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An eostig toullbac’het

Gilles Servat


Lingua: Bretone


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Silvestrig
(anonimo)
Ken pell zo da c'hortoz
(Gilles Servat)


[1975]
Parole e musica: Gilles Servat
Pozhioù ha sonerezh: Gilles Servat
Paroles et musique: Gilles Servat
Album / Pladenn: La liberté brille dans la nuit"

Usignolo
Pell a oa n’en doa ket an eostig
An eostig kanet e gan ken brav

Mut oa al labous adalveze roet
E voued dezhan e barzh nev ar gaoued

Un deiz e teuas barzh an ti didrouz
Un barzh rodellet e bennad blev gwell

Eus e delenn evel dour eur Stivell
E tivere eun anao achantet

Ken fromus a oa ar werz ha ken don
Ma teue daerou dindan ar malvennou

Evel en troell en dro d’an hortensia
N’em weas eur c’han all en dra d’ar c’henta

An eostig zieube a vouezh disonjet
Ar werz he doa blas ar frankiz kollet

N’eus nemet blas ar frankiz gant ar gwerziou
Ne zigoront ket doriou an toullbac’h

inviata da Flavio Poltronieri - 3/5/2014 - 22:30




Lingua: Francese

Versione francese da Kalondour
LE ROSSIGNOL CAPTIF

Il y avait longtemps que le rossignol
N'avait pas fait entendre son chant si beau

L'oiseau était muet depuis qu'on lui servait
Sa nourriture dans la mangeoire de sa cage

Un jour vint dans la maison silencieuse
Un barde au cheveux bruns et bouclés

De sa harpe comme d'une fontaine
Jaillissait une musique enchantée

Si émouvante était la chanson et si profonde
Que des larmes venait sous les paupières

Comme le liseron autour de l'hortensia
Un second chant s'enroula autour du premier

Le rossignol libérait sa voix oubliée
La chanson avait le goût de la liberté perdue

Les chants ont seulement le goût de la liberté
Il n'ouvrent pas les portes des prisons

3/5/2014 - 22:33




Lingua: Italiano

Versione italiana di Flavio Poltronieri
L'USIGNOLO IN CATTIVITÀ

Era da molto tempo che l'usignolo
Non aveva fatto sentire il suo canto così bello

L'uccello era muto da quando gli si serviva
Il cibo nella mangiatoia della sua gabbia

Un giorno venne nella casa silenziosa
Un bardo dai capelli bruni e ondulati

Dalla sua arpa, come da una fontana
Sgorgava una musica incantata

Così commovente e così profonda era la canzone
Che le lacrime venivano sotto le palpebre

Come il giglio attorno all'ortensia
Un secondo canto si avvolse attorno al primo

L'usignolo liberava la sua voce dimenticata
La canzone aveva il gusto della libertà perduta

Le canzoni hanno solo il gusto della libertà
Esse non aprono le porte delle prigioni

3/5/2014 - 22:44


È cosidetto l'usignolo del Giappone (Leiothrix lutea), quello rappresentato sulla foto sopra.

usjap


Magari alla canzone si addirebbe meglio l'usignolo quello nostrano (Luscinia megarhynchos)

usrynch


Ed ecco in gabbia, con il gusto "della libertà perduta".



Pi, pi , pi...
Ciau!

krzyś - 5/5/2014 - 12:21


Hai ragione krzyś: abbiamo cambiato l'immagine dell'usignolo!

CCG Staff - 5/5/2014 - 12:53


Dopo un accurato ascolto e un approfondito confronto tra i canti di questi talentuosi volatili, propendo per aggiudicare la palma del vincitore al nostro amato l'usignolo comune, davanti al quello maggiore, con terzo in classifica l'usignolo del Giappone, che poi è originario di Cina : )
Viva il Bülbül Megastrillone! Il Primo Rugito della Selva!

krzyś - 5/5/2014 - 15:12


All'inizio di questo link si può ascoltarla.

An eostig toullbac'het - mp3


E' la sera di sabato otto giugno millenovecentottantacinque, St. Brieuc, decima edizione della Fête du Peuple Breton, “Gouel Pobl Vreizh” come dicono da queste parti, qualcuno richiama la “collera bretone” nel presentare dal palco Gilles Servat, che tutti amano smisuratamente. Domani, ho appuntamento a pranzo a casa sua a Nantes, dall'altra parte della Bretagna. Intanto stasera mi sono divorato una quantità impressionante di sidro e di flan alle prugne (Far Breton), una torta di crema densa di latte, panna, farina e zucchero con sul fondo prugne secche. Mai sentito niente di più delizioso! La fest-noz continua e nella confusione di biniou e bombarde ho dietro le spalle sei sikus che suonano tutti insieme (i Bolivia Manta, in cartellone domani) e davanti i Kornog, reduci da un trionfo americano e tutti a danzare gavotte, hanter-dro e quant'altro. Direi che la “collera bretone” in verità si è un po' annacquata, la voce di Gilles però è potente e quando intona An Eostig Toullbac'het mette i brividi. A quell'epoca non conoscevo questa canzone che segnava l'apertura di “La liberté brille dans la nuit”, il suo quarto LP, l'unico che mi mancava, raro, nessuna traccia sulle liste e nei negozi, fuori catalogo, introvabile perciò fatalmente destinato ad essere ancora più affascinante. Glielo avevo comunicato per lettera qualche settimana prima quando ci siamo accordati per un incontro. Durante il viaggio al mattino, riascoltiamo la cassetta con la registrazione del concerto della sera prima e la melodia di quella canzone sconosciuta mi entra nel cervello. Mi entra in testa e non va più via. Capisco e non capisco le parole. Ma non è importante, mi tocca l'anima. Lamballe, Montauban, Rennes, Grand-Fougeray, Nozay, Nantes. Appena entro nella sua casa, noto che ha già preparato sulla tavola una copia dell'LP per me, la copertina è bellissima ed è la riproduzione in foto di un piccolo arazzo fatto a mano che campeggia in originale sulla parete bianca della stanza. Mi dona anche il suo ultimo disco “La Douleur d'Aimer” con tanto di dedica (le dediche sulle copertine non le sopporto, ma mica posso dirlo!), mi spiega che è una auto-produzione, la registrazione di uno spettacolo del dicembre precedente nel quale figura anche “La Ballade De La Centrale” con le parole degli anti-nuclearisti di Carnet e che numerose metafore nei testi richiamano l'opera di René Guy Cadou. Mi rivela che sua madre Renée è stata allieva del padre del poeta, Georges, nella scuola di Sainte-Reine-de-Bretagne e ha quindi conosciuto René Guy da bambino. Questi intrecci poetici e di vita naturalmente influenzeranno la mia percezione dei testi di Cadou cantati da Servat. Vedo anche una grande arpa e lui mi dice che sta imparando a suonarla. Nei dischi a seguire comunque non ce ne sarà traccia dunque si può dedurre che sia rimasto un piacere del tutto amatoriale, di cui peraltro non ha mai fatto cenno pubblicamente. La sua gentilezza è commovente, infatti mi ha fotocopiato i testi delle canzoni contenute nel disco dagli originali dattiloscritti....io per sdebitarmi, oltre ad avergli portato le versioni in italiano di tutto il suo canzoniere fino ad allora, gli traduco “Radici” di Guccini, che in quel momento, mi sembrava il cantautore italiano in qualche modo a lui più affine...

Flavio Poltronieri

Flavio Poltronieri - 23/7/2018 - 20:28



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