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Fischia il vento

Felice Cascione


Lingua: Italiano


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[1943]
Testo di Felice Cascione
Musica di Matvej Isaakovič Blanter (Katjuša)

Текст: Феличе Кашоне (Катюша)
Музика: Матвей Исаакович Блантер

Lyrics by Felice Cascione
Music by Matvej Isaakovič Blanter (Katyusha)

resisteAlcuni interpreti / Some performers of the song:
1965 - Milva in Canti della libertà
1967 - I Gufi in Non So, Non Ho Visto, Se C'Ero Dormivo
1974 - Duo di Piadena in Il vento fischia ancora
1976 - Maria Carta in Vi canto una storia assai vera
1977 - Yu Kung in In piazza
1993 - Modena City Ramblers in Combat Folk
1994 - Atrox in Domani Rosso Sangue
1995 - Skiantos in Materiale resistente (Dischi del mulo)
2003 - Banda Bassotti in Así es mi vida
2003 - Sine frontera in Sine Frontera
2011 - Gang in La rossa primavera
2013 - Giulia Tripoti in Arrovesciata
2015 - Modena City Ramblers in Tracce Clandestine

La pagina è strettamente collegata con quella di Катюша
This page is closely connected with that of Катюша


sugodic sugodalm



Nella foto a sinistra, e a sinistra nella foto, il partigiano Marcello Citano, nome di battaglia "Sugo", IV Brigata Partigiana "Vittorio Sinigaglia" della Divisione "Arno", all'età di 17 anni in armi, durante la liberazione di Firenze; si era dato alla macchia a neppure 16 anni combattendo sui monti attorno a Firenze. Assieme a lui il partigiano Giacomo Monni "Formica". Nella foto a destra, e a destra nella foto, il partigiano Marcello Citano, nome di Battagia "Sugo", a ottant'anni suonati il 17 febbraio 2007 a Vicenza alla manifestazione contro la base Dal Molin; assieme a lui, Riccardo Venturi*. Ha con sé lo stendardo della Brigata Sinigaglia. Il partigiano Sugo ha ora 87 anni e continua a venire imperterrito alle manifestazioni. Lunga vita a Sugo! E il vento non cessa di fischiare. [RV]

*Riccardo Venturi è alto quasi due metri, e il partigiano Sugo sarà un metro e sessanta circa; ma, tra i due, il vero gigante è lui.

Fischia il vento non c'era tra le CCG... Una dimenticanza? Forse. O forse quel "dura vendetta sarà del partigian" ci ha fatto desistere dall'inserirla... Però, in fondo, in questo sito ci sono canzoni ben più "violente" di questa, e inoltre Fischia il vento è LA canzone della Resistenza, a differenza di Bella Ciao se ne conoscono gli autori, la storia, si sa anche quando fu eseguita la prima volta. Insomma se non altro come canzone nella guerra ha il diritto di stare tra le CCG. [DQ82]

scarperotteIl testo è stato scritto dal colonnello Felice Cascione, comandante partigiano sulle montagne della Liguria e medaglia d’oro al valor militare, sull’aria della canzone russa Katiuscia, scritta nel 1938 dal poeta Michail Vasiľevič Isakovskij e portata in Italia dai nostri reduci dopo la campagna di Russia.

Quasi certamente il canto nasce negli ultimi giorni del 1943 o nei primissimi del 1944. È il canto che conobbe maggior diffusione e popolarità durante la lotta di Liberazione e tuttora è molto conosciuto.

Nel libro “Taccuino alla macchia” di Guido Somano partigiano nel cuneese, alla data del 13 Febbraio 1944 si legge:

“…camminiamo tutta la mattina prima di riuscire a prendere contatto con Martinengo. I suoi uomini, che dapprima ci anno guardato con sospetto, ora fraternizzano con noi. Il loro morale è alle stelle. Cantano una canzone che non ho mai sentito e che è bellissima e che dice… …fischia il vento urla la bufera”

"La corrente centrale della folla li derivò verso un assembramento di rossi: avevano issato un compagno su una specie di podio e lo invitavano, lo costringevano a cantare con una selvaggia pressione. Il ragazzo nicchiava, una fiera, tarchiata e grinning figura. Da intorno e sotto aumentarono le insistenze e quello allora intonò «Fischia il vento, infuria la bufera» nella versione russa, con una splendida voce di basso. Tutti erano calamitati a quel podio, anche gli azzurri, anche i civili, ad onta della oscura, istintiva ripugnanza per quella canzone così genuinamente, tremendamente russa. Ora il coro rosso la riprendeva, con una esasperazione fisica e vocale che risuonava come ciò che voleva essere ed intendere, la provocazione e la riduzione dei badogliani. L’antagonismo era al suo acme sotto il sole, il sudore si profondeva dalle nuche squadrate dei cantori. Poi il coro si spense per risorgere immediatamente in un selvaggio applauso, cui si mischiò un selvaggio sibilare degli azzurri, ma come un puro contributo a quell’ubriacante clamore. Qualche badogliano propose di contrattaccare con una loro propria canzone, ma gli azzurri, anche la truppa, erano troppo nonchalants e poi quale canzone potevano opporre, con un minimo di parità, a quel travolgente e loro proprio canto rosso? Disse Johnny ad Ettore che aveva ritrovato appena fuori della cintura rossa: - Essi hanno una canzone, e basta. Noi ne abbiamo troppe e nessuna. Quella loro canzone è tremenda. É una vera e propria arma contro i fascisti che noi, dobbiamo ammettere, non abbiamo nella nostra armeria. Fa impazzire i fascisti, mi dicono, a solo sentirla. Se la cantasse un neonato l’ammazzerebbero col cannone.”

Beppe Fenoglio, "Il partigiano Johnny"


ANPI


Il Partigiano Felice CascioneFischia il vento è una celebre canzone popolare, il cui testo fu scritto nel settembre 1943, ovvero nei primi giorni della Resistenza, dal giovane medico ligure Felice Cascione (2 maggio 1918 - 27 gennaio 1944) per incitare il movimento partigiano. La melodia è quella della canzone russa Katyusha.

La canzone fu composta nel dicembre 1943 tra l'alta valle di Andora - Stellanello in località Passu du Beu alle spalle del Pizzo d'Evigno e successivamente sopra Curenna, nel Casone dei Crovi, nell'alta Valle di Albenga, dove era accampata la banda partigiana di Felice Cascione.

Non esistevano ancora canzoni partigiane e si cantavano vecchi canti socialisti e comunisti: L'Internazionale, La guardia rossa, Bandiera rossa o la canzone di origine anarchica Addio a Lugano, trasformata in Addio Imperia Bella, Vieni o maggio (o Canzone del maggio), sull'aria del Nabucco. Sul cippo eretto in memoria della medaglia d'oro Felice Cascione a Fontane di Alto, una lapide porta la strofa finale del canto Vieni o Maggio.

« date fiori al ribelle caduto con lo sguardo rivolto all'aurora al vegliardo che lotta e lavora al veggente poeta che muor »

Alla banda si aggiunge Giacomo Sibilla, nome di battaglia Ivan, reduce dalla campagna di Russia, ove era incorporato nel 2º Reggimento Genio Pontieri. Nella regione del Don, "Ivan" fece conoscenza con prigionieri e ragazze russe; da loro imparò la canzone Katjuša del musicista Blanter; "Ivan" la scolpì nella mente e la portò con sé in Italia, al Passu du Beu ne abbozzò alcuni versi con la chitarra insieme con Vittorio Rubicone "Vittorio il Biondo"; a questo punto intervenne Cascione che con "Vassilli", Silvano Alterisio, allora studente (tuttora vivente) e altri componenti della banda ne composero i versi.

La canzone fu intonata per la prima volta a Curenna, frazione di Vendone, nel Natale 1943 e cantata in forma ufficiale ad Alto nella piazza di fronte alla chiesa (il giorno dell'Epifania del 1944). In seguito divenne l'inno ufficiale delle Brigate Garibaldi.



E DQ82 ha avuto pienamente ragione ad inserire questa canzone assieme a sua "madre", vale a dire Катюша. Vorrei aggiungere una cosa a mio parere fondamentale: le differenze con Bella Ciao non si fermano al fatto che di questa canzone si conosce bene l'autore e la storia. "Fischia il vento" è stata la vera canzone dei Partigiani italiani e della Resistenza, quella che i Partigiani veramente cantavano assieme ad alcune altre (tra cui, ad esempio, Insorgiam!; dico questo da notizie provenienti da alcuni anzianissimi partigiani ancora vivi, e ne restano pochi). Nel clima del dopoguerra, "Fischia il vento" aveva però un problema: era un canto assolutamente comunista, perdipiù su una musica che riportava direttamente all'Unione Sovietica. In gran parte, la mistificazione di "Bella Ciao" è dovuta proprio a questo: c'era urgente bisogno di un "canto partigiano" che non riportasse esclusivamente ai comunisti (nonostante l'aggiunta della strofa del "sangue rosso che versò"). Questa è una cosa che va detta, anche perché -a mio parere- "Bella Ciao" è finito col diventare, non so quanto suo malgrado, un canto organicamente buono per tutte le stagioni e, quindi, organicamente democristiano e dove si menziona un generico "invasor", e non il nazifascismo. Non così "Fischia il vento". Dopo Katiuscia, provvedo quindi a ristrutturare anche questa pagina; non sarà paragonabile come dimensioni a quella di "mamma Katiuscia", ma qualcosina si può fare. A cominciare dal dedicare idealmente questa pagina al partigiano Sugo, che "Fischia il vento" l'ha cantata in armi e in montagna quando era un ragazzo, e che tuttora, a 87 anni, continua a non arrendersi.
(Riccardo Venturi)
Fischia il vento e infuria la bufera
scarpe rotte e pur bisogna andar
a conquistare la rossa primavera
dove sorge il Sol dell'avvenir

Ogni contrada è patria del ribelle
ogni donna a lui dona un sospir
nella notte lo guidano le stelle
forte il cuor e il braccio nel colpir

Se ci coglie la crudele morte
dura vendetta sarà del partigian
ormai sicura è la dura sorte
del fascista vile e traditor

Cessa il vento e calma è la bufera
torna a casa il fiero partigian
sventolando la rossa sua bandiera
vittoriosi, e alfin liberi siam!

Fischia il vento e infuria la bufera
scarpe rotte e pur bisogna andar
a conquistare la rossa primavera
dove sorge il Sol dell'avvenir

inviata da DonQuijote82 - 17/9/2013 - 15:44




Lingua: Russo

RUSSO / RUSSIAN

ПАРТИЗАНЫ ВСЕГДА
ПАРТИЗАНЫ ВСЕГДА


Crediamo che, per cominciare questa rassegna di traduzioni di “Fischia il vento” in altre lingue, si debba per forza di cose iniziare da questa traduzione russa trovata (da DQ82) su ru.wikipedia. La storia di questa canzone lo esige. La traduzione è accompagnata da una trascrizione in caratteri latini.

We think it obligatory to begin this collection of version of “Fischia il vento” into other languages with the following Russian translation our DQ82 found and reproduced from ru.wikipedia. The history of this song wants it. The translation is followed by a transcription into Latin characters.[CCG/AWS Staff]

«Fischia il vento» (итал. Свистит ветер) — знаменитая итальянская народная песня, текст которой написан в сентябре 1943, в начале итальянского движения сопротивления. Автор слов — Феличе Кашоне (2 мая 1918 — 27 января 1944). Целью написания было стимулировать партизанское движение. Музыка авторства М.Блантера, взята из известной советской песни «Катюша». Вместе с Bella ciao является одной из наиболее известных песен, прославляющих сопротивление.
СВИСТИТ ВЕТЕР

Свистит ветер, ревет буря,
Башмаки наши в дырках, но мы должны идти,
Чтобы завоевать красную весну,
Где встает солнце будущего.

Повстанец живет в каждой стране,
Каждая женщина рожает его,
Звезды указывают ему ночью путь,
Сильны его сердце и рука для борьбы.

Если настигнет нас жестокая смерть
Суровой будет партизанская месть
Уж точно страшной будет
Судьба фашистских предателей.

Утихнет ветер, уймется буря,
Гордый партизан вернется домой,
Развевается Красный флаг,
Победа. Наконец мы свободны.

SVISTIT VETER

Svistit veter, revet burja
Bašmaki naši v dyrkax, no my dołžny idti,
Čtoby zavoevať krasnuju vesnu,
Gde vstaet sołnce budušego.

Povstanec živet v každoj strane,
Každaja ženšina rožaet ego,
Zvezdy ukazyvajut emu noćju puť,
Siłny ego serdce i ruka dlja boŕby.

Esli nastignet nas žestokaja smerť
Surovoj budet partizanskaja mesť
Už točno strašnoj budet
Suďba fašistskix predatelej.

Utixnet veter, ujmetsja burja,
Gordyj partizan vernetsja domoj.
Razvevaetsja Krasnyj flag,
Pobeda. Nakonec my svobodny.

inviata da DoNQuijote82 - 17/9/2013 - 15:50




Lingua: Inglese

INGLESE / ENGLISH

fisvent

Una versione inglese da en.wikipedia
An English translation from en.wikipedia


"Fischia il vento is an Italian popular song whose text was written in September 1943, at the inception of the resistenza. The lyricist was Felice Cascione (2 May 1918 - 27 January 1944) and the intention was to spur on the partisan movement. The music is that of the Russian popular song Katyusha. Along with Bella ciao it is one of the most famous songs celebrating the resistance."
THE WIND WHISTLES

The wind whistles, the storm rages,
our shoes are broken but we must march on,
to conquer the red spring,
where the sun of the future rises.

Every country is home to the rebel,
every woman has a sigh for him,
the stars guide him through the night,
strong his heart and his arm when they strike.

If cruel death catches us
harsh revenge will come from the partisan
already certain is the harsh fate
of the vile treasonous fascist.

The wind stops and the storm calms,
the proud partisan returns home,
blowing in the wind his red flag,
victorious, at last free we are.

inviata da DoNQuijote82 - 17/9/2013 - 15:47




Lingua: Francese

FRANCESE / FRENCH

sifvent

Una versione francese da fr.wikipedia
A French translation from fr.wikipedia


"Fischia il vento est une chanson populaire italienne, elle a été écrite en septembre 1943 pendant la Résistance. Le parolier, Felice Cascione (2 mai 1918 - 27 janvier 1944), était un maquisard qui voulait soutenir la cause antifasciste. L'air provient de la chanson populaire russe Katyusha. Avec Bella Ciao, elle est l'une des plus célèbres chansons de la Résistance."
LE VENT SIFFLE

Siffle le vent, hurle la tempête
Souliers cassés et pourtant il faut continuer
Pour conquérir le printemps rouge
Où se lève le soleil de l'avenir

Chaque contrée est la patrie du rebelle
Chaque femme soupire après lui
Dans la nuit il est guidé par les étoiles
Son cœur et son bras sont forts au moment de frapper

Si la mort cruelle nous surprend
Dure sera la vengeance du partisan
Il est déjà tracé le destin fatal
Du fasciste, lâche et traître.

Cesse le vent, se calme la tempête
Le fier partisan rentre chez lui
En agitant son drapeau rouge
Enfin, nous sommes libres et victorieux

inviata da DoNQuijote82 - 17/9/2013 - 15:49




Lingua: Tedesco

TEDESCO / GERMAN

Felice Cascione, der Autor von "Fischia il vento". Er wurde "U Megu" (der Arzt) genannt.
Felice Cascione, der Autor von "Fischia il vento". Er wurde "U Megu" (der Arzt) genannt.


La versione tedesca da de.wikipedia
A German translation from de.wikipedia


"Fischia il vento (Es pfeift der Wind) ist ein im September 1943 entstandenes Partisanenlied auf die Melodie von Katjuscha. Als Autor ist Felice Cascione (* 2. Mai 1918; † 27. Januar 1944) anzunehmen, der damit die entstehende italienischen Widerstandsbewegung gegen den Faschismus (Resistenza) unterstützen wollte. Nach Bella Ciao ist „Fischia il vento“ wohl das bekannteste Lied der italienischen Partisanen."

Sono nato soltanto diciott'anni dopo la fine della guerra, e credo di fare ancora parte di quella generazione cui fa impressione che una canzone come "Fischia il vento" sia tradotta in lingua tedesca. Fatto salvo ogni opportuno ragionamento logico, è più forte di me. Ma, forse, è la cosa migliore. [RV]
DER WIND PFEIFT

Der Wind pfeift, der Sturm tobt,
unsere Schuhe sind kaputt, aber wir müssen marschieren,
den roten Frühling zu erobern,
wo die Sonne der Zukunft aufsteigt.

Jedes Land ist die Heimat der Rebellen,
jede Frau hat ein Seufzer für ihn,
die Sterne führen ihn durch die Nacht,
stark sein Herz und seinen Arm, wenn sie zuschlagen.

Wenn grausamen Tod fängt uns
harte Rache wird von den Partisanen kommen
schon sicher ist das harte Schicksal
des abscheulichen Verräters Faschismus.

Der Wind stoppt und der Sturm beruhigt sich,
der stolze Partisan kehrt nach Hause zurück,
im Wind seine rote Fahne,
siegreich, endlich frei sind wir

inviata da DoNQuijote82 - 17/9/2013 - 15:45




Lingua: Spagnolo

SPAGNOLO / SPANISH

Versione spagnola da es.wikipedia
Traducción al castellano desde es.wikipedia.


"Fischia il vento es una canción popular italiana cuyo texto fue escrito en septiembre de 1943, en la incipiente resistencia. El creador fue Felice Cascione (2 de mayo de 1918 - 27 de enero de 1944) con la intención de incentivar al movimiento partisano. La música proviene de la canción rusa Katiusha. Junto con Bella Ciao es una de las canciones más famosas de la Resistencia italiana."
SOPLA EL VIENTO

Sopla el viento, brama la tormenta,
los zapatos rotos, y aun así debemos marchar
a conquistar la roja primavera
donde sale el sol del porvenir.

Cada barrio es patria del rebelde,
cada mujer a él le otorga un suspiro,
en la noche lo guían las estrellas,
fuerte el corazón y el brazo en el combate.

Si sobreviene la cruel muerte,
dura venganza vendrá del partisano,
ya segura es la dura suerte
del fascista vil y traidor.

Cesa el viento, calma la tormenta,
vuelve a casa el fiero partisano,
ondeando su roja bandera,
victoriosos, al fin libres somos.

inviata da DonQuijote82 - 17/9/2013 - 15:48




Lingua: Portoghese (Brasiliano)

PORTOGHESE / PORTUGUESE

Versione portoghese da letras.com.br
Portuguese translation from letras.com.br
SOPRA O VENTO

Sopra o vento e enfurece-se a tempestade
sapatos velhos e ainda necessitamos andar
a conquistar a primavera vermelha
onde surge o sol do futuro

Cada vizinhança é pátria do rebelde
cada mulher doa a ele un suspiro
na noite guiam as estrelas
forte o coração e o braço para golpear

E se si colhe a cruel morte
dura vingança fará do partisan
no entanto já é certo o duro destino
do fascista vil traidor

Calma o vento, calma é a tempestade
torna a casa o altivo partisan
abanando a vermelha, sua bandeira
vitoriosos, e enfim somos livres!

inviata da DoNQuijote82 - 17/9/2013 - 22:34





GRECO / GREEK [1]

Partigiane greche. Μία φάτσα, μία ράτσα sì, ma di classe.
Partigiane greche. Μία φάτσα, μία ράτσα sì, ma di classe.


La traduzione greca di Riccardo Venturi
Greek translation by Riccardo Venturi
Μετέφρασε στα Ελληνικά ο Ρικάρντος Βεντούρης

Bisognava farla anche in greco, “Fischia il vento”. Per forza, e non soltanto perché c'è l' Inno dell'EAM sulla stessa aria, che di “Fischia il vento” ha avuto la stessa, precisa funzione di canto partigiano. Nei “tempi eroici” del sito, quando non era così semplice trovare ogni sorta di traduzione in rete, ci arrangiavamo sempre da soli; ora si ricorre alla traduzione autonoma in casi sempre più rari, e quando veramente in Rete non si trova nulla. “Fischia il vento” in greco non si trovava e abbiamo provveduto noialtri, con qualche aggiustamento per non ammazzare troppo il ritmo (ad esempio, eliminando il “forte braccio” e lasciando solo il cuore, ché ce la può far da solo...) e nell'attesa che Gian Piero Testa, magari, ci dia una delle sue versioni greche magistrali.

A Greek translation of “Fischia il vento” was necessary, and not only because there's already the Greek Hymn of EAM sung to the same tune: a song that had the very same function as a Resistance song. In the “heroic times” of this site, when it wasn't that simple to find translations on the Web, we often arranged for our own translations; now, independent translations are becoming rare, and we make them only when nothing is really to be found in webpages. “Fischia il vento” in Greek could not be found anywhere, so we did translate it into Greek with some adjustments not to spoil excessively the rhythm (for instance by dropping the “strong arm” and leaving only the strong heart, that is enough on its own...) and waiting for Gian Piero Testa to delight us with one of his masterly translations. [CCG/AWS Staff]
ΣΦΥΡΙΖΕΙ Ο ΑΝΕΜΟΣ

Σφυρίζει ο άνεμος, ξέσπασε καταιγίδα
σπασμένα τα παπούτσια μα πρέπει να πάμε
να κατακτήσουμε την κόκκινην ανοίξη
όπου λάμπει του μέλλοντος ο ήλιος.

Κάθε γειτονιά του αντάρτη πατρίδα,
έχουν οι γυναίκες αναστεναγμό γι'αυτόν
και στη νύχτα τον οδηγούν τ'αστέρια
να χτυπήσει με γερή καρδιά.

Κι αν μας πάρει ο θάνατος ο άγριος
ο αντάρτης έχει εκδίκηση σκληρή.
Τώρα πια βέβαια 'ναι η σκληρή τύχη
του φασίστα προδότη δειλού.

Παύει ο άνεμος, καλμάρισ' η καταιγίδα,
σπίτι γυρίζει ο αντάρτης ο θαρραλέος
κι ανεμίζει την κόκκινη του σημαία,
νικήσαμε! Χαίρε λευτεριά!

inviata da CCG/AWS Staff - 8/10/2013 - 15:25





GRECO / GREEK [2]

Gian Piero Testa.
Gian Piero Testa.

La versione italiana di Gian Piero Testa
Italian translation by Gian Piero Testa

Detto, fatto: oppure, chiama e rispondi. Avevo parlato delle magistrali versioni greche di Gian Piero Testa, ed ha voluto fornircene -come sempre- un perfetto esempio. Da oggi, insomma, "Fischia il vento" può essere cantata anche in greco; e non mi sembra una cosa di poco conto. [RV]
ΦΥΣΑΕΙ ΒΟΡΙΑΣ

Φυσάει βοριάς ουρλιάζει η καταιγήδα
ρημάδια οι αρβίλες τραβάμε ´μεις εμπρός
για να χαράξει Απρίλι στην πατρίδα
όπου λάμπει ο Ήλιος ο Αυριανός.

Όλες οι χώρες τ´αντάρτη ´ναι λημέρια
αναστενάζουν για μας οι κορασιές
μας οδηγούνε ολονυχτίς τ´αστέρια
σκληρά βαράν τα χέρια κι οι καρδιές.

Αν θα μας πάρει του Χάρου η άγρια θήρα
απ´τους συντρόφους θα γίνει ο γδικιωμός.
Κοντέυει τώρα η αναγκαία μοίρα
των δειλών προδότων φασιστών.

Η καταιγήδα έχει περάσει πέρα
σπίτι γυρίζει ο αντάρτης με χαρά
κι ανεμίζει μιά κόκκινη παντιέρα
νικιφόροι κρατούμ´την Λευτεριά.

inviata da Gian Piero Testa - 9/10/2013 - 11:46




Lingua: Ungherese

UNGHERESE / HUNGARIAN



È gradito destino che, ogni tanto, il nostro sito e le ”Poesie del fiume Wang”, il sito dell'amico ungherese Tamás Sajó si incontrino; così per la sorprendente traduzione in lingua azera di Katiuscia (sembra dovuta al suo bisnonno!), e così pure per questa bella versione magiara di “Fischia il vento”, dovuta senz'altro a Tamás stesso. Non resta altro che riprodurla qui, nella sua estrema esattezza.

It is our welcome lot in this life that our website and the ”Poems of Wang River”, our Hungarian friend Tamás Sajó's website, meet sometimes; so with the astonishing Azeri translation of Katyusha (apparently due to his grand-grandfather!), and so with this beautiful Hungarian translation of “Fischia il vento”, clearly due to Tamás himself. We cannot but reproduce it in its fullness and utterly precision. [RV]
FÜTYÜL A SZÉL

Fütyül a szél, tombol a vihar,
cipőnk szakadt, de menni kell,
hogy meghódítsuk a vörös tavaszt,
ahol a jövő napja kél.
Hogy meghódítsuk a vörös tavaszt,
ahol a jövő napja kél.


A lázadónak minden vidék otthona,
minden asszony érte sóhajtozik,
éjjel őt őrzik a csillagok,
erős a szíve, karja lesújtani kész.
Éjjel őt őrzik a csillagok,
erős a szíve, karja lesújtani kész.


Ha elér minket a kegyetlen halál,
kemény bosszút áll a partizán:
a hitvány fasiszta áruló
balvégzete immár bizonyos.
A hitvány fasiszta áruló
balvégzete immár bizonyos.


Elül a szél, lenyugszik a vihar,
hazatér a büszke partizán
vörös zászlaját lobogtatva:
győztesek és végre szabadok vagyunk.
Vörös zászlaját lobogtatva:
győztesek és végre szabadok vagyunk.

inviata da CCG/AWS Staff - 8/10/2013 - 15:38




Lingua: Kelartico

KELARTICO / KELARTIC
BLOS TO VĂND

Blos to vănd, ŏmklapet to firdīne,
busykāi gefrāg yalar braukuar gīstāi
im syecugrăin to veāras rhaudăr
ve syeleuk to sūne nă to krais.

Kais andrămik sī pādărdŏrr nă standār,
kais gŭnerik yă ladā cān trhangăn.
In to nāg kalaudoră yă t'azdrāi,
tĭrr to kārd ya to riamo im syedārvnă.

Y' anpăr măs to mārd onkārdig
agdīge syall dŭlesye ek to parcizān.
Nătomes gedolt sī to tŭiho pesyall
nă to fasyist fīg ya părdādār.

Pău to vănd, ŏmplog to firdīne
ārgī dāmi to parcizān astyān
agerdūrus yān simeny rhaudăr,
nyektārāi y' in diel leudăr săin.

inviata da RV - 10/10/2013 - 14:51




Lingua: Esperanto

ESPERANTO
LA VENTO FAJFAS

La vento fajfas, la tempesto krii
La ŝuoj estas rompitaj, tamen necesas iri
konkeri la ruĝan printempon
kie leviĝi la suno de la estonto

Ĉiu kvartalo estas la patrio de la ribela
Ĉiu virino donu al li suspiro
Dum la nokto, lo steloj gvidas lin
Forta estas sia koro, kaj sia brako kiam li frapas

Se la sorte trafas nin
la venĝo de la partizano estos kruda
Certa nun estas jam la malbona sorto
de la faŝisto, malbrava perfidinto.

Ĉesis la vento kaj la tempesto kvietiĝas
La kuraĝa partizano rehejmiĝas
flirtige sia ruĝa flago
Fine ni estas venkinta

inviata da ZugNachPankow - 6/9/2014 - 01:53


Grazie delle lodi, Riccardo: mi correggi, nell'ultimo verso, νικιφόροι in νικηφόροι ?

Gian Piero Testa - 10/10/2013 - 19:31


Grazie per fare una versione nel Esperanto! :)

Mr.Matheo - 7/9/2014 - 10:51


@Mr.Matheo: Nedankinde! Mi studas la Esperanto, kaj ĉi estas unu el la miaj fruaj tradukoj. Mi pensis, "Fischia il vento estas unu tiel grava kanzono, ĝi devas esti en esperanton tradukita!", kaj... jen la mia provo.

[Prego! Studio l'Esperanto, e questa è una delle mie prime traduzioni. Ho pensato, "Fischia il vento è una canzone così importante, andrebbe tradotta in esperanto!", e... ecco il mio tentativo.]

ZugNachPankow - 9/9/2014 - 02:13


@ZugNachPankow: - Saluton al vi! Mi multe sxategas vian tradukon kaj mi gratulas vin! Mi kredas ke gxi estas tre belan kanton! :) Certe, gxi estas la plej gravan tradukon ci tie! La nura fakto de fari popularajn kantojn en Esperanto estas mirinda por mi. Dankon al vi! Vivu la muziko kaj vivu la revolucio de libereco!!!!

Mr.Matheo - 9/9/2014 - 12:26


Penso che sia il momento di fare un'altra traduzione in polacco.

Mr.Matheo - 10/9/2014 - 10:04


FISCHIA IL VENTO. (1998)

Durante il convegno di Biella, dell'ottobre '98, Francesco Biga, direttore scientifico dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, ha presentato un intervento sulla genesi delle parole nella canzone "Fischia il Vento"
Si tratta di una relazione completa su quella che Roberto Leydi, nella Storia d'Italia, chiama "La" canzone della Resistenza.
Credo utile pubblicare l'intervento di F. Biga per proseguire nel lavoro di ricerca sulle canzoni della Resistenza e la loro storia.


Come è noto, "Fischia il Vento" diventò la canzone ufficiale di tutte le Brigate partigiane garibaldine del nord Italia che, negli anni 1944-45, combatterono contro i nazifascisti.
Come illustreremo, le prime parole della canzone nacquero nel dicembre 1943 in valle Andora (nel savonese). Successivamente fu terminata in Valle Pannavaira, nell'entroterra di Albenga.
Giacomo Sibilla, nato a Oneglia il 12 aprile 1916, soldato del secondo reggimento del Genio Telegrafisti (82° Compagnia Autonoma del IV corpo d'Armata in URSS), di guarnigione nell'ansa del Don con le truppe d'occupazione italo-tedesche, dopo il disastro invernale (dicembre '42 - gennaio '43) dell'Armata Italiana in Russia (ARMIR), rientrato ad Imperia, aveva portato con se nella mente, l'aria orecchiabile della canzone Katiuscia (musica del russo Blanter) imparata ascoltando le ragazze ed i prigionieri sovietici durante il periodo estivo.
Come abbiamo avuto agio di constatare, salito in montagna subito dopo 8 settembre 1943 a compiere il proprio dovere di garibaldino ed entrato a far parte di una banda composta di una trentina di uomini della zona di Santa Agata (a monte del Comune di Imperia), si aggregava in seguito a quella del dottore Felice Cascione "U Megu", comandante indiscusso della prima formazione partigiana del levante imperiese, che si costituì in località Magaietto (Diano Castello), la banda diventò garibaldina alla presenza di Giancarlo Paietta.

Nella prima decade di dicembre del 1943 il Sibilla, nome di battaglia Ivan, con Felice Cascione e la sua banda che si era trasferita da Magaietto in un casone nella Vota Grande (Alla Valle Andora), alle spalle del Pizzo d'Evigno, località Passo du Beu, insistette presso il comandante perché sull'aria di Katiuscia si scrivessero i versi per comporre la canzone dei garibaldini imperiesi. In un primo tempo si era tentato di comporre una canzone sull'aria di "Va Pensiero" del Nabucco, con il concorso del partigiano Giorgio Aipron.
Lo stesso Sibillia, molto intonato, con buona volontà. accompagnato da una vecchia chitarra, che qualcuno aveva portato in montagna, cercava di abbozzare i primi versi ripetuti con il partigiano Vittorio Rubicone "Vittorio il Biondo" e altri. A questo punto intervenne Cascione che, con l'aiuto letterario dello studente Silvano Alterisio "Vassili" compose le prime strofe di "Fischia il vento".
Dopo 1o scontro di Montegrazie (14-15 dicembre 1943) tra i fascisti della 33° legione e gli uomini di Cascione, scontro durante il quale il nemico lasciò sul campo il milite Rinaldo Morelli e Luciano Di Paola e Michele Digliotti fatti prigionieri dai garibaldini; la composizione conclusiva della canzone venne sospesa perché la banda dovette trasferirsi per motivi di sicurezza nei boschi di Curenna, nell'alta valle d'Albenga e, mentre i partigiani marciavano, mormoravano già il pezzo composto.

Nel casone dei Crovi, nei boschi di Curenna, fu terminata per il Natale 1943, e lì venne cantata in coro in modo esemplare come ci ricorda il garibaldino Franco Salimbeni, facendo il seguente commento in relazione al momento:
"Mai canzone partigiana fu così profetica. Le parole rispecchiavano fedelmente la reale situazione nella quale ci si trovava, il garibaldino Vittorio il Biondo mi indicava le sue scarpe rotte per sottolineare che le parole erano corrispondenti alla realtà, in quanto non si poteva dire che calzasse effettivamente delle scarpe idonee alla montagna."
C'erano delle incertezze sulle parole, chi le voleva più marcatamente sociali e di parte, chi preferiva rispecchiare in quei versi l'unione di tutte le forze partigiane senza distinzione di colore della bandiera, così da unire in una sola causa tutti i combattenti antifascisti. Lo spirito di parte della maggioranza dei ribelli, provenienti da una zona operaia, voleva marcare un chiaro indirizzo politico, altri, pur mantenendo uno spirito universale di fratellanza ed unione tra gli uomini, cercava di mediare sulle parole. Finiva che ognuno cantava la canzone con le parole che più gli piacevano. Il comandante Felice Cascione, che partecipava alle discussioni, difendeva la sua versione, più adatta ad essere accettata da tutti, e la impose.

Coloro che avevano già provato sulle proprie carni i dolori e i sacrifici della guerra di Spagna, o della Grecia, o della Russia, le galere di diversi paesi, non erano disposti, benché in fondo si capisse che il loro cuore manifestava un sentimento di umanità.

Altri, che portavano impressi nelle loro carni i segni indelebili del sacrificio consumato sui campi di battaglia della guerra fascista, controllavano con grande forza d'animo il loro odio verso chi aveva trascinato il popolo italiano in quel baratro e chi aveva loro distrutto gli anni più belli della gioventù. Altri ancora, intellettuali in erba, con studi universitari compiuti o da terminare, disquisivano sulle future evoluzioni politiche del loro sfortunato paese, poco seguiti dai più che affrontavano con un'atavica rassegnazione il perdurare dei sacrifici materiali e morali tramandati da generazione in generazione e riservati alle classi sociali degli umili. Mediatore di tutti questi sentimenti, il comandante Felice Cascione, assurgeva ad arbitro delle discussioni, ponendo l'accento sulla moderazione e sulla fermezza senza abdicare alle comuni aspirazioni sociali, che erano di base a tutti i componenti della banda, la quale, dai boschi di Curenna, per esigenze di sicurezza, si era spostata nuovamente ed aveva raggiunto alcune case isolate, del Comune di Alto, dette "Case Fontane".


L'onorevole Carlo Farini (discendente di Luigi Carlo Farini, personaggio del Risorgimento), che nel 1952 era sottosegretario al Ministero delle Poste e Telecomunicazioni, dopo la liberazione, specifica in una lettera che, nel gennaio del 1944, giunto ad Oneglia, dovette intervenire sul contenuto della canzone, infatti scrive: "Nell'imperiese venni, nel gennaio 1944, a fare il lavori per il PCI, ma anche in ispezione, essendo stato nominato ispettore per le zone operative I e II della Liguria; ma in quell'epoca la mia attività maggiore dovetti svolgerla nella II zona (Savona) che stava attraversando un grave momento di crisi e di organizzazione, a causa di gravi perdite subite durante la lotta tornai più volte a Oneglia; mi trovai lì qualche giorno prima dello scontro di Alto. Il comandante Felice Cascione aveva mandato a Giacomo Castagneto, allora segretario provinciale clandestino del PCI di Imperia, le parole della canzone "Fischia il vento", alle quali avevo portato una piccola modifica, laddove era scritto:

"Fischia il Vento, urla la bufera
scarpe rotte eppur bisogna ardir
a conquistare la rossa primavera
dove sorge il sol dell'avvenir"


Avendo sostituito la "rossa primavera" con la "nostra primavera" tenendo conto del carattere unitario e non partitico che le nostre formazioni dovevano assumere...

Ma tale correzione non doveva mai giungere a Cascione, che proprio in quel giorno, o nel giorno seguente era caduto eroicamente (è il giorno della battaglia di Alto, del 27 gennaio 1944). Così la canzone partigiana rimase come Cascione l'aveva scritta.


In fasi successive non solo l'aggettivo "rossa" fu sostituito con "nostra", ma altre parole vennero cambiate. La canzone originale di Cascione fu dattiloscritta ed il testo, come abbiamo ricordato, fu inviato i primi giorni di gennaio 1944 al Centro Cospirativo Imperiese (di cui facevano parte Castagneto e il Farini). Nella sua originalità recita la canzone:

Fischia il vento infuria la bufera
scarpe rotte eppur bisogna ardir
a conquistar la rossa primavera
in cui sorge il sol dell'avvenir
a conquistar la...

Ogni contrada è patria dei ribelli
ogni donna a noi dona un sospir
nella notte ci guidano le stelle
forte il cuore e il braccio nel colpir
nella notte ci...

Se ci coglie la crudele morte
dura vendetta sarà del partigian
ormai sicura è la bella sorte
contro il vile che ognun cerchiam
ormai sicura...

Cessa il vento calma la bufera
torna fiero a casa il partigian
sventolando la rossa bandiere
vittoriosi alfin liberi siam
sventolando la...

In seguito, a quanto si è venuto a sapere, il testo corretto era stato recapitato a Cascione un giorno o due prima che lui morisse.

A quanto è stato detto da molti suoi compagni, non accettò mai la sostituzione dell'aggettivo "rossa" per motivi sentimentali e politici, per cui i garibaldini continueranno a cantare la canzone come composta nel testo originale, Fu modificato solo a liberazione avvenuta, cambiando, talvolta, anche il significato del verso, come si può constatare, leggendola nella vasta letteratura dei canti partigiani e talvolta, cambiando anche il nome dell'autore, causando ciò iniziative legali da parte di Maria Baiardo, madre del Cascione, il quale, tra l'altro, è uno dei sei partigiani imperiesi insigniti di medaglia d'oro al valor militare, per l'attività partigiana.

Come abbiamo detto prima, la canzone si diffuse nell'Italia settentrionale, dopo un anno dalla morte di Cascione, fu pubblicata anche, con parole un poco diverse, dal giornale clandestino "La squilla alpina" del 28 febbraio 1945.

A fine giugno 1945, con il testo "Urla il vento", veniva diffusa dalla casa musicale Metrom di Milano e, non sapendo il nome dell'autore, la casa aveva interpellato il CLNAI. In accordo con il compagno Morganti si decise di siglare la canzone con due iniziali qualunque: G.C (sigla senza riferimento a persone), in attesa di conoscere il vero autore delle parole. Furono mille le copie messe in vendita con tale sigla.


In tempi successivi al 27 agosto 1945 la Metron, dopo aver siglato un accordo con la madre di Felice Cascione, ristampava la canzone con il titolo originale: "Fischia il vento", riportando sul frontespizio l'effigie del caduto, seguita da una dedica.

Fischia il vento

Nel gennaio 1946 1a Metron cedeva tutto il suo repertorio, compresa la canzone "Fischia il vento" alla ditta Campi di Foligno.
Purtroppo le varie controversie sull'autore delle parole della canzone, che non staremo qui ad illustrare per vari motivi, durarono fino al 1951, quando la madre di Felice Cascione, unica erede del figlio, il 2 luglio dello stesso anno fu iscritta alla SIAE (Direzione Generale di Roma), in qualità di "di Felice Cascione autore".


Attualmente tutta la documentazione originale, contenuta in una grossa cartella, iniziando dal testo di Cascione del gennaio 1944 e comprese le omologazioni notarili, è conservata presso l'Archivio dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia.
Nel 1964 la casa discografica CETRA, diffondendo il disco intitolato "Canti della libertà", composto di dieci canzoni cantate da Milva, imprimeva sul disco stesso il nome di Cascione come autore delle parole della canzone "Fischia il vento", ed aggiungeva, come autore della musica, il nome di Blantet; musicista sovietico, deceduto alcuni mesi fa (1998, N.d.A.).

A Curenna (Comune di Vendone) località già menzionata, il Comitato Unitario Antifascista per la difesa delle Istituzioni Democratiche, e le Amministrazioni Comunali di Vendone e di Albenga, fecero erigere nel 1986 un monumento, la cui lapide recita:

"Fu splendida realtà, e un tempo sembrerà leggenda, 22 Dicembre 1943, la Banda Cascione reduce vittoriosa da Montegrazie, braccata con odio da forze nazifasciste, errante, qui a Curenna trovò fraterno rifugio. Questa contrada di contadini, nel giorno di Natale donò ai perseguitati amore e solidarietà. Prima al Pizzo d'Evigno, poi, lassù a Castellermo, i ribelli, vegliando intorno al fuoco, nel Casone dei Crovi, sognando il cielo natio. Univano nel cuore la speranza futura di un avvenire diverso. Fu così che nacque la nostra canzone "Fischia il vento, urla la bufera, scarpe rotte, eppur bisogna andar:..". Erano i primi, erano in pochi. Ad un tratto divennero una moltitudine, che diede vita a due divisioni garibaldine, la Felice Cascione e la Silvio Bonfante".

Tramite questo contesto, ho realizzato anche a nome di una decina di garibaldini superstiti: Alterio Silvano, Cerrina Carlo, Formica Giovanni, Galizza Enrico, Languasco Giuseppe, Peruzzi Guerini, Rubicone Vittorio, Salimbeni Franco, Setti Angelo e Simonti Antonino che, con Cascione, cantarono la canzone "Fischia il vento" nei boschi di Curenna, nel lontano dicembre del 1943.
Probabilmente, tutta la documentazione originale, intercalata a commento e a delucidazioni, verrà pubblicata dal nostro Istituto, in un prossimo avvenire.


Il testo è tratto dalla pubblicazione "Sulla Terra faremo Libertà", 1999, a cura di Giorgio "Getto" Viarengo, pagine 37-41

gianfranco - 30/10/2014 - 11:15


Maria Baiardo, la mamma d'U Megu

Maria Baiardo col figlio Felice di anni 4, 1922, a Borgomaro
Maria Baiardo col figlio Felice di anni 4, 1922, a Borgomaro


Come riportato dalla storiografia del canto partigiano, la mamma di Felice Cascione è stata la fedele custode della memoria del figlio e del canto partigiano per eccellenza "Fischia il Vento" dai vari tentativi di sfruttamento commerciale del dopoguerra delle numerose versioni del canto, che dalla zona di origine, si era rapidamente propagato in tutte le formazioni partigiane dell'alta Italia.
E in ogni formazione le parole della canzone avevano subito qualche modifica, per motivi non sempre "politici". Un motivo poteva essere, ad esempio il passaggio orale non necessariamente fedele, anche per evidenti ragioni, tipo la scomoda presenza di varie divisioni militari tedesche che erano poco propense ad agevolare le canzoni ed altre attività partigiane, per non parlare delle bande nere.
Nel suo libro del 2014, sotto citato, Donatella Alfonso cita la versione della Brigata Matteotti, gruppo Scaiani che qui riporto.

Versione della Brigata Matteotti


Ma la mamma di Felice conservava gelosamente il foglietto dattiloscritto che conteneva il testo originale della canzone:

Fischia il vento urla la bufera
Scarpe rotte eppur bisogna ardir
A conquistar la rossa primavera
In cui sorge il sol dell'avvenir

Ogni contrada è patria dei ribelli
Ogni donna a noi dona un sospir
Nella notte ci guidano le stelle
Forte il cuore e il braccio nel colpir

Se ci coglie la crudele morte
Dura vendetta sarà del partigian
Ormai sicura è la bella sorte
Contro il vile che ognun cerchiam

Cessa il vento calma la bufera
Torna a casa fiero il partigian
Sventolando la rossa bandiera
Vittoriosi alfin liberi siam


L'autrice del libro si sofferma anche sul doveroso ricordo :

Il primo maggio del '45 è martedì, ma è finalmente un giorno di festa. Nelle strade di Sanremo si vende "La voce della democrazia", organo ufficiale del Cln circondariale, come si legge sulla testata. Primo maggio vittorioso è l'articolo di apertura. Accanto, il titolo Ricordo dei partigiani vivi e morti è firmato da Italo Calvino:

Chi canterà le gesta dell'armata errante, l'epopea dei laceri eroi, le imprese dell'esercito scalzo, chi canterà l'anno di gloria e sangue trascorso sui monti?
Chi enumererà la schiera di quelli che non scesero, dei tanti morti lasciati lassù, con nello spento sguardo l'ultimo bagliore del combattimento o l'ultimo spasimo della tortura? Chi tramanderà la lunga storia di imboscate e guerriglie, di battaglie e sbandamenti, di raffiche e cespugli, di fughe e assalti? I primi morirono. Ma non fu vano il tuo sangue, Cascione, primo, più generoso e più valoroso di tutti i partigiani. Il tuo nome ora è leggendario, molti furono quelli che infiammati dal tuo esempio s'arruolarono sotto la tua bandiera.


Felice Cascione,  Bologna, 1942
Felice Cascione, Bologna, 1942


Nel nome d'u Megu

Gli alberi a monte, all'inizio del sentiero. Poi un tratto scoperto tra pietre, cespugli di lavanda o di ginestra, piccole orchidee di montagna e l'erba alta che fruscia alle raffiche di vento. I resti di un muretto e un parallelepipedo di pietra, una colonna spezzata di marmo sopra. U Megu è morto qui. Dove c'è vento, sempre. Dove si vede il mare al culmine del triangolo rovesciato della vallata, davanti a quella cresta di monti che lui e gli uomini della brigata sapevano attraversare per scendere sulla costa, sopra il rifugio di Case Fontane che si intravede più in basso e la strada da cui Tonino e Cigrè videro avanzare la colonna nera dei soldati, quella mattina. Sotto ancora, il campanile di San Michele, la parrocchiale di Alto; sul muro della chiesa adesso c'è una targa con Felice sorridente nella riproduzione del volantino della Metron, e il testo della canzone che i partigiani, chi più chi meno intonato - il comandante meno degli altri, raccontavano sorridendo i suoi - cantarono la mattina dell'Epifania del '44. Proprio di fronte, su un muro coperto d'edera, una targa d'ardesia: "Via Fischia il vento".
Sul monumento che guarda il mare, dove si sale d'estate quando a Madonna del Lago è festa, ma anche in quell'ultima domenica di gennaio per provare a immaginare che aria si respirasse il giorno in cui finì la vita d'u Megu, l'omaggio viene anche dalle parole di un'altra canzone.

Date fiori al ribelle caduto
Con lo sguardo rivolto all'Aurora
Al vegliardo che lotta e lavora
Al veggente poeta che muor


Sono gli ultimi versi di Vieni o maggio di Pietro Gori, canto anarchico sull'aria del Nabucco. Quel canto verdiano che i ragazzi di Cascione ritenevano troppo borghese, mentre cercavano un inno tutto per sé.
C'è anche una scritta che è stata Maria a volere. L'ultimo regalo al figlio combattente, un'ammirazione sconfinata oltre il dolore.

Per la sua dolce terra, per l'ideale più grande
per la libertà dei popoli oppressi, per la fratellanza dei popoli liberi
cadde combattendo tra queste rocce aride e brune.
La sua memoria
durerà come la montagna
la sua gloria come quella degli antichi eroi.


Quella colonna è il punto di arrivo dei diciotto chilometri del Sentiero di Fischia il vento.

Il cippo eretto sul luogo della morte di Felice Cascione, Case Fontane di Alto
Il cippo eretto sul luogo della morte di Felice Cascione, Case Fontane di Alto


dal libro "Felice Cascione e il canto dei Ribelli" di Donatella Alfonso, 2014 Castelvecchi editore

gianfranco - 26/11/2014 - 22:23


FISCHIA IL VENTO - DAVIDE GIROMINI E LA MALEDIZIONE

L'Anonimo Toscano del XXI Secolo - 12/2/2017 - 19:05


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