Lingua   

An die Nachgeborenen

Bertolt Brecht


Lingua: Tedesco


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In finsteren Zeiten
(Bertolt Brecht)
Tempi bui
(Ministri)
Non maledire questo nostro tempo (25 Aprile 1945)
(Luigi Lunari)


[1938]
Lyrik: Bertolt Brecht
Poesia di Bertolt Brecht
Musik: Hanns Eisler
Musica: Hanns_Eisler

Scheda proveniente da The Lied and Art Song Texts Page, il database mondiale della canzone artistica

nt


I did not know, until yesterday, that also An die Nachgeborenen had been set to music and sung. I imagine it, maybe, as sung by Ernst Busch’s voice, that could be hoarse though he was an opera tenor. Had I known it before, it would have been no doubt one of the first texts to be included in this site.

Now I will explain the reason why the image I have chosen to illustrate this most famous song/poem by Brecht, is Art Spiegelman’s In the Shadow of No Towers. No sooner said than done. On 5,33 am of September 12, 2001, I was sitting alone in my room in Leghorn, and I could not sleep. No use. The TV was turned on since hours. I, and not only I, had the feeling that the third world war, though begun since decades, had there its “official beginning”. The dark ages. Finsteren Zeiten. Brecht’s poem came suddenly to my mind, and it could not be otherwise. I transcribed it onto the Usenet newsgroup it.fan.musica.guccini, then a sort of daily repository of everything we had in our mind (see this 9-11 thread). While including today To Posterity in the AWS database, I could not forget that night, that terrible night. [RV]
Non sapevo fino a ieri che anche An die Nachgeborenen era stata musicata e cantata. Me la immagino, forse, dalla voce di Ernst Busch, che sapeva essere rauca nonostante fosse un tenore lirico. Lo avessi saputo prima, sarebbe stata una delle prime cose che avrei inserito in questo sito, senz'ombra di dubbio.

Vorrei spiegare come mai, per illustrare questa che è una delle poesie/canzoni di Brecht più celebri, abbia scelto l'illustrazione che Art Spiegelman realizzò per il New Yorker all'indomani dell'11 settembre. Le torri morte, In the Shadow of No Towers. Il motivo è presto detto. Alle 5,33 del 12 settembre 2001 ero da solo, a Livorno, e non riuscivo a chiudere occhio. Inutile. La televisione era accesa da ore. La percezione, non soltanto mia, era che la Terza guerra mondiale, già ampiamente in corso da decenni, avesse trovato il suo "inizio ufficiale". Tempi bui. Finsteren Zeiten. Mi venne a mente la poesia di Brecht, e non poteva che essere così. La trascrissi sul newsgroup it.fan.musica.guccini, che allora funzionava come una sorta di ricettacolo quotidiano di qualsiasi cosa (si veda questo thread dell'11 settembre 2001). Nel riportare, oggi, A coloro che verranno nelle CCG, in veste di testo musicato, non mi è stato possibile non ricordare quella notte, quella terribile notte. [RV]
1.

Wirklich, ich lebe in finsteren Zeiten!
Das arglose Wort ist töricht. Eine glatte Stirn
Deutet auf Unempfindlichkeit hin. Der Lachende
Hat die furchtbare Nachricht
Nur noch nicht empfangen.

Was sind das für Zeiten, wo
Ein Gespräch über Bäume fast ein Verbrechen ist.
Weil es ein Schweigen über so viele Untaten einschließt!
Der dort ruhig über die Straße geht
Ist wohl nicht mehr erreichbar für seine Freunde
Die in Not sind?

Es ist wahr: ich verdiene noch meinen Unterhalt.
Aber glaubt mir: das ist nur ein Zufall. Nichts
Von dem, was ich tue, berechtigt mich dazu, mich sattzuessen.
Zufällig bin ich verschont. (Wenn mein Glück aussetzt
Bin ich verloren.)
Man sagt mir: Iß und trink du! Sei froh, daß du hast!

Aber wie kann ich essen und trinken, wenn
Ich dem Hungernden entreiße, was ich esse, und
Mein Glas VVasser einem Verdurstenden fehlt?
Und doch esse und trinke ich.

Ich wäre gern auch weise.
In den alten Büchern steht, was weise ist:
Sich aus dem Streit der Welt halten und die kurze Zeit
Ohne Furcht verbringen.

Aber ohne Gewalt auskommen
Böses mit Gutem vergelten
Seine Wünsche nicht erfüllen, sondern vergessen
Gilt für weise.
Alles das kann ich nicht:
Wirklich ich lebe in finsteren Zeiten!

2.

In die Städte kam ich zur Zeit der Unordnung
Als da Hunger herrschte.
Unter die Menschen kam ich zur Zeit des Aufruhrs
Und ich empörte mich mit ihnen.
So verging meine Zeit
Die auf Erden mir gegeben war.

Mein Essen aß ich zwischen den Schlachten.
Schlafen legte ich mich unter die Mörder.
Der Liebe pflegte ich achtlos
Und die Natur sah ich ohne Geduld.
So verging meine Zeit
Die auf Erden mir gegeben war.

Die Straßen führten in den Sumpf zu meiner Zeit.
Die Sprache verriet mich dem Schlächter.
Ich vermochte nur wenig. Aber die Herrschenden
Saßen ohne mich sicherer, das hoffte ich.
So verging meine Zeit
Die auf Erden mir gegeben war.

Die Kräfte waren gering. Das Ziel
Lag in großer Ferne.
Es war deutlich sichtbar, wenn auch für mich
Kaum zu erreichen. So verging meine Zeit
Die auf Erden mir gegeben war.

3.

Ihr, die ihr auftauchen werdet aus der Flut
In der wir untergegangen sind
Gedenkt
Wenn ihr von unseren Schwächen sprecht
Auch der finsteren Zeit
Der ihr entronnen seid.

Gingen wir doch, öfter als die Schuhe die Länder wechselnd
Durch die Kriege der Klassen, verzweifelt
Wenn da nur Unrecht war und keine Empörung.

Dabei wissen wir doch:
Auch der Haß gegen die Niedrigkeit
Verzerrt die Züge.
Auch der Zorn über das Unrecht
Macht die Stimme heiser. Ach, wir
Die wir den Boden bereiten wollten für Freundlichkeit
Konnten selber nicht freundlich sein.
Ihr aber, wenn es soweit sein wird
Daß der Mensch dem Menschen ein Helfer ist
Gedenkt unsrer
Mit Nachsicht.

inviata da Riccardo Venturi - 31/8/2006 - 12:01




Lingua: Italiano

Versione italiana di Roberto Fertonani
da: Bertolt Brecht, Poesie scelte, Milano, Oscar Mondadori, 1971, pp. 95/96
A COLORO CHE VERRANNO

1.

Davvero, vivo in tempi bui!
La parola innocente è stolta. Una fronte distesa
vuol dire insensibilità. Chi ride,
la notizia atroce
non l'ha saputa ancora.

Quali tempi sono questi, quando
discorrere d'alberi è quasi un delitto,
perchè su troppe stragi comporta silenzio!
E l'uomo che ora traversa tranquillo la via
mai più potranno raggiungerlo dunque gli amici
che sono nell'affanno?

È vero: ancora mi guadagno da vivere.
Ma, credetemi, è appena un caso. Nulla
di quel che fo m'autorizza a sfamarmi.
Per caso mi risparmiano. (Basta che il vento giri,
e sono perduto).

"Mangia e bevi!", mi dicono: "E sii contento di averne".
Ma come posso io mangiare e bere, quando
quel che mangio, a chi ha fame lo strappo, e
manca a chi ha sete il mio bicchiere d'acqua?
Eppure mangio e bevo.

Vorrei anche essere un saggio.
Nei libri antichi è scritta la saggezza:
lasciar le contese del mondo e il tempo breve
senza tema trascorrere.
Spogliarsi di violenza,
render bene per male,
non soddisfare i desideri, anzi
dimenticarli, dicono, è saggezza.
Tutto questo io non posso:
davvero, vivo in tempi bui!

2.

Nelle città venni al tempo del disordine,
quando la fame regnava.
Tra gli uomini venni al tempo delle rivolte,
e mi ribellai insieme a loro.
Così il tempo passò
che sulla terra m'era stato dato.

Il mio pane, lo mangiai tra le battaglie.
Per dormire mi stesi in mezzo agli assassini.
Feci all'amore senza badarci
e la natura la guardai con impazienza.
Così il tempo passò
che sulla terra m'era stato dato.

Al mio tempo le strade si perdevano nella palude.
La parola mi tradiva al carnefice.
Poco era in mio potere. Ma i potenti
posavano più sicuri senza di me; o lo speravo.
Così il tempo passò
che sulla terra m'era stato dato.

Le forze erano misere. La meta
era molto remota.
La si poteva scorgere chiaramente, seppure anche per me
quasi inattingibile.
Così il tempo passò
che sulla terra m'era stato dato.

3.

Voi che sarete emersi dai gorghi
dove fummo travolti
pensate
quando parlate delle nostre debolezze
anche ai tempi bui
cui voi siete scampati.

Andammo noi, più spesso cambiando paese che scarpe,
attraverso le guerre di classe, disperati
quando solo ingiustizia c'era, e nessuna rivolta.

Eppure lo sappiamo:
anche l'odio contro la bassezza
stravolge il viso.
Anche l'ira per l'ingiustizia
fa roca la voce. Oh, noi
che abbiamo voluto apprestare il terreno alla gentilezza,
noi non si potè essere gentili.

Ma voi, quando sarà venuta l'ora
che all'uomo un aiuto sia l'uomo,
pensate a noi
con indulgenza.

inviata da Riccardo Venturi - 31/8/2006 - 12:08




Lingua: Inglese

Versione inglese proveniente da Modernist Poetry Tribe. La versione è di H. R. Hays.
English version from Modernist Poetry Tribe. The version is by H. R. Hays.
TO POSTERITY

1.

Indeed I live in the dark ages!
A guileless word is an absurdity. A smooth forehead betokens
A hard heart. He who laughs
Has not yet heard
The terrible tidings.

Ah, what an age it is
When to speak of trees is almost a crime
For it is a kind of silence about injustice!
And he who walks calmly across the street,
Is he not out of reach of his friends
In trouble?

It is true: I earn my living
But, believe me, it is only an accident.
Nothing that I do entitles me to eat my fill.
By chance I was spared. (If my luck leaves me
I am lost.)

They tell me: eat and drink. Be glad you have it!
But how can I eat and drink
When my food is snatched from the hungry
And my glass of water belongs to the thirsty?
And yet I eat and drink.

I would gladly be wise.
The old books tell us what wisdom is:
Avoid the strife of the world, live out your little time
Fearing no one,
Using no violence,
Returning good for evil -
Not fulfillment of desire but forgetfulness
Passes for wisdom.
I can do none of this:
Indeed I live in the dark ages.


2.


I came to the cities in a time of disorder
When hunger ruled.
I came among men in a time of uprising
And I revolted with them.
So the time passed away
Which on Earth was given me.

I ate my food between massacres.
The shadow of murder lay upon my sleep.
And when I loved, I loved with impatience.
So the time passed away
Which on earth was given me.

In my time streets lead to the quicksand.
Speech betrayed me to the slaughterer.
There was little I could do. But without me
the rulers would have been more secure. This was my hope.
So the time passed away
Which on earth was given me.

Men's strength was little. The goal
Lay far in the distance,
Easy to see if for me
Scarcely attainable.
So the time passed away
Which on earth was given me.

3.

You, who shall emerge from the flood
In which we are sinking,
Think -
When you speak of our weaknesses,
Also of the dark time
that brought them forth.
For we went, changing our country more often than our shoes,
In the class war, despairing
When there was only injustice and no resistance.

For we knew only too well:
Even the hatred of squalor
Makes the brow grow stern.
Even anger against injustice
Makes the voice grow harsh. Alas, we
Who wished to lay foundations of kindness
Could not ourselves be kind.

But you, when at last it comes to pass
That man can help his fellow man,
Do not judge us
Too harshly.

inviata da Riccardo Venturi - 31/8/2006 - 12:33




Lingua: Spagnolo

La versione spagnola tratta da questa pagina
A LOS HOMBRES FUTUROS

1.

Verdaderamente, vivo en tiempos sombríos.
Es insensata la palabra ingenua. Una frente lisa
revela insensibilidad. El que ríe
es que no ha oído aún la noticia terrible,
aún no le ha llegado.

¡Qué tiempos éstos en que
hablar sobre árboles es casi un crimen
porque supone callar sobre tantas alevosías!
Ese hombre que va tranquilamente por la calle
¿lo encontrarán sus amigos
cuando lo necesiten?

Es cierto que aún me gano la vida
Pero, creedme. es pura casualidad. Nada
de lo que hago me da derecho a hartarme.
Por casualidad me he librado. (Si mi suerte acabara, estaría perdido).
Me dicen: «¡Come y bebe! ¡Goza de lo que tienes!»
Pero ¿cómo puedo comer y beber
si al hambriento le quito lo que como
y mi vaso de agua le hace falta al sediento?
Y, sin embargo, como y bebo.

Me gustaría ser sabio también.
Los viejos libros explican la sabiduría:
apartarse de las luchas del mundo y transcurrir
sin inquietudes nuestro breve tiempo.
Librarse de la violencia.
dar bien por mal,
no satisfacer los deseos y hasta
olvidarlos: tal es la sabiduría.
Pero yo no puedo hacer nada de esto:
verdaderamente, vivo en tiempos sombríos.

2.

Llegué a las ciudades en tiempos del desorden,
cuando el hambre reinaba.
Me mezclé entre los hombres en tiempos de rebeldía
y me rebelé con ellos.
Así pasé el tiempo
que me fue concedido en la tierra.
Mi pan lo comí entre batalla y batalla.
Entre los asesinos dormí.
Hice el amor sin prestarle atención
y contemplé la naturaleza con impaciencia.
Así pasé el tiempo
que me fue concedido en la tierra.

En mis tiempos, las calles desembocaban en pantanos.
La palabra me traicionaba al verdugo.
Poco podía yo. Y los poderosos
se sentían más tranquilos, sin mí. Lo sabía.
Así pasé el tiempo
que me fue concedido en la tierra.

Escasas eran las fuerzas. La meta
estaba muy lejos aún.
Ya se podía ver claramente, aunque para mí
fuera casi inalcanzable.
Así pasé el tiempo
que me fue concedido en la tierra.

3.

Vosotros, que surgiréis del marasmo
en el que nosotros nos hemos hundido,
cuando habléis de nuestras debilidades,
pensad también en los tiempos sombríos
de los que os habéis escapado.

Cambiábamos de país como de zapatos
a través de las guerras de clases, y nos desesperábamos
donde sólo había injusticia y nadie se alzaba contra ella.
Y, sin embargo, sabíamos
que también el odio contra la bajeza
desfigura la cara.
También la ira contra la injusticia
pone ronca la voz. Desgraciadamente, nosotros,
que queríamos preparar el camino para la amabilidad
no pudimos ser amables.
Pero vosotros, cuando lleguen los tiempos
en que el hombre sea amigo del hombre,
pensad en nosotros
con indulgencia.

inviata da Riccardo Venturi - 31/8/2006 - 14:30




Lingua: Portoghese

La versione portoghese di Manuel Bandeira, da questa pagina
AOS QUE VIEREM DEPOIS DE NÓS

1.

Realmente, vivemos tempos sombrios!
A inocência é loucura. Uma fronte sem rugas
denota insensibilidade. Aquele que ri
ainda não recebeu a terrível notícia
que está para chegar.

Que tempos são estes, em que
é quase um delito
falar de coisas inocentes.
Pois implica silenciar tantos horrores!
Esse que cruza tranqüilamente a rua
não poderá jamais ser encontrado
pelos amigos que precisam de ajuda?

É certo: ganho o meu pão ainda,
Mas acreditai-me: é pura casualidade.
Nada do que faço justifica
que eu possa comer até fartar-me.
Por enquanto as coisas me correm bem
[(se a sorte me abandonar estou perdido).
E dizem-me: "Bebe, come! Alegra-te, pois tens o quê!"

Mas como posso comer e beber,
se ao faminto arrebato o que como,
se o copo de água falta ao sedento?
E todavia continuo comendo e bebendo.

Também gostaria de ser um sábio.
Os livros antigos nos falam da sabedoria:
é quedar-se afastado das lutas do mundo
e, sem temores,
deixar correr o breve tempo. Mas
evitar a violência,
retribuir o mal com o bem,
não satisfazer os desejos, antes esquecê-los
é o que chamam sabedoria.
E eu não posso fazê-lo. Realmente,
vivemos tempos sombrios.

2.

Para as cidades vim em tempos de desordem,
quando reinava a fome.
Misturei-me aos homens em tempos turbulentos
e indignei-me com eles.
Assim passou o tempo
que me foi concedido na terra.

Comi o meu pão em meio às batalhas.
Deitei-me para dormir entre os assassinos.
Do amor me ocupei descuidadamente
e não tive paciência com a Natureza.
Assim passou o tempo
que me foi concedido na terra.

No meu tempo as ruas conduziam aos atoleiros.
A palavra traiu-me ante o verdugo.
Era muito pouco o que eu podia. Mas os governantes
Se sentiam, sem mim, mais seguros, — espero.
Assim passou o tempo
que me foi concedido na terra.

As forças eram escassas. E a meta
achava-se muito distante.
Pude divisá-la claramente,
ainda quando parecia, para mim, inatingível.
Assim passou o tempo
que me foi concedido na terra.

3.

Vós, que surgireis da maré
em que perecemos,
lembrai-vos também,
quando falardes das nossas fraquezas,
lembrai-vos dos tempos sombrios
de que pudestes escapar.

Íamos, com efeito,
mudando mais freqüentemente de país
do que de sapatos,
através das lutas de classes,
desesperados,
quando havia só injustiça e nenhuma indignação.

E, contudo, sabemos
que também o ódio contra a baixeza
endurece a voz. Ah, os que quisemos
preparar terreno para a bondade
não pudemos ser bons.
Vós, porém, quando chegar o momento
em que o homem seja bom para o homem,
lembrai-vos de nós
com indulgência.

inviata da Riccardo Venturi - 31/8/2006 - 14:36




Lingua: Esperanto

La versione in esperanto di Cezar
tradukis Cezar el Poetoj por la paco
AL LA POSTNASKITOJ

1

Vere, mi vivas en mornaj tempoj!
La fidoplena vorto estas malsaĝa. Glata frunto
estas signo por mankanta sentemo. La ridanto
nur ne ricevis ankoraŭ
la teruran informon.

Kiaj tempoj estas, kiam
interparolado pri arboj preskaŭ estas krimo,
ĉar ĝi inkludas silenton pri tiom da krimoj!
Ĉu tiu, kiu tie iras trankvile trans la straton, eble
ne plu atingeblas por la amikoj,
kiuj estas en mizero?

Estas vere, mi ankoraŭ perlaboras mian porvivon.
Sed kredu al mi: tio estas nur hazardo. Nenio
de tio, kion mi faras, rajtigas min manĝi ĝissate.
Hazarde ne trafis min. (Se Fortuno min forlasas,
mi pereos.)

Oni diras al mi: Manĝu kaj trinku! Estu ĝoja, ke vi havas.
Sed kiel mi manĝu kaj trinku,
se mi forŝiras tion, kion mi manĝas de malsatulo, kaj
se mia glaso da akvo mankas al mortanto pro soifo?
Kaj tamen mi manĝas kaj trinkas.

Volonte ankaŭ mi estus saĝa.
En la antikvaj libroj legeblas, kio estas saĝa:
Eviti la kverelon de la mondo kaj pasigi
la mallongan tempon sen timo.
Ankaŭ rezigni pri perforto,
malbonon rekompenci per bono,
liajn dezirojn ne plenumi, sed forgesi,
tio estas rigardata kiel saĝa.
Ĉion ĉi mi ne povas:
Vere, mi vivas en mornaj tempoj!

2

En la urbojn mi venis en la tempo de la malordo,
kiam regis malsato.
Inter la homojn mi venis en la tempo de ribeloj.
Kaj mi ribelis kun ili.
Tiel pasis mia tempo,
kiu surtere estis donita al mi.

Mian manĝon mi manĝis inter la bataloj.
Por dormi mi kuŝiĝis inter la murdistoj.
La amon mi flegis sen atento
kaj la naturon mi vidis sen pacienco.
Tiel pasis mia tempo,
kiu surtere estis donita al mi.

La stratoj kondukis en la marĉon en mia tempo.
La lingvo perfidis min al la buĉisto.
Mi povis ŝanĝi nur malmulton. Sed, ke la regantoj
sidus sen mi pli sekuraj, tion mi esperis.
Tiel pasis mia tempo,
kiu surtere estis donita al mi.

La fortoj estis malmultaj. La celo
troviĝis en granda foro.
Ĝi estis klare videbla, kvankam por mi mem
apenaŭ atingebla.
Tiel pasis mia tempo,
kiu surtere estis donita al mi.

3

Vi, kiuj vi aperos el la torento,
en kiu ni dronis,
pripensu,
kiam vi parolas pri niaj eraroj,
ankaŭ la mornan tempon,
kiujn vi jam lasis post vi.

Ĉar ni ŝanĝis pli ofte la landojn ol la botojn,
irante tra la militoj de la klasoj, malesperiĝintaj,
se tie estis nur maljusto kaj ne ribelemo.

Kaj tamen ni ja scias:
Ankaŭ la hato kontraŭ la aĉoj kaj fioj
distordas la vizaĝojn.
Ankaŭ la kolero kontraŭ la maljusto
raŭkigas la voĉojn. Ho ve, ni,
kiuj volis pretigi la teron por afableco
mem ne povis esti afablaj.

Sed vi, kiam estos tiel,
ke la homo estas helpanto por la homo,
pensu pri ni kun indulgo.

inviata da Nicola Ruggiero - 1/9/2006 - 02:12




Lingua: Francese

Versione francese da kinoks
A CEUX QUI VIENDRONT APRES NOUS

Vraiment, je vis en de sombre temps !
Un langage sans malice est signe
De sottise, un front lisse
D’insensibilité. Celui qui rit
N’a pas encore reçu la terrible nouvelle.

Que sont donc ces temps, où
Parler des arbres est presque un crime
Puisque c’est faire silence sur temps de forfaits !
Celui qui là-bas traverse tranquillement la rue
N’est-il donc plus accessible à ses amis
Qui sont dans la détresse ?

C’est vrai : je gagne encore de quoi vivre.
Mais croyez-moi : c’est pur hasard. Manger à ma faim,
Rien de ce que je fais ne m’en donne le droit.
Par hasard je suis épargné. (Que ma chance me quitte et je suis perdu.)

On me dit : mange, toi, et bois ! Sois heureux d’avoir ce que tu as !
Mais comment puis-je manger et boire, alors
Que j’enlève ce que je mange à l’affamé,
Que mon verre d’eau manque à celui qui meurt de soif ?
Et pourtant je mange et je bois.

J’aimerais aussi être un sage.
Dans les livres anciens il est dit ce qu’est la sagesse :
Se tenir à l’écart des querelles du monde
Et sans crainte passer son peu de temps sur terre.
Aller son chemin son violence
Rendre le bien pour le mal
Ne pas satisfaire ses désirs mais les oublier
Est aussi tenu pour sage.
Tout cela m’est impossible :
Vraiment, je vis en de sombre temps !

II

Je vins dans les villes au temps du désordre
Quand la famine y régnait.
Je vins parmi les hommes au temps de l’émeute
Et je m’insurgeai avec eux.
Ainsi se passa le temps
Qui me fut donné sur terre.

Mon pain, je le mangeais entre les batailles,
Pour dormir je m’étendais parmi les assassins.
L’amour, je m’y adonnais sans plus d’égards
Et devant la nature j’étais sans indulgence.
Ainsi se passa le temps
Qui me fut donné sur terre.

De mon temps, les rues menaient au marécage.
Le langage me dénonçait au bourreau.
Je n’avais que peu de pouvoir. Mais celui des maîtres
Etait sans moi plus assuré, du moins je l’espérais.
Ainsi se passa le temps
Qui me fut donné sur terre.

Les forces étaient limitées. Le but
Restait dans le lointain.
Nettement visible, bien que pour moi
Presque hors d’atteinte.
Ainsi se passa le temps
Qui me fut donné sur terre.

III

Vous, qui émergerez du flot
Où nous avons sombré
Pensez
Quand vous parlez de nos faiblesses
Au sombre temps aussi
Dont vous êtes saufs.

Nous allions, changeant de pays plus souvent que de souliers,
A travers les guerres de classes, désespérés
Là où il n’y avait qu’injustice et pas de révolte.

Nous le savons :
La haine contre la bassesse, elle aussi
Tord les traits.
La colère contre l’injustice
Rend rauque la voix. Hélas, nous
Qui voulions préparer le terrain à l’amitié
Nous ne pouvions être nous-mêmes amicaux.

Mais vous, quand le temps sera venu
Où l’homme aide l’homme,
Pensez à nous
Avec indulgence.

inviata da Monia - 13/12/2008 - 01:05




Lingua: Finlandese

Traduzione finlandese / Finnish translation / Suomennos: Juha Rämö
JÄLKEENI TULEVILLE

1.

Totisesti, minä elän synkkiä aikoja!
Kun viattominkin sana on merkki hulluudesta, sileä otsa
piittaamattomuudesta ja hymy siitä,
että hirveä uutinen
ei vielä ole tavoittanut hymyilijää.

Mitä ne sellaiset ajat ovat, kun
puista puhuminen on lähestulkoon rikos,
koska siinä vaietaan niin monista julmuuksista?
Tuo, joka tuolla ylittää katua kaikessa rauhassa,
ei kai ole enää niiden ystäviensä tavoitettavissa,
jotka kärsivät hätää?

On totta, että ansaitsen vielä elantoni.
Mutta uskokaa minua: se on pelkkä sattuma. Mikään
siitä, mitä teen, ei oikeuta minua syömään itseäni kylläiseksi.
Olen varjeltunut sattuman kautta. (Ja kun onneni minut hylkää,
olen hukassa.)
Minulle sanotaan: Syö ja juo! Ole iloinen siitä, mitä sinulla on!

Mutta miten voin syödä ja juoda, kun
riistän nälkää näkevältä sen, mitä syön, ja kun
vien vesilasini siltä, jolla on jano?
Ja kuitenkin minä syön ja juon.

Minäkin olisin mielelläni viisas.
Vanhoissa kirjoissa kerrotaan, mitä viisaus on:
pysy etäällä maailman riidoista ja elä lyhyt aikasi
vailla pelkoa.

Mutta väkivallatta eläminen,
hyvän antaminen pahasta,
toiveistaan luopuminen,
kaikki sekin on viisautta,
johon minusta ei ole:
Totisesti, minä elän synkkiä aikoja!

2.

Kaupunkeihin saavuin rauhattomuuden aikaan,
kun nälkä niitä kuritti.
Ihmisten joukkoon saavuin kansannousun aikaan
ja kapinoin heidän rinnallaan.
Niin kului se aika,
joka minulle oli maan päällä suotu.

Ateriani söin taistelujen välillä.
Yöni nukuin murhaajien keskellä.
Rakkautta en välittänyt vaalia
ja luonnolle minulla ei ollut kärsivällisyyttä.
Niin kului se aika,
joka minulle oli maan päällä suotu.

Minun aikanani kadut veivät suolle.
Puheenparteni paljasti minut lahtareille.
Paljoon en kyennyt. Mutta vallanpitäjille
olin piikki lihassa, toivon mukaan.
Niin kului se aika,
joka minulle oli maan päällä suotu.

Voimat olivat vähäiset ja tavoitteet
niin kovin kaukana,
selvästi näkyvissä, mutta itselleni
tuskin saavutettavissa. Niin kului se aika,
joka minulle oli maan päällä suotu.

3.

Te, jotka nousette siitä tulvasta,
joka hukutti meidät alleen,
Älkää unohtako
heikkouksistamme puhuessanne
niitä synkkiä aikoja,
joilta te olette säästyneet.

Sillä me, jotka vaihdoimme maata useammin kuin kenkiä,
kävimme luokkasotamme vailla toivoa,
kun maailmassa oli vain vääryyttä ilman vastarintaa.

Ja kuitenkin me tiedämme:
myös viha kataluutta kohtaan
panee kulmat kurtistumaan;
myös viha epäoikeudenmukaisuutta kohtaan
saa äänen käheäksi. Voi meitä,
jotka halusimme tehdä tietä ystävällisyydelle
osaamatta itse olla ystävällisiä!
Mutta teille sanon: sitten kun ollaan niin pitkällä,
että ihminen on ihmiselle auttaja,
olkaa lempeitä,
kun muistelette meitä.

inviata da Juha Rämö - 10/6/2015 - 09:32


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