Lingua   

Havlíčku, Havle

Jaroslav Hutka


Lingua: Ceco


Ti può interessare anche...

100 bodů
(Plastic People of the Universe)
Občanka
(Jan Nedvěd)
Znamení doby
(Karel Kryl)


Václav HavelCon questa canzone vorrei ricordare la figura di Václav Havel, scrittore e drammaturgo ceco e successivamente presidente della Cecoslovacchia e della Repubblica Ceca, scomparso nel dicembre 2011. Durante il periodo del regime le sue opere teatrali furono quasi totalmente bandite dalle scene nazionali (tuttavia riscossero successo all'estero). Qualche tempo fa ho letto una raccolta di scritti politici di Havel degli anni '70 (pubblicati nella sua patria, logicamente, solo dopo la caduta del regime), tra cui, in primis, Moc bezmocných (Il potere dei senza potere), e sono rimasta particolarmente colpita dalla sua capacità di comprendere i giochi di potere e descrivere con una singolare esattezza le forze sotterranee della politica del regime: cose che magari si analizzano tranquillamente in retrospettiva, ma non è facile coglierle con tale chiarezza mentre succedono. Havel riesce a individuare le relazioni causa-effetto e va al nucleo stesso dei fatti, i suoi scritti risultano rivelatori, anche se non è una lettura facile.
Mi piace presentare Václav Havel non tanto come uomo politico, quanto piuttosto ricordare la dimensione umana del suo pensiero e del suo agire, specialmente nel clima difficile del regime totalitario. Vedo in lui quello che egli era da principio: un artista – uno scrittore e drammaturgo. Un boemo in tutti i sensi. Uno che amava dire e fare quello che voleva. Lavorare per lui era scrivere (quando aveva voglia), o inventare giustificazioni per non scrivere, quando mancava l'ispirazione.

E già per questo, come per svariati altri motivi, si è ritrovato ad esser scomodo al sistema in cui viveva (com'è noto, non era permesso non lavorare, ad esempio). E col tempo questa sua scomodità, invece di limitarla, l'alimentava volutamente: perché era l'unico modo per rimanere umano. Perché sentiva che era giusto così.

I motivi dei suoi primi scontri con il regime furono in parte non dovuti direttamente a lui (veniva da una famiglia di imprenditori), in gran parte, però, furono già frutto delle proprie scelte: Havel intraprese la carriera dello scrittore per il teatro ed elesse il genere del dramma assurdo come il principale modo di esprimersi. Si può intuire che già questo di per sé fu sospettoso: l'arte, si sa, tende ad essere espressione libera dell'interiorità, e perciò spesso si scontra con chi vuole limitare la libertà. Specialmente se si tratta di arte un po' al di fuori dei canoni tradizionali (si pensi al rifiuto del nazismo verso l'espressionismo, considerato arte degenerata). Così certamente si potevano classificare anche le opere di Havel: non facilmente decifrabili, contenenti significati nascosti. Invitavano il pubblico a riflettere – la cosa più pericolosa per un regime. Celavano anche allusioni alla politica: Havel nutriva un forte interesse verso questo argomento e seguiva i fatti di attualità. Quando ebbe acquisito una certa fama con la sua attività artistica, cominciò ad approfittarne per dire pubblicamente quello che pensava. Nota è la sua lettera aperta al presidente Gustáv Husák, nella quale espresse il disaccordo con le azioni del governo contro i diritti umani. I giornali di propaganda pubblicarono articoli infamatori sulla sua persona e la sua attività veniva sempre più ostacolata. I suoi drammi non potevano più essere rappresentati se non sporadicamente in occasioni private e anche solo assistere a un tale spettacolo non era senza rischi.

Havel fu uno dei fondatori del movimento della Charta 77: fu l'autore principale del suo manifesto e svolse l'incarico del referente insieme ad altri due colleghi. L'iniziativa nacque come reazione al processo con il gruppo rock The Plastic People of the Universe, i cui appartenenti finirono davanti al tribunale con l'accusa di scandalizzare la società perché portavano capelli lunghi e suonavano musica psichedelica di ispirazione statunitense. Era in piena epoca della normalizzazione. Václav Havel insieme ad alcuni amici scrissero una protesta che in breve fu firmata da numerosi personaggi di spicco e da moltissimi cittadini. Molti dei firmatari non conoscevano il gruppo e non amavano il suo genere musicale – ma difendevano così il diritto di questi giovani (e, sottinteso, di tutte le persone) di suonare la musica che volevano, di vestirsi come ritenevano opportuno e, in generale, il diritto alla libertà. Per le persone pubblicamente attive firmare la Charta 77 significava, nella maggior parte dei casi, fine carriera, interruzione o forti ostacoli nella loro attività, per altri come Havel, addirittura il carcere. Attorno al Manifesto della Charta 77 si formò un gruppo che diede l'occasione di incontro a persone che avevano voglia di lottare per gli stessi ideali. Esistevano già allora, prima del 1977, gruppi di persone impegnate in attività di dissenso, ma il processo con i Plastic People fu un evento che scosse la coscienza di tanti. Havel scrisse: “Questi vari gruppi, finora isolati, cominciano improvvisamente a percepire il fenomeno dell'indivisibilità della libertà: si rendono conto che in fondo questo attacco contro i musicisti giovani e sconosciuti è un atto sostitutivo – che esso è in realtà un attacco contro tutti coloro che nel nostro paese non si siano ancora del tutto rassegnati e sottomessi al potere […] - che così è stata attaccata la cosa più importante, cioè il tentativo di un'espressione della verità, di una vita nella verità.”

Václav Havel fu arrestato pochi giorni dopo la stesura del Manifesto della Charta 77 e tenuto sotto processo per alcuni mesi. Fu rilasciato per essere nuovamente arrestato l'anno successivo, e nel 1979, in seguito al terzo arresto, condannato a 4,5 anni di carcere. Durante i primi processi fu tenuto comunque in carcere ed ebbe l'occasione di conoscere un gran numero di detenuti, per lo più prigionieri politici, e anche molta gente comune che si era scontrata con il regime e fu vittima di leggi ambigue facilmente adattabili per perseguitare le persone scomode (ad esempio operai in sciopero, persone che si erano licenziate e non hanno subito trovato un altro lavoro, persone senza un lavoro fisso ecc.). Dopo che Havel era tornato dal suo primo arresto, fu fondato il VONS – Výbor na obranu nespravedlivě stíhaných (Comitato per la Difesa degli Ingiustamente Perseguitati) e Havel ne divenne membro. Il comitato si occupò delle cause di cittadini perseguitati dal regime, soprattutto degli sconosciuti, la cui voce altrimenti non avrebbe avuto modo di esser ascoltata. L'iniziativa di Havel in questo campo fu la vera causa della sua condanna nel '79. “Che gliene frega a lei di un operaio qualsiasi di Most?” gli chiesero durante l'ennesimo interrogatorio. I funzionari del partito non sapevano bene come affrontare questo suo altruismo, un atteggiamento che non seguiva la semplice logica del proprio profitto ma era pronto a rischiare in visione di un ideale più alto. Inoltre, nonostante le restrizioni, era sempre un personaggio conosciuto, ed i potenti temevano che un passo sbagliato nei suoi confronti potesse scatenare una reazione da parte dei cittadini e che questa potesse avere una portata imprevedibile. Pur di farlo tacere gli offrirono la possibilità di andare a svolgere la propria professione a New York, cosa impossibile a quei tempi che avrebbe fatto appetito a molti. Havel che aveva contatti all'estero e le sue opere furono rappresentate più oltre i confini che nella propria patria, tuttavia non sentiva che quella fosse la sua strada. Non essendo riusciti ad allontanarlo con le buone, trovarono altri modi per ostacolare la sua attività: Havel passò lunghi periodi in carcere e agli arresti domiciliari, dapprima nel suo appartamento praghese, successivamente confinato in campagna dove fu spiato e molestato continuamente dalla StB (organo di polizia segreta del regime). Gli veniva impedito di ricevere visite e mantenere contatti con i compagni di lotta, anche a causa di controlli della sua corrispondenza.

Jaroslav Hutka, cantautore e dissidente ceco, scrisse questa canzone nel '77 come protesta contro il primo arresto di Havel, il suo amico e compagno di dissenso. Per creare un messaggio in codice, Hutka si servì del parallelismo con un altro personaggio della storia boema, Karel Havlíček Borovský, e delle regole della lingua ceca per la formazione di diminutivi. Havel che oggi compare prevalentemente come cognome, era in epoche passate un nome proprio. Aggiungendo ad esso il suffisso -íček (e togliendo la -e- mobile), ecco che viene fuori Havlíček. E così Hutka finge di parlare di Havlíček, quando in realtà sta parlando di Havel. La storia di Havlíček gli permette un tale accostamento: lo scrittore e poeta Karel Havlíček Borovský (1821 – 1856) fu un critico spietato della monarchia asburgica e scrisse alcuni poemi e molte poesie corte dotate di forte spirito satirico e umoristico, il cui bersaglio fu il potere politico di allora. Per le sue critiche fu rapito di notte e confinato a Bressanone (che ai tempi faceva parte della monarchia ma era lontano dai centri politici), con un chiaro intento di farlo tacere. Insomma, un altro personaggio bello scomodo, ma che a differenza di Havel apparteneva ad un'epoca passata e superata e il regime che criticava ormai poteva essere condannato pubblicamente – era diverso dal nuovo potere costituito. Il legame del testo di Hutka con la figura di Havel era però troppo chiaro e non poté sfuggire nemmeno alla censura del regime, nota per la sua sostanziale ignoranza. Hutka fu arrestato per 48 ore e subì lunghi interrogatori a causa di questa canzone. Successivamente, nel '78, scelse la via dell'emigrazione.
Mají tě v ohrádce, za mříž tě vsadili
andělé z Brixenu, co vzývaj' násilí.
Pohádka pro děti, loutkové divadlo,
tahají za nitky, nevyjdou na světlo.

A podle litery "paragraf - šavle" teď dumej o právu, Havlíčku, Havle,
a podle litery "paragraf - šavle" teď dumej o právu, Havlíčku, Havle!

Trochus' je popletl, řídil ses zákonem,
co platí nad lidmi a také nad pánem.
Pán se však urazil - jaképak zákony?
On přece nejlíp ví, kdo má být poslušný.

A podle litery "paragraf - šavle" teď dumej o právu, Havlíčku, Havle,
a podle litery "paragraf - šavle" teď dumej o právu, Havlíčku, Havle!

Co tě to napadlo, foukat jim do kaše,
nejezdils' na koni, cválal jsi na bleše.
Pan Bach má básníky ve velké vážnosti,
jak rád je v erárních komůrkách pohostí.

A podle litery "paragraf - šavle" teď dumej o právu, Havlíčku, Havle,
a podle litery "paragraf - šavle" teď dumej o právu, Havlíčku, Havle!

Vždyť je to nerozum, zkusit se s mocným přít,
mohl ses dobře mít, šlo by to zařídit,
a při tvých schopnostech pán by tě zaměstnal,
stačilo pochopit, stranou bys nezůstal.

A podle litery "paragraf - šavle" teď dumej o právu, Havlíčku, Havle,
a podle litery "paragraf - šavle" teď dumej o právu, Havlíčku, Havle!

Potichu, bez hluku přišli tě navštívit,
korektně, zdvořile, nemoh' jsi odepřít:
"Hostinské pokoje, mistře, už čekají,
oblek si neberte, lepší tam dávají."

A podle litery "paragraf - šavle" teď dumej o právu, Havlíčku, Havle,
a podle litery "paragraf - šavle" teď dumej o právu, Havlíčku, Havle!

V Brixenu na rynku holky si šeptají:
"Zavřeli Havlíčka, lidi ho nedají,
vždyť uměl hezky říct, nač my jen mysleli,
že pěknej mužskej byl, proto ho zavřeli."

A podle litery "paragraf - šavle" teď dumej o právu, Havlíčku, Havle,
a podle litery "paragraf - šavle" teď dumej o právu, Havlíčku, Havle!

inviata da Stanislava - 7/1/2014 - 01:17



Lingua: Italiano

Versione italiana di Stanislava
HAVLÍČEK, HAVEL

Ti tengono in un recinto, ti hanno messo ai ferri
gli angeli di Bressanone che venerano la violenza.
Favola per bambini, teatro di marionette,
tirano i fili, non vengono alla luce.

E adesso, secondo la legge “paragrafo – sciabola”, medita sui diritti, Havlíček, Havel!
E adesso, secondo la legge “paragrafo – sciabola”, medita sui diritti, Havlíček, Havel!

Li hai confusi un po', hai agito secondo la legge
che è in vigore per il popolo, e anche per il sovrano.
Il sovrano però se l'è presa: ma quali leggi?
È lui che sa meglio chi deve essere obbediente.

E adesso, secondo la legge “paragrafo – sciabola”, medita sui diritti, Havlíček, Havel!
E adesso, secondo la legge “paragrafo – sciabola”, medita sui diritti, Havlíček, Havel!

Cosa mai ti è venuto in mente, mettertici in mezzo?
Non andavi a cavallo, galoppavi su una pulce.
Il signor Bach tiene in grande considerazione i poeti:
con che piacere li ospita nelle camere di scorta!

E adesso, secondo la legge “paragrafo – sciabola”, medita sui diritti, Havlíček, Havel!
E adesso, secondo la legge “paragrafo – sciabola”, medita sui diritti, Havlíček, Havel!

È sì un'incoscienza, provare a disputare con il potente!
Potevi startene bene, tutto si poteva sistemare.
Con le tue capacità il sovrano ti avrebbe dato un impiego,
bastava capire... non saresti rimasto in disparte.

E adesso, secondo la legge “paragrafo – sciabola”, medita sui diritti, Havlíček, Havel!
E adesso, secondo la legge “paragrafo – sciabola”, medita sui diritti, Havlíček, Havel!

In silenzio, senza rumore, sono venuti a trovarti,
con correttezza e garbo, non potevi rifiutare:
“Le stanze degli ospiti stanno già aspettando, maestro.
L'abito non se lo porti, usano darne uno migliore.”

E adesso, secondo la legge “paragrafo – sciabola”, medita sui diritti, Havlíček, Havel!
E adesso, secondo la legge “paragrafo – sciabola”, medita sui diritti, Havlíček, Havel!

A Bressanone in piazza le ragazze stanno mormorando:
“Hanno imprigionato Havlíček, ma la gente non lo pianta in asso.
Sapeva dire così bene quello che noi soltanto pensavamo.
Era un bell'uomo, ecco perché l'hanno imprigionato!”

E adesso, secondo la legge “paragrafo – sciabola”, medita sui diritti, Havlíček, Havel!
E adesso, secondo la legge “paragrafo – sciabola”, medita sui diritti, Havlíček, Havel!

inviata da Stanislava - 7/1/2014 - 01:23


Il video di YT fu registrato a Wrocław (Breslavia) nel novembre del 1989. Io, allora, da oltre un anno abitavo a Roma e da giovane manovale mi esercitavo "colla'pala" e "coll'picone" nei vari cantieri edili romani :)
È bello scoprire che nel contempo nella mia città natale succedevano le cose simili. Un gran articolo, Stanislava. Grazie.

Krzysiek - 7/1/2014 - 20:14


Articolo molto interessante. Stanislava, a proposo dei Plastic People of the Universe, non è che questo gruppo dal nome chiaramente zappiano ha scritto qualche canzone che può essere in tema nel nostro sito? Ho ascoltato qualche pezzo su youtube e mi sembrano molto interessanti.

Lorenzo - 7/1/2014 - 22:27


Grazie!
Sì, Krzysiek, hai ragione, l'avevo notato anch'io. Chi ha caricato il video su YT racconta nella descrizione introduttiva come avevano organizzato con gli amici una trasferta per assistere al Festival della Cultura Indipendente a Wrocław – dice che sono andati con sei macchine di cui una è stata bloccata alla frontiera a causa di controlli intensificati. Ci sono anche altre registrazioni su youtube ma questa qua mi piaceva proprio perché si sente la reazione del pubblico polacco appena Hutka canta il primo verso. Si nota insomma che c'era qualcosa nell'aria...
In quanto a me, io in quegli anni ero piccolina, ma successivamente ho potuto interpretare tanti miei ricordi d'infanzia, cose alla Goodbye Lenin..

Lorenzo, se ti devo dire la verità, non conoscevo nessun testo dei Plastic People of the Universe, ma sono andata anch'io a fare una piccola ricerca su youtube e ho letto qualche testo in internet. In linea di massima sembrerebbe che non siano testi con riferimenti politici, si tratta per lo più di pezzi sperimentali per quanto riguarda sia la musica che i testi. Spesso ho visto che sono brani lunghi in musica ma contengono in tutto poche righe di testo. Gli argomenti non saprei bene come classificarli, mi ricordano un po' i “poeti maledetti”, alla ricerca dell'assurdità del quotidiano, testi tendenti alla volgarità.. Mi pare che rende bene una citazione di cs.wikipedia di uno dei musicisti, Tomáš Schilla, che nel 1997 ricordava (traduco un po' al volo): “In un'intervista ci chiesero se c'era qualcosa di politico. Noi sostenevamo che queste non erano mai state cose politiche […]. Tuttavia, era politico per il fatto che il regime lo interpretava così, vedeva in noi il proprio nemico, sicché in una certa misura se lo creava da sé. A loro dava noia chiunque che faceva qualcosa da solo, che prendeva decisioni senza la loro approvazione, che viveva senza essere dipendente da loro. Per loro era pericoloso se qualcuno riusciva a muoversi in libertà.” Infatti, a prenderli uno a uno, i testi non sembrerebbero impegnati nella politica, ma nel complesso davano noia. Magari semplicemente perché una canzone che dice pressapoco: “ho trovato una mosca nella birra, da stamani tutto mi va male, ho voglia di andare in bagno e piove” (perché così più o meno dice uno dei testi) si scontrava con il clima della normalizzazione in cui invece bisognava dire che tutto andava bene, tutti vivevano nel benessere, il paese era prospero, gli operai adempivano i progetti a 150 % e le “libere” elezioni hanno di nuovo portato alla vittoria del partito comunista con il 99,9 % dei voti (il famoso 99,9 % che non s'era mai capito...).

Beh, continuerò la ricerca.. Comunque, intanto una canzone dei Plastic People che starebbe bene tra le CCG l'ho trovata (è una reazione alla Charta 77 e parla della vigliaccheria ad absurdum della classe dirigente).. Mi pare geniale nella sua semplicità, il fatto sta che a differenza delle altre ha un testo lunghissimo... Ora appena ho un momento mi ci metto, la traduco e la invio al sito:)

Stanislava - 8/1/2014 - 14:29



Pagina principale CCG

Segnalate eventuali errori nei testi o nei commenti a antiwarsongs@gmail.com




hosted by inventati.org