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Matri ch'aviti figghi a l'abbatìa

anonimo


Lingua: Siciliano


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Battan l'otto
(Caterina Bueno)
E mi me ne su andao
(Dario Fo)
Vieni fuori compagno
(Dario Fo)


Dallo spettacolo “Ci ragiono e canto, vol. 1”, scritto da Dario Fo nel 1966, come messo in scena nel 1977 dal Collettivo teatrale La Comune (con Concetta Busacca, Pina Busacca, Delio Chittò, Giorgina De Negri, Ciccio Giuffrida, Pino Masi, Amedeo Merli, Gaia Mezzadri, Norma Midani, Ivana Monti, Piero Sciotto e gli Aggius, ossia il Coro del Galletto di Gallura).
Testo e traduzione trovati sul libretto dello spettacolo.


cirag


Ci ragiono e canto è uno spettacolo di canti popolari diretto da Dario Fo e messo in scena dal collettivo teatrale Nuova Scena prima nel 1966 e in una seconda edizione nel 1969. Nei primi anni '70 il Collettivo mette in minoranza Dario Fo e Franca Rame che ne escono e fondano La Comune. Lo spettacolo vede quindi una terza edizione con la sostituzione al suo interno degli artisti rimasti in Nuova Scena. Questa terza edizione sarà quella registrata anche per RAITRE.

Il lavoro nasce in seno all’Istituto Ernesto De Martino, grazie alle ricerche di Cesare Bermani e Franco Coggiola. Fu rappresentato per la prima volta il 16 aprile del 1966 al Teatro Carignano di Torino. Lo spettacolo era concepito come raccolta di canti popolari legati al lavoro e tutti i partecipanti erano intesi come "portatori" di culture. Nella seconda edizione si introducono canti nuovi legati alla attualità, in particolare quelli eseguiti da Antonio Infantino ed Enzo Del Re che su suggerimento dello stesso Dario Fo compongono "Povera gente" ed "Avola", la prima sulla nuova emigrazione dal Sud verso il Nord Italia e verso il Nord Europa e la Svizzera, la seconda sulla strage di braccianti avvenuta nel 1968 durante una manifestazione sindacale nel piccolo paese del siracusano. Nella terza edizioni queste canzoni saranno eseguite da Pino Masi, Ciccio Busacca e altri.

Tra gli interpreti Giovanna Marini, [Giovanna Daffini, Caterina Bueno, Rosa Balistreri, Piero Nissim, il Gruppo Padano di Piadena, il Coro del Galletto di Gallura, Maria Teresa Bulciolu, Ivan Della Mea, Enzo Del Re, Ciccio Busacca. Lo spettacolo mirava a rappresentare, attraverso canti popolari di tutte le regioni italiane, la condizione del mondo popolare e proletario in Italia.

A "Ci ragiono e canto n. 3" (1973) parteciparono invece Ciccio Busacca, Piero Sciotto, Chicca De Negri e Policarpo Lanzi - (it:wikipedia)

Vol. 1: Le dodici parole della verità - Sun cuntent de vess al mund - Tibi (Da cannu semmu nati illi campagni) - Nana bobò - Ninna nanna a sette e venti - A lavorar gh'andem - Curaggiu, bibinnaduri - S'la tera cultivada - So stato a lavorà a Montesicuro - O Signur di puveritt - El vilano e el faraone - Guarda chi vita chi fa lu zappaturi - Tarè, nun ti ni jenne - Cassisia agghia vintu - Iu partu e su custrittu di partiri - Lu suldate che va a la guerre - Fuoco e mitragliatrici - Avvidecci la me fata - Ero povero ma disertore - Matri ch'aviti figghi a l'abbatìa - O cancellier che tieni la penna in mano - La mia cella - Da piccola bambina aveo imparato - Figghiu sciatu meu! - Mare maje - Oh veni sonnu di la
muntanella - Poca terra

Vol. 2:
Eravamo in quindici – Ascoltate o popolo ignoranteBandiera rossa del partigiano - La tradotta che parte da Novara - Abballati abballati - Ballo tondo – E mi sont chi in filandaQuando sento il primo fischio - A la matin bonora - Per Santa Caterina dei pastai - Da noi c'è tanto fumo - Eppure da un poco di tempoBattan l'otto - Chi vene a laurà – Se otto oreSun cuntent de vess al mundHo visto un re - Mama mia vurìa vurìa - Mamma mamma mi sento un gran male - La bella la va al fosso - E picchia picchia alla porticella - Non è amore – Vieni fuori compagnoAvola - Forza compagni

Vol. 2, atto secondo: Capissi pu nagott –Vieni fuori compagnoAvolaIllu Vietnam nostri compagni - Padrone Olivetti - Ho comprato un frigorifero - Sono sbarcate le navi - Peregrinazioni lagunari - Sagghiata - Dop'ott'oreSignor padrone non si arrabbi (Il merdometro)Povera gente - Audite bona zente - Gloria Laus et honor - Ecco il ridente maggio - Ballo ondo – È fatalità - Aemmu-fatigatu - Al jorn del- Giudici – 600 preti operaiUguaglianza - Cristo sara` dalla parte nostra – Non aspettar San Giorgio

Vol. 3: Su patriottu Sardu a sos feudatarios [Procurad' e moderare]Calma calma!Ogni giorno all'alba - E mi me ne su andao – Sagghiata – Saluteremo il signor padroneSignor padrone non si arrabbi (Il merdometro)Povera gente - Audite bona zente - Stabat Mater – Mi s’eri ammo’ giuvina – Figghiu sciatu meo – Gloria laus et honor - Ecco il ridente maggio - Ballo tondo – È fatalità - Aemmu-fatigatu - Al jorn del Giudici – Un servo sotto la croce - Non aspettar San Giorgio

Vol. 3 atto secondo: Un servo sotto la croce - (Tutto m’arrubau lu patruni miu) - (Eccoci giunti a questa abitazione) - (In strambotte rispetto a incastro so il migliori) - (Ora di tutto il mio Saverio so privato) - (Piantiamola di piangerci addosso) - Noi separati e loro tutti uniti - Attento, Colonnello! - (Sì sì la lotta ci vuole ma come) - La mafia, storia di Turiddu Carnevale (inizio) - La mafia, storia di Turiddu Carnevale (fine) - La G.A.P. - Noi separati e loro tutti uniti ripresa - (In una vecchia scuola) - (Basta! Non possiamo continuare con sta danza)



Canto dell’antico carcere di Palermo, la Vicarìa. Questa versione è stata ricavata da G. Ganduscio mettendo a confronto le odierne testimonianze orali coi documenti raccolti da A. Favara nel Corpus di musiche popolari siciliane. Dall’opera del Favara egli ha ripreso la melodia e i primi due distici, integrando poi con la testimonianza orale questo canto di carcere che è appunto detto Vicariota.



Il carcere della Vicarìa è stata la storica prigione palermitana, dal XVI secolo. Fu abbandonato nel 1842, quando entrò in funzione quello dell’Ucciardone. Trasformato nel palazzo delle Reali Finanze è stato poi sede dell’Intendenza di Finanza. Il Ministero l’ha abbandonato anni fa e da allora versa nel degrado più totale. Nel 2013 il palazzo è stato posto sotto sequestro, per evitare ulteriori furti e vandalismi, ma pochi mesi fa ignoti sono ancora riusciti ad asportare diverse pesantissime inferriate artistiche di ghisa poste su alcuni finestroni del piano terreno. In passato è stata rubata l’intera cancellata storica, nonché fregi decorativi e statue, anche di grandi dimensioni, che ornavano gli interni…
Matri ch’aviti figghi a l’abbatìa
nun li chianciti no ca su sarvati
chianciti chiddi di la vicarìa
ca sugnu privi di la libertati.
Matri ch’aviti figghi carzarati
iti a la vicarìa e li viditi
nui semu ‘nt’a lu ‘nfernu cunnnannati
e vui matruzzi fora chi chianciti.

inviata da Bernart Bartleby - 25/8/2014 - 16:08




Lingua: Italiano

Traduzione italiana.
MADRI CHE AVETE I FIGLI IN CONVENTO

Madri che avete i figli in convento
Non piangeteli ché sono salvi
Piangete quelli della Vicarìa
Che sono privi della libertà.
Madri che avete i figli carcerati
Andate alla Vicarìa e li vedete
Noi siamo nell’inferno condannati
E voi madri fuori che piangete.

inviata da Bernart Bartleby - 25/8/2014 - 16:09




Lingua: Italiano

La versione cantata da Rosa Balistreri

[1974]
Album: Noi siamo nell'Inferno carcerati
infernocarcerati

MATRI C'AVITI FIGGHI A LA BADIA

Matri c'aviti figghi a la badia
'un li chianciti no, ca su sarvati.
Matri c'aviti figghi carzarati
iti a la Vicarìa e li viditi.
Nui semu 'nta lu 'nfernu cunnannati
e vui matruzzi fora chi chianciti.

inviata da CCG/AWS Staff - 28/8/2014 - 14:26


La vecchia pagina contenente la versione cantata da Rosa Balistreri è stata eliminata, ma completamente integrata a questa pagina che meglio precisa la storia del canto. Non è stata invece accettata la paternità di Ganduscio, per i motivi specificati nell'introduzione.

CCG/AWS Staff - 28/8/2014 - 14:38



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