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Per i morti di Lampedusa

Marco Chiavistrelli


Lingua: Italiano

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Brigante se more
(Musicanova)
E io sono qui
(Marco Chiavistrelli)
Prigioniero dentro il cielo
(Marco Chiavistrelli)


(2013)

NAUFRAGIO-LAMPEDUSA


Sulla musica di Brigante se more
Tu li vedevi davanti al porto
mentre affogavano tutti nell'olio
Bossi con Fini ridevano a torto
la loro legge li porterà dolo.

Poveri cristi venuti dal nulla,
Africa tenera eterna culla
con gli occhi stanchi e le mani sfuggenti
giù dentro il buio stelle cadenti.

Stesi sui moli o in capanne più grandi
son cento, duecento, trecento i migranti
son trentamila in ventanni di gioco,
gioco europeo che d'inferno ha il fuoco.

Donne e bambini in un unico abbraccio
giovani belli con gli occhi di ghiaccio
lune smarrite in fuga da guerre
presi in ostaggio da i re delle terre.

E dentro l'olio continuano ad andare
i pescatori li voglion aiutare
scivolan giù come fossero vermi
sotto il barcone rimangono inermi.

Ti maledico Italia egoista
ti maledico Europa razzista
piovan su te del cielo gli strali
che tu miseria il colore impari.

Vi maledico potenti di niente
quei vostri risi e i vostri denti
la vostra bocca che sembra una fogna
l'unica parola adesso è "vergogna".

In cinquecento venivan dal mare
forse giustizia e speranza a cercare
spade affilate trovaron migranti
giù in fondo al mare riposino santi
giù in fondo al mare sono i veri santi.

inviata da adriana - 18/10/2013 - 14:49


La verità sul naufragio di Lampedusa
"Così l'Italia ci ha lasciati morire"


La morte di 268 profughi siriani, annegati l'11 ottobre a largo di Lampedusa, poteva essere evitata. Un'inchiesta de “l'Espresso” ricostruisce l'incredibile comportamento delle autorità italiane e l'effetto dei regolamenti europei. Ci sono state tre chiamate di soccorso via satellite ignorate. Due ore di attesa in mare. Per poi scoprire che l’Italia non aveva mobilitato nessun aereo, nessuna nave della Marina, nessuna vedetta della Guardia costiera. Anzi, dopo due ore, la centrale operativa italiana ha detto ai profughi alla deriva a 100 chilometri da Lampedusa che avrebbero dovuto telefonare loro a Malta, lontana almeno 230 chilometri. Due ore perse: dalle 11 alle 13 di venerdì 11 ottobre. Se gli italiani si fossero mobilitati subito o avessero immediatamente passato l’allarme ai colleghi alla Valletta, la strage non ci sarebbe stata.

(continua)

8/11/2013 - 21:19


ORGANIZZARE LA CARESTIA E CRIMINALIZZARE COLORO CHE FUGGONO

di Don Aldo Antonelli, parroco ad Antrosano e coordinatore di "Libera" per la Provincia dell’Aquila, articolo pubblicato da L’Huffington Post il 17 gennaio 2014

Il 19 Gennaio ricorre[va] la 100ma Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato [non in molti se ne sono ricordati... ndr]

Fenomeno antico quanto l'uomo, l'emigrazione ha sempre accompagnato i popoli nella loro ricerca di terre da coltivare e da conquistare, da una parte, e, dall'altra, nella loro fuga dalle sventure, dalle schiavitù e dalle guerre.



A partire dal racconto biblico della torre di Babele e dall'esodo dall'Egitto, passando attraverso le invasioni barbariche del 300-400 che segnarono la fine del Mondo Classico (o Evo Antico) e l'entrata dell'Europa nel Medio Evo e, venendo giù giù verso i tempi moderni fino alle grandi migrazioni europee del dopoguerra verso il Nuovo Mondo, i popoli sono stati sempre in movimento. Possiamo dire che la sedentarietà ha riguardato solo poche popolazioni e per periodi molto limitati. Per motivi opposti, ricchi e poveri hanno sempre trasmigrato dalle loro terre: i primi per sete di ricchezza e di potere; i secondi per sfuggire alla fame e alla miseria. D'altra parte la storia insegna che quasi mai è stato il pane ad andare verso i poveri, ma sono sempre stati i poveri ad andare dove c'è il pane. Niente di nuovo, quindi, sotto il sole.
Tuttavia il fenomeno oggi si caratterizza per il tasso di violenza che vi si solidifica intorno e per il cumulo di sentimenti e di risentimenti che esso suscita. Affrancandoci dai beceri e ritriti luoghi comuni, propri di una miopia politica delinquenziale e interessata, cerchiamo di leggere la storia.



Al di là delle mille varianti che differenziano i singoli fatti, a noi sembra poter ricondurre ad una unità di fondo tutte le storie dell'attuale onda migratoria: la falsa globalizzazione che di fatto non è altro che un vera e propria nuova colonizzazione.

Prendiamo come esempio l'Africa. La fuga per mare degli africani è favorita da una circostanza particolare: la rapida distruzione delle comunità di pescatori sulle coste atlantiche e mediterranee del Continente.



La maggior parte degli Stati dell'Africa subsahariana sono indebitati in eccesso. Essi vendono i loro diritti di pesca a imprese industriali del Giappone, dell'Europa e del Canada. Le navi-officina di queste aziende saccheggiano la ricchezza biologica acquatica delle comunità di pescatori fin dentro alle acque territoriali. Utilizzando reti a maglie strette (vietate di norma) operano frequentemente al di fuori dei periodi nei quali la pesca è autorizzata. La maggior parte dei governi africani firmatari di queste concessioni non dispone di navi da guerra e non ha alcun mezzo per fare rispettare gli accordi. La pirateria è la regina. I villaggi costieri muoiono.

Jean Ziegler, professore all'Università di Ginevra e relatore speciale della Commissione dei Diritti dell'Uomo delle Nazioni Unite per quanto riguarda il Diritto all'Alimentazione, nel marzo del 2008 scriveva su Le Monde Diplomatique quanto segue.



"Le navi-officina selezionano i pesci, li trasformano in surgelati, in farine o conserve in scatola e li spediscono direttamente sui mercati. Esempio: la Guinea Bissau, la cui zona economica contiene un formidabile patrimonio biologico marino. Oggi, per sopravvivere, gli abitanti della Guinea Bissau, antico popolo di pescatori, sono ridotti ad acquistare sul mercato nazionale - a prezzi elevati - scatolame di pesce danese, canadese o portoghese. Sprofondati nella miseria e nella disperazione, disarmati di fronte ai predatori, i pescatori rovinati vendono a poco prezzo le loro barche ai "passatori" mafiosi o si improvvisano passatori essi stessi. Costruite per la pesca costiera nelle acque territoriali queste barche sono in genere inadatte alla navigazione in alto mare". (Non per niente da noi le si chiamano "le carrette del mare"!)



Continua Jean Ziegler: “Fra il 1972 e il 2002 il numero di africani gravemente e permanentemente sottoalimentati è aumentato da 81 a 203 milioni. I motivi sono molteplici: il principale è dovuto alla politica agricola comunitaria (PAC) dell'Unione Europea. Gli Stati industrializzati dell'Organizzazione di cooperazione e sviluppo economico (OCSE) hanno pagato ai loro agricoltori e allevatori, nel 2006, più di 350 miliardi di dollari a titolo di sovvenzioni alla produzione e all'esportazione. L'Unione Europea, in particolare, pratica il dumping agricolo con un cinismo senza limiti. Risultato: la distruzione sistematica delle agricolture per l'alimentazione umana in Africa”.

L'accusa è grave, e rivoluziona anche lo stereotipo popolare secondo il quale è questa gente che viene ad occupare il nostro paese. Quando invece siamo stati noi ad occupare il loro paese, a denudarli dei loro diritti e a costringerli all'emigrazione. Giunti poi da noi, trovano sempre noi a respingerli dalla terre d'approdo, a marchiarli come rapinatori dei nostri beni e tacciarli di violenza.
E così, in questa farsa oscena dei travestimenti, da rapinatori ci ricicliamo come rapinati. Fino a sentirci vittime invece che assassini.

Bernart Bartleby - 20/1/2014 - 19:55


Silva - 5/6/2015 - 16:54


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