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Crow and Pie

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[Early XVI Century / Inizi del XVI secolo]
Child #111
Ms. Rawlinson C813, f. 27b
Tune: Unknown
Musica: Non attestata

Crow and Pie. Illustrazione dal sito della Ballad Society of Japan.
Crow and Pie. Illustrazione dal sito della Ballad Society of Japan.

Tempi antichi, tempi moderni

La ballata Crow and Pie è una delle più antiche, quanto a tradizione manoscritta, dell'intero corpus Childiano. Risalente a circa il 1500, fu pubblicata dal Child nella seconda parte del II volume della sua opera, con un'introduzione parecchio stringata; la sua prima attestazione scritta si trova nel manoscritto Rawlinson C813, folio 27b, della Bodleian Library, mentre per un'edizione a stampa occorse attendere le Nugæ Poeticæ: Select Pieces of Old English Popular Poetry illustrating the Manners and Arts of the fifteenth Century, pubblicate da James Orchard Halliwell-Phillipps nel 1844. Child riconobbe subito che non si trattava, almeno interamente, di una vera ballata popolare, bensì rientrava nel genere che, per convenienza, viene detto Minstrel Ballad; purtuttavia, specialmente nelle strofe finali, sono presenti stilemi autenticamente popolari (Child, al riguardo, propose un paragone con The Baron o Leys).

Per questa ballata degli inizi del XVI secolo non è mai esistita alcuna attestazione musicale, ed è indubbio che il suo argomento e la sua esplicita crudezza non avrebbero potuto mai renderla autenticamente popolare. Lo Halliwell intendeva “illustrare le maniere e le arti del XV secolo”, epoca considerata nella Gran Bretagna del XIX secolo come ancora pienamente medievale e barbarica; antichi tempi in cui lo stupro di povere fanciulle sorprese nella foresta dal cavaliere solitario doveva essere all'ordine del giorno. Perché di questo, e senza mezzi termini, parla Crow and Pie: uno stupro in piena regola, per di più narrato -almeno nella prima parte- in prima persona dallo stupratore (il “salto di narratore” è frequente nelle ballate).

Riassumendo: Un uomo incontra una ragazza nel bosco e tenta di sedurla, prima offrendole il suo amore e poi, assai più prosaicamente, un anello d'oro e una borsa di velluto (tessuto, da ricordare, che allora era forse più prezioso dell'oro). La ragazza non ne vuole assolutamente sapere e lo respinge sdegnata dicendogli “ti beccherà la cornacchia”. Si tratta di un terribile augurio di morte: la cornacchia le era associata non soltanto per il suo canto sgraziato, ma anche e soprattutto perché, come tutti i corvidi, era creduta nutrirsi dei cadaveri di impiccati o di morti in battaglia, ed era quindi per natura simbolo di morte violenta. Il cavaliere, quindi, prende la ragazza e la stupra a ripetizione (“due o tre volte, e non si sarebbe fermato”). I barbarici costumi del medioevo britannico prevedevano che una ragazza stuprata chiedesse allo stupratore di sposarla; lui, ovviamente, rifiuta dicendole che stavolta è stata “la gazza a beccarla” (un'ovvia metafora sessuale sì, ma tenendo conto che, a sua volta, la gazza è da sempre associata con l'inganno e con il furto). Al rifiuto dello stupratore, la ragazza le chiede quindi di “dividere con lei qualche suo bene” (sia come segno dell'identità di lui, sia come indennizzo per tirare su un figlio bastardo); all'ennesimo rifiuto, la ragazza gli chiede di dirle chi è e dove abita, cosa che lo stupratore si guarda bene dal fare. Non resta, alla fine, che la maledizione eterna e l'accettazione del fatto compiuto, assieme ad un ammonimento rivolto a tutte le ragazze: non fatevi stuprare.

Si potrebbe dire che questa ballata mostra, in tutta la sua estrema crudezza, la linea assai sottile che, nella società medievale, divideva la seduzione dallo stupro; in ogni caso, la donna era considerata colpevole, ed il riconoscimento dell'identità dell'uomo (cosa che avviene nella ballata Gil Brenton, Child #5), con la conseguente accettazione dell'evento da parte di lui, anche se non la sposava, era assai importante sia dal punto di vista legale che da quello morale. La questione se la donna fosse o meno consenziente era del tutto irrilevante; se non riusciva a identificare l'uomo che la aveva presa, questa era generalmente considerata una prova di lasciva e indiscriminata promiscuità, spesso con uomini di condizione sociale assai inferiore (fornicare con un lord o un cavaliere era riprovevole, ma restare incinta di un bovaro o di un contadino era del tutto imperdonabile). In altre parole: la donna stuprata era considerata comunque una puttana.

Da questo punto di vista, la richiesta fatta allo stupratore di indennizzarla materialmente potrà apparire contraddittoria, ma si spiega bene nell'ottica medievale. Il denaro o un oggetto prezioso avrebbero dimostrato alla famiglia della ragazza (e ai suoi pari) che l'uomo non era un servo, uno schiavo o un mendicante, e un oggetto poteva -come detto- servire per la sua identificazione. Per questo motivo lo stupratore si guarda bene dal soddisfare qualsiasi richiesta della ragazza; in un'altra ballata, ad esempio, una sposa novella evita di essere uccisa dal marito, che ha appena scoperto che è incinta, mostrandogli un segno di riconoscimento del suo stupratore (tra parentesi, tale segno dimostra che lo stupratore è in realtà il marito stesso che aveva agito mascherato, e quindi tutti vissero felici e contenti). In nessuna ballata del genere la ragazza ha qualcosa da ridire sull'eventuale matrimonio con il suo violentatore (che, come si è visto, può essere benissimo il marito), né si biasima espressamente l'uomo o addirittura si paventa che possa essere punito o condannato. Una particolarità di Crow and Pie è che, a suo modo, ha un happy end: la ragazza, infatti, non si uccide come è costume in parecchie altre ballate del genere. Pur svergognata e incollerita, non pensa neanche per un istante ad ammazzarsi e tiene a dire al suo stupratore che è pronta a riprendere la propria vita normale, naturalmente nella misura in cui questo le verrà permesso dalla società.

Si tratta di una ballata che ha sempre avuto non soltanto scarsa audience, ma anche scarsissimi commentatori; lo stesso Child, come si è visto, la “liquida” con qualche nota testuale e storica. Il fatto che, almeno in parte, si tratti di una Minstrel Ballad fa presupporre che sia servita, magari, ad “allietare” qualche serata o convegno, in occasioni in cui si permetteva qualche canzone “licenziosa”. La nostra “moderna sensibilità”, naturalmente, la trova “ripugnante”, per il poco o tanto che possa essere conosciuta (ma, negli stessi paesi di lingua inglese, il suo linguaggio la rende comunque generalmente poco comprensibile). Nei nostri tempi moderni, come tutti sanno, queste cose non accadono più: le ragazze non vengono più stuprate da chi prima offre loro amore, lo stupro non è più un “reato contro la morale”, durante gli eventuali processi per stupro, condotti con modernissima equità e sensibilità, la donna non deve più dimostrare né l'identità dei suoi stupratori, né è più considerata moralmente riprovevole (“lei godeva? si sentiva sessualmente eccitata?” ecc.). I mariti non stuprano più le mogli, né è questione che la stuprata desideri ammazzarsi per la vergogna (anche perché, in parecchi casi, ad ammazzarla ci pensa direttamente lo stupratore). La “società” non condanna più la ragazza o la donna vittima di uno stupro, al massimo considerandola una che si è voluta un po' divertire con dei “bravi ragazzi”. La magistratura si dimostra sensibilissima, come nel caso della ragazza della Fortezza di Firenze, il cui branco di stupratori, pardon, di bravi ragazzi, è stato mandato assolto da un collegio giudicante formato da tre membri, di cui due donne. Insomma, come dire, si deve leggere l'antica ballata di questa pagina come la aveva letta lo Halliwell nel 1844, un esempio dei barbari costumi dei primi del '500 inglese, quando comunque già si stuprava per amore. Una bella maledizione di Dio, e tutto era a posto.

In questo profluvio di antichità e di barbarie, non resta altro che qualche scarna nota sul testo in sé, che è parecchio interessante per chi si interessa di linguistica inglese e germanica in generale. L'attestazione sulla svolta tra il XV e il XVI secolo mostra perfettamente ciò che va sotto il nome di “inglese premoderno”, con parecchie caratteristiche della fase media ancora ben presenti sia nella terminologia, sia nella morfosintassi (si guardi all'esempio la posizione dei pronomi complemento). Tutto questo, come detto, rende la ballata di non facile comprensione; la stessa traduzione che ne ho fatto (corredata di note esplicative) si è sovente scontrata con dei grossi punti interrogativi (uno dei quali rimasto irrisolto) per i quali è stato gioco forza ricorrere al glorioso Middle English Dictionary di Bradley e Stratmann più che a un normale dizionario inglese. Nel testo qui proposto sono state restaurati i due o tre thorn [þ] presenti nel manoscritto, ma esclusivamente nella parola [þat]. Child aveva normalizzato la grafia scrivendo [that]. Dovendo comunque scegliere la lingua nella quale catalogare questa ballata, non me la sono sentita di attribuirla all'inglese moderno. Si tratta di una fase di transizione tra l'inglese medio e quello moderno, ma quello medio, a mio parere, predomina ancora. [RV]
Throughe a forest as I can ryde,
To take my sporte yn an mornyng,
I cast my eye on euery syde,
I was ware of a bryde syngynge.

I sawe a faire mayde come rydyng;
I speake to hur of loue, I trowe;
She answered me all yn scornyng,
And sayd, The crowe shall byte yow.

‘I pray yow, damesell, scorne me nott;
To wyn your loue ytt ys my wyll;
For your loue I haue dere bought,
And I wyll take good hede thertyll.’

‘Nay, for God, ser, that I nyll;
I tell the, Jenken, as I trowe,
Thou shalt nott fynde me suche a gyll;
Therfore the crowe shall byte yow.’

He toke then owt a good golde ryng,
A purse of velweytt, that was soo fyne:
‘Haue ye thys, my dere swetyng,
With that ye wylbe lemman myn.’

‘Be Cryst, I dare nott, for my dame,
To dele with hym þat I doo nott knowe;
For soo I myght dyspyse my name;
Therfore the crow shall byte yow.’

He toke hur abowte the mydell small,
That was soo faire of hyde and hewe;
He kyssed hur cheke as whyte as whall,
And prayed hur þat she wolde vpon hym rewe.

She scornyd hym, and callyd hym Hew;
His loue was as a paynted blowe:
‘To-day me, to-morowe a newe;
Therfore the crow shall byte yow.’

He toke hur abowte the mydell small,
And layd hur downe vpon the grene;
Twys or thrys he served hur soo withall,
He wolde nott stynt yet, as I wene.

‘But sythe ye haue i-lyen me bye,
Ye wyll wedde me now, as I trowe:’
‘I wyll be aduysed, Gyll,’ sayd he,
‘For now the pye hathe peckyd yow.’

‘But sythe ye haue i-leyn me by,
And brought my body vnto shame,
Some of your good ye wyll part with me,
Or elles, be Cryst, ye be to blame.’

‘I wylbe aduysed,’ he sayde;
‘The wynde ys wast þat thow doyst blowe;
I haue a-noder þat most be payde;
Therfore the pye hathe pecked yow.’

‘Now sythe ye haue i-leyn me bye,
A lyttle thyng ye wyll tell;
In case that I with chylde be,
What ys your name? Wher doo ye dwell?’

‘At Yorke, a[t] London, at Clerkenwell,
At Leycester, Cambryge, at myrye Brystowe;
Some call me Rychard, Robart, Jacke, and Wyll;
For now the pye hathe peckyd yow.

‘But, all medons, be ware be rewe,
And lett no man downe yow throwe;
For and yow doo, ye wyll ytt rewe,
For then þe pye wyll pecke yow.’

‘Farewell, corteor, ouer the medoo,
Pluke vp your helys, I yow beshrew!
Your trace, wher so euer ye ryde or goo,
Crystes curse goo wythe yow!

‘Thoughe a knave hathe by me layne,
Yet am I noder dede nor slowe;
I trust to recouer my harte agayne,
And Crystes curse goo wythe yow!’

inviata da Riccardo Venturi - 22/9/2015 - 13:40



Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Riccardo Venturi
21/22 settembre 2015

La ballata nella pagina a stampa della I edizione delle English and Scottish Popular Ballads di Francis James Child (Volume II, p. 478)
La ballata nella pagina a stampa della I edizione delle English and Scottish Popular Ballads di Francis James Child (Volume II, p. 478)


Due parole del traduttore. Le considerazioni opportune sulla difficoltà di tale testo sono state espresse nell'introduzione; così come sono state menzionate le note esplicative che la corredano. Un termine, come detto, ha resistito ad ogni interpretazione plausibile, e chiederei magari qui un parere a Cattia Salto, se legge. In alcuni punti, comunque, la traduzione è piuttosto "ad sensum".
GAZZA E CORNACCHIA

Mentre cavalcavo in una foresta
Così per diletto, una mattina 1
Gettai un'occhiata da ogni parte:
Vidi una fanciulla cantare. 2

La vidi, graziosa, arrivare a cavallo;
Le parlai d'amore, son certo. 3
Lei mi rispose tutta sdegnosa,
E disse: Ti beccherà la cornacchia.

“Ti prego, fanciulla, non mi sdegnare;
Io voglio tanto avere il tuo amore!
Per amor tuo ho comprato cose preziose
E ne prenderò buona cura.”

“No, signore, per Dio, non lo voglio; 4
Ti dico, giovanotto, in verità 5
Non penserai che io sia una ragazza del genere,
E quindi ti beccherà la cornacchia.”

Allora lui tirò fuori un bell'anello d'oro
E una borsa di velluto, che era così elegante:
“Prendi questo, mia cara dolcezza,
E con questo tu sarai la mia amante.” 6

“Per Cristo e per Nostra Signora, non oso
Avere a che fare con chi non conosco;
Perché così potrei infangare il mio nome;
E quindi ti beccherà la cornacchia.”

Lui la prese per la vita snella
Che era così bella di pelle e incarnato;
Le baciò la guancia bianca come [?] 7
E la pregò che gli montasse subito addosso.

Lei lo respinse e lo chiamò fellone; 8
Il suo amore era come una scoreggia vestita: 9
“Oggi me, domani un'altra;
E quindi ti beccherà la cornacchia.”

Lui la prese per la vita snella
E la distese giù sull'erba;
Due o tre volte fece il suo comodo,
E non si sarebbe fermato, come penso. 10

“Ma poiché ti sei giaciuto con me,
Ora mi sposerai, come credo.”
“Me ne guarderò bene, ragazza”, disse,
“Ché ora la gazza ha beccato te.”

“Ma poiché ti sei giaciuto con me
E svergognato il mio corpo,
Dividerai con me qualche tuo bene
Oppure, per Cristo, sei da biasimare.”

“Me ne guarderò bene”, disse;
“Tu stai davvero parlando al vento;
Ne ho un'altra che deve essere pagata
E quindi ora la gazza ha beccato te.”

“Ma poiché ti sei giaciuto con me,
Ti devo dire una piccola cosa;
Se per caso fossi rimasta incinta,
Qual è il tuo nome? Dove abiti?”

“A York, a Londra, a Clerkenwell, 11
a Leicester, a Cambridge, nell'allegra Bristol;
Chi mi chiama Richard, chi Robert, Jack e Will;
Ché ora la gazza ha beccato te.”

“Ma voi tutte, ragazze, state bene attente
Che nessun uomo vi stenda e vi monti;
Ché, se lo fate, ve ne pentirete, 12
E allora la gazza vi beccherà.”

“Addio, corteggiatore, e per la prateria
Fuggi a gambe levate, io ti maledico!
E dovunque tu vada, a piedi o a cavallo,
La maledizione di Cristo ti segua!”

“Sebbene un vile si sia giaciuto con me
Non sono né morta, né massacrata;
Sono certa di riprendermi,
E la maledizione di Cristo ti segua!”
NOTE esplicative (testuali e di traduzione)

Avvertenza. I termini presenti anche nell'inglese moderno sono dati in grafia moderna normalizzata; i termini inglesi medi sono dati nella grafia standard utilizzata da Bradley e Stratmann.

[1] Qui sport ha ancora il significato originario di “diletto”, “divertimento”, “passatempo”. Nella forma originaria disport (fr. norm. desporter, it. diporto) il termine è trecentesco (ad es. nella Confessio Amantis di John Gower, 1386/93). Da segnalare che il termine inglese moderno sporty ha ancora il significato di “incline a divertirsi” (particolarmente in ambito sessuale).

[2] Il termine bride (inglese antico bryd) ha qui ancora l'antico significato di “ragazza non sposata” (“da marito”); il significato di “sposa” è comunque parimenti antico.

[3] Nelle minstrel ballads di ogni tipo è frequente l'uso degli incisi atti a rassicurare l'uditorio sulla veridicità di quanto si afferma (I trowe, for sure ecc.). Per quanto riguarda trowe, in inglese moderno sono presenti ancora sia l'aggettivo connesso etimologicamente (true), sia il sostantivo astratto (truth), ma il verbo per “credere” qui utilizzato (trēowen, trowen) è scomparso pur essendo pangermanico (ted. treuen, isl. trúa, sv. tro ecc.).

[4] La forma negativa del verbo “volere” è spesso, e ancora in questa fase dell'inglese, contratta a formare un vero e proprio verbo negativo (nyll ← *nē wyll) simile in tutto e per tutto al latino nolo. Se ne hanno ancora tracce nell'espressione avverbiale willy-nilly “volente o nolente”.

[5] Il termine Jenken è il diminutivo fiammingo di Jan, Jen “Giovanni, Gianni”: quindi “Giannino, Giannettino”. Qui è usato come termine generico per rivolgersi a un giovane, quasi a dargli di “ragazzino”.

[6] Il termine le[m]man “amante (illecito)” è frequente nelle ballate tradizionali. Nella forma leman è a volte ancora glossato nei dizionari inglesi moderni (ovviamente come arcaismo), ma è scomparso dall'uso da secoli. E' l'inglese antico lēofman, formato su lēof “amore”, presente nella forma leofman ancora nella prima fase dell'inglese medio. Da notare che, pur essendo composto con man, è comunemente usato (come in questo caso) anche per una donna; è, del resto, lo stesso caso di woman, inglese antico wyfman, ove man è da intendersi più come "essere umano": "essere umano che ha funzione di moglie".

[7] Il termine whall ha resistito ad ogni interpretazione plausibile nell'ambito della metafora (“bianco come...”). Il termine whall è peraltro attestato pienamente nell'inglese dal XIV al XVII secolo, ma è la forma immediatamente derivata dall'inglese antico hwæl “balena” (la forma moderna whale riflette piuttosto i casi obliqui del termine), ed è quindi improponibile semanticamente (“bianco come una balena”?...)

[8] Si tratta di una forma del termine attestato come hīwe “servo, domestico, persona di bassa condizione”; da qui anche il significato di “fellone, vigliacco”, che qui ho preferito. Ma è sempre da tenere presente quanto specificato nell'introduzione: probabilmente la ragazza, insultando il suo stupratore dandogli di “servo”, intende provocare da parte sua una sorta di reazione che possa servire a stabilirne la vera identità e condizione sociale.

[9] L'interpretazione di paynted blowe (lett. "peto dipinto") in tale senso assai volgare è confermata da altre attestazioni (cfr. Bradley/Stratmann, p.79). Curiosamente, la “scoreggia vestita” è detta a volte, nel linguaggio volgare toscano, “mutanda del pittore”, con una metafora assai simile.

[10] Antico verbo pangermanico dal significato di “sperare, supporre, credere”, ancora rappresentato nell'inglese moderno dal verbo (arcaico) ween. Il medio inglese wēnen (Bradley/Stratmann, p. 677) si confronta direttamente col suo precedente anglosassone wēnan, gotico wēnjan, alto tedesco antico wānan, islandese antico e moderno væna “sperare”; con diverso grado apofonico, si veda anche l'islandese vona “speranza” (il termine presente nel vonlenska “lingua della speranza”, la lingua inventata dai Sigur Rós per le loro canzoni).

[11] Clerkenwell “Pozzo (o Fonte) del Chierico” (il Clerk's Well di Farringdon Lane) è attualmente un'area centrale di Londra, facente parte del Borough di Islington. Anticamente sede di un monastero (da qui il nome), era considerata come uno dei maggiori centri religiosi londinesi. Durante la rivoluzione industriale diventò sede di parecchi birrifici e distillerie. E' stata nota anche per essere la Little Italy londinese: attorno alla metà del XIX secolo vi si era stabilita una nutrita colonia di emigrati italiani.

[12] Nella medesima strofa sono presenti (rimando) due termini rewe dal significato diverso. Il rewe del secondo verso è una forma di (h)rēowen, antecedente dell'inglese moderno rue “pentirsi” (alto tedesco antico riuwan, islandese antico hryggva ecc.)

22/9/2015 - 13:46


Sei incredibile Rick. Ti darei il triplo honoris causa nelle Scienze della Mediazione Multi-Culti e Traduttologia se i titoli significassero qualcosa. Le Tue traduzioni sono come i gialli e le apposite note come le recensioni ad un livello elevatissimo. Me la devi cantare, la voglio sentire. Credo che scegliendo questo canto, Ti sei avvicinato al nocciolo della questione grazie ad un anonimo l'autore.
The rest is silence.
Commosso fin all'insopportabile
Krzysztof W.
(e non credere che lo ammetto per qualche specie dell'amor proprio legato ai miei dati personali, cerco di mantenere l'obiettività!)
Con calore dalla Bolanda autunnale

Krzysiek Wrona - 23/9/2015 - 21:20


Finalmente sono riuscito ad inserire anche le note; purtroppo, in questo particolare periodo non posso più occuparmi del sito nella misura che vorrei. Per rispondere a Krzysiek Wrona: si tratta della mia particolare natura, direi. Fondamentalmente, io vivo parecchi secoli fa. Ho, dentro di me, più "contemporaneità" con il medioevo che con il presente, e lo confesso candidamente. Magari, chissà, con la famosa macchina del tempo riuscirei anche a sentire la musica di questa canzone e a cantartela, perché, a differenza di parecchie altre ballate tradizionali angloscozzesi, non se ne conosce minimamente la melodia, né è mai stata tramandata sia pure in una "debased form". A parte tre o quattro ballate, del resto, le melodie delle Child Ballads ci sono generalmente note nelle loro forme settecentesche. Ci sarebbe da fare, probabilmente, dei grossi conti con un ritmo molto diverso da quello cui siamo abituati: le ballate medievali erano basate sulla scala modale eptatonica (lidio, misolidio, dorio, eolio ecc.), e non sulla moderna armonia. Ne verrebbero fuori dei sincopati clamorosi, in pratica; qualcosa, curiosamente, abbastanza simile al jazz. Il nocciolo della questione, come dici tu: ogni cosa ci arriva da un passato. E io nel passato, lo devo ammettere di fronte all'infinito, ci vivo dentro. Grazie per quello che mi hai detto, davvero. Che me la trovi qualche ballata tradizionale polacca dell'epoca dei Piasti...?

Riccardo Venturi - 25/9/2015 - 00:49


Ciao Riccardo ti do del tu anche se non credo ci conosciamo (eppure vissi a Firenze in un periodo in cui anche tu ci fosti). Era da un anno circa che non consultavo più il tuo sito persa dietro a revisioni generali ed altro..
Il mio approccio ai canti tradizionali non è da linguista, ma da semplice amatrice (o amante fai te)anche se alla lunga si finisce per imparare un po' di cose, entrare in una traduzione del testo è come entrare nella testa di un'altra cultura e quando questo è antico, come spesso accada per le ballate o i canti tradizionali della Scozia, la sfida è ancora più appassionante. Più studio e più mi rendo conto che le cose non sono cambiate molto dal Medioevo giusto la pelle ma nel profondo siamo sempre a ripetere la stessa storia.
Il mio parere te lo do volentieri, lusingata di essere chiamata in merito..
Prendila così tra di noi, ma io mi sono fatta un'idea dei vari antiquari e compagnia bella: a parte il gusto dell'arcaismo per cui una parola veniva scritta nel modo più bizzarro a volte anche loro facevano dei refusi, e non credo ci fossero dei revisori di bozze così attenti come oggi (i quali comunque si lasciano passare strafalcioni e errori di battitura)
venendo quindi a quel as whyte as whall che tanto lascia perplessi Child se la cava con un whale's bone
prima di tutto c'è da prendere in considerazione la rima "mydell small" con "whyte as whall" o non c'è proprio altro in inglese che rimi?
In merito alle balene e ai loro ossi https://curiositasufirenze.wordpress.com/2012/03/06/l-osso-di-balena-di-cafaggiolo-quando-il-mugello-era-un-mare/
ci penserò
te l'ho già fatto il complimento per le migliorie apportate al portale? Proprio bello e friendly!!

cattia salto - 14/8/2016 - 22:34


Carissima Cattia, mi sembra che parlando dei Tannahill Weavers e di un concerto in Santa Croce nel 1982 era già saltato fuori da qualche parte che c'eravamo tutti e due, e che quindi, magari, ci siamo “incrociati” senza conoscerci. Che dirti; io allora ero un ragazzo di 19 anni, altissimo, che girava con un registratore a pile per concerti più che improbabili. Mi fa davvero piacere che tu sia tornata “da queste parti” (intendo il sito), anche se vorrei specificarti che il sito non è “mio”: io sono soltanto una specie di amministratore che continua a farci dentro, come del resto in tutta la sua vita, cose perlopiù improbabili. Sulla mia tomba scriveranno, penso, “qui giace un improbabile”. Io, invece, le tue cose sulle Terre Celtiche continuo a seguirle e a leggerle e rileggerle, e non mi sembra affatto che il tuo approccio sia da semplice amante (o amatrice, o amatora). Le tue considerazioni ne fanno fede, insomma, per dirla alla buona; ma quando parli, ad esempio, del gusto per l'arcaismo e delle grafie fake antique, ripenso agli “arrosti” combinati dal Percy o da sir Walter Scott, che “antichizzavano” a piacere e, quindi, a una tua conoscenza approfondita della materia. Ma ci penseremo tutti e due, anche se, a suo tempo, avevo fatto bene a chiederti un parere. L'ipotesi dell'osso di balena è plausibile, e non può essere altro che tale se proviene direttamente dal Child; inoltre è logica, talmente tanto che, sicuramente, la inserirò nella traduzione seppur mantenendo un punto interrogativo. Nel frattempo, reindirizzo i complimenti per le migliorie apportate al sito al loro vero autore, vale a dire al webmaster, Lorenzo Masetti; sono esclusivamente opera sua. Se qualsivoglia miglioria di carattere informatico fosse affidata al sottoscritto, ben presto ci si ritroverebbe a scrivere a penna su un quaderno a quadretti. Ma in bella calligrafia, questo sì. Saluti carissimi e a presto!

Riccardo Venturi - 14/8/2016 - 23:36


Questa volta sono ritornata a leggerti contenta di aver trovato una risposta velocissima. Ho ritrovato anche quell'altro scambio di conoscenze sui Tessitori e ti ho scritto della storiella del "come ti piace l'uovo" di dantesca attribuzione.
Se non ti ho conosciuto di persona mi hai folgorato il cervello con il tuo immenso lavoro sulle Child Ballads che avevi messo in rete (quando vent'anni fa forse?) che è stato oggetto di dilettevoli nonchè istruttive letture. Anche allora ti persi di vista per qualche anno e quando andai a ricercati mi venne lo sgomento per il sito cancellato!!
Credo che lo stimolo per partire con il blog Terre Celtiche sia partito proprio da quelle pagine così curate, appassionate, stupefacenti.
Ogni tanto quando mi imbatto in una ballata o in un testo arcaico ostico, non posso fare a ameno di chiedermi come lo avresti tradotto tu.
Perciò se hai osservazioni da fare su quanto scritto nel blog non esitare a contattarmi. Salute anche a te!

cattia salto - 15/8/2016 - 20:06


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