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Sai dove

Giorgio Canali & Rossofuoco
Lingua: Italiano


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dall'album "Rojo" (2011)

Giorgio Canali



Certamente sorprende che, al giorno d'oggi, ad incazzarsi debba essere un ultracinquantenne. Un tizio fuori dalle righe, un anarchico, uno tizio che, avendo scritto numerose e memorabili pagine della storia della musica alternativa italiana, potrebbe anche mettersi il cuore in pace e godersi i meritati e considerevoli onori e guadagni. Invece no, e per fortuna.
Ha ancora la forza (per alludere a un gran bel pezzo di un'altra anima da sempre in trincea, Francesco Guccini) e la voglia di schierarsi e parteggiare, di puntare il dito e attaccare e denunciare Giorgio Canali, mai stanco, mai pago, mai domo. Invece di mollare il colpo e tirare il fiato, continua a camminare in direzione 'ostinata e contraria'. Rojo altro non è che un grido di lotta, una scarica adrenalinica guerrigliera in punta di plettro, una battaglia radicale combattuta in piedi, a testa alta e sulle barricate, contro l'imbarbarimento sociale, e il deperimento etico e morale e la decadenza politica dei tempi che corrono. Canta la necessità di un rivoluzione Rojo, sia pure con disilluso sarcasmo. e fra le tante storture e le innumerevoli ipocrisie, attacca e si scaglia contro il perbenismo militante in servizio permanente effettivo, e contro quella particolare forma di perbenismo tipica del cattolicume italiota, che predica temperanza, morigeratezza e virtù, mentre il 'Papa che veste Prada' (il Pontefice all'epoca dell'uscita del disco era Ratzinger), non trascurando certo di a sbeffeggiare con caustico cinismo le afasie morali dell'italiota medio.

Oggi, con la 'rivoluzione' promossa da Bergoglio, con in restyling di facciata da lui voluto e ostinatamente ostentato, chi canta levi la propria voce in un urlo di denuncia delle ipocrisie clericali, corre il sicuro rischio di essere additato quale arruffapopoli che vomita amenità demagogiche. Niente di più falso nel caso di Giorgio Canali, che sfida il rischio e tenta l'azzardo, non curandosi di poter venire messo all'indice in nome e per conto della sincerità e libertà dell'arte. Ed è così, con una carica di rabbia che punta dritta al cuore centrandolo, che Sai dove riesce come uno di quei pezzi che difficilmente, in tempo di benpensantismo come filosofia unica di vita, sentiremo passare per radio: una sfuriata anticlericale che non risparmia le invettive più crude: 'hai ancora sulle chiappe i segni degli artigli del tuo prete'.
Ma il restyling di facciata procede col vento in poppa, e chi se ne fotte delle tante chiappe artigliate dalle mani viscide di un prete.
Spreca tutto il tempo che vuoi il rosario fra le dita
appiccica croci dove meglio credi
ma giù le mani dalla mia vita
VIVI e LASCIA VIVERE!!
ma le tue certezze da sacrestia
prima mi condannano a nascere
per poi negarmi la libertà di andarmene via.

E sai dove ficcarti la tua verità la tua fede
hai ancora sulle chiappe i segni
degli artigli del tuo prete
io sceglierò di crepare se e quando pare a me
io sono mio
dai vediamo vieni qui davanti a dirmelo
che così non è

Volevamo tutto e subito..
era già troppo tardi domani
siamo qui nel secolo dopo una bella minchia fra le mani
restiamo a guardare increduli
fino a dove possono arrivare
a saccheggiare i nostri incubi
a fotterci i colori le parole

E sai dove ficcarti la tua libertà
il tuo amore
voglio essere schiavo delle (diete?) del cazzo
e libero di odiare
anche io voglio fare ciò che mi pare e quando pare a me
io sono mio
dai vediamo vieni qui davanti a dirmelo
che così non è

Soluzioni narcolettiche per i centri storici
che i pensionati dormano sonni sostenibili
domeniche di shopping per famiglie modello
poi cinema pop corn
poi tutti a casa
che il sindaco è tranquillo

Sai dove ficcarti la tua tranquillità
la tua quiete
bar chiusi e strade vuote
mi fanno venir sete
io sono mio come mia è questa città
io e il mio gintonico
dai vediamo mandaci i carri armati
a smuoverci di qua!

inviata da Alessandro Carènzan - 20/12/2014 - 02:42


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