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La polenta gialla

anonimo


Lingua: Italiano


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[1943-45]
Canzone delle formazioni partigiane operanti nell’Alta valle del Serchio, in Garfagnana.
Testo presente nella raccolta “Canti politici italiani : 1793-1945” a cura di Lamberto Mercuri e Carlo Tuzzi, con la prefazione di Ferruccio Parri, Editori Riuniti, 1962.

Trovo l’avvio di questa canzone citato in “Sapori resistenti. Dal fascismo alla Resistenza. Che cosa mangiavano (e non mangiavano) gli italiani. E i partigiani., un articolo pubblicato una decina d’anni fa su A-Rivista Anarchica a firma di Marco Rossi.
Al proposito, nel paragrafo dedicato al vino, l’autore riporta due curiosi aneddoti resistenziali, il primo da “Ribelli per un ideale” di Ezio Raspanti, pubblicato a Foiano della Chiana nel 1994, il secondo da “Partigiani della montagna. Vita delle divisioni “Giustizia e Libertà” del Cuneese” di Giorgio Bocca, uno dei primi libri sulla Resistenza, essendo la prima edizione addirittura del 1945.



“Giunge solo ora la notizia che il 18 aprile u.s., in frazione Pieve del comune di Talla, circa 10 ribelli abbatterono la porta del dopolavoro (fascista) con scariche di fucile mitragliatore, e che, entrati nei locali, consumarono due bottiglie di liquori, lasciando sul tavolo alcuni biglietti da dieci lire per pagare le consumazioni. Indi si allontanarono in direzione di Pontenano.”

“Non ho mai visto una guerra così strana, dice Alberto, la battaglia del vino. Per sette giorni di seguito, non abbiamo fatto che sparare e bere. I valligiani piuttosto di lasciare il loro vino ai tedeschi preferivano finirlo. Ogni paese in cui ci ritiravamo combattendo traeva dalle cantine le bottiglie più preziose. Ricordo Ponte Marmora. Avevamo piazzato il mortaio in un prato. Vicino alla bocca da fuoco e sparse tra le munizioni c’erano una trentina di bottiglie vuote, ma altre ancora piene sul carrettino col quale le avevano trasportate da Prazzo (…) Arrivò la reazione nemica, granate scoppiarono poco lontano e pallottole sibilarono nell’aria. Allora, senza scomporsi, caricarono il mortaio sul carrettino, vicino alle ceste delle bottiglie e, cantando, presero la strada per Prazzo.”
C'è un gruppo partigiano
nel garfagnin
che da parecchi mesi
non beve il vin.
Sempre polenta gialla
c'è da mangiar
e guardia sempre guardia
a volontà.

Gridiam perchè, gridiam perchè,
fan male i piè, fan male i piè,
si mangia mal, si dorme mal, si vive mal!

Tedeschi tutt'intorno
pronti a venir
e da un momento all'altro
c'è da morir.
Ma della morte pure
ce ne freghiam.
quest'è la bella vita
del partigian!

Gridiam perchè, gridiam perchè,
fan male i piè, fan male i piè,
si mangia mal, si dorme mal, si vive mal!

E quando sei di guardia
oh non dormir,
se no vien Bartelloni
che ti fa morir.
C'è lo sceriffo nero
coi basetton
se c'è da prelevar
qualche minchion!

Gridiam perchè, gridiam perchè,
fan male i piè, fan male i piè,
si mangia mal, si dorme mal, si vive mal!

Ma un giorno questa vita
pur finirà
e tutti quanti a casa
si tornerà.
E allora tutti in coro
si canterà:
"O bella romanina
vienti a far baciar".

Gridiam perchè, gridiam perchè,
fan male i piè, fan male i piè,
si mangia mal, si dorme mal, si vive mal!

inviata da Bernart Bartleby - 12/10/2014 - 21:31


Non ho trovato riscontri sul Bartelloni citato nella penultima strofa. C'erano due Bartelloni, Augusto e Sauro, entrambi di Viareggio, nella formazione partigiana "Marcello Garosi" operante in lucchesia, ma nessuno nel ruolo di commisario come "lo sceriffo nero coi basetton" descritto nella canzone...

Bernart Bartleby - 12/10/2014 - 21:40


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