare quel che è fatto è fatto
Comunicato di un uomo solo
torniamo insieme non sono mica matto
Non sono mica matto....
sono solo un uomo solo.

Mi pento
ma non svendo
non sono fatto così
Adesso ti prego torniamo insieme

inviata da Riccardo Venturi - 24/10/2015 - 21:26


Scanzonato ?? Mi sa che l'ironia l'hai scambiata per altro. Col primo album "cartoon" vinsi la mia prima targa Tenco. Non son mai stato un cantante per teen agers, nel mio secondo album c'era "Genova blues" cantata e scritta con Fabrizio de André. Ho collaborato con Jannacci e Branduardi che hanno duettato su due mie canzoni . Ho fatto esperienze trattali col " franco parenti" di Milano e girato due film indipendenti uno in particolare " Zoe" ambientato nella seconda guerra mondiale che ha partecipato a 40 festival italiani e stranieri. Nel 2013 ho collaborato con Cui Jian, l'autore della canzone manifesto della rivoluzione di piazza tienanmen, nonché padre del rock cinese . Questa cosa mi ha portato a fare un tour di concerti in Cina. Io mi informerei meglio prima di scrivere.
Francesco

Francesco baccini - 11/8/2017 - 23:20


O Baccini, magari sarebbe stato interessante poterne discutere un po' quando, mi sembra nell'estate dello scorso anno, sei venuto a cantare a Cala Moresca, in quel di Piombino, e io me ne stavo in prima fila a sentirti in grande spolvero direi. Naturalmente prendo atto di quel che hai detto, che è anche giusto e non ci piove (però, dimmi se sbaglio, il "Genova blues" scritto e cantato con De André era almeno in gran parte una specie di inno del Genoa, cosa serissima visto che la fede Genoana di entrambi è notissima - Genoa is red and blue!). Tra l'altro, se ben ricordo, della serie di concerti in Cina ne hai parlato a lungo proprio durante il concerto a Piombino. Non te la prendere, ho soltanto espresso un'opinione ma sappi che sono sempre stato, e continuo ad essere, un tuo grosso estimatore, ma grosso. Non ci ero per caso in prima fila a quel concerto piombinese, anche se prima di te suonavano anche dei miei cari amici. Oltretutto, "Nomi e cognomi", anche se non lo sai, mi suscita ricordi particolarissimi, e proprio legati a Genova (ma qui scivolerei io nel mio, di intimismo, ed è meglio lasciar perdere). Saluti cari e grazie per essere intervenuto su questo sito dove ci sei parecchio.

Riccardo Venturi - 12/8/2017 - 00:35


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