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Đurđevdan / Ђурђевдан

anonimo


Lingua: Serbo


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(Mordkhe Gebirtig [Mordechai Gebirtig] / מרדכי געבירטיג)
Lipe cvatu
(Bijelo Dugme)
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(Shike Driz / שיקע דריז)


[1942]
Testo di ignoto autore di lingua serba.
Musica tradizionale romaní.
Canzone normalmente attribuita a Goran Bregović e ai Бијело дугме / Bijelo Dugme, il gruppo da lui fondato da nel 1974 e attivo fino al 1989.
Nell’ultimo album in studio della band serba, intitolato “Ćiribiribela”, dove il titolo completo del brano è "Đurđevdan je a ja nisam s onom koju volim" (“E’ il giorno di San Giorgio, ed io non sono col mio amore”).
Testo in cirillico trovato qui

Ćiribiribela

Chiedo aiuto a staff e contributori per la cura di questa pagina, in primo luogo perché non conosco il serbo, e in secondo perché la storia di questa canzone è piuttosto “balcanica”, cioè incasinata…

Dom za vešanje

Mi pare di aver capito che Goran Bregović – che come molti grandi musicisti è anche un grande saccheggiatore – prese la splendida melodia tradizionale della canzone romaní “Ederlezi” - “Giorno di (San) Giorgio - sulle cui note i Rom di Serbia festeggiano anch’essi, come tutti i serbi – che la chiamano “Đurđevdan” - la festività ortodossa di San Giorgio, e ne cambiò completamente il testo (così come nell’album citato dei Bijelo Dugme), per poi tornare a quello originario nella colonna sonora de “Дом за вешање” / “Dom za vešanje” (“Il tempo dei gitani”), celeberrimo e splendido film che nel 1989 consegnò al regista serbo Emir Kusturica il premio per la miglior regia al 42º Festival di Cannes.



Il fatto è che ho scoperto che, oltre alla melodia, nemmeno il testo è di Goran Bregović…
Pare infatti che fu composto da uno o più anonimi prigionieri serbi sulle tradotte in cui, nel maggio del 1942, vennero deportati a migliaia da Sarajevo a Jasenovac, famigerato campo di sterminio allestito e ferocemente gestito dai fascisti ùstascia di Ante Pavelić, il capo del Nezavisna Država Hrvatska, lo Stato indipendente di Croazia, fantoccio del Terzo Reich nella regione balcanica.
All’alba del 6 maggio del 1942, giorno della festa di primavera, della festa di San Giorgio, gli ùstascia rastrellarono circa 3.000 serbi di Sarajevo (ortodossi, ebrei, musulmani e anche molti zingari) e li caricarono sui treni per trasferirli a Jasenovac, 200 per vagone. E’ su di uno di questi che qualcuno intonò il dolcissimo e straziante “Sta arrivando la primavera, giglio verde della valle, per tutti ma non per me…”. Si racconta che le guardie ùstascia chiusero le prese d’aria perché il canto non si diffondesse e ai prigionieri passasse la voglia di cantare, mancando l’aria… Molti infatti morirono nel tragitto, e furono più fortunati di quelli che giunsero al campo, sotto le grinfie di sadici guardiani… Pare che non più di 200 prigionieri di quel trasporto sopravvissero all’inferno di Jasenovac…
In tre anni e mezzo di attività nei cinque sottocampi di Jasenovac furono eliminate tra le 100.000 e le 700.000 persone, a seconda delle diverse ricostruzioni storiche, in maggioranza serbi ortodossi, ma anche moltissimi roma e sinti, e poi serbi, croati e bosniaci di religione ebraica o islamica oppure comunisti (partigiani) o antifascisti.




Le atrocità commesse dai fascisti croati a Jasenovac sono inenarrabili: gli ùstascia organizzavano addirittura gare tra di loro a chi riuscisse ad uccidere più prigionieri con lo “srbosjek”, un guanto con lama inclusa progettato appositamente per sgozzare con rapidità. Nell’agosto del 1942 il record venne stabilito da tal Petar Brzica, un fanatico cattolico e nazionalista educato dai francescani (e in seguito entrato nell’ordine lui stesso), che in una sola notte sgozzò tra i 700 e i 1.300 prigionieri…
Пролеће на моjе раме слиjеће.
Ђурђевак зелени,
Ђурђевак зелени
Свима осим мени.

Друмови одоше а jа остах,
Нема звиjезде данице,
Нема звиjезде данице,
Моjе сапутнице.

Еj, коме сада моjа драга
На ђурђевак мирише,
На ђурђевак мирише,
Мени никад више.

Еj, ево зоре, ево зоре,
Богу да се помолим.
Ево зоре, ево зоре,
Ђурђевдан jе,
А jа нисам с оном коjу волим.

Њено име нека се спомиње
Сваког другог дана,
Сваког другог дана,
Осим ђурђевдана.

Еj, ево зоре, ево зоре,
Богу да се помолим.
Ево зоре, ево зоре,
Ђурђевдан jе,
А jа нисам с оном коjу волим.

inviata da Bernart Bartleby - 6/2/2014 - 13:29




Lingua: Serbo

Testo serbo in alfabeto latino trovato qui
ĐURĐEVDAN

Proljeće na moje rame slijeće
Đurđevak zeleni
Đurđevak zeleni
Svima osim meni

Drumovi odoše a ja osta
Nema zvijezde danice
Nema zvijezde danice
Moje saputnice

Ej kome sada moja draga
Na đurđevak miriše
Na đurđevak miriše
Meni nikad više

Evo zore evo zore
Bogu da se pomolim
Evo zore evo zore
Ej Đurđevdan je
A ja nisam s onom koju volim

Njeno ime neka se spominje
Svakog drugog dana
Svakog drugog dana
Osim Đurđevdana

inviata da Bernart Bartleby - 6/2/2014 - 13:32




Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Lidija Jovanović
da Lyrics Translate
GIORNO DI SAN GIORGIO

La primavera atterra sulla mia spalla
Il mughetto si fa verde
Il mughetto si fa verde
Per tutti tranne che per me

Le strade se ne sono andate e io sono rimasto
Non c'è la stella visibile di giorno
Non c'è la stella visibile di giorno
Mia compagna di viaggio

Hey, a chi la mia cara ora
Profuma di mughetto
Profuma di mughetto
A me mai più

Ecco l'alba, ecco l'alba
Perché preghi Dio
Ecco l'alba, ecco l'alba
Hey, è il giorno di San Giorgio
E io non sono con quella che amo

Che si faccia pure il suo nome
Ogni altro giorno
Ogni altro giorno
Tranne il giorno di San Giorgio

27/2/2018 - 00:10




Lingua: Inglese

Traduzione inglese da en.wikipedia
SAINT GEORGE'S DAY

Springtime's landing on my shoulder
Green lily of the valley
Green lily of the valley
To everyone except me.

Roads are winding but here I stay.
There is no morning star,
There is no morning star,
My fellow traveller.

Hey, for my beloved one
Lilies of the valley scenting,
Lilies of the valley scenting,
For me never again.

Here's the dawn, here's the dawn
For the Lord to pray,
Here's the dawn, here's the dawn
Of Saint George's Day,
And I'm not with the one I love.

Let her name be mentioned
On every other day,
On every other day,
Not on Saint George's Day.

inviata da Bernart Bartleby - 6/2/2014 - 13:34




Lingua: Russo

Traduzione russa trovata qui
ДЖУРДЖЕВДАН

Весна на мое плечо опустилась.
Ландыш зеленеет,
Ландыш зеленеет,
Для всех, кроме меня.

Дороги разошлись, а я остался.
Нет утренней звезды,
Нет утренней звезды,
Моей спутницы.

Эй, для кого-то сейчас моя дорогая
Ландышем пахнет,
Ландышем пахнет,
Для меня же больше никогда.

Эй, вот рассвет, вот рассвет,
Богу чтобы помолиться,
Вот рассвет, вот рассвет,
Это Джурджевдан,
А та, которую люблю, не со мной.

Ее имя должно вспоминаться
В любой другой день,
В любой другой день,
Кроме Джурджевдана.

Эй, вот рассвет, вот рассвет,
Богу чтобы помолиться,
Вот рассвет, вот рассвет,
Это Джурджевдан,
А та, которую люблю, не со мной.

inviata da Bernart Bartleby - 6/2/2014 - 13:33


Prima di contribuire altre traduzioni e versioni della canzone, attendo fiducioso un controllo dei perfidi Admins su quanto finora postato...

Bernart Bartleby - 6/2/2014 - 15:49


Ma dico, se è una canzone tradizionale romanes della Serbia che qualche tempo fa ho proposto pure, ma non è stata accettata dai "soliti perfidi" ;), mo' scopro ch'è serba ?
È z i n g a r a !

krzyś - 6/2/2014 - 23:21


vero krzyś, il problema e' che la versione originale romanes (Ederlezi) non e' contro la guerra (o se lo e' ci devi spiegare il perché). Diciamo che anche questa senza la spiegazione non si capiva in cosa si riferisse alla guerra...

CCG Staff - 7/2/2014 - 09:05


Non so se mi sono spiegato bene...
"Ederlezi" è una canzone zingara tra le più popolari nei Balcani... La sua melodia, bellissima, è talmente amata che chissà quanti testi diversi ci sono stati cantati sopra... Uno fu quello composto da anonimi prigionieri serbi portati a morire a Jasenovac, l'Auschwitz balcanica...
Goran Bregović ha il merito di aver resa famosa a livello planetario e la melodia e la canzone, sia nel testo serbo che in quello romaní ma, come tutti i grandi artisti, il "saccheggiatore" si è guardato bene dal dire che il testo serbo non era suo, e forse nemmeno sapeva che invece era di qualcuno morto in un campo di sterminio croato...
E con questo non è che voglio biasimare il grande Bregović: ha fatto quello che hanno fatto tanti altri, dai Rolling Stones a Bob Dylan, ai Led Zeppelin, fino a Moby...

Bernart Bartleby - 7/2/2014 - 10:30


Per quel che mi riguarda, ho dato anche più di un'occhiata a questa pagina e mi sembra oltremodo ben fatta e ben documentata. Poi è chiaro che l'intera storia di una canzone non è quasi mai questione "di una sola volta"; le pagine di questo sito, in generale, sempre "in fieri". Io stesso a volte ho ripreso pagine dopo anni e anni, via via che trovavo o venivo a sapere nuove cose. A mio parere non è questione di "balcanicità incasinata", le canzoni popolari di qualsiasi epoca e paese sono incasinate in sé, di default. In passato, ben prima di questo sito, mi sono occupato a lungo -ad esempio- della balladry tradizionale angloscozzese, e c'è da mettersi le mani nei capelli. Come sarà stato, per dirne una, che Simon e Garfunkel, a un certo punto, si sono messi a cantare una versione settecentesca di una delle più antiche ballate britanniche, The Elfin Knight? Eppure questa è l'origine di Scarborough Fair...insomma, la questione di Ederlezi è, come dire, pane quotidiano per chiunque si occupi di tradizioni popolari. E, naturalmente, anche degli autori moderni che le hanno riprese e utilizzate. Ora che è morto da poco Pete Seeger, vorrei ricordare che la celeberrima I Come and Stand at Every Door, poi popolarizzata dai Byrds, ha la musica di una remota ballata popolare scozzese, The Great Silkie of Sule Skerrie, la quale parla nientemeno che di uomini-foca che si fanno allevare i figli da balie umane e che sono capaci di predire il futuro (tanto per ribadire da quale notte dei tempi provenga). Ballata che, a sua volta, fu interpretata nel suo testo originale da Joan Baez, eccetera eccetera. La stessa Joan Baez che si divertiva a cantare Barbara Allen, una "canzoncina scozzese" ricordata per la prima volta, come già antichissima, da Samuel Pepys nei suoi "Diari" alla data del 1666. Ok, smetto di divagare; ma era solo per dire che Bernart ha ragione. Ci sono casi in cui una melodia è stata usata per decine di testi diversi. Un'intera categoria di testi popolari, quelli delle "ballate da fogli volanti" (o broadsides), era per definizione basata su testi "da cantarsi sull'aria di...". E così via.

Riccardo Venturi - 7/2/2014 - 11:37


Ma quel che mi ha più stupito nel ricercare notizie sull’origine del testo di questa canzone è il fatto che non ho trovato altre canzoni sul lager di Jasenovac, e tanto meno provenienti da internati in quel campo. L’unica canzone ricorrente, anche su YouTube, è “Jasenovac i Gradiška Stara”, un feroce inno ùstascia interpretato dalla band hardrock croata, evidentemente filo-nazista, dei Thompson.

Mi è venuto quindi da chiedermi perché dall’orrore concentrazionario nazista ci sia comunque pervenuta una ricca produzione artistica, soprattutto di poesie e di canti, e invece da Jasenovac – il più grande lager dei Balcani e, credo, il terzo in Europa durante il secondo conflitto mondiale – nulla…

Una ragione può stare nei numeri: tante più sono le vittime, tanto più c’è la possibilità che qualcuna sia riuscita ad esprimersi, e a sopravvivere, e a testimoniare…

Un’altra ragione sta forse nella diversa professionalità dei carnefici: i nazisti erano determinati a sterminare ebrei ed oppositori, ma non prima di averli ben spremuti come forza lavoro; gli ùstascia di Ante Pavelić erano solo dei sadici bruti la cui allegra dedizione alla tortura e allo sterminio gratuiti – come da molteplici testimonianze – metteva orrore e ribrezzo persino ai colleghi tedeschi ed italiani…

Una terza ragione sta certamente nella cancellazione della memoria operata a partire dai primi anni 90 dai crescenti sentimenti nazionalisti che portarono la Jugoslavia alla dissoluzione e alla catastrofica guerra civile. Così si eprimeva qualche anno fa Stjepan "Stipe" Mesić, socialista croato che nel 1994 aprì gli occhi, benchè troppo tardi, entrando in rotta di collisione con il boia Franjo Tuđman:
“Negli ultimi vent'anni qui da noi sono stati distrutti centinaia di monumenti alle vittime del fascismo. E' il risultato delle concessioni fatte nel 1991 ai revisionisti storici, e la conseguenza del flirtare con la filosofia ùstascia. Si iniziò a cantare le canzoni in onore dei criminali ùstascia, e ciò avviene ancora oggi… In questa società c'è qualcosa che non funziona se sui media Ante Pavelić viene presentato come un patriota che è un po' 'uscito di carreggiata'… Sono stati perpetrati dei crimini anche da parte antifascista e questo non va dimenticato. Ma la differenza è che il fascismo e la politica ùstascia si basava su di un'idea criminale, mentre l'antifascismo in quanto ideale era pulito" (fonte: “Le memorie di Jasenovac”, di Nicole Corritore, 24 aprile 2007, su Osservatorio Balcani e Caucaso)
E poi - a proposito del fatto che gli alti prelati cattolici non siano mai intervenuti alle commemorazioni dei crimini di Jasenovac mentre sono sempre presenti in forze a Bleiburg, dove nel 45 i partigiani di Tito massacrarono alcune decine di migliaia di ùstascia e cetnici rimpatriati a forza dagli inglesi – Mesić aggiungeva: "Qui si è ucciso nel nome di un semi-stato che ha rovinato e compromesso il nome della Croazia. I crimini che qui sono stati commessi sono reali, documentati e non si possono scacciare dalla storia mondiale né dalla storia di quei popoli da cui provenivano i mandanti e gli esecutori… Ci sono stati dei preti cattolici che si sono sporcati le mani di sangue durante il regime NDH e per questo sarebbe bene che il vertice della Chiesa cattolica venisse a Jasenovac, per quei preti che sono stati dalla parte della giustizia e della democrazia.” (fonte: “Croati divisi su Jasenovac e Bleiburg”, di Drago Hedl, 2 maggio 2008, su Osservatorio Balcani e Caucaso)
L'ufficio stampa della conferenza episcopale croata liquidò le parole di Mesić come "diffamazioni di stampo comunista"…

Ecco forse perché nessuno, nemmeno Goran Bregović, sa che “Đurđevdan” nacque sulle tradotte verso Jasenovac…
Ecco perchè i Thompson hanno un grande seguito e i loro fan, molti con la divisa e le effigi ùstascia, si scaldano ai loro concerti quando la band intona “Jasenovac i Gradiška Stara”…
Ecco forse perché, pure da noi - con tutto che la guerra civile non risale a 20 ma a 70 anni fa - i sentimenti nazionalistici e i dogmi ideologici hanno spesso il sopravvento quando si parla di questioni come le foibe e l’esodo istriano…

Bernart Bartleby - 7/2/2014 - 14:41


Krv i pepeo Jasenovca, “Jasenovac: il lager più crudele di tutti i tempi”, film documentario diretto nel 1983 dal regista croato Lordan Zafranovic (1944-).

Bernart Bartleby - 7/2/2014 - 20:55


Non so se nel video è specificato, ma Krv i pepeo Jasenovca significa "Il sangue e la cenere di Jasenovac" in serbo e croato.

Riccardo Venturi - 8/2/2014 - 00:11


Io ho potuto tradurre solo il titolo dell'edizione in inglese, ma certamente - come quasi sempre accade - il titolo originale è più significativo...
Tra parentesi, mi piacerebbe sapere chi sono quelli che fanno l'orrido mestiere di cambiare i titoli ai film...

Bernart Bartleby - 8/2/2014 - 09:06


Bronisława Wajs, ps. Papusza nel ritratto di Krystyna Jóźwiak - Gierlińska

Bronisława Wajs


Bronisława Wajs


Bronisława Wajs


L'anno scorso è uscito da noi il film di Joanna Kos-Krauze e Krzysztof Krauze, intitolato "Papusza", dedicato a questa poetessa Rom polacca.


Krzysiek Wrona - 26/5/2014 - 07:05


Salve, sono capitata quì un pò per caso, spinta dalla curiosità e dalla voglia di scoprire. Sono rimasta affascinata dalla storia della poetessa Papusza che onestamente non conoscevo. Vorrei sapere se esiste una versione sottotitolata del film perchè la trovo solo in polacco e io non conosco la lingua. Grazie a chi vorrà aiutarmi :)

Daniela - 6/1/2015 - 17:56


Lo sapessi, fija mia... comunque il film è stato presentato in Italia nell'occasione di qualche festival, ergo, devrebbe avere anche i sottotitoli in italiano da qualche parte... nel cosmo infinito.
Del resto viene recitato sia in polacco che in romanes (dunque, per noi polacchi servono i sottotitoli in polacco).
Mica è facile, sai...
Grazie di essere capitata qui e un saluto (tre baccini sulle guancie, alla polacca)...
Bye

krzyś - 24/7/2015 - 20:39


Grazie per questa pagina, grazie per mantener viva la memoria.

lamiel - 8/2/2017 - 01:09


Grazie

Emanuela - 1/8/2018 - 02:41


Jasenovac: se si mascherano gli orrori

Un articolo pubblicato sul più letto quotidiano croato ha sminuito le atrocità commesse nel campo di concentramento di Jasenovac, nel tentativo di riabilitare il regime ustascia della Seconda guerra mondiale e negare la sua complicità nell’Olocausto.

CCG Staff - 5/9/2018 - 16:20



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